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Intervista a Saida
BellyDancer SuperStars e altro ancora

a cura di Lucy e Chiara De Angelis

Dall'Argentina con passione

2 Giugno 2008 - Riccione

Prendere un appuntamento con Saida per poterla intervistare è semplicissimo: fissiamo subito, tramite Silvana (ndr Silvana Ballestreri in arte Zahyra Said), che ci fa da mediatrice, per l’ultimo pomeriggio dell’ultimo giorno, giusto prima che inizi la competizione, e rimuovo il pensiero.
Chi ben comincia è già a metà dell’opera”, mi dico, sostenitrice da sempre che un’accurata programmazione metta al riparo dai grossi imprevisti della vita, e poi so che ci penserà Silvana, che ci ha assicurato anche la sua presenza per tradurre dallo spagnolo (si è una lingua che comprendo abbastanza bene, come al solito anche se non la parlo, comunque è meglio stare sul sicuro) …ma ovviamente poi le cose non vanno mai così lisce…

Silvana infatti scopre all’ultimo momento che dovrà essere a disposizione dei giudici per assistere le sue ragazze ben prima di quello che credeva, e ci abbandona.
La incontriamo per caso nel corridoio, poco prima dell’appuntamento, che sta andando di gran carriera proprio dalla parte opposta a quella dove avevamo fissato…, ma come? E Saida?!
“Lucy scusa ma io non posso… tanto lei parla come me! Tu mi hai sempre capito bene, no?…” e si dilegua.

Già è vero, ma improvvisamente io non sono più tanto tranquilla, e mi rendo conto quindi che nessuno potrà neanche accompagnare Saida al nostro ufficio…
Che ne sa lei che abbiamo eletto a sede distaccata di Lucyinthesky il gazebo del giardino interno dell’Hotel? Aiutoooo! Ci sono 700 persone qui, più edifici collegati tra loro, una decine di sale su due livelli, …l’adrenalina mi va in circolo alla velocità della luce e io vado nel pallone: …mannaggia e ora come la troviamo? “…Chiara secondo te lo sa almeno dove siamo? …dove avrà fissato Silvana?”

“Facciamo così: io cerco Saida” dice Chiara, “e tu vai in giardino… e...” non finisce nemmeno la frase, ingrana la quinta e parte…
”E io che faccio? Mi telefoni se non la trovi? La cerco alla reception?…“ le dico mentre già si allontana, ”No, - fa Chiara girandosi appena - tu stai lì e … spolveri le sedie - ridacchia la mia olimpica amica - e ci aspetti, tranquilla, mi raccomandooo!”
”Si mamma!” Le rispondo di getto, e neanche ho il tempo per sentirmi stupida, che lei è già oltre l’angolo, mentre io raccatto il mio orsacchiotto virtuale (la borsetta con il registratore e le sigarette) e stringendolo al petto mi dirigo risoluta e dimessa alla postazione assegnatami.

L’intervista inizierà magicamente con soli dieci minuti di ritardo: “tutto è bene quel che finisce bene”, no?! I detti popolari hanno questa misteriosa e consolante proprietà che la smentita di uno diviene senza soluzione di continuità la conferma di un altro :-)

Descrivere fisicamente la nostra ospite, che si presenta, scortata da Chiara, in abiti borghesi (niente di tecnico o scenografico, jeans e t-shirt a maniche lunghe) può farla apparire banale, e lei è tutt’altro. Ma è la prima volta che in questi giorni la avvicino così tanto da notare i particolari: si è piccolina e ben proporzionata, come l’avevo vista sul palco, ma con la lunga chioma scura che incornicia e in parte nasconde il bel viso sorridente, e quasi senza trucco, i lineamenti regolari e gli occhi vivissimi, ha un che di familiare ed un approccio sereno che mi ripaga della turbolenta attesa di questo incontro.
I preamboli sono quasi inutili, è già stata resa edotta da Chiara su tutto, durante le operazioni di recupero e salvataggio (chi sono io, il sito LucyintheSky, l’intervista sarà registrata, potrà parlare spagnolo, le farò le domande in italiano e se necessario Chiara tradurrà in inglese), quindi prendo fiato, e, cominciamo!

Lucy: Ciao Saida, sappiamo tutti che questa non è la tua prima esperienza in Italia, vero? Sei già venuta qui altre volte. Cosa pensi, che cosa hai visto della danza orientale in Italia?

Saida: E’ vero, sono venuta per la prima volta in Italia l’anno passato, per esattezza a maggio, invitata da Margarita, mia compatriota, ed ero stata precedentemente in altri Paesi europei, ma mai in Italia. Avevo molte aspettative ed ero estremamente emozionata perché ero stata invitata da una amica argentina che si è radicata qui da voi, volevo che facesse bella figura, ma anche se mi aveva inviato alcuni video avevo solo poche notizie sulla danza nel vostro Paese.
Ma avevo molta voglia di venire qui per conoscere la gente che sapevo che già mi conosceva e quello che ritengo più gratificante è stato proprio l’atteggiamento amichevole con cui sono stata accolta. Atteggiamento molto simile al nostro, aperto, disponibile, persino affettuoso. In Argentina in effetti le tre comunità più importanti sono quella spagnola, quella italiana e quella araba. Si assomigliano molto i nostri due popoli: per il calore, per le affinità culturali, per questo mi sono sentita subito a mio agio qui, come a casa praticamente. Quello che mi piace molto e che voglio sottolineare è il grande desiderio di apprendere che ho trovato nelle persone, la voglia di applicarsi, di partecipare a lezioni su lezioni.

Lucy: Tu hai fatto lavorare molto duramente le ragazze lo sai… (i suoi occhi scuri diventano per un attimo più scuri e aggiungo subito) E’ un complimento…

Saida: (tornando a sorridere) Ho cercato di adattarmi al livello generale, per quanto possibile, perché c’erano persone con diversi livelli di apprendimento, persone che studiano da più anni e principianti, ma la cosa importante è che ho cercato di fare divertire tutte, anche se è difficile apprendere in così poco tempo, almeno ho cercato che la lezione si svolgesse in maniera gradevole. In questo congresso le allieve partecipano a molte ore successive di lezione e forse non hanno bisogno di essere pressate, di sentirsi affrontate con severità dall’insegnante, ma invece di lavorare divertendosi. Io dico sempre: in un seminario o in un workshop non si impara a ballare, uno non può pretendere che in un giorno, o due, o tre si riesca ad eseguire tutto quello che ci viene insegnato perfettamente…

Lucy: Magari fosse un giorno o due…qui si tratta di lezioni di un’ora, un’ora e mezzo…

Saida: Hai ragione, e vedo che ci sono persone che si rattristano perché non riescono a fare quello che la Maestra sta insegnando, si sentono frustrate. Ma la cosa importante è sapere che in queste occasioni si tratta di “assaggiare” qualcosa di nuovo, quello che ti piace lo mangi, quello che non ti piace lo scarti. Così puoi sempre mettere a frutto queste esperienze: se non riesci subito ad eseguire qualcosa, non importa. L’importante è divertirsi, non bloccarsi, allo stesso modo si insegna alle allieve quando si troveranno davanti ad un pubblico a non paralizzarsi. Non importa che tu esegua perfettamente il movimento, ma che tu abbia il controllo del tuo atteggiamento, in scena come davanti alla vita. Un atteggiamento sereno e rilassato è indispensabile, per questo cerco di tenere lezioni dinamiche e divertenti per le allieve ma anche che per me stessa.

Lucy: Abbiamo notato che ti sei divertita, ho visto le tue lezioni, ho visto che avevi carica, voglia di fare, e questo è arrivato alle ragazze, quindi il tuo obbiettivo è stato raggiunto!

Saida: Si è vero: per esempio la prima lezione della mattina, quella dei principianti, aveva un’energia incredibile, contagiosa, le ragazze erano allegre, questo è favoloso perché tutto così è più veloce, a nessuno piace quando l’allieva si blocca e sta lì solo a guardare, e si sente come oppressa da un eccessivo impegno. Per questo è stata un’esperienza unica, sia l’anno scorso sia questo. Sono molto contenta perché sento che le persone, essendo la seconda volta, mi conoscono di più e mi apprezzano…

Lucy: …E’ vero…Parlano di te…ho sentito molte dire “devi vedere Saida…è da non perdere…”..

Saida: Grazie a Dio…

Lucy: …lei ha una bella energia, presenza e carisma, è simpatica…

Saida: Grazie, davvero

Lucy: Figurati non faccio complimenti a caso: è quello che dicono di te.
Ma adesso voglio conoscerti un po’ di più anch’io,e se me lo consenti farti conoscere meglio a chi leggerà questa intervista, quindi per favore, puoi raccontarci un po’ dellatua storia?

Saida: Benissimo … dunque … sono figlia di arabi. Mia madre e mio padre nacquero in Siria. Vennero in Argentina da piccoli, sono cugini di primo grado quindi sono araba da entrambe le parti. Ho iniziato da piccola con il balletto classico, nulla a che vedere con la danza orientale ma in casa mia qualcosa di arabo era sempre presente … il cibo, la musica, gli abiti. A 17 anni poi vidi danzare una ballerina molto brava, argentina e ne rimasi colpita. Ciò che realmente mi affascinò fu il fatto di vedere come la gente rimaneva incantata da lei. Sembrava venuta da un’altra dimensione, da un mondo magico. Quando lo show terminò, tutti non facevano altro che parlare di questa danzatrice e io pensai: ecco cosa voglio fare, voglio incantare la gente come ha fatto lei. Cosa mi serve?
A me era sempre piaciuta la danza orientale e da allora ho avuto la fortuna di lavorare per dieci anni con il mio grande maestro, Amir Thaleb.

Lucy: E’ molto conosciuto…ho avuto anch’io il piacere di fare lezione con lui qui in Italia, fu invitato da Silvana a Prato… avevo la bronchite, ricordo, ma non potei mancare!

Saida: Si è lui che mi ha formato, sono diventata la prima ballerina della sua compagnia e lo sono rimasta per dieci lunghi anni, fino a quando non mi sono staccata per formare la mia scuola.
Da lì è iniziata la mia carriera internazionale. E ho iniziato a girare, anche con i musicisti. In genere mi sposto con i miei musicisti e ho avuto la grande fortuna che un noto musicista Mario Kirlis, che è anche un grande compositore, abbia composto per me dei pezzi, per i miei spettacoli in Argentina. In genere mi segue nelle mie tournée. Siamo stati insieme in Corea, a Taiwan, in Giappone, in un sacco di paesi, in Russia molte volte…

Lucy: Ma sei tanto giovane… tutte queste cose quando le hai fatte?

Saida: Ma noooo!! Ho 35 anni mia cara, 35!! E’ che la carriera la si vive sempre molto intensamente … io ricordo ancora la prima tournée in Sud America, è stato come un sogno … è come se il primo viaggio non si interrompesse mai. Sono anche stata convocata da Miles Copeland, quello delle Bellydance Super Stars. Ho ricevuto una mail da lui che mi diceva: Avremmo piacere che tu facessi parte delle BDSS. E io ho pensato: Bene, cosa devo fare? E lui mi ha risposto: Devi venire qui per un mese. Una cosa incredibile e sfinente. Ma ci sono andata.

Lucy: Quindi hai fatto anche questa esperienza!

Saida: Si, sono andata negli Stati Uniti nel 2004 … una città diversa ogni sera. Ho finito la tournèe ed ho pensato: mai più nella mia vita!! Lavoravo con Sharon, con Amar Gamal, con Rachel Brice, con Jillina … grandi amiche, si è vero, ma è un tipo di vita troppo faticosa … non si dorme, non si mangia. Così decisi di staccarmi dalla compagnia e di intraprendere una carriera da solista, con i miei musicisti. Così ho fatto, e ora giro tutto il mondo, ho una mia scuola in Argentina con 700 allieve.

Lucy: Praticamente hai un Congresso di Riccione in casa tutto l’anno!!

Saida: Si, grazie a Dio si!! Ho anche una mia compagnia composta da 20 ballerine … lavoro moltissimo in Argentina. Sono felice. E poi da qui vado in Spagna e poi in Corea, in Russia …

Lucy: Bello!!

Saida: Si si, sono molto felice. E poi in Argentina organizzo anch’io questo tipo di festival. Ad esempio ho fatto venire Tito dall’Egitto.

Lucy: Saida, ti volevo chiedere se esiste in Argentina un sito come LucyintheSky?

Saida: Effettivamente in Argentina, non so se lo sapete, c’è un grandissimo movimento a livello di danza orientale.

Lucy: Si, si lo so, infatti.

Saida: Ci sono scuole ovunque. In ogni quartiere. Se io ho 700 allieve Amir ne ha altre 700 e un altro ne ha altre 700. I seminari sono a livelli molto alti perché tutti insegnano e tutti approfondiscono. Però non abbiamo un mezzo di comunicazione che ci rappresenti tutti, che ci consenta di farci conoscere nell’insieme. Io consulto Lucyinthesky per capire cosa succede in Italia. Conosciamo nomi come Jillina, Yousry Sharif, però penso che sarebbe necessario e fantastico mettersi in contatto, raffrontarsi. Vorrei davvero che vedeste il livello delle ballerine argentine perché, come si dice da noi, c’è veramente molta “movida”! Sarebbe bello poter collaborare con voi!

Lucy: E poi sarebbe un bel modo per mettere in contatto vari artisti, per fare scambi … magari tu vieni a Riccione e un’altra ballerina viene in Argentina!!

Saida: Infatti, pensa al fatto che in Argentina la comunità araba è la terza in ordine di importanza. Ci sono moltissime orchestre composte da musicisti arabi, bravi, di livello. Vengo dalla Siria, dall’Egitto e ora si trovano in Argentina. Ci sono ristoranti arabi… insomma la cultura araba è davvero molto presente e il brutto è che la gente non lo sa.

Suona il suo telefono e la melodia non potrebbe non essere arabeggiante, Chiara e io ridiamo di questa interruzione “a tema” che conferma il personaggio, mentre Saida risponde rapidamente e liquida con cortesia l’interlocutore.

Saida: Credo che la cosa fondamentale è che alla base di tutto ci sia la stima, il rispetto per il lavoro che facciamo. Il mio lavoro lo faccio con soddisfazione e credo di farlo veramente bene, con passione e professionalità. Certo io sono sud americana ma ho studiato con un bravissimo maestro e poi ho proseguito perfezionandomi con quello che per me è il “nome” per eccellenza: Yousry Sharif. Non ci sono parole per esprimere il suo talento, la sua creatività e come te li trasmette. Allo stesso modo Jillina. E’ una grandissima ballerina.
Insomma da tutti ho cercato di apprendere, di imparare qualcosa per inserirlo poi in un mio stile personale che è raro, che è unico, che neppure io saprei definire. Ho iniziato con il balletto classico, che ancora in parte permane, e poi il mio percorso si è trasformato, non saprei dire nemmeno io come … e non so, ripeto, come definirlo, non posso dargli un nome.

Lucy: Ah! Quindi non c’è, per dire, uno stile “Saida bellyfusion” o qualcosa di simile.

Saida: Ma no!! Ma no!! Non so nemmeno io cosa sia! Come posso definirlo!! In Argentina è molto presente lo stile “Saida” perché è quello che utilizziamo per insegnare, a molte persone, davvero tante, e posso dire che è molto gratificante.

Lucy: Ma ho sentito dire che hai esportato il tuo stile anche in Russia …

Saida: Si si, anche in Russia, ci sono mie allieve. Ma Nur ad esempio … tutti mi dicono che balla il mio stile. Ma in realtà non balla come me. Viene anche lei dal balletto, è piccolina (dai Saida è simpatica non c’è che dire), quindi mi assomiglia (ci guarda sfidandoci a smentirla… ma non mi viene sul momento una figura da associare al nome, quindi annuisco vagamente) e unisce la bellydance alla classica così il gioco è fatto. Viene da fare il paragone con me ma lo stile è il suo.

Lucy: Certo, Saida, è evidente, ognuno poi interpreta l’arte secondo il proprio stile e la propria energia.

Saida: Si, lei ha una sua postura precisa, estremamente riconoscibile.
Sai una cosa strana è che con l’età,a mano a mano che sto invecchiando, (vabbè la lascio dire!), mi rendo conto che anch’io sto cambiando il mio stile, utilizzo dei movimenti più contenuti, più tranquilli. Prima facevo movimenti molto più vistosi, molto più esagerati. Ora cerco di sfruttare i miei movimenti, il mio corpo ed il ritmo in un’altra maniera; faccio meno movimenti atletici ma cerco di sentire proprio dentro di me la musica, di interpretarla.

Lucy: Si cambia, per fortuna, e questo è positivo e rende tutto più interessante

Saida: Si si, si cambia e va bene lo stesso.

Lucy: (rivolgendomi a Chiara) Tu che hai fatto lezione con lei, davvero, - io ho solo guardato faccio a Saida - è lei che ha sudato! Che puoi dirci?

Saida: Ah! Molto bene. E tu hai guardato oggi? Quale hai visto? La prima lezione?

Lucy: Ho visto quella che ha fatto Chiara e ti ho vista lavorare ieri.

Saida: Bene, cosa te ne è parso Chiara? C’era buona energia vero?

Chiara: Si! Una bellissima energia e, a mio avviso, un gran buon metodo. Dividere in tranches le sequenze, contandole. Prima un pezzo, si impara e si prova. Poi due pezzi, si imparano e si provano e così via. E poi c’era un grandissimo entusiasmo nelle due lezioni, un bello scambio.

Saida: Infatti si conta. Questo vale soprattutto, in linea generale, per le principianti che ancora non hanno molti elementi e che quindi hanno bisogno di questo per imparare la sequenza, in vari pezzi. Per un avanzato o un intermedio non serve, si bada di più all’aspetto coreografico, alla rifinitura dei movimenti … però si, è un buon metodo, un metodo che è servito a me quando imparavo.

Chiara: Comunque Saida … io non sono una principiante… e devo dirti che il lavoro che è stato fatto oggi era di livello alto, non era un livello principiante come diceva il programma.

Saida: E’ vero. Il fatto è che ho visto che in classe c’era un po’ di tutto quindi non ho voluto tenerlo proprio a livello base perché ho visto che c’era gente che già si muoveva bene.

Chiara: Ma è stato bello, bello, bello! Una bellissima energia!.

Saida: Grazie Chiara!!

Lucy: Hai visto Saida?Il tuo metodo funziona!!

Saida: Si funziona ma io sono morta!!

Lucy: Ci credo!! Ma questo non lo diciamo!! Lo taglio!

Saida: Ma dai! E’ naturale! Certo che puoi dirlo!

Lucy: Eh no!! Il mito dice che non ti fermi mai! E deve rimanere tale!!

Saida: Dai! La verità è che io vivo stanca morta!! A volte dormo ad occhi aperti, mangio molto, fumo molto … praticamente ho uno stile di vita opposto a quello che è sano e naturale!

Lucy: L’artista … purista … no!! Ci crolla tutto così!

Saida: E’ vero però. Non mi guardo, non mi curo, non mi do crema… sono un disastro!!

Lucy: Non lo dire nemmeno per scherzo: per me è un sollievo sapere che sei umana!!

Saida: E poi fumo troppo!! Non dovrei fumare perché lo sento. Un anno ho smesso di fumare per sei mesi e ho notato una differenza enorme: spettacolare! Ballavo, lavoravo e mi sentivo libera, sentivo che potevo continuare ancora. Poi ho ricominciato e ora fumo più di prima! E così non va bene … comunque un vizio ce l’hanno tutti … o no?!

Ci interrompe di nuovo lo squillo melodioso, sottraendomi bruscamente ma con sollievo dall’obbligo del mea-culpa che da viziosa fumatrice impenitente avevo in mente di fare.
Faccio ilgesto di buttare la sigaretta e
Saida ride mentre fa il gesto di buttare il telefono.

Lucy: Dai rispondi!

Saida: No no, sono messaggi…

Lucy: Allora andiamo avanti ok? … in Argentina il tribal esiste? Si, no? Forse?

Saida: No, non molto …
Tutti sperano che arrivi Rachel Brice ma Rachel Brice non fa testo. E’ molto diverso vedere una superstar che balla uno stile così particolare. Noi abbiamo chiesto una volta l’autorizzazione a Rachel di riproporre, in un mio spettacolo, una sua coreografia, con le mie ballerine. Ovviamente abbiamo cercato di dare il meglio. Abbiamo fatto, nell’ambito dello spettacolo, un quadro di tribale con la mia compagnia. Poi però basta, io non l’ho mai insegnata. Nel 2005 la gente non sapeva nemmeno cosa fosse il tribale, si chiedeva: cos’è questo? Si iniziava appena a cercare di capire. Ora sembra che sia scoppiata la moda: tutti devono vederlo e tutti devono farlo! E’ iniziato da poco.

Lucy: In effetti è un movimento che sta esplodendo adesso…

Saida: Si, esatto. Nella mia scuola ho un’insegnante che insegna appunto il tribale ma non ha molta gente. Tutti chiedono porta Rachel, porta Sharon … In realtà è una piccola percentuale di persone che si interessano, per ora, a questo stile. La maggioranza ancora chiede la bellydance, che è quella che veramente piace in Argentina. Però sai com’è, ci sono le mode, poi magari passano.
Credo che si arrivi a un punto in cui tutto viene superato. Quando arriva qualcosa di nuovo il resto passa in secondo piano, poi tornano le basi. Credo che sia ciò che sta accadendo con il tribale. Ora è il momento del tribale … quando era il momento del gypsy: evviva il gypsy!

Lucy: Si esatto, come il momento del flamenco arabo...

Saida: Si infatti … poi però passano e si ritorna all’origine.

Lucy: Si, poi c’è chi continua solo con quello, altri tornano, altri cominciano adesso e ripartono da capo.

Saida:… appunto. Il problema è che noi subiamo una grande pressione; ad esempio, in Argentina, ci sono spettacoli e workshop durante tutta la settimana e la gente spera sempre di vedere qualcosa di nuovo. Ma non ci può essere sempre qualcosa di nuovo! Non è possibile.
Il mio show è uguale all’anno scorso magari e cosa posso insegnare di nuovo se la maggior parte delle argentine frequentano la mia scuola e guardano i miei video??
E per me, ad esempio, è una pressione grandissima perché devo sempre pensare a qualcosa di nuovo perché se magari ripeto un brano che ho fatto l’anno precedente ecco che subito dicono: ahah! L’ha già fatta! L’abbiamo già vista! Questo non succede quando si viaggia, si va in tournèe all’estero. Ma in Argentina c’è una grandissima pressione. Il lato positivo è che la gente ti segue, ti ammira, però ti conoscono quindi conoscono il tuo lavoro. E’ impegnativo da questo punto di vista. Infatti io sono contenta di poter viaggiare. Ho appena ricevuto un premio da parte dell’Unesco che mi ha nominato miglior ballerina di danza del ventre dell’Argentina. Questo mi ha resa molto felice, ha reso felici le mie allieve … ciò nonostante la gente vuole sempre qualcosa di nuovo.

Lucy: E non ce lo dicevi? Sarai molto orgogliosa e a ragione.
Ma ora che cosa farai di nuovo? Quadruplo Velo, con le ali e magari anche un ventaglio, tenuto con i piedi… tutto insieme?

Saida: Si certo! Come no?! Velo e sottovelo!! E’ chiaro che io devo rispettare il mio stile. E, ad esempio, il mio stile poco c’entra con il tribale.

Lucy: Chiaro … non ti tenta neanche il Bollywood?

Saida: Il Bollywood … un’altra moda! Un pochino, ma non va molto. E’ difficile.
La gente prova, poi risulta difficile e allora “Ciao”!! Via con lo shimmi!! Torniamo a quello che riusciamo a fare! La verità è che credo che, fra le varie discipline, la bellydance sia una danza che, tutto sommato, risulta facile. E’ chiaro che dipende dal livello a cui arrivi ma di base, il livello base, intendo, è facile.

Lucy: Infatti, tutti sono in grado di avvicinarsi a questo tipo di danza: è la sua forza e la sua bellezza. E’ una danza semplice, di base, molto naturale.

Saida: Esatto, ecco perché viene scelta da tante donne, di età diverse, con motivazioni diverse. C’è chi la sceglie come terapia, chi come hobby. E poi bisogna considerare anche che ognuna può scegliere il suo livello di impegno senza sentirsi pressata. Ci sono scuole che richiedono un impegno minore ma ad esempio in Argentina la mia scuola o quella di Amir sono tipo università.

Lucy: Sono scuole vere dove bisogna impegnarsi e studiare?

Saida: Si. Tutti gli anni bisogna dare un esame; ci sono varie materie: ritmologia, teoria, storia della danza e perfezionamenti di vario genere fino a diventare insegnanti.

Lucy: Un percorso completo quindi...

Saida: Si è un vero impegno. Ci si diploma dopo un periodo di assistenza a fianco del maestro … insomma non esiste di riuscire a diventare insegnanti facendolo come un hobby.

Lucy: …è una professione, non è un dopolavoro...

Saida: Si è davvero impegnativo, c’è un grandissimo lavoro.
Comunque tutte possono ballare, ci sono gli eventi. Ma la cosa spettacolare e favolosa è ciò che sta succedendo a livello mondiale per quanto riguarda la bellydance. Ti faccio un esempio. Il teatro Colòn, il nostro teatro “classico” ha al suo interno dei negozi. Da sempre si vendevano le scarpette da punta, i tutù; bene, da due anni a questa parte nel negozio si trovano anche i vestiti da danza orientale. Un altro esempio fondamentale è il discorso del premio dell’Unesco. L’Unesco ha premiato Julio Boca, come il più grande ballerino di tango e ora, equiparata a questa disciplina c’è anche la danza orientale, c’è anche per l’Unesco. E’ bellissimo. Evidentemente sta cambiando la visione mondiale di questa danza.

Lucy: Certamente ma io credo anche che probabilmente quello che voi fate in Argentina è di un livello diverso; come hai detto tu prima in Argentina c’è un livello alto. E allora in questo caso ha senso premiare un qualcosa di rappresentativo, che può essere proposto in un teatro. Credo che in Italia il livello non sia in generale così elevato.

Saida: E’ un peccato. Da noi la danza orientale ha una grande importanza. Ad esempio gli spettacoli di fine anno vengono rappresentati sempre a teatro, nei teatri “veri”, dove la gente va a vedere l’opera, teatri importanti. Però anche da noi è difficile che in una trasmissione importante chiamino come ospite una ballerina di bellydance o che diano risalto in un telegiornale ad una notizia relativa alla bellydance. Questo è difficile.

Lucy: E’ difficile?? Ma che strano!
(non posso trattenermi da lanciare uno sguardo d’intesa a Chiara che annuisce complice)

Saida: Si, è stranissimo. Quando io presento i miei spettacoli invito sempre la stampa ma non viene mai nessuno. Sembra quasi che se io mi presentassi nuda e facessi scandalo allora sarebbe tutto regolare, ma ballo in teatro allora così non basta. E’ chiaro che il teatro ci viene concesso, lo possiamo utilizzare ed è già una grande fortuna.

Lucy: Lo trovo stranissimo, sai Saida, perché in Italia avviene quasi il contrario: alla televisione quasi chiunque si presenti può ballare, tutti parlano di danza orientale, i giornali ne scrivono …ma grandi lavori inteatro non sono così diffusi.

Saida: No, da noi no. Magari se succede uno scandalo allora si.

Lucy: Mentre in Italia ci sono persone che ne parlano in televisione, è molto popolare. Però poi a livello di espressione, di forma d’arte, curata, che possa essere rappresentatain un grande teatro no, la danza orientale sparisce. Per questo vengono dall’America. Ad esempio, arriva Babelesque e allora il grande teatro è disponibile. Capito? Per le nostre compagnie è molto molto difficile. Qualche compagnia riesce ad esibirsi in qualche teatro, piccolo, magari auto-producendosi, ma non accede al teatro principale come ci stai raccontando tu.

Saida: Si guarda, è bello ciò che accade in Argentina. Spero che ci sia occasione un giorno di fartelo verificare di persona. Ci sono tanti maestri che hanno lasciato un segno, un’impronta. E’ impressionante e non si può credere quando ad esempio si organizza un seminario che ci siano mille iscritti. E’ una cosa veramente incredibile. Ma ci sono scuole anche relativamente piccole che hanno già 300, 400 allieve … Si fa quasi fatica a crederlo.

Ok. Ho afferrato il concetto,ancora mastico amaro, e per mandar giù la sproporzione tra i nostri due paesi cambio elegantemente discorso…

Lucy: E l’uomo nella danza orientale? Escluso il maestro … la figura proprio del ballerino. Tu come la vedi? Un uomo che interpreta un ruolo maschile o un uomo che fa quello che fa la sua partner?

Saida: Cosa intendi? Ti riferisci a chi viene a lezione?

Lucy: Non solo. Esistono ragazzi che hanno il desiderio di imparare ma a livello di spettacolo tu cosa apprezzi? Cosa vedi? Cosa ti piace come figura in scena? Qual è il ruolo che ti piace veder interpretato?

Saida: Ok, ho capito. Allora … innanzitutto bisogna vedere di chi si tratta!! (concordiamo tutte, ed abbiamo forse anche lo stesso flash visivo all’unisono: le donne… ad un bel viso perdonano sempre troppo). Ad esempio Amir. Ha dei ruoli molto maschili nella danza folclorica (anche se oggi nemmeno più tanto) ma anche quando fa bellydance lo vedi come un uomo, un vero uomo. Ad esempio poi il ballerino che verrà con me l’anno prossimo, quello a cui attribuiranno il premio dell’Unesco come miglior ballerino, ha uno stile molto stilizzato, è estremamente delicato. Poi c’è l’altro estremo … il ballerino che copia la donna … che sembra una caricatura perché è molto femminile … a me quello non piace. E comunque anche in questo caso c’è chi mi piace e chi mi piace meno.
Se alcuni ragazzi vengono nella mia scuola insegno loro i movimenti considerandoli delle ragazze, perché è per questo che vengono e loro si sentono tali, ma in un certo senso mi dispiace perché hanno movenze talmente marcatamente femminili che la gente li deride. E loro non se ne rendono conto. Pensano di essere apprezzati. Per quello spesso provo pena per loro … ma se sono felici, tanto meglio.

Lucy: Per carità! Nel privato …a livello di hobby … come dici tu, ognuno può fare ciò che vuole, qualunque cosa va bene.

Il tempo è volato vorrei scendere a vedere la competizione che ormai sarà già iniziata… ma mi dispiace concludere questo incontro e temporeggio…

Lucy: Chiara, tu hai ancora qualche domanda da farle?

Chiara: No, nessuna domanda ma una certezza: se Saida torna, certamente ripeterò l’esperienza (e come me altre mille ragazze!!!)

Saida: E io dirò a Margarita che voglio proprio tornare!!

Lucy: Ma scusa apri una tua scuola qua. E’ più comodo no?… Vieni e stai due mesi in Italia poi vai e torni.

Saida: Guarda … mi piacerebbe tanto ma non ce la faccio … già una scuola è sufficiente. Quando non ci sono io è difficile farmi sostituire anche se ho collaboratrici molto valide. La gente ci tiene a fare lezione con me.

Lucy: Giustamente! Anche io se venissi in Argentina alla tua scuola vorrei fare lezione tassativamente con te.

Saida: E’ chiaro! E ci terrei… se volete venire sarete le benvenute!!!

Adesso non so più come trattenerla, nessuno di noi ha guardato l’orologio ma so che è tardi, e a malincuore la congediamo.
Un abbraccio e un bacio come tra amiche lontane che abbiano passato qualche tempo insieme dopo tanto, e si ripromettano di incontrarsi presto, da qualche parte, chissà.

Saida è una persona che è davvero facile apprezzare, ahimè molto meno facile da imitare, e al di là del suo indubbio successo, con noi è stata estremamente alla mano, ma non possiamo farcene un vanto perché è certo che lo sia con tutti.

Dell’artista non voglio aggiungere nulla, chiunque vedendola danzare dal vivo o nei suoi video potrà capire cosa rappresenti, e apprezzarla o meno secondo i suoi gusti.
Ma di persona lei è così, come si è mostrata in questa intervista, una donna minuta che racchiude una forza interiore, un’estrema determinazione, ed una dolcezza e affabilità tali, che la rendono grande in ogni senso.

 

 

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