La
più "tribale" tra i vari stili della Danza Orientale.
Si tratta infatti, non di una forma di intrattenimento ma, di un
vero e proprio rito di "purificazione" strettamente legato
al simbolismo del fuoco, con i suoi officianti e le sue regole codificate:
la presentazione del posseduto al cerchio delle ballerine (dette
Shaykha), l'accensione delle luci (torce o candele) e dell'incenso,
l'evocazione dei vari demoni (ognuno individuato da una determinata
sequenza di passi e giri vorticosi) fino a che non "s'indovina"
quello che possiede la vittima, che riconoscendolo può blandirlo
e quindi contrattare la sua liberazione; la cerimonia si concluderà
il giorno successivo con una processione per portare le offerte
al Nilo o al corso d'acqua più vicino.
Insomma: più che un esorcismo è una trattativa!
Anche
l'origine è affascinante, si risale infatti fino ai culti
Diosiniaci, ed è una pratica così profondamente sentita
che nè l'Islam in Sudan nè il Cristianesimo in Etiopia
sono riusciti a sradicarla del tutto, e dalla quale è originata
in Turchia la danza dei Dervishi
(si quelli che girano, girano, girano ...)
Una specie di oboe tradizionale
che possiede 7 fori nella parte frontale e uno nella parte posteriore.
Strumento comune nei paesi arabo-islamici, viene utilizzato in tutta
la musica folcloristica dell'Egitto. Lo troviamo anche nella musica
popolare del Magreb con il nome di "Mizud". Della famiglia dei Buq