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I Tamburi a cornice

a cura di Stolfo Fent

Tabla Saluti!

Carissine danzatrici amiche di Lucy in the Sky, vi ringrazio per aver letto con molto interesse l'articolo precedente: c'è sempre più attenzione su quanto riguarda ritmo e percussioni in tutte le sue sfumature, grazie per le numerose mail.
Eccomi quindi a pubblicare altro materiale di approfondimento sul mondo dei tamburi.

In questo articolo vi parlerò dei tamburi a cornice (frame drums) che sono presenti in tutto il mondo, in fatture diverse e suonati con stili e tecniche differenti.
Hanno origini antichissime come testimoniano incisioni su reperti archeologici risalenti a circa 3000 anni avanti Cristo, in cui sono raffigurati suonatori di tamburelli a forma quadrata. Essi erano diffusi in tutte le civiltà antiche, dai Sumeri agli Ittiti, dagli Egiziani agli Ebrei.

Nell'antico Egitto, questi tamburi venivano suonati da sole donne (sacerdotesse) durante le cerimonie religiose e le danze funebri. Anche tra gli Ebrei il tamburo a mano chiamato “tof” veniva suonato da sole donne.
Questo uso risale ai primordi dell'umanità, quando ogni elemento veniva attribuito al femminino od al suo opposto, maschile. In diverse etnie del mondo, infatti, il battito del tamburo rappresentava simbolicamente il battito del cuore della terra, madre del creato, mentre l'aria, il cielo ed il sole raffiguravano il padre ed il maschile.
Il canto ed il flauto, il cui suono volteggia nell'aria, erano il maschile e, se questo veniva accompagnato dal battito del tamburo, rappresentava la totalità dell'Universo. Infatti, in vari popoli il flauto con la sua forma fallica simboleggia l'uomo, mentre il tamburo per la sua forma circolare che richiama l'organo riproduttivo femminile, la donna.

Il nome più noto per i tamburi a cornice, strettamente correlato con l'ebraico Tof, era Duff e poteva avere più forme del telaio, da quadrato, pentagonale, esagonale e ottagonale.
I tamburi rotondi, al contrario, venivano chiamati genericamente Daira che significa appunto circolare.
Su entrambi i modelli viene tesa una pelle di capra, di agnello o vitello, su un solo lato (monopelle), fissata tramite collante, rilegature o borchie.
Esistono tamburi a cornice a doppia membrana come in certi modelli di tomtoms cinesi e nei tamburi sciamanici lapponi.

Successivamente, a questi strumenti vennero applicati dei sonagli intorno al bordo, come troviamo oggi nel ghaval in Azerbaijan, nel daf in Iran o nella daira in Caucaso.

Altre trasformazioni videro l'inserimento nel tamburo a cornice di cimbali (piattelli), in latta, od in bronzo per gli strumenti professionali, lungo le insenature praticate nella cornice del tamburo.
Di qui, il tamburello basco, la tamorra italiana, il pandeiro brasiliano ed in medio oriente il Riqq ed il Mazhar.

Il suono dei tamburi a cornice accompagnava nell'antichità - ed ancora oggi - i rituali religiosi e le cerimonie curative di popoli e culti differenti.
Il timbro profondo e ricco di armoniche e talvolta tintinnante, per la presenza di anelli lungo il bordo, era tale, infatti,da permettere l'esecuzione di ritmi ipnotici per suggestionare ed indurre lo stato di trance negli iniziati e nei pazienti.
Tuttavia, questi strumenti sono presenti anche nella musica popolare di molti paesi, soprattutto in Medio Oriente, da cui provengono eccellenti suonatori di tamburi a cornice.

Suoni

La pelle di un tamburo è la fonte del suono, dopo essere sollecitata da una mano, dalle dita o dalle bacchette, mentre a determinare il colore è la cassa armonica, cioè il fusto del tamburo, che cambia a seconda della forma e del materiale.

Tuttavia, anche i tamburi di foggia tradizionale ed artigianale vengono spesso forniti di membrane di materiale plastico, accordabili attraverso tiranti.
Nel tamburo a cornice si ha una propagazione delle vibrazioni, a seconda del punto di battuta, sulla superficie della pelle e lungo la cornice dando origine ad una grande varietà di armonici.

Tecnica di impugnatura

Per un tamburo a cornice si possono adottare diverse tecniche: lo stile popolare Arabo è in uso soprattutto in uso in nord Africa, Siria, Giordania e Libano.
Il tamburo viene tenuto saldamente sul palmo della mano secondaria trattenuto all'interno della cornice con il pollice ed all'esterno con il dito indice.
Il pollice della mano principale appoggia sul lato della cornice circa a 90° rispetto all'altra mano e dà al movimento un effetto basculante che permette alle dita di percuotere la pelle con slancio.

In Armenia, Turchia e Azerbaidjan ed Iran lo strumento viene appoggiato sulla coscia in posizione verticale per avere più libertà di movimento della mano sinistra.

Esiste la tecnica moderna detta Teheran, molto sofisticata simile a quella dello zarb o della darbuka con rulli e schiocchi di dita.

Tocchi

Come già detto in precedenza il suono di un tamburo a cornice può essere dato dalle mani, dalle dita e dai battenti prevalentemente in legno.

Restando nelle sonorità arabe si adotta il linguaggio onomatopeico del DUM e il TAK.

Di seguito un elenco di tocchi principali:

DUM

è il suono più profondo prodotto con il dito anulare della mano principale.

TAK

è il suono opposto al dum ovvero l'acuto e viene ottenuto con lo stesso dito colpendo però sul bordo dell'estremità della pelle.

KA

l'annullare della mano secondaria colpisce il lato della pelle senza però lasciare la presa dell'intero strumento.

GRAP

usato con la mano principale ma anche con l'altra mano nella tecnica Theran; si percuote come sulla Darbuka ma sempre con l'appoggio del pollice se usato con la tecnica Teheran.

Inoltre esistono altri tocchi e altri effetti e sonorità che difficilmente si possono capire leggendone solo la spiegazione... per questo vi invito a partecipare ai laboratori/stage di percussioniarabe.it :-)

Srumenti

Tamburi a cornice di tradizione araba
TAR / DUFF

Tamburo a cornice composto da un cerchione di legno ricoperto da una pelle di capra o di agnello incollata, a volte borchiata o cucita lungo la cornice.
È la versione più semplice tra i tamburelli, in quanto non ha sonagli o piattelli lungo la cornice.
In alcune zone dell'Egitto viene chiamato Duff o Bendir, anche Sein Nord Africa, con quest'ultimo nome viene inteso il modello con le stringhe sulla membrana.

RIQQ

Piccolo tamburo a cornice (25/30 cm di diametro) con solitamente cinque coppie di doppi cimbali inseriti all'intero della cornice, su di un lato ricoperto con pelle di capra, pesce o ancora con pelle sintetica.
Utilizzato per accompagnare il ritmo eseguito dalla darabuka.
Viene tenuto con entrambe le mani utilizzando, per percuoterlo, tutte le dita eccetto i pollici che servono a sostenerlo dall'interno.

BANDIR

Strumento a percussione simile al Tar o Duff ma con la cornice più alta e quattro corde posizionate sul retro appoggiate alla pelle che gli conferiscono un suono più vibrato.

GHAVAL / DAF

Tamburo a cornice di grande dimensioni con tanti piccoli anelli inseriti a gruppi lungo la cornice che tintinnano quando viene suonato. Il Ghaval, conosciuto anche con il nome Daf, Pahlavi (lingua antica persiana), viene considerato uno strumento sacro perchè impiegato sopratutto durante i rituali religiosi Zerk dei dervisci.

Originari del Azerbaijani
DAIRA

Strumento del Caucaso simile al Ghaval.
Le misure variano dai 25-40 cm. di diametro e la cornice è molto più solida e rifinita.
Rispetto al Gaval inoltre la Daira contiene meno anelli risuonanti.

MAHZAR

Simile a un Riqq ma di grandi dimensioni e peso.
Le cinque coppie di cimbali producono un suono fragoroso e squillante.

*Questo lavoro è la sintesi di anni di esperienza ed per me è un piacere divulgarlo a scopo didattico e condividerlo con chi saprà farne buon uso!

Stolfo

 

 

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