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Immaginari e dintorni della Danza Orientale
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Danze Orientali:
Dalla Tradizione alla Modernità

a cura di Jivan Parvani (Sonia Lorenzon)

Lo studio del passato e della tradizione sono una componente fondamentale della mia vita… da quando ho aperto gli occhi in questo mondo mi sono sempre fatta tre domande (1): da dove vengo? Chi sono? Dove sto andando? La mia sete di sapere, di avere una risposta al mio dilemma esistenziale, mi ha portata a sperimentare molte vie iniziatiche e religiose, a studiare e a conoscere molte cose… nello yoga, nella filosofia, nello studio comparato delle religioni antiche e attuali e soprattutto nell’Astrologia Karmica ho avuto alcune delle risposte che andavo cercando… il concetto dello spazio-tempo e della causa-effetto si sono lentamente costruiti e radicati in me e mi hanno permesso di capire (non a livello razionale, ma esistenziale) come il passato genera il presente, e come il presente genera il futuro, in un continuum senza fine.

Il futuro non è mai presente e il presente nasce sempre dal passato, quindi è verso il passato che il mio sguardo si è sempre focalizzato, attratto irresistibilmente verso le origini di ogni evento, personale o collettivo. Scoprire e conoscere ciò che fu ha sempre portato gioia al mio cuore: è come un’eco lontana che appaga la mia anima… questo prima di incontrare la Danza.

Quando ho incontrato la danza egiziana ero in India a ri-trovare una parte della mia storia e di me stessa, la danza era tutto ciò che a livello fisico avevo sempre desiderato fare, un’altra delle mie domande rimaste senza risposta. Ho avuto la fortuna di essere stata iniziata da una mistica danzatrice greca che, insieme alla tecnica, mi ha dato diverse "chiavi" sui significati energetico-spirituali di quest’antica arte.

Afferrata l’essenza è stato naturale per me, voler scoprire le origini di ciò che aveva così appassionato la mia anima… è stato un percorso a ritroso prima alla storia della danza araba e poi, sempre più indietro alla danza dell’Antico Egitto, e ancora più indietro alle danze archetipiche e primitive. Perché? Perché sprecare tanto tempo nelle biblioteche, a studiare e a conoscere? A cosa serve conoscere? Tante volte ho sentito inutili i miei sforzi, perché non condivisi dalle altre danzatrici, in fin dei conti tutto quello che serve per danzare è il corpo!

Ci sono molti modi di essere, molti modi di danzare, molti modi di sentire le cose, ma oggi più che mai sono certa che conoscere ciò che si fa, soprattutto quando ci si appropria di un’arte che non appartiene al proprio retaggio culturale, conoscere la cultura che l’ha generata, la musica, la storia, i ritmi aiuta la danzatrice ad avere più rispetto per la sua arte e trasmetterla con più responsabilità. Conoscere dà la possibilità di poter penetrare l’essenza di ciò che si vive, in tutti i settori della vita.

Della danza egiziana amo l’essenza e l’essenza è contenuta nella tradizione come nei suoi cambiamenti, ma io mi sento un po’ come una “custode” di ciò che è stato.

Tutto si muove velocemente in questa Era, i ritmi sono sempre più frenetici e vorticosi… tutto sembra sfuggire dalle nostre mani, compreso il tempo che divora il nostro sentire. Ogni epoca genera un nuovo tipo di arte capace di esprimere le esigenze del tempo presente, per cui è naturale che anche nella danza Orientale si senta l’esigenza di andare avanti e di inglobare nuove forme di espressione… nel libro “Danze Orientali” (2) abbiamo spiegato come la danza cambia dimensione sotto il giogo del cristianesimo e di come il corpo “rimosso” e demonizzata dalla tradizione Cristiana, riacquista il suo diritto a esistere, accompagnando le grandi rivoluzioni culturali, artistiche e scientifiche del ‘900.

La forma estetica imposta dalla danza Classica si frantuma e il corpo emerge nella sua capacità di “esprimere” i suoi contenuti profondi. Isadora Duncan, Martha Graham e Doris Humphrey sono le sacerdotesse di questa rinascita che darà origine a nuove forme di danza come la Moderna e la Contemporanea, danze che non oppongono più un’ideale romantico e astratto, ma che rispecchiano il dramma del nostro tempo, che urlano il dolore e la lacerazione a cui siamo sottoposti, che portano l’Uomo totalmente a sé stesso e lo ripiegano verso la sua realtà.

Anche la danza orientale si è trasformata in maniera quasi radicale all’inizio del ‘900, e il suo processo di rinnovamento non si è più fermato (mentre per millenni è stata quasi sempre uguale a se stessa) e si sta trasformando in una forma di Danza Orientale Contemporanea. I suoi ritmi diventano ossessivi e sono affidati alla batteria, i movimenti da morbidi e fluidi diventano sempre più aggressivi (sia nell’intenzione che nel cambio continuo di movimenti), i muscoli diventano sempre più i protagonisti di una danza che un tempo era basata sul minimo sforzo per il massimo risultato.

Una danza-madre che dovrebbe essere danzata da tutte le donne del mondo, senza distinzione di corporatura o di età, perché in completa armonia con le leggi del corpo, sta diventando una danza virtuosista, che si deve conquistare con uno sforzo continuo e infinito, quasi un dolore e una lotta (c’è una certa assonanza con la tradizione della danza classica e contemporanea?).

La danza Orientale per me è una sola, la danza delle donne per se stesse, una danza in cui si celebra il proprio sentire (ovviamente in uno stile particolare, che una volta imparato diventa naturale) e lo si condivide con gli altri, una danza che insegna a rilassarsi, ad amarsi e ad accettarsi… una danza prodotta dalle articolazioni e non dai muscoli, che segue le note della musica e le materializza semplicemente, perché è nella semplicità che si coglie l’armonia delle forme.

Nell’architettura classica le forme sono pulite, immediate, carezzevoli e donano a chi le guarda un messaggio di armonia; il barocco è uno stile così ricco e artificioso da creare uno stato di meraviglia, ma anche di caos interiore allo spettatore, per la grande quantità di impulsi diversi. La danza orientale sta alla danza orientale Contemporanea come lo stile classico sta al barocco: ma, attenzione, non sto giudicando negativamente ma cercando di capire quello che sta succedendo e perchè. Per me la danza orientale rimane tale finché non aggredisce il suo pubblico, finché riesce a trasmettere gioia, grazia, eleganza e amore… dopo diventa un’altra cosa e come tale dovrebbe cambiare nome.

Il nome che si dà alle cose è estremamente importante, un nome evoca ciò che rappresenta e il termine “danza orientale” dovrebbe evocare la parte luminosa del femminile in tutte le sue forme, altrimenti è altro.

Studiare e conoscere la danza folcloristica, non solo allarga il nostro bagaglio di conoscenze, ma ci permette di capire l’origine di un gesto, il significato di un movimento e di come l’evoluzione lo ha stilizzato e cambiato… sapendo tutto ciò che si nasconde dietro ad un gesto si riesce a immettere, nella danza, la carica emotiva corrispondente: è questo che dà più colore alla capacità di esprimersi di una danzatrice.

Invito perciò tutte le danzatrici a studiare la tradizione e le danze folcloristiche per poter essere più consapevoli di cosa interpretano e incarnano. Quando poi si sono apprese correttamente le basi di una qualsiasi arte, si diventa artisti e come tali ci si può permettere di avere delle licenze poetiche, che esprimono il proprio sentire. L’importante è chiamare ciò che si fa con il nome appropriato. Se si dice di fare danza orientale ci sono dei canoni da rispettare (come per ogni disciplina), quando si esagera nella concezione di un movimento o delle contaminazioni si dovrebbe avere il coraggio di abbandonare il nome danza orientale e assumerne uno più confacente.

Ci sono tanti stili e una danzatrice dovrebbe poterli danzare tutti, anche se poi la sua natura la porterà verso una direzione particolare…

Andiamo verso il futuro della danza orientale, rispettando la tradizione, custodendola come uno stile a parte, ma con la libertà di creare anche del nuovo… l’evoluzione è una magia che non si può fermare, perché la vita va avanti attraverso il cambiamento!

 

(1) Da adulta ho scoperto che erano le tre mitiche domande che la Sfinge faceva ai viandanti.
(2) Sonia Lorenzon “Parvani” & Maria Rita Gandra “Margarita” Danze Orientali, Testo didattico adottato dalla FIPD per le abbilitazioni professionali, Ed. Prandi Sound, Reggio Emilia, 2006.

 

 

 

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