Introduzione di Lucy
Appena ho saputo che alcune amiche si sarebbero recate in gaudente pellegrinaggio al Festival del Cairo ho iniziato a spargere la voce che sarei stata molto, molto, molto (!) interessata alle loro cronache di viaggio :-)
Ecco qui i loro reportage, che mi stanno inviando via via che si
riprendono dalle fatiche e dalle emozioni dell'impresa.
E dal primo che ho ricevuto (grazie Silvia!) ho "rubato" il
titolo per questa pagina (!)
Volete contribuire?
Avete un'esperienza o un parere personale su questa iniziativa che
desiderate condividere con noi?
Da parte mia, il solito invito:
Siate sereni, ed il più possibile obiettivi :-)
NB: Gli interventi sono pubblicati in ordine cronologico inverso.
15 Settembre 2008 - Intervento
Silvia Pagliai
Sono Silvia della dell'Accademia orientale
Sultana.
Ciao
Vorrei aggiungere un mio pensiero personale, al messaggio di Marialuisa, che ritengo non abbia bisogno di 'presentazioni', e cioe':
Fate molta attenzione anche ad iniziative di stages e manifestazioni sul territorio d'origine della danza orientale. Niente e' piu' esatto della definizione SINDROME DA ODALISCA, ma niente e' piu' stupido che farsi strumentalizzare e prendere in giro, spesso purtroppo anche dalla nostra stessa insegnante, il che... ho constatato... è un fatto gravissimo, ma puo' accadere.
Una foto in sala con Samia Gamal, se si potesse
fare, comunque non vi farebbe diventare piu' brave.
Il circuito lo conosciamo tutte: si sa che, almeno la foto, sarebbe
gratuita e compresa nel costo dello stages.
La nostra danza non e' canonizzata, gli insegnanti non sono
riconosciuti, le persone ovviamente al primo approccio sono sprovvedute,
a fronte di questo la piu' grave delle cose e' lucrare su tale ignoranza
a danno della danza e dell'arte stessa da parte di vari operatori del settore.
Conosco poche persone che seriamente intendono svolgere tale attivita'
di formazione in maniera professionale, ne conosco ancora meno in regola
dal punto di vista fiscale.
Ma mi ha stupito adesso che persino GRANDI nomi
dall'estero, si prestino a tali tipi di inganno.
Siamo arrivati ad assistere a saggi che si svolgono all'interno delle
pizzerie... al mercato del nulla: un cd masterizzato 10e, UNA FOTO 10e.
100 persone pressate in stages con uno schermo per riuscire a vedere
i Cifuentes ad esempio.
Cosa altro possiamo dire?
Stiamo davvero insegnando qualcosa?
Buona danza a tutte, Silvia
15 Settembre 2008 - Intervento
Marialuisa
Salve a tutti,
da anni sostengo che il Festival di Danza del Cairo è operazione
eminentemente commerciale e turistica, estranea alla cultura locale e spesso
strumentalizzata per trarre facili profitti da decine di donne occidentali
che, afflitte dalla "sindrome dell'odalisca", sovente sono inconsapevoli
di come quella partecipazione sia sufficiente a trasformarle in oggetto
di biasimo e dileggio da parte della popolazione locale.
L'iniziativa è inserita in un contesto surreale che non ha nulla
a che vedere con la realtà della vita del popolo egiziano e soprattutto,
cosa ancor più grave, con la realtà quotidiana delle donne
egiziane che stanno subendo una regressione fortissima nel loro processo
di emancipazione.
Oggi, come molti sanno, si è tornati indietro di 50 anni, l'attuale riflusso integralista e la crisi economica stanno estromettendo le donne dal lavoro, compromettendo seriamente la loro possibilità di emanciparsi ed avere voce nella vita politica e sociale egiziana.
Per fortuna qualcuno, anche nel mondo della danza,
se ne sta accorgendo, vi invio il link di un articolo scritto da una danzatrice
americana.
Parlando anche l'arabo, l'autrice è forse più consapevole
di quello che gli egiziani comuni vivono quotidianamente:
http://www.gildedserpent.com/art44/yasminraqiafest08.htm
In particolare mi permetto di porre la vostra attenzione non solo sugli esorbitanti prezzi del festival (ben riportati nell'articolo) ma anche sulla traduzione di questo passo, estrememente eloquente sulla situazione attuale:
"La popolazione egiziana versa in condizioni sempre più precarie.
L'inflazione e la crisi economica che stanno colpendo gli Stati Uniti sono
nulla rispetto a quel che stanno subendo 80 milioni di Egiziani.
A causa
della crisi globale, negli ultimi sei mesi il costo della vita ha subito
un forte incremento. La maggioranza delle donne - almeno di quelle delle
classi meno abbienti - non lavora.
Mi è stato detto che almeno la
metà di loro si perderebbe se tentatassero di andare in giro da sole.
Per questo hanno bisogno di farsi accompagnare dagli uomini."
"Le donne musulmane egiziane indossano sciarpe, lunghi camicioni e
pantaloni, camicie lunghe e bardature, anche quando la temperatura supera
i quaranta gradi.
Se non ci si veste in questo modo si viene spontaneamente
considerata una cristiana copta o una straniera. Spalle scoperte, spacchi
o gonne sopra la caviglia caratterizzano esclusivamente le ignare turiste
occidentali. Eppure i locali sembrano gentili, dotati di un sottile senso
dell'umorismo e inclini a ridere.
Grazie al fatto che parlo un arabo egiziano
passabile, sono riuscita a vedere angoli del Cairo o di Alessandria che
molte altre danzatrici non riescono a vedere.
Ho sentito raccontare storie
non adatte ad orecchie occidentali, storie nelle quali - volente o nolente
- vengo di fatto insultata, come straniera, come donna che viaggia da sola
e come una stupida danzatrice americana che avrebbe fatto molto meglio a
rendersi conto della realtà."
Un saluto e a presto,
Marialuisa
18 Luglio 2008 - Intervento
Monica Benvenuti (Nefer)
"Fai da te? No Alpitour?! Ahiahiahiai!"
Un motto
che abbiamo sfatato!
Premetto che ormai l'Egitto è divenuto la mia seconda casa, dopo i numerosi viaggi vacanza e studio nel campo dell'Egittologia che ho fatto negli ultimi dodici anni. Certo mi aiutano anche gli studi di lingua araba classica e la conoscenza del dialetto Egiziano, oltre alla padronanza della lingua inglese, ma più di tutto, mi ha sempre guidato l'amore per questo paese che provo sin da bambina.
Programma della settimana: stages di danza del ventre ed escursioni con la sottoscritta nelle vesti di volenterosa guida. Chi vuole seguirmi?
Si associano mia figlia Erika, esperta quanto me del paese,
la mia migliore amica Daniela, nonchè Grazia e Rossella, pupille del corso principianti 2007/2008.
(Le altre allieve della Scuola di Danza del Ventre "El Warda" di Livorno,
impossibilitate a venire, chi per motivi lavorativi chi perchè a corto
di denaro, mi implorano già di ripetere l'esperienza l'anno prossimo.)
Partiamo
quindi alla volta del Festival del Cairo Ahlan
wa Sahlan 2008 con un volo aereo acquistato direttamente dalla sottoscritta
on line, con la compagnia di bandiera Egyptair, ed avendo prenotato l'alloggio
in un eccellente albergo cinque stelle a dieci minuti a piedi dall'Oberoi
Mena House, sede del Festival.
Scendiamo dall'aereo e già respiro eccitata il
profumo di casa mia, giusto il tempo di sistemarci in albergo, che ci
aspetta la cena a casa della mia amica del cuore Ivy ed alla sua famiglia,
che riabbraccio con grande affetto. Ivy vive al Cairo con il marito Mam
e le loro meravigliose gemelline. E così le "mie
bambine" assaporano per la prima volta i veri piatti tipici della cucina
egiziana: riso, Felafel (polpette di fave che una di loro insiste a chiamare
"favelas"), Shawarma ecc.
La mattina seguente, ci armiamo di scarpe da tennis e zaino, e dopo aver
tracannato un integratore per meglio affrontare la visita alla piana
di Giza, ci dirigiamo alla volta della maestosa Sfinge: ci attendono
l'avventura da sballo attraverso il cunicolo di accesso alla Piramide
di Cheope, poi il tour in calesse per vedere le Piramidi di Chefren e
Micerino, nonchè le
Piramidi delle Regine, e - che risate!!! - i cocchieri egiziani
che si litigano il bakshish (la mancia), i cavalli che abbandonati dai
conducenti si imbizzarriscono, ed il grande caldo, che viene poi alleviato
dalla meravigliosa piscina del nostro albergo.
All'indomani, di buon mattino per evitare la prevedibile
calca, via di corsa all'Oberoi per gli stages.
Un'atmosfera da mille e una
notte, grandi saloni avvolti dal pavimento alle pareti da moquettes e
tappeti arabeggianti, enormi lampadari ed un grande mercato all'interno
che ci risucchia all'istante come un vortice. Optiamo per il grande
Zaza, Jillina e le sue percussioni, Dooa con la sua Melaya, Hassaan ed
il suo Folklore Saidy.
I prezzi mi stupiscono, visto il costo degli stages
in Italia!!!
Paghiamo infatti 240 dollari
per tre stages, iscrizione compresa (in euro 52€ per l'iscrizione e 100€
circa per i tre stage).
E ci concediamo anche l'acquisto delle magliette del Festival, con l'immagine
stampata della mitica Raqia Hassan sulle spalle.
Evitiamo concordemente la serata
di Gran Galà per
riposarci un pò, ma alla sera in albergo a nostra insaputa
sta per svolgersi un matrimonio egiziano...
Noi siamo nella hall a gustarci
una buona bibita fresca quando si ode all'esterno il risuonare del ritmo "El
Zaffa" studiato durante l'anno. Le ragazze saltano dalla sedia ed esclamano:
"un Matrimonio!"
Gli sposi sono preceduti dai percussionisti Nubiani,
da parenti ed amici che ballano all'impazzata, sprigionando una gioia
immensa. Qualcuno ci afferra e ci porta dentro al cerchio che si è intanto
formato, eseguiamo con loro i movimenti della danza, e stupiti, ci chiedono
come mai sappiamo ballare, spieghiamo che siamo una scuola Italiana,
e siamo invitate a ballare per la sposa, cosicchè rischiamo di romperci
l'osso del collo per andare ad indossare gli abiti da danzatrici... e
invece di riposarci facciamo festa fino a notte: che esperienza ragazze!
Nei giorni a seguire, abbiamo provato una grande emozione
nell'assistere alle competizioni del Festival, perchè le partecipanti
provenivano davvero da tutto il mondo, e ci ha sorprese la partecipazione
in massa delle Orientali (Coreane, Giapponesi...) che devo dire sono
molto aggraziate.
L'impatto dell'entrata nel grande salone dove si svolgevano è stato
forte: da una parte i tavoli riservati presumo alle "autorità",
con le sedie tutte unite da un nastro (elegante invito a non azzardarsi
a sedere lì), e dall'altra gruppi di coreane che
avevano già impunemente appoggiato le loro borse della spesa sui tavoli
ed erano intente a truccarsi come in camera loro...
Ci siamo poi regalate un'approfondita visita al museo del Cairo per ammirare i grandi tesori dell'Antichità Egizia e ripetute scorribande al grande mercato Khan El Khalili per acquistare ogni cosa a buon prezzo, ma solo dopo estenuanti contrattazioni.
E siamo infine tornate a casa con le tasche svuotate e le valigie stracolme, stanche ma felici, promettendoci a vicenda che il prossimo anno saremo di nuovo là!!!
18 Luglio 2008 - Intervento
Susanna Bella
Fino all’anno scorso ne avevo soltanto sentito raccontare o
visto immagini su Internet.
Quest’anno finalmente, dopo un’attesa di circa 8 mesi (eh sì,
per non rischiare, ho prenotato tutto in ottobre!) ci sono anch’io!!!
Come ogni viaggiatrice ben organizzata, eccomi con
il mio bagaglio, abiti comodi, acqua fresca e ventaglio alla mano, alla
fermata della navetta che porterà me le mie compagne a Malpensa. Sì, perché il
nostro volo per il Cairo parte domattina all’alba e questo viaggio
tanto atteso e curato nei dettagli non può iniziare con lo stress
di doversi mettere in viaggio da Torino a notte fonda... così ho
deciso di partire il pomeriggio prima e dormire in un confortevolissimo
bed & breakfast a due passi dall’aeroporto.
E rieccomi in coda al check-in alle 6.00 del 26 giugno 2008.
Si parte, evviva, che bello!!!
Questo viaggio così sospirato, sognato, vagheggiato finalmente inizia
per davvero!
Chissà come si svolgeranno gli stages… un conto sono i seminari
in Italia, ben altra cosa dovranno essere quelli organizzati nella patria della
la danza orientale!
L’arrivo al Cairo è puntuale e, tanto per non
perdere tempo prezioso, da parte dell’incaricato dell’agenzia
di viaggi, tramite la quale avevamo prenotato il viaggio, ci viene consigliato
di recarci subito all’hotel sede del Festival, il sontuoso e principesco
Oberoi Mena House, per poterci registrare immediatamente al tanto atteso
evento. Bene:
attendiamo circa un’oretta nella hall perché c’è una
sola elegante signorina dietro una altrettanto elegante scrivania che
effettua una specie di pre-registrazione, è ovvio, siamo in tante,
bisogna che tutto sia perfetto!
In ogni caso non ci importa di attendere perché, nonostante il caldo
e un filo di stanchezza, siamo così cariche di energia e di entusiasmo
che il tempo letteralmente vola.
Ecco, tocca a noi, ma visto che siamo un gruppetto
piuttosto folto – ben
11 aspiranti danzatrici – la signorina elegante ci comunica che possiamo
andare direttamente al piano superiore per la registrazione e la prenotazione
degli stages.
Saliamo, ammirando lo sfarzo e la raffinatezza dell’arredamento, ed arriviamo
nella sala dove ci vengono consegnati i papiri relativi alle lezioni, date,
orari eccetera, e ci accomodiamo sempre in preda alla frenesia - Zaza, Mona,
Raqia, Dina, Leyla, Mo, e come si può farli tutti, wow che bello, ouf
che caldo, dai che fame - ancora ignare della notizia che qualcuno sta per
darci.
Io vorrei iscrivermi a 2-3 seminari per ora, ma quando
esprimo la mia intenzione... “Alt!,
eh no, non si può, bisogna spendere mimino 250 dollari, soltanto
in seminari, poi c’è l’iscrizione 80 dollari, poi c’è l’obbligo
ad almeno una delle serate di gala 120 dollari..."
Ma come? Ma perché non era scritto sul sito?
Sono un po’ indecisa,
sinceramente non avevo preventivato tutto questo, ma soprattutto in questo
momento sono anche irritata da questo comportamento appena appena superficiale.
Com’è possibile che nessuno fosse al corrente di queste “regole” ?
Vabbé, siamo in Egitto, fa caldo, qui i ritmi sono un po’ rallentati,
forse è per questo che le “regole” vengono in mente dopo,
quando ormai sei sul punto di iscriverti e non puoi o non osi più tornare
sui tuoi passi...
Mah, comunque, adesso sono qui e quindi tenterò di godermi questa vacanza,
perché tutto sommato è vero che sono qui per studiare, ma è pur
sempre una vacanza...
Dopo i primi assestamenti, in me riparte l’entusiasmo: venerdì c’è l’Opening Gala, chissà che meraviglia, pare che ballino Soraya, Randa Kamel e la grande Dina!
Sarà meglio andare un po’ prima, così magari riusciamo
a prendere i posti migliori, ma ... sob! ...la stessa idea l’abbiamo
avuta in circa 300-400... siamo tutte in coda, a dire il vero, un po’ stipate
in un corridoio, dove fino a 5 minuti fa’ c’era l’aria
condizionata, ma, curioso, in questo momento si sente un caldo pazzesco,
sarà l’effetto della calca, continuano ad arrivare persone,
l’aria si fa sempre più pesante.
Eravamo tutte fresche e profumate prima, ma adesso, un po’ sudaticce
e stanche di aspettare da circa un’ora e mezza sui nostri tacchi 12,
non vedremmo l’ora di entrare e sederci e magari bere qualcosa di fresco!
Finalmente si entra, lo spiraglio attraverso cui devo fare il mio trionfale
ingresso è microscopico, meno male che sono magra e che dietro di me
c’è una folla che spinge a più non posso, così riesco
ad entrare velocemente e... che spettacolo!
Sono in un sontuoso salone, lampadari meravigliosi, tavoli riccamente apparecchiati
ed il palco, il grande protagonista!
Bene, ci sediamo e mentre i musicisti iniziano a montare ed accordare gli
strumenti, tutta una serie di camerieri molto chic sgambettano tra i tavoli
per raccogliere le ordinazioni delle bevande.
Certo che sono proprio sciocca! Credevo che i 120 dollari comprendessero
almeno l’acqua... invece no... non importa, son qui tutta agghindata ed imbellettata,
cosa vuoi che sia una bottiglia d’acqua, anzi direi che è proprio
l’occasione giusta per brindare con un bel litro di rosé!
Mentre del buffet ancora non si vede neanche l’ombra - e neanche quella
del distinto cameriere che non mi ha ancora portato il resto - ecco che inizia
lo show.
Soraya è la prima ad apparire
sul palco e sui mega schermi piazzati a lato della sala.
E’ una danzatrice molto vivace e generosa, mi piace la sua energia e
l’interpretazione della musica, riesce a trascinarci in un vortice di
infervoramento che ci accalora tutte.
Dopo, tocca a Randa, il suo stile è sicuramente coinvolgente e molto scenografico, e certamente il pubblico maschile apprezza tanto i suoi appariscenti costumini, quanto l’imbizzarrimento della sua coscia chilometrica!
E, dulcis in fundo, compare Dina, la meravigliosa e statuaria diva dei nostri giorni. E’ proprio bella nei suoi vistosi abiti e con quanta padronanza calca questo palcoscenico, non per nulla è lei la diva!
La serata sta per terminare, e certo è stata ricca di emozioni,
io poi chissà che figurone ho fatto, tutta la sera con gli occhiali
da sole, e a dar bustarelle al cameriere affinché mi recapitasse
il piatto colmo per evitare il branco famelico che si accalcava al buffet
-ah, gli occhiali da sole perché sono una talpa e ho dimenticato
quelli da vista in hotel...
Ora ci tocca tornare in hotel e poi, meraviglia delle meraviglie, domani iniziano
gli stages...
Gli stages, per l’appunto: di quelli che ho scelto
posso soltanto esprimere pareri favorevoli, vedo e sperimento stili nuovi
e diversi, mi sento perfettamente a mio agio, mi piacciono i maestri,
al punto tale da richiedere a qualcuno di loro una lezione privata.
Ovviamente, non per
tutte le mie compagne di viaggio la conclusione è la
medesima, ma questo è da mettere in conto, significa soltanto che
ognuna di noi ha delle preferenze o delle predisposizioni e, per fortuna
(!), non siamo tutte stereotipate.
Dico e sottolineo “per fortuna”,
soprattutto dopo aver visto le schiere di bamboline asiatiche in arrivo
da Cina, Giappone, Taiwan, Corea eccetera, e le loro esibizioni, che se
da un punto di vista puramente tecnico possono essere degne di lode, purtroppo,
sotto l’aspetto del coinvolgimento
emotivo le sento un po’ vuote, povere di emozioni e incapaci di rendere
complice il pubblico.
Ma questo, ovviamente, è soltanto il mio modesto parere!
Insomma, tirando le fila, penso a cosa mi rimane di questo festival.
Di certo è un’occasione da non perdere, un’esperienza
da vivere almeno una volta, per vedere e conoscere mondi nuovi – ogni
insegnante è un mondo a sé – ogni volta che mi avvicino
al diverso da me, scopro che è proprio attraverso la differenza che
mi arricchisco.
E poi, non dimentichiamo questa favolosa possibilità di mettersi alla
prova con Maestri tanto autorevoli e prestigiosi, abbiamo soltanto l’imbarazzo
della scelta... se proprio vogliamo scegliere...!
Mi sento di aggiungere un consiglio per tutte le appassionate di danza
che si recheranno al Cairo...
Attente alle imitazioni!!!
Non basta indossare una gonna colorata e girare
su se stessi per alcuni minuti, durante un’esibizione su di un battello,
in un ristorante o in un villaggio... per dire che si sta danzando una Tannura!!!
Tannura è tutto un insieme di cose.
E’ una cerimonia tra il sacro e il profano, con origini che datano dai
tempi dei sultani di origine turca.
Viene presentata 3 volte a settimana all’interno della Moschea Al Ghouri,
a Kan el Khalili, dalla Compagnia del Ministero della Cultura; l’ingresso è gratuito,
e non ci sono parole per descrivere le emozioni che la danza “originale” può offrire...
Per il resto, il Cairo è pura incoerenza, storia di una civiltà ormai perduta, sabbia negli occhi, paillettes, tuniche che nascondono femmine e caviglie avvenenti, ed occhi curiosi che frugano tra le pieghe di un abito europeo.
Ma è anche magia, quando ti ritrovi stupefatto davanti alla maschera d’oro di Tutankamon, o quando i semafori rossi diventano invisibili, o una vasca da bagno si materializza in mezzo ad una strada... Eh sì, forse il fascino di questa città è proprio il suo saperti stupire ad ogni angolo!
10 Luglio 2008 - Intervento
Silvia Milano
Noi, "pasionarie" della danza orientale,
purtroppo senza la nostra insegnante Paola, che ha dovuto rinunciare
all'ultimo momento all'impresa, per un lieve malore che ne ha sconsigliato
la partenza, arriviamo il
25 giugno, all'aeroporto del Cairo e
lì ci
attende, puntuale, l'accompagnatore della nostra agenzia di viaggio.
Ci
affidiamo a lui, speranzose, e sbrighiamo senza intoppi tutte le formalità.
Saliamo
sul pullman pensando di andare subito al nostro albergo, l'Intercontinental
Pyramid Park, ma… perchè non
andare invece all'Oberoi Mena House per anticipare la registrazione
al Festival di Danza Orientale, ci suggerisce la solerte guida, invece
di aspettare il giorno dopo come previsto da programma?
Già, ottima idea, se non fosse che nel mentre
al nostro albergo ci attendeva Mr. Boudress, il marito di Paola,
arrivato in anticipo al Cairo proprio per assicurarsi che tutto procedesse
al meglio per noi, comprensibilmente preoccupatissimo.
Ignare e felici noi arriviamo comunque all'Oberoi, magnifico albergo
di fronte alle piramidi, e c'è già un pullulare di donne
di ogni età e provenienza, in attesa di iscriversi ai seminari
dei Grandi Maestri ed alle serate di Gala.
Ed iniziano subito le sorprese:
il costo
dell'iscrizione è raddoppiato, rispetto a quanto comunicatoci per
telefono in Italia, da 40 siamo arrivati ad 80 dollari
il biglietto per l'0pen Gala è quotato l'esagerata cifra di 120
dollari
e… dulcis
in fundo, è obbligatorio
spendere ALMENO 250 dollaroni solo per i seminari (sembrava di essere
in Borsa nei momenti di rialzo… tanto
variavano i prezzi).
E chi vuole fare solo uno o due stages?
Niente da fare: o così o niente.
Alcune di noi decidono "così",
altre "niente", rassegnate a trasformare il viaggio–evento in una
semplice vacanza.
Ma perché certi obblighi?
Perché nessuna
comunicazione ufficiale sul sito? Mah, sarà così che funzionano
le cose in Egitto…
A questo punto, l'unica cosa da fare è contattare Mr. Boudress, il nostro "Boubou" e farci portare all'hotel; detto fatto (a parte le peripezie dell'incontro con Boudress, in mezzo di strada, perchè era stato già avvisato del dirottamento non previsto e si stava precipitando in nostro soccorso, come uno Zorro vendicatore), ed una volta arrivate, licenziamo nella hall il nostro furbo accompagnatore, che forse aveva pensato di trarre qualche vantaggio per la sua iniziativa, alla fine risultata da noi non gradita.
Il giorno seguente, dopo lunghe trattative
tra la Patronessa dell'Evento e Mr. Boudress, giungiamo a più miti
consigli, e riusciamo ad ottenere di pagare solo per gli stages
desiderati.
E… se non ci fosse stato lui?
Cosa c'è veramente dietro a tutto
ciò? Che tipo di iscrizione avranno effettuato le altre partecipanti,
giunte da mezzo mondo?
A questo punto si precisa che il
nostro gruppo si era prenotato tramite agenzia già ad ottobre 2007,
e meno male che nessuna di noi si è accorta che sul sito
ufficiale del Festival era sta aggiunta nel frattempo una comunicazione
che riporto con copia incolla:
"Please Be careful from the following subjects:
- Paradise Travel is
the only Official Company to Log into the Festival
- Do not hesitate
to contact me for any delay of responding to your mails
- Do not
try to Book through any other companies to save money and time
- The
organization of the Festival will not accept participants coming with
other Tourist companies
- ..."
... altrimenti ci sarebbe venuto un colpo!
Tornando al mezzo mondo di cui parlavo... (già, perché nel mio cosiddetto "piccolo", solo in questa occasione ho potuto vedere addirittura ragazze del Kazahstan! Potenza della danza orientale!) ho trovato bravissime le giapponesi, le coreane, le cinesi, tutte così abili a "captare" e riprodurre il movimento.
Per tutto il periodo l'Oberoi ha ospitato
uno speciale connubio di arte e commercio,
tra sacro e profano.
Mai visti tanti abiti, oggetti, strumenti, dischi, video,
tutti per la bellydance e tutti insieme, stipati sulle bancarelle,
negli anfratti delle sale, sulle scale, sui pavimenti dell'hotel: una
specie di Khan al Khalili di lusso (ndr: un grande mercato all'aperto
del Cairo) e con i venditori solo "moderatamente" assillanti.
Chissà quante
e quali mani esperte e creative hanno confezionato e ricamato quei costumi
così colorati, luminescenti, fascianti… da
farti sentire una dea al solo pensiero di indossarli…
Per quanto riguarda il programma didattico, nell'ampia scelta degli insegnanti
abbiamo incontrato sia chi ci ha fatto venire voglia di scappare dopo
mezz'ora, sia chi ci ha spinto a chiedere supplementi di lezioni privare
per tutto il gruppo, ottenerle e rimanere soddisfatte...
Interessante notare anche come all'interno del nostro stesso gruppo,
frequentando uno stesso stage con una maestra famosissima, ci sia stato
tra noi chi l'ha adorata, chi l'ha apprezzata e chi se ne è andato
disgustato senza terminare la lezione.
Già, ma quante "allieve" egiziane
saranno state presenti ai seminari?
Scommettiamo nessuna?
Scommettiamo che un costo oscillante
tra i 40 e i 60 dollari a stage è un prezzo proibitivo per loro,
data la povertà, per non dire la miseria in cui versa la maggioranza
degli egiziani?
E allora, qual'è il senso
di una manifestazione di tale portata, in un paese così povero
e così islamico?
Cosa vuol dire quando i maestri egiziani
ci dicono che la danza orientale "è" la "loro cultura"?
O forse anche lì "business
is business" per i soliti pochi?
All'Open Gala si sono esibite Sorraya,
Randa Kamel e Dina.
Per parteciparvi siamo sopravvissute
a più di 30 minuti di coda stipate in un corridoio asfissiante,
tra spinte, caldo, e fermento di attesa, fino a dover sollecitare
l'apertura di uno spiraglio nelle porte perchè mancava letteralmente
l'aria: dopo di chè la
corsa a trovare un tavolo possibilmente vicino al palco, sapendo già
che quelli in prossimità di
esso sarebbero stati ovviamente riservati alle "autorità".
Piccolo
ulteriore particolare: nei 120 dollari suddetti (comprensivi di un
buffet inarrivabile data la calca smisurata) non era compreso neanche
il costo di una bottiglia di acqua minerale.
Meno
male che erano stati montati due mega schermi laterali mediante i quali
si poteva vedere meglio.
Tornando alle danzatrici, va bene
la prima, ma qualcuno mi spieghi, a parte il modo di danzare così "drammatizzato" a
quanto pare molto in voga (per carità, questa è solo una
semplice opinione personale, ovviamente) il significato dei "non-reggiseni"
delle ultime due… (forse
era una rèclame
ai loro chirurghi plastici? Chirurghi che ho cercato invano di incontrare
tra il pubblico per prendere il loro biglietto da visita, non si sa
mai) :-)
Poi esci, vai nel centro del Cairo e vedi donne col velo nero integrale, gli occhiali scuri ed i guanti…
Affascinante paese delle contraddizioni, città magnifica e caotica, terra senza un barlume di regole apparente, nonostante tutto ciò il Cairo, l'Egitto, continuano ad esercitare sul viaggiatore, a cominciare da me, quel misterioso richiamo che fa dire:"Un giorno o l'altro ci tornerò".
... e anche questo è il Festival!