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Immaginari e dintorni della Danza Orientale
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Danze Orientali:
dalla Tradizione alla Modernità

a cura di Olivia Mancino

La “danza del ventre” da sempre affascina uomini e donne e stimola l’immaginario di poeti, musicisti, pittori e teatranti.

Dalle Mille e una notte ad Aladino, da Salomè a Sherazade…Chi non si è fatto incantare dal fascino di quelle donne velate che “danzavano con il ventre”? C’è chi difende la sua inconfutabile origine religiosa, come danza propiziatoria e celebrazione della vita, c’è chi la ghettizza e degrada immaginandola solo nei night alimentata da laute mance nei decoltée, c’è chi la suddivide ed imprigiona in stili categorici o che pratica solo il “folklore” criticando chi osa e sperimenta di più, ma la verità è una sola: la danza del ventre è la danza della donna, e come tale non può essere racchiusa in uno stereotipo ma deve essere libera di rispecchiarsi in mille aspetti, mille sfaccettature, come mille sono le forme (sia fisiche che morali) della donna stessa.

Come si evolve la donna, nel tempo, si evolve anche la danza e si apre al mutamento, alla contaminazione, con un occhio nel passato e nella storia ed un’occhio nella sperimentazione e nel futuro. Questa definizione è fondamentale, ma il pericolo è adagiarvisi, e pensare che basti essere donna e mettere un bel costumino sexy per fare la danza di Salomè. E’ qui che nasce l’equivoco e il limite di questa danza, ma il limite non è della danza, bensì di che le si avvicina, la studia, la insegna e la pratica.

Per una danza così artisticamente ricca e completa, il nome “danza del ventre”, può rivelarsi alquanto riduttivo e limitante. La si può infatti incontrare sotto tanti nomi: possiamo chimarla “Danza Mediorientale” per sottolineare l’area in cui è sopravvissuta e cresciuta, e a cui è doveroso attingere per capirne la cultura, la musica ed il folclore, oppure Raqs Sharqi, indicandone l’aspetto professionale e colto, elevato dalla danza classica che la ha portata nei teatri; oppure “cabaret” intendendo il suo aspetto di maggior intrattenimento, e ancora Fusion, o Tribal Fusion per chi sulla scia moderna la adatta ad uno stile di vita più ribelle e contaminato…

ma è un peccato dividerla e sottodividerla, perché la danza è una ed è forte quando è nel suo insieme…del resto, quelli sopra citati non sono altro che stili, proiezioni mentali e razionali di una danza sola. La danza è una e la tecnica è Tecnica…per tutti i ballerini!

Sono dell’idea che trattandosi di una danza antica, sia fondamentale uno studio ed unaaccurata ricerca personale che comprenda i seguenti punti:

  • - ORIGINE STORICA E SACRA DELLA DANZA DEL VENTRE la sua origine ancestrale religiosa (come danza propiziatoria, celebrazione della vita e forma di meditazione in movimento),
  • - STUDIO DELLA CULTURA: la terra in cui è fiorita e sopravvissuta i paesi arabi ed in particolare l’Egitto, con la sua storia, il suo folclore, la sua musica, ritmica e costumi).
  • - RICERCA DI UN METODO UNIVERSALE il conseguimento di un metodo didattico al cui sviluppo tecnico hanno contribuito e stanno contribuendo insegnati e danzatori professionisti di tutti i paesi il mondo, trattando l’arte come una scienza, sviluppando metodi di insegnamento basati sul rigore e la disciplina…oltre che all’istinto e al sentimento che ne stanno alla base
  • - EVOLUZIONE apertura alle contaminazioni e fusioni che la rendono viva, attuale, nostra!

Soffermiamoci un attimo ad analizzare la riduttiva ma commerciale definizione di “danza del ventre”. Tutti si concentrano sulla seconda parte della definizione, fantasticando su forme sinuose filtrate da 7 veli (anche se troppo spesso i veli sono molti meno…), ventri scoperti che danzano come nei quadri e nelle poesie degli artisti dell’ottocento, che tornavano rapiti dall’oriente,ma anche, attenzione, ventri di donne e madri, portatrici di vita, che danzavano in epoche remote, per propiziare la fertilità.

Non ho nessuna intenzione ora di prendere in analisi o di criticare le speculazioni storiche edartistiche legatealle origini ed evoluzioni di questa danza, positive, negative o creative che siano. Ho invece intenzione, in vista di un intento didattico di prendere in analisi la parte di danza. La danza del ventre è una DANZA a tutti gli effetti e in quanto tale ha bisogno di tecnica, disciplina e costanza. L’evoluzione che essa ha subito non le permette più di poter essere trasmessa tradizionalmente ed informalmente, ma sempre più sta nascendo l’esigenza di un metodo di insegnamento e di una tecnica didattica pari a quella di discipline rigorose come il Pilates e lo Yoga.

Il metodo da meadottato porta chi lo pratica ad essere in grado di interpretare qualsiasi stile, in quanto affronta questa danza come vera e propria scienza dal punto di vista ANATOMICO. Tenendo presente sempre tre regole d’oro: che avvenga nel rispetto della cultura, che non sia volgare, che non faccia male al corpo.

I termini che adotterò per spiegare i movimenti non sono da considerare “assoluti”, potrete riconoscere movimenti che vi sono stati insegnati con un altro nome. Ma questo non è rilevante, quanto piuttosto assicurarsi che il movimento sia giusto tecnicamente, anatomicamente e musicalmente.

Gli obbiettivi ed i parametri di riferimento su cui un metodo completo si deve concentrare, a mio avviso sono:

  • Respirazione Postura
  • Riscaldamento
  • Consapevolezza del peso
  • Movimenti semplici
  • Movimenti composti (cerchi, ondulazioni, otto)
  • Muovimenti periferici (Braccia e mani, testa)
  • Contrazioni Muscolari principali
  • Movimenti composti dinamici (passi di danza)
  • Specialità (velo, bastone, cimbali, tamburi, candelabro, spada)
  • Stili e fusioni (folklore e contaminazioni)
  • Musica e ritmica

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Intervento estratto dalla relazione del Congresso Danze Orientali 20 21 22 Aprile 2007

 

 

 

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