Il Re ed io
31 Maggio 2008 - Riccione
Devo proprio fare una premessa ed in tutta onestà vi dico
subito che non può essere brevissima.
Quindi, se non vi interessano
le mie personalissime cronache saltatele a piè pari e passate
alle parole del Maestro: non ve ne vorrò,
come si dice “ubi major minor cessat”. Io sono già così soddisfatta
per il fatto di avere la possibilità di testimoniare la mia
esperienza personale, che sono tutt’altro che preoccupata dell’ordine
di apparizione che mi assegnerete o se mi dedicherete o meno la vostra
attenzione.
Ogni volta che si incontra un caro amico dopo un po’ di tempo
che non vi vedete l’affetto si rinnova naturalmente insieme
al ricordo dei precedenti incontri e la commozione è grande
quando si sente in entrambi che l’amicizia è immutata… non
vi sto dicendo niente che non sappiate bene tutti.
Ma consentitemi la distinzione: ci sono occasioni in cui non puoi nemmeno sperare
che il ricordo ci sia, e se c’è che sia vivo per te come per chi
ti sta salutando, figuriamoci se ti aspetti sia ricambiato l’affetto
o l’amicizia.
Perché è passato tanto tempo, perché sai che chi hai di
fronte ogni giorno in questi anni ha fatto altri incontri in situazioni simili
e che la sua spontanea umanità li ha certamente trasformati tutti in
gradevolissime occasioni, perché la fama che lo circonda è tale
che davvero tanti possono dire di conoscerlo ma forse lui non può riconoscere
e ricordare tutti.
Nonostante questo, non mi sono stupita più di tanto quando, durante
la presentazione inaugurale dei docenti partecipanti al Congresso, invitata
e trattenuta sul palco, insieme agli organizzatori, Valter Vaerini, Maria Rita
Gandra ed al “perfido” Sam Rabou (che sa bene quanto poco a mio
agio sia in queste situazioni, ma stavolta non mi ha davvero “risparmiata”),
con tutta la riluttanza e l’imbarazzo del caso, mi sono ritrovata ad
accogliere e ricambiare pubblicamente l’abbraccio e il saluto del grande
Maestro.
E’ normale nel mondo dello spettacolo che tutti si salutino
come cari amici… ma qualcosa nel suo sguardo ha fatto si che
non sia riuscita a trattenermi dal chiedergli a mezza voce “ma
si ricorda… (di me?!)??”, “bien sûre (ma
certo) ma chèrie (mia cara)”… ancora sorrisi
e cortesie di maniera che sono in uso nelle pubbliche relazioni? … non
ho potuto crederci fino in fondo, ma ho sorriso anch’io cercando
di non crollare riversa sul palco in preda alla tachicardia.
Solo a fine presentazione scendendo con cautela i gradini del palco a braccetto
con Zaza (ormai c’ero e mi pareva quasi una cosa normale) è lui
che mi chiede di come va la salute, come stanno i miei occhi, mi dice che cercò di
telefonarmi tempo fa senza riuscire a trovarmi e che chiese comunquemie notizie
e seppe che avevo di nuovo problemi… mi chiede addirittura notizie della
mia amica che incontrò una sola volta con me a Parigi (Laura, la petite
- la piccolina…) … ma allora si ricorda “di me” davvero!
Emozione e gratitudine mi hanno sopraffatta, tanto che ho giusto ripreso il
controllo solo grazie a un’occhiata di Chiara (il mio angelo custode)
per fissare un appuntamento a fine pomeriggio per un’intervista.
Va bene alle 18 e trenta? Alle sette? “Meglio alle sette”.
Qui al bar? “Si qui va bene, prendiamo un caffè (!)” Si
certo (…! …!). A dopo, “A tra poco” Grazie
Zaza “Grazie a te” (a me ?!)
Aspettando l’ora dell’appuntamento tra una parola e
un'altra con tante di voi, nuove o rinnovate conoscenze, preparando
le domande, che mi pareva di aver già pronte ma che rischiavo
di perdere di nuovo sotto l’impatto emotivo e i molti stimoli
della situazione, ripensavo alla mia storia con il Maestro.
Ho incontrato Zaza Hassan la prima volta all’epoca dei primi stages che
pubblicavo su queste pagine, e, una volta intuita l’entità del
personaggio, è stato il primo a cui ho deciso di partecipare: è stata
un’occasione fortunata, come a volte vuole il destino, che proprio quando
stai per mollare ti fa incontrare chi ti cambia la strada che hai di fronte
e ti incoraggia (senza rivolgerti una sola parola, basta la sua presenza) a
procedere in un’altra direzione, quella che stavi forse cercando senza
neanche sapere che esistesse. Da allora l’ho seguito quando ho potuto
in altre occasioni, l’ho invitato a Firenze organizzando per lui uno
stage (per Zaza certo, ma soprattutto per me, desiderando fare di nuovo lezione
con lui), sono stata a trovarlo un paio di volte a Parigi prendendo lezioni
private e dividendo con il Maestro deliziosi caffè… forse pensandoci
più caffè e sigarette che lezioni…. poi un’altro
stage e un nuovo viaggio a Parigi in occasione di un suo Galà (quella
sera ho visto finalmente dal vivo la mia famosa omonima Lucy del Cairo… ma
questa è un’altra storia).
Insomma mi rendo conto che, nonostante negli ultimi anni le vicissitudini sanitarie
mi abbiano tenuta lontana dalla possibilità di muovermi come e quando
desideravo, Zaza Hassan è stato un segno ricorrente e significativo.
E ben sapendo che non sono la sola ad aver avuto questi privilegi, per quante
di voi non avessero come me la certezza di avere un piccolo posto nella sua
memoria, tutto questo è per dire che Zaza si ricorda, non solo di me,
ma di voi, di ogni allieva con cui ha scambiato due parole e se le parole sono
state tre invece di due e se l’occasione dell’incontro si è ripetuta, è bastato
un caffè o una piccola pausa nella lezione, anche solo per quei pochi
minuti potrete essere certi che il suo riconoscervi sarà sincero.
Ci sto ancora ripensando quando finalmente arriva l’ora dell’appuntamento.
Il Maestro è in ritardo, ma non me ne meraviglio (ha tenuto
due lezioni di fila, giusto il tempo di una doccia, e come ben so
in fondo il tempo si dilata e perde senso all’ombra delle Piramidi)
e quando finalmente lo troviamo siede sereno al bar, con due amiche,
preso in un allegro scambio di battute e ricordi (ancora). Con Chiara
attendiamo pazienti che finisca, non volendo abusare del diritto
di cronaca della stampa per sottrarre ad altri il piacere di una
conversazione con lui.
Lo accompagniamo quindi nel luogo che eleggerò come mio “uffico” per
tutto il Congresso, individuato in un gruppetto di sedie di vimini e panchine
scompagnate e polverose sotto un gazebo nel giardino interno dell’Hotel,
stranamente isolato e silenzioso rispetto al fervore di attività, musica,
e varia umanità in movimento che affolla e anima il resto del complesso.
Il Maestro si siede, sospira, “Ah… l’aria…” e
pare apprezzare il posto che ho scelto per la nostra chiacchierata - meno male
- per niente preoccupato di sporcare gli abiti candidi…
“Lu-cia scusami per il ritardo… non ho sentito il
telefono ero sotto la doccia…”
Trasecolo… Non
ero io a sollecitare così la sua attenzione
(avrei atteso in eterno e in silenzio).
Non è un problema - rispondo - tutto a posto
ora siamo qui, posso registrare?
”Certo”
Accendo il mio nuovissimo, sensibilissimo e tecnologicissimo registratore digitale… Pronti, via!
Per la cronaca anch’io gli do del tu, ed è così normale che non posso neanche sentirmene orgogliosa più di tanto, quindi procedo, invitandolo, se vuole, a parlare francese, che io comprendo bene, e che soprattutto la nostra Chiara parla anche benissimo… ma ancora con gentilezza il Maestro rifiuta ed iniziamo questa chiacchierata in italiano, con il suo tipico accento arabo-francese (dove le “p” si arrotondano in “b” ma si confondono anche con delle “v” molto dolci…), dove le frasi brevi non rischiano di essere fraintese, e a gara tra me e Chiara si arricchiscono di termini e espressioni che traduciamo al volo per lui dal francese.
Lucy: Io vorrei che ci raccontassi un po’ della tua storia, come hai iniziato ad insegnare quando, dove …
Zaza Hassan: Sono venuto in Italia in tournèe nel 1971-‘72,
con la mia compagnia di danza egiziana “Ramses”. Abbiamo
cominciato da Venezia, facendo spettacoli in tutto il paese, Montecatini,
Firenze…
(annuisco e sorrido immaginando che cerca di
ricordare luoghi che conosco, sapendo bene che sono toscana) … dappertutto
in Italia. Poi un giorno ero stanco (letteralmente dice “stufo”), perché facciamo
spettacoli tutte le sere, lavoriamo di notte e viaggiamo di giorno,
dormendo poco o niente, e parlando con un signore, me lo ricorderò per
tutta la vita, un signore molto simpatico, gli ho detto “Io
voglio cambiare il modo di lavorare”, e lui “Io ho
un amico che lavora al Piccolo Teatro di Milano, è il direttore
della Scuola del teatro e si chiama Signor Ferrante (ndr Luigi
Ferrante collabora con il teatro come autore e ne dirige la scuola
dal ’67 al ’73)”. Così sono andato
a Milano, bene, sto procedendo rapidamente?
(all’unisono
sia Chiara che io gli confermiamo di apprezzare la sintesi)
Quando
m’incontro con il Direttore lui mi dice “Guardi
io non voglio dire che tu vieni da parte di un mio amico, no io voglio
vedere la verità, se e come sei in grado di insegnare”,
e io ho detto “d’accordo”, “Cosa puoi fare?”,
e io “Io posso insegnare espressione corporea” e lui “Benissimo è interessante
per il Teatro, molto bene, ma bisogna vedere come lavori”.
Allora ho fatto l’audizione ed una prima lezione dove ho fatto
un lavoro molto interessante e lui ha detto “Ok va benissimo,
tu puoi cominciare domani”.
E’ così che ho iniziato a lavorare con i professionisti
tenendo un corso di espressione corporea, nella Civica Scuola dell’Arte
del Piccolo Teatro di Milano. E’ stato magnifico, il più bell’anno
della mia vita, è stato quello.
La verità è che nessuno aveva mai insegnato a me l’espressione
corporea ma io ho, come si dice, inventato? Ho inventato, un metodo. In Egitto
avevo studiato danza classica, danza orientale e folclore egiziano, ero già un
ballerino professionista, ma questo era nuovo per me. Bene. Passata la prima
settimana il signor Ferrante mi chiede di aprire un secondo un terzo ed un
quarto corso, io che insegno, magnifico, non so come ma l’ho fatto con
successo e quell’anno ho saputo di essere finalmente un creatore, si
dice così? Colui che crea delle cose. E’ stata una grande soddisfazione
proprio perché io non ho mai avuto insegnanti in questa disciplina.
Le allieveerano entusiaste di me, mai un anno della mia vita è stato
così.
Lucy: (non riuscendo a trattenermi) … ma allora come mai sei andato a finire a Parigi? Milano sarebbe stato più vicino! (Anche Chiara si unisce alla protesta)
Zaza Hassan sorride amaramente e riprende: Dopo, sfortunatamente,
il Signor Ferrante è morto. Era un signore. Si dice in Italia
un signore? Quello lo era. E chi prende il suo posto? Un professore
a cui non piacevo, non ero piaciuto subito a pelle. Lui prende il
posto del direttore in attesa dell’assegnazione definitiva
di quel ruolo, e guarda la vita come può cambiare.
Io sto a Milano, vivo lì, ho la mia casa, tutto, la mia macchina, la
mia macchina è targata Livorno…
(figurati, faccio io, e lui ride con me per la coincidenza che lo lega ancora
alla Toscana)
Sono italiano ho tutte le carte, i documenti. Questo professore il primo giorno
domanda alla segretaria “Dov’è il Signor Mohamed?” Allora
era il mio nome, prima, quando non ero ancora Zaza. E viene da me e mi domanda
quale diploma avessi e io gli rispondo “Io ho l’essenza” (ridiamo
insieme immaginando benissimo la scena) e lui “Non basta per noi”,
si, diceva che “…c’è la Scuola di arte drammatica
di Milano, c’è una laurea, ci vuole un dottorato, un diploma…” io
ho capito subito che mi stava mettendo alla porta. Come si dice? Arrivederci,
ciao!
Ma c’era una signora, che ti assomigliava molto Loulou (…sarei
io? Siamo ai nomignoli?! Basta così non reggo altro, ma vedendo la mia
espressione, tra l’incredulo e il gongolante, rincara)
Si, con gli stessi occhiali, ti assomigliava Loulou ti assomigliava, una bella
signora famosa, che mi dice “Lascia perdere Zaza, è un cretino, è un
vecchio geloso di tutti, è un prete” E lui insegnava canto, (...canta
Zaza, per significare il canto lirico – ancora risate) e le sue
allieve lasciavano il suo corso per venire al mio. Bene basta.
Questa signora ha telefonato a Parigi per trovare una scuola dove io potessi
prendere un diploma o una laurea per tornare a lavorare a Milano, al Piccolo
Teatro. Abbiamo trovato un posto e io sono andato lì e ho domandato “Ma
quanto costa?” A quel tempo 16.000 franchi… Ahh (Zaza è un
attore… imita un’improvvisa asfissia) io avevo quei soldi,
ma non mi sarebbe rimasto nulla per vivere, avevo la mia macchina, le mie valige
e basta.
Allora … sono a Parigi… come un turista uscito così a
passeggio, a Pigalle, sono entrato in un bar. Io non parlo francese
ed il proprietario del locale se ne accorge e mi dice “Ma che
lingua vuoi parlare?” Io
sono egiziano, gli rispondo. “Ma allora parla come vuoi, sono
egiziano anch’io!”.
Lui si chiama Saffat e lui ha cambiato
la mia vita. Lui mi ha chiesto “Perché sei triste Zaza?
Io domani ti porto alla Sorbonne, l’università, non
devi pagare niente” Solo 35 franchi l’iscrizione, rispetto
a 16.000 franchi, ed era la Sorbonne. Quindi sono andato all’università più importante
di Parigi, d’Europa forse? E mi sono iscritto - tak bum bam
bum (Zaza dirige un’immaginaria orchestra di percussioni
a significare il rapido evolversi degli eventi) e sono entrato,
tutto così, veloce semplice. Stavo benissimo e al tempo – non
sto scherzando – c’era il ristorante all’università dove
potevi mangiare un pasto completo (antipasto primo secondo dolce
vino) con tre franchi e mezzo, completo pensa, cioè sono cinquanta
centesimi di euro, adesso invece è molto caro.
Bene ho fatto l’esame ed ho preso “la Licence de théâtre à Paris
8, Maîtrise spécialisée à l'université de
Paris 3 Sorbonne, Doctorat du 3e cycle”, ed era tutto facile – ta
ta ta ta (Adesso è una mitragliatrice che scandisce i successi studenteschi
del Maestro) - ma dopo un giorno, uscendo la sera, ho avuto un incidente
in macchina. Ero tutto rotto (ancora una pantomima e vediamo il giovane
Zaza nel letto d’ospedale ingessato e dolorante) e sono stato ricoverato
a lungo. E’ stato lì che l’infermiera che si occupava di
me si è innamorata, e io di lei, ed è cambiata di nuovo la mia
vita: allora dovevo restare a Parigi, ciao ciao Italia!
(Ah, l’amore!!!!! Sospiriamo tutti e tre all’unisono)
Si è stato a Parigi. Poi mi sono sposato ed ho avuto figli, ma
non ho mai dimenticato l’Italia, perché l’Italia è il
mio cuore: un paese magnifico.
E’ così, arriviamo di nuovo alla danza orientale: bene, c’è una
ragazza che si chiama Jamila a Milano. Lei è venuta a Parigi a cercarmi,
perché aveva sentito che c’era un professore e mi ha chiesto di
venire in Italia perché in Italia non c’erano grandi insegnanti.
E’ stata lei che ha voluto che cominciassi ad insegnare al Centro Magica
di Milano per lei e Irene.
Lucy: Che anno era?
Zaza Hassan: Non ricordo esattamente, forse gli anni ottanta. Io insegnavo a Parigi, in diverse scuole, e facevo tanti stages in tutta Europa, ho girato il mondo con la Danza Orientale ed il mio metodo, ed è cominciato tutto come un domino - tac tac tac (le tessere che cadono una dietro l’altra prendono vita tra le mani di Zaza). Un giorno anche la signora Marcella di Torino è venuta a cercarmi e mi ha detto che c’erano diverse persone amiche che sarebbero volute venire a fare un seminario professionale per prendere un diploma. Io ho detto “Va bene”, le ho invitate nella mia casa di campagna in Britannia. E la signora Marcella ed ha portato con lei una bambina, al tempo, Aziza di Torino e sua figlia Francesca, anche lei piccola, ed è stato così che ho cominciato a rilasciare in Italia il diploma di Zaza Hassan. Poi sono stato a Treviso con Anna, con Paola a Torino, ad Artemide con Daniela… Silvia a Viareggio…
Lucy: Da quì conosco la storia …
Zaza Hassan: Sono stato anche in Sardegna, a Modica, a Palermo, a Napoli, a Roma, tutti i fine settimana per anni sono venuto a lavorare in Italia, e sono ancora qui …
Lucy: …lo so perché seguo tutte le date dei tuoi seminari in Italia inserendole sul nostro sito….
Zaza Hassan: Anche con te una volta ho fatto uno stage a Firenze,
sono venuto per lavoro ma tu mi hai accompagnato e spiegato tutto, (ride,
e rido anch’io al ricordo di quei giorni). L’arte… i
monumenti, magnifico…, l'Italia è tutta bella, io
ho preso tante cose dall’Italia e l’Italia ha preso tante
cose da me – credo di si - io non posso dimenticare un solo
giorno che sono stato qui – la gentilezza e la passione delle
persone.
Voglio raccontarti una cosa per me molto importante: una volta sono stato a
Bologna da Evelina e allo stage c’erano due ragazze che avevano una faccia
sospettosa ed io mi chiedevo “Ma perché?”. Ho chiesto con
chi studiavano e loro mi hanno risposto “Studiamo con Roberta” ed
io “Non conosco Roberta” poi è venuto fuori che Roberta è una
allieva di Jamila – ah “Allora voi siete allieve di una allieva
di un’altra mia allieva! … Allora io sono - come si dice? -
il vostro bis-bis nonno!!!”.
Le ragazze si sono così tranquillizzate, baci,
abbracci, abbiamo lavorato molto bene, sono state molto simpatiche. Sai ho
visto fino ad oggi la terza generazione di allieve di mie allieve
ed è magnifico.
Lucy: E in tutto questo tempo cosa hai visto cambiare in Italia nella danza orientale?
Zaza Hassan: La verità è che ai tempi di tutte le “anziane” come
te (… so che è un grande complimento e non mi risento
dell’accenno al crudo dato anagrafico che certo è l’unico
dato oggettivo che mi accomuna ad alcune tra cotanta compagnia),
Silvia, Daniela, Paola, Elisabetta, la piccola magnifica ragazza
di Trieste ecc., anche quando sei venuta a Parigi andava tutto bene,
c’era una bella atmosfera si lavorava bene… dopo è stato
un po’, come si dice?… la danza non è cambiata
tanto... e io non sono contrario alle cose che cambiano, tribale
non tribale ecc., però mi dispiace che invece le persone sono
cambiate… la stessa Jamila che mi piace sempre molto, è come
se fosse la mia bambina, oggi ha preso un altro cammino… mi
dispiace.
Ma io dico sempre “lascia stare, è giusto
che facciano come vogliono”, dopo la verità esce
perché la
danza orientale è una danza folklorica, con le sue radici
forti… questo
nessuno può cambiarlo ed anche se vuoi fare una cosa diversa,
ma continui a chiamarla Danza Orientale prima o poi la verità torna
sempre.
Lucy: Lo sai che io non ho smesso di ballare solo grazie a te… ricordi?
Zaza Hassan: Grazie, Lu-cia! Non so come si dice in italiano, ma è come “anche
io ti amo quanto tu mi ami”, reciproco? E’ reciproco.
Tu sei stata molto gentile con me, io non ho dimenticato, io sono
venuto a Firenze per insegnare e tu mi hai portato a fare il turista,
come un amico, ricordo ancora la sera a cena al ristorante quando
ci siamo alzati tra i tavoli e abbiamo ballato insieme (anch’io
ricordo nitidamente quella sera…).
L’Italia per
me, per le persone che conosco, i miei amici veri, le “anziane”, è la
numero uno. È vero, anche quando sono stato in Brasile c’era
lo stesso calore, la stessa meravigliosa accoglienza, ma nonostante
tutto l’Italia rimane l’Italia, è come un timbro
sulla mia pelle che non posso e non voglio cancellare. Ho fatto un
sigillo, un tatuaggio, e penso che questo resterà per sempre
perché le mie allieve sono sempre bellissime, come Francesca,
guarda te…
Lucy (protesto e mi schernisco): io non sono mai stata una grande ballerina, magari vedo tante cose e per questo posso dire di capirci qualcosa …
Zaza Hassan: Tu hai fatto tante cose belle per la danza orientale,
non solo in Italia, perché tu hai creato un mezzo di comunicazione
tramite il computer, che è internazionale, e la gente di Parigi
mi chiama e mi dice “Tu sei in un sito in Italia che si chiama
lucyinthesky”, ammazza te (Zaza in romanesco!) ed
anche se tu digiti Zaza Hassan sui motori di ricerca esce il tuo
sito. Tu hai fatto questa cosa molto bene: io penso che sia magnifico,
straordinario…
(Anche Chiara interviene: lo stage che ho
fatto con Zaza a Brescia l’ho visto sul tuo sito, quando ancora
non ci conoscevamo….)
Lucy: Si, funziona, lo vedo… per questo voglio raccontare di te qualcosa di più. Tu stai parlando della tua vita io aggiungerò alle tue parole quella che è stata la mia esperienza…
Zaza Hassan: Si, mi raccomando, parla della nostra confidenza, ci tengo…
Lucy: Si Zaza, sai credo che sia davvero importante provare a distinguere in questo momento, perché ci sono tanti nuovi maestri, oltre a nuovi stili e nuove danze, ma, ad esempio, la tua lezione che io ho visto oggi è unica….
Zaza Hassan: Grazie mille…
Lucy (proseguo interrompendo i ringraziamenti reciproci, perché ci tengo che sia chiaro anche a lui il mio pensiero): Puoi fare le cose più difficili, le più semplici, ma quando tu dici che un movimento può essere brutto, “moscio” è proprio cosi… la tua capacità di comunicare l’eleganza del movimento come io ho visto nelle tue lezioni per me è a tutt’oggi eccezionale … e ne ho viste tante… lo sai…
Zaza Hassan: (ma anche lui vuole spiegare meglio il concetto su quello che è secondo il suo pensiero il nostro ruolo in rete e riprende) Vedi c’è qualcuno, ad esempio, che fa il musicista e c’è qualcuno che ascolta. Tu, Lucia non ascolti ma “guardi”, tu sei l’occhio artistico che vede. Lascia che ti faccia un esempio di quello che io intendo: se una donna che sposata non è più guardata da suo marito, lei muore dentro perché è sola. Se invece una donna ha un uomo che la guarda e le dice “tu sei bella così” oppure le dice “cambia questo ecc.” lei vive come un fiore, sboccia, ma come un fiore ha bisogno sempre di essere curato, ha bisogno di acqua… Quello che fai è importante per l’arte.
Lucy: Grazie Zaza, io lo spero (non posso trattenere un sospiro),
ma sai che questo succede anche per te per le tue allieve?
Tu sei venuto a Firenze ormai anni fa ed ancora oggi le mie amiche
si ricordano che le hai fatte sentire bene durante le lezioni, “ci
faceva sentire a nostro agio, ci siamo sentite belle, delle principesse” mi
dicono a tutt’oggi,
"il movimento era naturale non lo sentivamo come una forzatura… naturale,
elegante, in linea", poi si possono fare tante cose diverse ma che sono altro
appunto…
Zaza Hassan: Sai una cosa importante è che se un professore
vuole essere un Maestro deve scendere al livello delle allieve e
salire di livello insieme a loro: io dico sempre alle mie ragazze
anche se ti senti brutta (e nessuna è mai brutta!) devi sentirti
la più bella del mondo. E’ vero: tu devi sentirti magnifica,
non c’è niente di più bello, e la danza orientale
non è comica, non è il circo, non è contorsionismo.
E’ una cosa elegante e naturale, anche molto difficile, ma
sempre naturale e molto femminile.
In Italia ci sono tante donne che sono molto belle e molto brave: non posso
loro dire altro se non di fare uscire questo, di manifestare questa consapevolezza.
Ognuno ha qualcosa dentro, occorre solo che questo esca, perché se non
riesci a farlo uscire non hai fatto niente.
Un musicista che suona il flauto emette il suono più alto perché le
persone lo ascoltino e così tu devi fare con la tua danza in modo che
le persone ti vedano, devi fare uscire qualcosa dal corpo, questa è la
cosa più importante, un movimento piccolo, elegante, separato (…ferme
con le mani – viene in mente contemporaneamente a Chiara ed a me…)
, isolato perché sia possibile vedere bene ogni cosa.
Quando a Chiara dicevo “Non toccarti i capelli” è perché per
noi, in culture diverse, il tuo movimento può avere un significato diverso,
quindi – bisogna essere attenti – se tu tocchi il tuo corpo puoi
trasmettere un altro messaggio da quello che volevi, devi conoscere il linguaggio
originale di questa danza.
Lucy: Ma cosa pensi che succederà adesso? Per esempio un domanda. Qui abbiamo il problema di chi insegna dopo solo due o tre anni di studi, ed è aperto un dibattito sulla necessità o meno di avere un diploma per insegnare e di chi possa rilasciarlo con autorevolezza…
Zaza Hassan: Io da quindici anni sto rilasciando diplomi della mia
scuola, un diploma valido anche per il governo francese. Ho insegnato
a persone che lavorano con me ed ho allieve che pagano per essere
abilitate a svolgere un mestiere. Siamo sinceri, per poter rilasciare
un diploma occorre avere una forte formazione, una grande esperienza
ed una preparazione specifica per insegnare ad insegnare. Io, per
esempio, come ti ho detto, ero già un ballerino, avevo una
formazione in danza classica e folclorica, avevo la mia compagnia
professionale di danza, ma come ti ho raccontato – è stato
il destino ed è stato giusto così io lo so – io
sono stato alla Sorbonne, ho preso il diploma di commedia dell’arte,
di canto, di danza e teatro, mi sono specializzato in mimo, in rappresentazioni
teatrali con i burattini, ho studiato ancora tanto… per questo
io mi sento e sono autorizzato a consegnare un diploma… ho
ancora “l’essence” (ride sornione) quella
delle mie origini egiziane, del folclore originale, bene, ma ho anche
tanto studio ed ho le carte per dimostrarlo, e tanta esperienza.
E’ anche molto importante la specializzazione. Mi spiego: se un insegnante
ha il diploma di danza classica o jazz ecc. non ha il diritto di rilasciare
diplomi sulla danza orientale.
Lucy: Ho notato un’altra cosa: sembra quasi in Italia che con l’insegnamento termini la fase di formazione. Per esempio alla tua lezione principianti ed intermedi di oggi erano presenti… quante insegnant? Io ho visto Sandy d’Alì (ma ci vedo poco – ridiamo ancora), cosa ne pensi?
Zaza Hassan: Sandy è una ragazza magnifica, una tra le dieci,
forse quindici migliori in Italia. Lei era a fare lezione con me
e pensa che subito dopo avrebbe tenuto una sua lezione. Questo è molto
professionale ed intelligente. La regola dovrebbe essere che chi
insegna a sua volta mantenga una formazione, un aggiornamento vivo
per poter continuare ad insegnare: se io smetto di imparare, cosa
poi possiamo trasmettere?
E’ vero è proprio così: in questo piccolo depliant della
mia scuola (un omaggio che gli ha fatto una sua allieva, Linda, in pochi
giorni perché lo portasse al congresso, ce lo mostra e insieme scorriamo
le immagini) ho messo la foto di Sandy, qui, perché mi piace, è unica,
non è falsa. Io preferisco insegnare ad una donna così per continuare
il mio metodo, è molto importante tramandare lo stile a persone come
lei, vedi qui c’è Elisabetta, Daniela, Paola, Francesca, Donatella,
Marta, l’altra Elisabetta, Najma, Evelina… ecc… sfortunatamente
in questo depliant non ci sono tutte perché non avevo le foto con me… ma
quando ho visto Sandy ieri sera mi ha fatto un grande piacere, perché lei
in realtà non ha preso il diploma con me, ma ha fatto tutti i seminari
che io ho fatto in Italia, a Roma, a Torino… è venuta dappertutto.
Lucy: L’ho detto anche a lei, sinceramente, l’ho trovato bellissimo non solo perché è venuta da te, poteva anche essere un altro maestro, chiunque, ma in generale perché le insegnanti non dovrebbero assistere solo alle master class ma sarebbe importante proprio che volessero imparare come tu insegni alle principianti…
Zaza Hassan: Ti dico una cosa… veramente… oggi ho fatto lezione per il primo ed il secondo livello e mi sono divertito tanto fino dal primo, mi piace … anzi davvero preferisco insegnare a un’allieva che non si sente una grande danzatrice, così (lisciandosi i capelli mima la scena, e l’immagine della ballerina tutta presa da se stessa è chiarissima)
Lucy: Meno male Zaza… allora potrò tornare anche io da te a Parigi?! Mi insegnerai ancora? (Scherzo con lui sulla mia timidezza, consapevole di sentirmi tutt’altro che grande)
Zaza Hassan: Ma certo cara… la mia scuola per te, per voi, è sempre aperta, con grande piacere, prenderemo insieme un caffè, le sigarette - ahi ahi ahi – posso? (indica il mio pacchetto sul tavolino)… le mie le ho lasciate su in camera… sono sceso di fretta, ho guardato l’orologio ed ero in ritardo per il nostro appuntamento, ah terribile…
Ridiamo ancora insieme e spengo il registratore.
Come immaginerete non ho fatto al Maestro tutte le domande che
avevo in mente… è impossibile incanalare l’affetto
in un ragionamento prestabilito, fissato in precedenza.
Ma spero che chi conosce Zaza Hassan lo ritrovi un po’ com’è in
questa pagina, e che chi non lo conosce abbia qualche elemento in più per
apprezzarlo, come io non ho nascosto di fare, in tutta sincerità, dal
primo momento.
E in ogni caso che magari si colga anche questa occasione per riflettere.