Ancora due chiacchiere con la SuperStar
1 Giugno 2008 - Riccione
Come sapete ho conosciuto Sharon a Firenze, lo scorso marzo.
Una situazione privilegiata anche se non proprio tranquilla: il bar dove ci
siamo incontrate era davvero rumoroso, troppo vicino ad una strada trafficata,
il mio registratore faceva i capricci, c’era l’ansia del poco
tempo a disposizione per l’imminente stage, e la presenza di Miles
Copeland che incuteva alla sottoscritta un timor panico difficile da gestire
e impossibile da spiegare in una lingua non mia…
Così, quando ho saputo che avrei incrociato Sharon di nuovo a Riccione,
mi sono subito ripromessa di approfittare ancora della sua gentilezza, riprendendo
con più calma il discorso per soddisfare un paio di mie curiosità,
e magari riscattare anche un minimo la figura da imbranata totale che avevo
fatto durante il precedente incontro…
Ma si vede che è più forte di me, e ho cominciato di nuovo alla
grande, limitando ad un innocuo e quasi inespressivo “ciao” tutto
il mio saluto (…compatitemi, ma ero sul palco - … e non ci sto
a mio agio, come ormai sapete - schierata con i maestri alla presentazione
ufficiale del Congresso praticamente appena arrivata – “… che
ci azzecco io qui?!” - lei mi ha rivolto un ampio sorriso mostrando di
riconoscermi – “…wow!” - e io sono restata in fila
al mio posto come il pinguino di ghiaccio che mi sentivo ed ero).
Il pomeriggio della domenica (meno male che c’era con me Chiara!!)
abbiamo atteso che finisse la sua lezione, e ci siamo disciplinatamente
accodate alla lunga fila, per due, come da lei richiesto alle ragazze
che volevano scattarsi una foto con l’insegnante…
…sorrisi, scatto, “un’altra foto?” scatto, “ancora!” scatto,
scatto, “scusa … me ne fai una anche a me?”. Troppo lungo
spiegare che non ho quella che si dice la vista di un falco: ho scattato fotografie
con tutto quello che mi hanno messo in mano, sperando di non fare troppi danni
(beato l’inventore della messa a fuoco automatica…) ed è arrivato
il nostro turno.
La mia Chiara, già che abbiamo fatto la fila, ne approfitta per farsi immortalare accanto a lei, (così ho avuto anche il ritratto di Chiara & Kihara - ! - sulla coscienza, ma anche l’autorizzazione ad inserirlo in questa pagina!) e con poche e sicure parole (lei si!) le chiede se potevamo rivolgerle due domande, appena avesse finito. “Ma certo, con piacere” risponde semplicemente Sharon, e dopo un’altra breve attesa, schierate in drappello compatto, io, Chiara, Sharon e Nurya, la sua assistente che insegna in Spagna, abbiamo raggiunto finalmente il mio “ufficio” all’aperto.
Immaginatevi la scena: quattro donne che ridacchiano tutte insieme
alla vista dei giochi da bambini che le circondano, delle sedute
malandate, ma anche soddisfatte e rilassate per l’inattesa
pace di quel luogo,poco professionale certo, ma piacevole, con tanto
di uccellini gorgheggianti tra le fronde degli alberi, che saranno
immortalati per sempre come sfondo sonoro delle nostre parole.
Cominciamo, Chiara tradurrà le domande ma non le risposte, e rassicurata
Sharon che capisco quello che dice ma non sono in grado di interagire nella
sua lingua, parto con la prima domanda...
Lucy: La tournèe di Babelesque in Italia è appena finita, e vorrei sapere quali sono state le tue impressioni, quali reazioni ti hanno raggiunta sul palco, cosa ne pensi, com’è andata per te?
Sharon Kihara: L’Italia è strepitosa! E la reazione
delle persone al nostro spettacolo lo è stata altrettanto.
E’ uno dei paesi in Europa in cui la gente manifesta il suo
entusiasmo in maniera più aperta. Le persone fanno capire
chiaramente come si sentono e cosa provano. In alcuni paesi invece
cercano magari di essere più educate e si trattengono… ma
ogni paese ha il proprio stile ed il proprio modo di mostrare l’apprezzamento
per una cosa, di interagire con le persone sul palco e di attivare
uno scambio di energia. In Italia noi abbiamo ricevuto moltissima
energia dal pubblico e siamo state entusiaste di questo!! L’Italia
ci ha apprezzato moltissimo. Nella maggior parte dei teatri abbiamo
avuto il tutto esaurito e spesso le persone sono ritornate la sera
successiva. In un certo senso ci siamo guadagnate un’ulteriore
fetta di “fans” … Ne abbiamo incontrati tanti
dopo lo spettacolo nei foyer dei teatri, e abbiamo legato con loro
e siamo anche andati dopo lo show a festeggiare insieme, rendendoci
conto di alcune realtà locali.
Insomma per noi è stata un’esperienza magnifica … per non
parlare del cibo che in Italia è semplicemente fantastico!!
(Dalla risata spontanea di tutte noi mi sa che siamo quattro
golosone patentate…)
Lucy:
E per quello che hai visto, facendo stages in varie città,
pensi che anche qui in Italia ci sia lo spazio e le capacità per
sviluppare un prodotto professionale come il vostro o… dobbiamo
aspettare che torniate voi?
Sharon Kihara: Credo che l’Italia sia veramente in grado di
produrre grandi danzatrici di talento.
Io stessa ho visto anche in questa sede persone che ballano veramente bene.
Ad esempio oggi durante un seminario ho notato una ragazzina di 14 anni veramente
strepitosa! Anzi, voglio seguirla in futuro per vedere l’evoluzione della
sua carriera perché ha talento da vendere.
Lucy: … ma noi non abbiamo Miles Copeland!!
(Mannaggia… penso
tra me e me… però potremmo mettere su qualcosa no? … Roby,
tu che conosci tante persone, sei stato nell’ambiente, hai
i contatti giusti, …ma non ti fischiano per niente le orecchie?!)
No no!! Anzi!! Sono sicura che Miles vi risponderebbe in maniera
diametralmente opposta alla mia per la maggior parte delle cose!!
(ma questo è un altro discorso :o)))!!!
Certamente Miles è più addentro all’aspetto del business,
dell’organizzazione di uno spettacolo e di ciò che si può ricavare
da essa.
Ecco, questo è ciò che penso. In Italia avete moltissimo potenziale,
ma la variabile su cui giocare è un “Miles”, qualcuno che
abbia la voglia e quel pizzico di pazzia per strutturare uno spettacolo di
questo tipo che richiede un impegno grandissimo.
Noi abbiamo avuto la fortuna di incontrare Miles che ha avuto voglia di rischiare,
di darsi da fare e ha fatto sì che tutto questo per noi potesse realizzarsi
e di questo gli siamo davvero grate. In Italia dovete trovare qualcuno con
altrettanto entusiasmo, determinazione e voglia di darsi da fare nell’organizzare
e dare forma e concretezza ad un progetto.
Comunque in Italia c’è talento da vendere. E vedo un grandissimo
entusiasmo ed interesse anche nei riguardi della “Tribal Bellydance”,
un fenomeno che sta prendendo sempre più piede anche qui e questo mi
fa un grandissimo piacere.
La maggior parte delle ragazze con cui parlo hanno studiato un paio di anni
per poi passare al “Tribal” … è una cosa nuova che
attira e questo è positivo.
Lucy: …forse non è solo questione di “nuovo” ma il successo può essere dovuto anche al fatto che la “Tribal” unisce una base classica orientale a qualcosa di più impegnativo e complesso a livello fisico, su una tecnica moderna che attira ragazze più giovani e preparate fisicamente?
Sharon Kihara: Sì certo! Nel “Tribal” questo è possibile ed avviene la maggior parte delle volte. E’ complesso tecnicamente e fisicamente. La maggior parte dei movimenti che metto nella “Tribal Fusion” che io eseguo sono una fusione appunto di diversi stili e discipline che ho appreso da diverse insegnanti. Il mio punto di riferimento principale, la mia insegnante più importante è stata Suhaila Salimpur. Ed è a questo punto che è evidente l’importanza della parte tecnica ma questo è un aspetto che non è necessariamente connesso con lo stile “Tribal”. E’ sicuramente un mio modo personale di interpretare questo stile … anzi, dirò di più, è una parte enorme del mio stile personale.
(Chiara conferma… ripensando a quanto è stata impegnativa la sua lezione con Sharon… e alla sua spalla dolorante…)
Questo modo di lavorare viene adottato da moltissima - ahahah!!
non so nemmeno più parlare inglese!!! - da moltissime insegnanti
di “Tribal” negli Stati Uniti. La maggior parte di queste
sono state influenzate dallo stile di Suhaila. Un’altra cosa
che mi piace di questo stile e su cui concordo pienamente con voi è che
le persone non si accostano a questa disciplina perché è un
richiamo alla tradizione, non si tratta di una forma di danza “tradizionale”.
Il termine “tribale” non è infatti un richiamo alle tribù beduine
o alle tribù berbere. Si intende piuttosto una comunità di donne
che si unisce per creare una sorta di tribù urbana moderna. Nelle comunità vi è supporto
fra donne, si condivide molto. Per alcune si tratta di una pratica fisica e
per altre più di una pratica spirituale. Alcune si uniscono quasi a
volere imparare un nuovo linguaggio, altre semplicemente perché si vogliono
divertire con le loro amiche, vogliono sfogarsi, rilassarsi, lasciarsi andare
e … lasciare andare la loro pancia!!! Si può dimenticare la vita
quotidiana per immergersi in una vita fantastica nel vero senso della parola!
E questo perché questa disciplina è una miniera di possibilità … una
forma d’arte, esercizio fisico, svago. Credo che le persone siano attratte
da questa danza perché è una danza per tutte, non appartiene
solo ad una regione, non è solo per gli egiziani o per gli americani
o per le donne di San Francisco … è una danza per tutti. E’ un
fenomeno che è diventato globale. Ed è bellissimo vedere come
questo stile stia influenzando le comunità di danza su tutto il pianeta!!
Ormai io ho insegnato in più di 32 paesi diversi negli ultimi 5 anni
e ovunque vado esiste una comunità di danzatrici tribali e sono persone
veramente veramente in gamba!! La cosa particolare è che non appena
arrivo, istantaneamente trovo un gruppo di nuove amiche, con cui condivido
tanto, con cui posso comunicare indipendentemente dalle barriere linguistiche.
E’ un’atmosfera magica e non ho mai provato una cosa così prima.
Ci si diverte, si condivide e si sta insieme! E’ davvero bello tutto
questo.
Lucy: Bene, grazie Sharon, questo era tutto quello che volevo chiederti oggi, basta così, grazie!
Sharon Kihara: Grazie a te!
In effetti ero preoccupata di rubarle troppo tempo, di averla rapita
subito dopo la lezione, senza che potesse che so, farsi una doccia
o rilassarsi un po’… ma lei sembra, ed è, perfettamente
a suo agio, non è stanca, anzi, parlando si anima, ride, annuisce,
partecipa con il corpo e lo sguardo ad ogni cosa che dice…
E nessuna di noi vuole alzarsi, stiamo bene lì, al fresco, col canto
degli uccellini che si è intensificato: è l’ora del tramonto,
per loro è il momento di trovare il posto dove passare la notte ed hanno
scelto in massa gli alberi intorno alla “nostra” oasi.
Spengo il registratore e continuiamo a chiacchierare tra noi, tranquillamente.
Le ragazze uscendo dalle lezioni passano nel lungo corridoio che fiancheggia
il giardino e ci lanciano qualche occhiata perplessa “...quella è Sharon…?
Ah si…! E le altre? Boh…” ma nessuno ci disturba e noi
ce la godiamo e parliamo ancora di danza… Chiara, Nurya, Sharon, ed
io…
Siccome gli argomenti poi sono quelli di tante conversazioni tra amiche ballerine (Lucy: “Nurya, tu che fai?” Chiara: “…io non conoscevo la Tribal…”) finiamo per affrontare quello della gelosia e dell’eccesso di competitività tra colleghe, che dal quadro idilliaco della descritto da Sharon sembra quasi essere esclusa…
… insomma c'è spesso troppa cattiveria nell’ambiente… E
ci domandiamo perché? Che bisogno c’è?…
Riaccendo il registratore perché il pensiero di Sharon mi
interessa e voglio fermarlo per farvelo conoscere.
Sharon Kihara: A mio avviso si tratta unicamente di insicurezza.
Quando le persone non si sentono sufficientemente forti, sicure di
se stesse come artiste, come persone, per come si sentono dentro,
per il loro aspetto, per il loro corpo. Forse le donne dovrebbero “spiarsi” si
ma per cercare di imparare qualcosa, non per criticare o giudicare.
Penso e spero che forse le cose inizino ad essere così. Forse adesso
ci si guarda l’una con l’altra per arrivare a questo. Credo poi
che la danza sia una forma d’arte che stimola il proprio ego ad emergere,
forse perché si sa che si viene giudicati o si teme di esserlo. E in
un certo senso è vero … si guarda a come sei, le persone guardano
il tuo corpo, l’essenza di te stesso che appare, la parte che non si
può nascondere o modificare in quel momento.
E quando inizi ad essere vulnerabile è pericoloso. E quando danzi, ti
muovi, ti esponi emotivamente … certamente diventi vulnerabile. E quando
sei vulnerabile hai paura, forse anche troppa paura e temi che gli altri ti
attacchino all’improvviso.
Quindi ti chiudi, stai sulla difensiva e magari per reazione, ancora prima
che accada qualcosa, attacchi tu stesso e a questo punto salta fuori l’invidia.
Credo però che questo sia un atteggiamento molto facile da cambiare,
con un po’ di impegno. E’ sufficiente essere onesti con se stessi,
riconoscere questo tipo di comportamento in noi, interrogarsi, chiedersi se
anche noi ci stiamo comportando in questo modo. Non prendiamocela con noi stesse.
E’ umano. Sediamoci e riflettiamo. Ragioniamoci su. Spesso anch’io
mi accorgo di pensieri negativi che attraversano la mia mente… quando
mi capita mi fermo un attimo e penso: no, questa non è una mia idea,
non fa parte di me. Le idee si possono cambiare davvero in fretta, basta volerlo.
Rilassiamoci e pensiamo: sono calma, devo essere calma, sono vulnerabile e
lo accetto; questa è la mia forma d’arte, la mia forma di espressione
e se agli altri non piace … chissenefrega!! :o))
Spesso quando si incontrano
ostacoli nelle forme d’arte vuol
dire che si sta creando qualcosa di buono, di nuovo. Si sta lavorando
su un’idea innovativa e il cambiamento, si sa, fa paura, destabilizza.
Le persone hanno paura dei cambiamenti. Le cose nuove possono spaventare
e le persone brave possono altrettanto spaventare. Basta essere consapevoli
di questo. In fondo penso che sia un atteggiamento difficile, ma
al tempo stesso facile da superare. Non cadiamo in questa trappola
delle “donne invidiose”. Diffondiamo questo messaggio.
Le trombe squillano nella mia testa e balzo metaforicamente sugli
attenti
Lucy: …io sono qui per questo!!!
E Sharon prosegue: Guardiamoci intorno. Analizziamo se noi in primo
luogo ci comportiamo così e se vediamo qualcuno attorno a
noi che ha questo atteggiamento non attacchiamolo subito, non rivolgiamoci
a lui dicendo: “hei tu, ma quanto sei invidioso!!”.
Cerchiamo piuttosto di mandargli amore.
Tutti abbiamo paura a volte e tutti siamo gelosi di ciò che facciamo
e possediamo. Cerchiamo invece di essere comprensivi e aperti! Penso che tutto
sommato sia facile cercare di individuare la parte migliore delle persone,
in particolare delle persone che manifestano un disagio. Facciamo notare loro
quello che hanno di positivo e pian piano vedremo che diventerà la parte
predominante del loro carattere.
Ma questo si applica poi alla vita in generale non solo alla danza. E’ la
vita. … ed è così facile … semplice e difficile
allo stesso tempo a dire il vero!! E’ molto più facile e appagante
divertirsi nelle cose che si fanno, essere allegri piuttosto che essere negativi.
Si sta molto meglio. E questo accade anche solo quando si parla con le persone!
Ad esempio, io e Nurya, quando parliamo, il più delle volte ci accorgiamo
che i nostri discorsi vertono principalmente sulle belle persone che abbiamo
avuto la fortuna di incontrare e che vogliamo fare conoscere l’una all’altra!!
Nurya verrà a San Francisco a trovarmi e quello che mi viene in mente
quando ci penso è: “Che bello, voglio farti conoscere Vanessa
che è simpaticissima e ti insegnerà un sacco di cose! E poi devi
studiare con Tizio perché muove le braccia in maniera unica!” e
così via. Non penso a quanto è cretino uno e stupido l’altro …
Nella mia comunità di danzatrici, nella mia comunità tribale
i pensieri che circolano, che affiorano nella mia mente a questo proposito
sono di stupore per quanto sono meravigliose le persone, per l’ispirazione
che spesso mi danno. E se mi soffermo su questi pensieri vengo quasi sopraffatta
dalla potenza di questa energia. Le mie amiche sono così generose, disponibili
a dare ciò che hanno sia nel campo della danza sia nel campo umano.
Sono veramente tanto ricche interiormente. Spesso il pettegolezzo maggiore
che Nurya mi racconta è quanto siano stupende le sue allieve!!! Sono
conversazioni molto positive e naturali. E nella nostra comunità tribale è ciò che
di fatto avviene, è il modo in cui cerchiamo di essere in generale,
nella vita di tutti i giorni. E quello che mi rende felice e mi stupisce è che
siamo una comunità di persone molto in gamba, positive, aperte, solari.
Senza considerare il fatto che Nurya, tribale o non tribale, è una persona
estremamente positiva. E quindi tutto risulta più facile e bello. Io
sono molto felice che lei incontri i miei amici e che ci possa essere fra di
noi questo scambio. Mi piace così tanto quando tutti si sentono a proprio
agio e manifestano la loro positività. Ci si diverte un sacco!
(Parentesi di Lucy: …penso davvero che tu sia fortunata!! … ne vedo troppe di situazioni che mi portano a pensare che è più un’eccezione che una regola… ahinoi)
Si sono molto fortunata!! Ma si sceglie di essere fortunati.
Tutti hanno una possibilità!! Si tratta di scegliere … anche
se, anche in questo caso, è facile e difficile allo stesso tempo!!
E andiamo avanti così, parlando tra noi, tra filosofia e considerazioni sulla danza, ci facciamo raccontare l’odissea di una tournèe tra l’Italia e il resto del mondo, dove ogni data prevedeva uno spostamento in pullman, in treno, in aereo, spesso senza dormire,parliamo di vacanze, di cosa ci piace fare quando non facciamo niente, e infineSharon e Nurya si accordano per lo spettacolo della sera…
Sharon Kihara: Siiii!! Che bello!!! Ce l’hai un costume? Non fa nulla tanto Paolo sicuramente ci può prestare qualcosa se glielo chiediamo e poi mi hanno regalato questo reggiseno. Guarda se ti può andare! I trucchi li hai vero? Si, si!! Che meraviglia! Paolo ti presta certamente gioielli e accessori quindi siamo a cavallo!! Stiamo parlando dell'esibizione che faremo con Olivia Mancino, la conoscete?
(ma certooo... ci mancherebbe! Confermiamo in coro io e Chiara)
Ci siamo frequentate per
qualche anno. E’ venuta
a Los Angeles quando insegnavo là ed ha imparato la danza
che ho fatto al seminario di oggi. Ecco perché la sapeva così bene!!
L’aveva
già fatta!!
Poi è tornata in Italia, l’ha insegnata alla sua compagnia,
Al-Kimiya, e questa sera la faremo insieme a loro e, naturalmente,
insieme a Nurya.
Nurya invece l’ha imparata a Barcellona. E’ velocissima
nell’imparare le coreografie!! La più veloce e io so
che mi posso fidare di lei perché si ricorda tutto!! A volte
quando siamo prese dal panico perché non ci ricordiamo qualcosa
guardiamo tutte lei e la vediamo tranquilla che balla!!
E poi è una
mamma, quindi sa come tenerci unite … come gestirci!! E qui
si occupa di me! Mi accudisce, mi sgrida se lascio in giro qualcosa!!
Ma sa anche cosa mi piace e si prende cura di me!!
Insomma roba da donne :-)
E siccome il mio parere su Sharon già lo
conoscete concludo questa pagina con le parole di Chiara…
Chiara: Che dire ... non sono mai stata una grande amante del
tribal fusion … ma questo fino a poco tempo fa!! Dopo avere
visto lo spettacolo Babelesque ed avere ammirato le sue movenze
sinuose e quasi da contorsionista ero ansiosa di seguire i seminari
di Sharon Kihara, seppur consapevole che mi sarei distrutta gambe
e braccia ...
Certamente però non mi aspettavo anche di incontrarla di persona e,
anzi, addirittura di chiacchierare allegramente con lei di tutto (dalle difficoltà che
si incontrano nella vita, alle sigarette di Lucy, all’amore!!) ed intervistarla!!
Si è rivelata una persona simpaticissima e alla mano sia durante i momenti
di lavoro che durante quelli di svago. A lezione ha seguito ogni singola persona
cercando di sfruttare ogni minuto che aveva a disposizione per spiegare al
meglio (nonostante la pessima acustica della sala) la sua tecnica (a mio modesto
parere) perfetta[... gente, si esercita dalle 6 alle 8 ore quasi tutti i
giorni!!! Sfido che muove ogni singolo addominale indipendentemente
dall’altro :o))].
Ha corretto, stimolato, motivato, incentivato ognuna di noi a dare
il massimo, senza fare paragoni con le altre ma piuttosto essendo
fiere della nostra unicità e,
perché no, anche dei nostri limiti.
Sostanzialmente ha cercato di trasmetterci
ciò che per lei è questa forma di danza: un grande divertimento
unito ad un altrettanto grande impegno fisico.
Vorrei sottolineare ancora una cosa di questa esponente
delle Bellydance SuperStars.
L’intervista parla da sé, ma l’elemento che non può trasparire
dalle pagine di Lucy, per quanto ben costruite :o), è il guizzo di soddisfazione,
serenità, entusiasmo ed allegria che emana dagli occhi di Sharon. Si
ritiene una persona estremamente fortunata, è convinta di esserlo… e
il bellissimo sorriso, aperto e comunicativo, che sfoggia senza parsimonia
ne è la dimostrazione!!
Collegamenti
Vedi la scheda di Sharon Kihara
Intervista a Sharon Kihara e Miles Copeland
Intervista a Zaza Hassan
Intervista a Saida
Full immersion a Riccione - 1^ parte
Full immersion a Riccione - 2^ parte
Full immersion a Riccione - 3^ parte
4° Congresso Internazionale Danze Orientali
Foto Luca di Bartolo info@lucadibartolo.it