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Intervista a Mona Habib

a cura di Lucy e Chiara De Angelis

Semplicemente grande

1 Novembre 2008 - Riccione

Da dove cominciare?
Dal fatto che, se non avessi avuto Chiara al mio fianco, mi sarei potuta perdere il mio primo casuale ed emozionante incontro con Mona Habib, non avendola praticamente vista?

Impossibile direte, chi la conosce sa bene che la bella signora non passa inosservata, saranno le chiome corvine, la statura e il portamento, il lampo del sorriso inconfondibile…
Ma, lo ammetto, io non sono fisionomista - ormai sapete che sono anche molto miope - avevo un faretto del bazar puntato negli occhi (giuro!), e tra la gente mi distraggo facilmente, con Sam che mi parlava fitto fitto da una parte, una ragazza che mi salutava passando…
“Quella! Quella è Mona Habib!”
Mi sussurra provvidamente la mia sempre vigile compagna d’avventura …mi giro e, come al solito, non ero affatto pronta!
La frasetta che avevo in mente mi sfugge, la mia presentazione… come chiederle se mi concede un’intervista? …ma mi presento, o non mi presento? Insomma, panico completo.

Per fortuna tra i doni della grandezza c’è quello della semplicità: e Mona non ne è affatto priva.

Non ricordo come attiriamo la sua attenzione, risolvo insperatamente anche la presentazione grazie a Marcella Zampollo che viene in mio soccorso, e mi ritrovo a salutare la grande Maestra come se ci conoscessimo da tempo.

In effetti… lei mi “conosce” e si ricorda…
Ma in quel primo momento Mona mi risparmia (!), io ancora non ricollego i fatti, e mi sento dire, semplicemente, che si, sa chi sono (!?), visita spesso le nostre pagine e che apprezza il nostro lavoro.

Il resto viene da se, Chiara traduce in inglese, e prendiamo un appuntamento per quel pomeriggio stesso.

Non potete sapere come sono contenta, in quel momento, di poterla invitare ed accogliere in ufficio (vero!) con tanto di poltroncine, tavolo, bottiglie d’acqua e bicchieri, e privacy…il LucyintheSky’s Office, sollecitamente e rapidissimamente approntato da Valter, della serie “basta chiedere”, in una delle belle salette dell’hotel, interamente a noi riservata (… ops la chiave? La tengo io, ma Chiara mi sorveglia!!).

Mettetevi comodi anche voi allora.
Perché questa che segue è la trascrizione integrale di più di un’ora di chiacchierata…
Io non sapevo proprio cosa tagliare via o cosa riassumere, perdonatemi, ma non avrei mai voluto rischiare di perdere qualcosa di quello che, con rara immediata umanità e chiarezza, Mona Habib ha deciso di condividere con noi, onorando la sottoscritta con la sua disponibilità, simpatia e gentilezza.

Lucy: Innanzitutto grazie di aver accettato il nostro invito: io sono davvero molto emozionata di poter parlare finalmente con te.
E vorrei darti modo di raccontarci un po’ della tua storia, ma non come un libro (“Sono nata, ecc. …”)
Se puoi dirci come mai la danza orientale nella tua vita? Qualcosa di tuo se puoi e se vuoi…
Da dove nasce questo tuo amore, tutta questa passione, questa energia che metti nella danza e nell’insegnamento?

Mona Habib: (squisitamente pratica) Come ti parlo? In inglese, in spagnolo?

Lucy: Puoi scegliere la lingua che preferisci. Puoi parlare in inglese, che io capisco e Chiara ti tradurrà le domande in inglese se vuoi, oppure in spagnolo (ometto che non parlo neanche spagnolo ma la signora è paziente e perspicace...!)

Mona Habib: Ok, direi un mix di entrambe le lingue!

Lucy: Certo parla come vuoi!

Mona Habib: Ottimo!
(Si ride insieme su tutte queste lingue)
Prima di tutto vorrei dire che io sono figlia di papà egiziano e mamma tedesca. Io sono nata in Germania. Il mio papà è morto quando io avevo solo 5 anni, ma è sempre stato mantenuto uno stretto contatto con la mia famiglia in Egitto.
Quando finivano le scuole ed ero in vacanza andavo sempre in Egitto.
Mi sentirei quindi di dire che questo è un momento della mia vita in cui sto vivendo la mia parte egiziana.
La sto vivendo in Germania attraverso la danza che è per me una componente molto profonda, molto forte e credo che la danza sia proprio la lingua che mi consente di esprimere questo mio sentimento.
Ho avuto la fortuna di avere, anzi, ho la fortuna di avere tuttora una mamma premurosa e piena di amore che assecondava tutte le voglie di questa bimba… perché fin da piccola avevo una vera passione per la danza, di qualunque tipo fosse!! Mi mandava sempre a scuola di ballo e quindi posso dire di avere una formazione di danza contemporanea e anche del ballo… come si dice? Del ballo di sala.

Lucy: Ah! Il ballo di sala?! (Immagino senza difficoltà che Mona non sfiguri affatto in un suntuoso abito di chiffon applicandosi in un solenne Valzer)

Mona Habib: Si, fin da quando avevo 11 anni facevo ballo di sala ed è per questo che, avendo questa formazione, quando andavo in Egitto dove ho molti cugini, (si discuterà con Chiara di cosa possano essere i “primos”… e si arriva a capire che siano i cugini e non i nipoti… ma questo solo in tarda serata durante lo show :-o già i figli dei fratelli di suo padre), ne ho moltissimi, ma io sono la più piccola e ogni volta che andavo in Egitto insistevo con loro perché volevo andare a vedere le ballerine: “Voglio andare a vedere le ballerine!” “Voglio andare a vedere le ballerine!” e loro mi portavano e io le copiavo.
Quando tornavamo a casa mi dicevano: “Mona balla, balla!!” e io le imitavo.
Perché a quell’epoca non esistevano scuole, professori… e così ho appreso le basi in questo modo, semplicemente copiando.
E poi a 15 – 16 anni, avevamo molti amici turchi che frequentavano la nostra casa (sai com’è, in Germania c’è una grande comunità turca), e quindi veniva questo amico turco che suonava un po’ le percussioni e io ballavo un po’ e poi un giorno, come per incanto, mi venne fatta la famosa domanda: “Ma ti andrebbe di ballare ad una festa?”.
Ed io: “NO! Ballo in casa, mi metto la gonna, i vestiti ma solo in casa, per me stessa” e non ho mai accettato. Finché a 18 anni mi convinsero e dissi di si.
A quel punto mi comprarono un vestito orrendo… ma veramente orrendo.
Non c’era molto a quei tempi. C’era un'unica ballerina tedesca che era veramente grande, formosa e con molto seno… e di conseguenza anche i suoi vestiti erano grandi!! Quindi l’unica soluzione era un’imbottitura con del cotone!!
Ecco, quella fu la mia prima danza in pubblico…
E, come si dice, avevo la fortuna di avere le basi di questa danza… quindi i giri, le camminate non mi spaventavano, proprio perché le avevo viste fare tante volte.
Insomma… è chiaro che se ci ripenso o se la rivedessi direi che è stato orribile ma sono passati tantissimi anni, ormai 25 anni… ma comunque non era il mio primo pensiero, non avevo solo quello nella testa.
Ora invece ci sono moltissime ballerine, moltissime ragazze che si avvicinano a questa danza con la determinazione di essere ballerine.
Dicono: “Voglio fare la ballerina assolutamente”. Io ho sempre avuto la danza nel mio cuore e nella mia mente ma non in quel senso… mai pensavo di potere fare della danza la mia ragione di vita, soprattutto della danza orientale. Io facevo l’apprendistato presso uno studio di un avvocato, tranquillamente…

Lucy: Ma allora noi siamo davvero molto fortunate che tu non sia diventata un avvocato!!

Mona Habib: (Ride)
Comunque… a un certo punto ho pensato concretamente all’idea di potere aprire una scuola di danza… sullo stile di Mahmoud Reda. In quel periodo molti maestri dall’Egitto venivano a Monaco.

Lucy: Quindi Monaco è la tua sede in Germania giusto? Lo sai che sei fortunata perché Monaco è una realtà molto particolare.

Mona Habib: Si, si lo so… comunque iniziai a frequentare seminari e poi pian piano imparai un po’ di più, poi ancora di più e poi sempre di più. Però sinceramente, ho appreso davvero tanto, ho appreso molto di più studiando le ballerine egiziane. Guardandole e studiandole.

Lucy: Cosa pensi oggi andando al Cairo? Vedrai la differenza, le nuove star, le nuove ballerine… E anche la condizione delle donne egiziane al giorno d’oggi.
Considerando la tua “metà” egiziana… cosa ne pensi? Che impressione hai?

Mona Habib: Allora, per quanto riguarda la condizione delle donne… direi che, purtroppo, nulla è cambiato. Anzi, se possibile siamo persino tornati indietro.
Come danzatrice poi, a tutt’oggi si ha una cattiva reputazione, e non si viene rispettate per nulla.
E questo è il motivo per cui io non ho mai voluto danzare in Egitto né mai lo farò. Mai nella mia vita.
Io amo il lavoro artistico che in Egitto non viene apprezzato mentre in Europa le danzatrici ricevono il rispetto che meritano. Ma in Egitto no… non c’è, e mi chiedo come possano sentirsi quelle povere ballerine che devono affrontare questo atteggiamento.
E allora mi sono detta: No, io non lo faccio.
Ed è un peccato che sia questo l’ambiente perché ci sono grandi ballerine come Randa Kamel… ma purtroppo anche loro iniziano ad essere aggressive, ad avere un atteggiamento aggressivo.

Lucy: …forse anche la scelta dei vestiti, del look un po’ eccessivo fa parte di una sorta di “ribellione”, per garantirsi comunque uno spazio, un ruolo...

Mona Habib: Si, infatti… anche loro iniziano ad essere aggressive, a provocare e forse questo è necessario… Comunque ritengo che Randa sia una grande ballerina e mi dispiace, sono mortificata per come devono lottare.
Io sono egiziana per metà ma non approvo questa cultura…
Voglio dire… non riesco proprio a capire come un paese possa ignorare così la propria cultura, la propria storia. La danza è sempre stata parte dell’Egitto. Ai matrimoni deve tassativamente essere presente la ballerina altrimenti non è un vero matrimonio!! Non so come dire… c’è una sorta di ambivalenza ma, ad ogni modo, mi dispiace davvero molto per loro.
Comunque… tornando alle danzatrici che apprezzo … beh, Randa Kamel è una grande, mi piace molto ed è fra le mie preferite. Così come Lucy, anche se sono passati moltissimi anni.

Lucy: Ah! "Lucy" del Cairo!
(non posso trattenermi dall’interromperla)
L’ho vista anni fa da Zaza Hassan. Zaza organizzava una serata a Parigi e mi disse che c’era “Lucy”, e io non potevo mancare! “Lucy”, la mia ben più famosa omonima, la dovevo proprio vedere!!
Però, onestamente… ora posso dire che preferisco Mona?
Per carità… “Lucy” è brava e bella, ma …

Mona Habib: Dai che arrossisco!!
Comunque credetemi, un’altra danzatrice che apprezzo moltissimo è Fifi Abdou perché è veramente l’essenza del baladi. E’ l’essenza del baladi e ha una grande potenza fisica che non è paragonabile a quella di nessun’altra. E’ unica.
Beh, queste sono alcune fra le mie danzatrici preferite. Naturalmente ce ne sono altre.

Lucy: E la figura del maestro invece, che in questa danza è tradizionalmente un uomo… nella tua esperienza… come la vedi?
Cioè per noi è strano ancora… una danza per donne insegnata da un uomo.
Come hai vissuto tu questo aspetto, hai fatto lezione con dei maestri “maschi”?

Mona Habib: Allora… credo che per quanto riguarda gli uomini egiziani, quelli che vengono dalla scuola di Mahmoud Reda, dalla Mahmoud Reda Troupe… da loro si possa imparare molto a livello di passi, di combinazioni, di folklore ma il lavoro delle anche, dei fianchi, la tecnica, in particolare proprio quella delle anche… penso debba essere fatto con una donna.
Apprezzo molto gli uomini ed il loro lavoro perché danno un arricchimento alla danza.
Valorizzano molto il movimento nello spazio, le combinazioni, i passi, specialmente secondo lo stile Mahmoud Reda ma credo che la tecnica, soprattutto per una principiante, debba essere insegnata da una donna.

Lucy: Per avere una corrispondenza di fisico? Per riconoscere il movimento in un’altra persona?

Mona Habib: Non solo… Gli uomini che danzano come uomini (perché è necessario fare una divisione fra gli uomini che ballano come uomini e gli uomini che ballano come donne), dicevo … gli uomini che ballano come uomini non hanno mai fatto questo genere di esercizio, gli esercizi che fanno invece le ballerine donne.
Quindi… sostanzialmente per me una donna è più adatta a trasmettere il movimento delle anche mentre se si parla di un livello già avanzato… ecco, allora gli uomini, come dicevamo, che fanno parte dello stile di Reda, possono dare veramente molto.
E poi ci sono quegli uomini che danzano come donne… Ad esempio ce n’è uno, molto famoso … il nome mi sfugge… contemporaneo… va moltissimo oggi… Tito! Ecco, lui è un’eccezione. E’ un grandissimo ballerino ma è in grado di insegnare anche il lavoro delle anche.

Chiara: (con la sua solita immediatezza) Si, ma lui balla proprio come una donna più che come un uomo!

Mona Habib: (ride) Si, è vero … ma fa molto bene anche il saidi… da uomo!!
Ma era questa la tua domanda?

Lucy: Si certo, era proprio questa :-D

A questo punto ci prendiamo una pausa, un po’ d’acqua - io devo fumare (!) - e mi accorgo che è davvero semplice e piacevole parlare con lei… non so neanche più in quale lingua si stia esprimendo, ma i concetti sono chiari, diretti, accompagnati dagli ampi sorrisi d’intesa che ci regala con generosità.
Mona ammette che era davvero curiosa di conoscere, dopo tanti anni che ci segue online, chi ci fosse dietro Lucyinthesky, e si ricorda e mi ricorda, ahimè - mi tremano i polsi al pensiero - che ebbene si proprio con lei ho fatto una delle più grandi gaffes della storia di LucyintheSky: a suo tempo, pubblicai la sua prima scheda come ospite per un seminario e non essendo stata provvista di un’immagine dagli organizzatori, ne inserii in un primo momento una “sbagliata”… non era lei! Oddio, che figura…

Ma è davvero una signora, comprese tutto a suo tempo, e mi conferma anche adesso il suo "perdono" (!), ridendo con noi della sua stessa sorpresa nel non potersi riconoscere in quell’immagine sotto il suo nome e anche del mio imbarazzo.

E così alla fine mi accorgo che sono magicamente a mio agio con lei e devo proprio dirglielo.

Lucy: Sono contenta che abbiamo aperto questo ufficio praticamente per te! Sono molto onorata che tu ci stia concedendo il tuo tempo..

Mona Habib: No! Io sono molto onorata di essere qui a parlare con voi.

Lucy e Chiara: (in coro) No! Siamo noi onorate di stare qui con te

(ridiamo ancora tutte insieme)

Lucy: A volte sai, ti fai un’idea delle persone che non conosci, te le aspetti in un certo modo e non sai se ci sarà una corrispondenza. Nel tuo caso io pensavo e speravo bene, ma non così tanto!!
Non fino a questo punto.
Oggi ho visto la tua lezione, ho seguito come hai lavorato con le ragazze, con le principianti e mi è piaciuto come hai risposto alla richiesta che ti è stata fatta da una delle ragazze di completare la coreografia… - cito a memoria - “questa è una lezione di tecnica per principianti… e per le principianti è importante la tecnica, altrimenti una coreografia è un esercizio sterile perché non hai le basi”. Semplice, mi è piaciuta molto come risposta.
Ma andiamo avanti con le domande… facendo ordine nella mia testolina che si è di nuovo distratta!
Se tu avessi una giovane amica che ti dicesse: voglio iniziare a ballare, cosa le consiglieresti? Prima di iniziare di fare danza moderna, di studiare altre basi? Se qualcuno si avvicinasse a te dicendoti: "Voglio intraprendere la carriera della danzatrice orientale. Cosa devo fare?"
E’ una domanda complessa, lo so!

Mona Habib: Dunque… ci sono due cose: 1) la tecnica e il fatto che la tecnica deve essere appresa e assimilata e 2) è necessario proteggere la propria anima. Dicevamo: innanzitutto la tecnica.
Penso sia fondamentale, anche per la danza orientale, avere le basi anche di altri tipi di danza, classica, jazz, moderna… perchè ti insegnano come centrare il corpo.
Ad esempio, prendiamo Randa Kamel. Se tu guardi le sue performance di tempo fa e le sue performance di adesso noti una grandissima differenza. Prima lei non manteneva la centratura di ora, non aveva la stessa tensione per ballare. Sembra quasi che abbia preso lezioni di balletto classico recentemente. Ha migliorato moltissimo le sue performance da un punto di vista tecnico o almeno questo è ciò che noto io.
La tecnica è la base. Come dicevo oggi a lezione non si può costruire una casa senza le fondamenta. Quindi: la tecnica è fondamentale. Ma questo è il mio pensiero.

Lucy: E questo abbiamo chiesto!

Mona Habib: La seconda cosa è che è estremamente importante è proteggersi … salvaguardarsi. Al giorno d’oggi vedo ragazze che farebbero qualsiasi cosa per ballare. Si abbassano a tutto… fanno qualunque cosa magari per avere un pasto gratis o per ricevere delle mance.
E questo non va bene: ragazze siate orgogliose di ciò che fate, mantenente la vostra dignità, non svendetevi e non svilitevi.
Dovete sempre potervi guardare allo specchio, negli occhi, ed essere in grado di dire con orgoglio che quello che state facendo lo state facendo bene.
Questa almeno è una mia regola.

Lucy: Certo…

Mona Habib: Credo che l’orgoglio e la dignità siano la cosa più importante e vadano salvaguardate.

Lucy: Si, vanno protette e contano più di un bel vestito o di una bella coscia mostrata o meno …

Mona Habib: Ci sono delle ragazze giovanissime che hanno questo atteggiamento. Anche una mia allieva, l’altro giorno… una ragazza davvero giovane che si è trasferita a Monaco da poco e che si è iscritta alla mia scuola, è venuta da me e mi ha detto: Mona, nella mia vecchia città mi sono esibita in un sacco di posti ma qui non so dove andare e voglio ballare. Fa lezione da due o tre mesi e non è nemmeno in grado di ballare, non è preparata adeguatamente. E allora mi sono sentita di dirle: guarda, non dovresti.

Lucy: Immagino quanto sia stato difficile per te

Mona Habib: E’ sempre difficilissimo dire di no alle persone perché si ha paura di ferirle. Lei vuole andare a ballare nei ristoranti ma… non so come sia la situazione qui in Italia… ma a Monaco nei ristoranti pagano quasi nulla e non importa niente a nessuno della danzatrice che c’è.

Lucy e Chiara: In Italia è uguale!

Mona Habib: La danzatrice non è apprezzata. Non interessa se c’è una o l’altra o l’altra ancora… l’importante è che siano semi-nude e che muovano il sedere… e questo secondo me non è né bello né raccomandabile.
Io ho avuto la fortuna di iniziare in un altro periodo. Non c’erano tutte le danzatrici di adesso. Io ero una delle prime e a Monaco ero l’unica. Era un’occasione vedere una danzatrice. Ma ora è pieno.

Lucy: Ora si balla ovunque e comunque davvero...

Mona Habib: Nei ristoranti pagano 50 euro a dire tanto… io non raccomando esperienze di questo tipo.

Lucy: Quindi: tecnica, le basi e la dignità. Questo è il consiglio.

Mona Habib: Si!

Lucy: Un ottimo consiglio, direi!
E se invece di una giovane amica si rivolgesse a te, una “zia”… una persona non vecchia ma non particolarmente giovane e non particolarmente bella (chissà mai a chi mi sto riferendo?…!)… che ne pensi: è possibile vivere la danza orientale non come professione ma come gratificazione, come piccolo esercizio fisico, come passione?

Mona Habib: Certamente si.

Lucy: Sono da dividere le due tipologie di allieve? Da tenere separate le due classi? Oppure si può insegnare allo stesso tempo anche a persone che hanno ambizioni diverse?

Mona Habib: Certo, si può insegnare ad entrambe le categorie senza dividere le classi.
Nei miei gruppi di avanzate e nelle mie master class ho i tipi di persone più disparate: ragazze che lo fanno professionalmente e signore magari un po’ più avanti negli anni che lo fanno come passione. Ma si riescono a conciliare le due cose e anzi, le allieve si rispettano e si sostengono a vicenda.
Credo dipenda dall’insegnante.

Lucy: Ecco, era proprio qui che volevo portarti, perché da fuori, io guardo più che ballare, ho avuto la sensazione che si stanno separando le due cose; c’è il corso che mira a “la riscoperta del femminile”, molto lavoro interiore, meno danza, e c’è il corso tutto tecnica dove, se non riesci a fare una spaccata, non puoi partecipare alla lezione. A me così non piace. E’ per questo che chiedevo se è possibile tenere unite le due cose.

Mona Habib: No no, assolutamente d’accordo.
E’ chiaro che una classe avanzata o master richiede un certo livello di tecnica che può però essere appresa da tutti. Io do sempre due possibilità, due percorsi, un percorso per le allieve molto molto avanzate (naturalmente dipende anche dall’età, ad esempio quando ci si abbassa... c’è chi ha un ginocchio dolorante… anche a me fanno male le ginocchia). Io dico sempre “arrivate dove potete”. E’ una capacità individuale… e non credo che la qualità della studio ne risenta.

Lucy: E forse neanche quella della ballerina. Non credo che la qualità della ballerina dipenda da quanto una può scendere…

Mona Habib: No affatto. Non credo che la qualità della ballerina dipenda dal fatto che lei riesca a fare o meno una spaccata.

Lucy: Ecco, (sospirone) mi era davvero venuto un dubbio…

Mona Habib: Credo che queste persone non abbiano scelto la disciplina di danza per loro più adatta.
Forse dovrebbero andare a corsi di danza moderna, contemporanea. Nella danza orientale non è necessario. La danza orientale non lo richiede.

Chiara: Ma in Italia molte insegnanti instaurano un rapporto come di competitività fra le allieve, soprattutto quando arrivi a certi livelli. Vieni discriminato se non sai fare la spaccata o cose simili.

Lucy: Si, vedo spesso che viene premiato quasi più il virtuosismo nella danza che non la danza stessa.

Mona Habib: Infatti e quello che io vorrei dire è proprio che dobbiamo tornare alle origini.
Ragazze, tornate alle vostre origini ed all’essenza della danza orientale.
Se tornate all’essenza potete lavorare una vita intera su questa danza.
Riuscirete a sfruttare meglio lo spazio ed a sfruttare i “vecchi” elementi, questi movimenti che esistono da sempre.
Voglio dire che se una fusione è fatta bene, io la apprezzo e mi piace, ma ora come ora si sta verificando una cosa strana… si è sviluppata la mania che tutti vogliono fare di più e sempre di più… tanto che spesso io dico, come battuta, adesso mettetevi a testa in giù e suonate i cimbali!!
Quello che voglio dire è che non è l’atteggiamento giusto. Non è necessario.
C’è talmente tanto da lavorare sull’essenza di questa danza che non abbiamo proprio bisogno di aggiungere altri elementi. Il nome di questa danza è danza “orientale”.
Sapete che ci sono persone che studiano da moltissimi anni e non sanno nulla della storia di questa danza? O non sanno nulla delle danzatrici più famose? Insomma, in questa danza c’è talmente tanto da studiare, su cui fare ricerca, da approfondire che non c’è bisogno di fare acrobazie.
Cioè, non dico che le contaminazioni siano negative, non voglio dire questo.
Non dico che sia giusto o sbagliato aggiungere l’elemento acrobatico.
Se una persona studia danza orientale da tanti anni, ha le basi, conosce la storia ed è appassionata, che so, di flamenco e decide di fare per alcuni mesi un corso di flamenco e di aggiungere questo elemento alla sua danza … ottimo, va benissimo ed è bello, bellissimo.

Lucy: Si, credo davvero debba esserci come una bilancia. Da una parte le radici, la storia, la danza e poi dall’altra si può aggiungere anche qualunque cosa, ma sempre in equilibrio.

Chiara: Infatti… recentemente su internet si legge di corsi di Bellywood (Bellydance+Bollywood), di Bellynesian (Bellydance+Polinesian)… Sambelly (Samba+Bellydance) …

Lucy: E così continuando possiamo mischiare tutto! Il problema è quando si mischiano le cose e non si hanno nemmeno le basi di danza orientale.

Mona Habib: Esatto. C’è un ottimo esempio che vi voglio fare.
In Egitto c’è una ballerina, Soraya, una ballerina davvero bravissima di danza orientale ed è una ballerina bravissima di danze brasiliane. Ecco perché quando aggiunge dei movimenti di samba ai suoi assoli di percussioni chi la guarda pensa che sia il vero stile egiziano. Questo perché il risultato è totalmente naturale e personale.
Ma lei è preparata tecnicamente e molto sia in danza orientale sia nelle danze brasiliane. E vederla fare queste cose è fantastico perché è sé stessa, è la sua identità.

Lucy: Si ma lei appunto è in equilibrio.

Mona Habib: Teniamo anche presente che questo è anche un momento di grande fusione musicale. Mai come ora la musica si fonde con tanti stili e questo ovviamente provoca la fusione anche nella danza.

Lucy: Si, è proprio vero.

Mona Habib: Ripeto, non sono contro la fusione nella danza ma quello che dico è: sappiate ciò che fate. Prima studiatelo, imparatelo bene e poi fatelo. Questo è ciò che penso io.

Lucy: Ma infatti così torniamo al discorso di prima, delle giovani ballerine che pur di danzare, di vendere la loro danza devono fare sempre di più e allora ragionano in questo modo: “vengo da te ad esibirmi, e per 25 euro porto ventaglio, spada, bastone, fusion, tutto” per stupire e per vendere, per quest’ansia di proporsi E’ umano e io lo capisco, però…

Mona Habib: Si certo ma c’è il detto: a volte il meno vale molto di più… ovvero fare meno ha molto più valore. Ma dobbiamo dare loro la possibilità di sperimentare, di rendersi conto di queste cose da sole. Conosco molte ragazze italiane che hanno seguito i miei corsi (e, a dire il vero, molte sono anche qui) con cui ho parlato e che condividono il mio stesso modo di pensare.
Penso che le cose prenderanno il giusto corso anche in Italia. Credo sia un processo naturale, normale. Capita anche in Germania. Ad esempio adesso da noi va moltissimo il gotico… ma sono fermamente convinta che alla fine l’essenza sopravviverà!!

Lucy: E per fortuna!! Dopo tante botte che ha preso questa povera “essenza” speriamo bene che sopravviva!!

Mona Habib: Si, si … ne sono sicura.
Piuttosto vorrei aggiungere una cosa alla domanda di prima, quella relativa all’età.
Io ho un gruppo che si chiama 55+, che in realtà è un 70+. La signora più anziana ha 83 anni. Danzano insieme da circa 5 anni e sono un gruppo di 12 donne, ognuna con i suoi problemi … chi ha problemi di cuore, chi ha problemi ad un ginocchio, ad una spalla … Ovviamente lavoriamo meno sulla tecnica e più sull’allegria della danza!

Lucy: Certo, sulla passione, il gioco… e anche sulla speranza!

Mona Habib: E’ un gruppo che mi piace molto, ho tante nonne… ci divertiamo molto insieme e c’è anche l’aspetto sociale naturalmente… la maggior parte di queste donne sono sole, vedove …
E’ molto bello e comunque anche loro sono in grado di apprendere qualcosa di danza orientale.

Lucy e Chiara: Ma ancora una volta questo dipende dall’insegnante, che dà la possibilità anche a loro di fare questa esperienza. Se un’insegnante dicesse: “no tu no, sei troppo vecchia, non sei adatta, cambia disciplina…” sarebbe mortificante.

Mona Habib: Certo. E’ chiaro che se vedo che hanno difficoltà o problemi specifici magari consiglio loro di passare ad un livello inferiore…

Chiara: Ma anche questo fa parte del ruolo dell’insegnante… altrimenti che insegnante è? Se io ho un’insegnante di riferimento, di lei mi fido. E se mi consiglia di passare ad un livello diverso lo faccio.

Mona Habib: Si, penso che un’insegnante debba anche criticare. Naturalmente in un modo umano… con tatto femminile… senza ferire.

Chiara: Ecco, appunto … in un modo umano.

Lucy: Infatti, usando un linguaggio appropriato a quello della danza, quello delle donne se vogliamo.
Spesso invece ci sono ballerine che si comportano più come un uomo da questo punto di vista. L’importante è solo il discorso del fare, del territorio, del “tu non vieni a insegnare qua perché questa è la mia zona” ma questo è un discorso da uomo, non da donna.
Se no lasciamo perdere il discorso del “siamo tutte sorelle” perchè quella è davvero un’altra cosa…
Io comunque vedo tante cose, anche su internet, ricevo molta posta e spesso mi trovo delle mail con allieve che mi scrivono: “ma la mia insegnante non mi fa ballare” oppure, di contro: “la mia insegnante vuole che io balli ma io non voglio esibirmi”.
Sono tutti problemi comprensibili e umani e che andrebbero risolti in un modo femminile e umano.
E questo al di là della danza anche se spesso non è così.

Mona Habib: (annuisce e guardando l'orologio) Mamma mia… ma è quasi un’ora che parliamo! Non me n'ero accorta!

Lucy: Infatti è incredibile… senti… posso fartela un’ultima domanda?
(Mona sorride e accondiscende)
Negli anni in cui tu sei venuta in Italia a lavorare, hai visto qualcosa che ti è piaciuto e ti ha colpito e che tu riconosci come qualcosa di nostro? Se rispetto al mondo, all’Europa che tu hai girato, hai potuto vedere qualcosa che potresti dire: in Italia stanno facendo questo ed è buono … o forse no!

Mona Habib: Allora, prima di tutto devo dire, con onestà, che il paese in cui mi piace di più andare a lavorare è l’Italia.

Lucy: Oh! E questo è già buono! Scriviamolo!

Mona Habib: E vorrei cogliere questa opportunità per ringraziare Anna Rimbotti di Firenze: lei è stata la prima ad invitarmi in Italia nel 1993. E' stato l'inizio di una lunga e proficua mia  collaborazione con le Scuole italiane. Sono orgogliosa di aver avuto la possibilità di far parte dello sviluppo della Danza Orientale in questo bellissimo Paese.
Voglio ringraziare tutti gli Organizzatori e, naturalmente, tutte le allieve che hanno frequentato in tutti questi anni i miei seminari in Italia.
L’ospitalità è sempre impareggiabile.
Quella che ho trovato qui non l’ho trovata mai da nessuna altra parte. E le ragazze ti apprezzano, riconoscono il tuo ruolo di insegnante e lo valutano e lo valorizzano. Ogni volta che vengo noto che le ragazze hanno un grande rispetto per il lavoro dell’insegnante e poi sono molto… come dire… passionali ed appassionate e questo forse è l’aspetto latino che viene fuori.

Lucy: Quindi trovi che questa è una differenza apprezzabile rispetto agli altri paesii?

Mona Habib: Si certo e poi hanno un entusiasmo grandissimo per la danza, sempre. Anche in Germania ci sono tante insegnanti e tante allieve e magari ciò che le allieve provano è la stessa sensazione… ma non la manifestano, non la esternano mentre in Italia si tira tutto fuori! Per un’insegnante questa è una cosa bellissima perché ciò che viene dato, torna indietro con la loro felicità. E’ una grande soddisfazione quando vanno via dalla lezione e ti dicono quanto l’hanno apprezzata e quanto gli è piaciuta.
I tedeschi, gli svizzeri magari hanno le stesse sensazioni, si divertono allo stesso modo ma sono più timidi. Inoltre le ragazze italiane sono più comunicative ed espansive delle spagnole. Si, le spagnole sono più riservate… Decisamente diverse dalle italiane

Lucy e Chiara: (all’unisono) Ma dai?! Non l’avrei mai detto!!

Segnato il punto, nel nostro libretto dei primati italiani, spengo finalmente il registratore, e sorvolo sul fatto che, evidentemente, il nostro “buon carattere” è a tutt’oggi la nostra migliore caratteristica anche in campo “artistico”, oppure che proprio questa mia ultima domanda non sia stata pienamente compresa .-)

 

Come promesso ho deciso per la pubblicazione integrale di tutto quello che ci siamo dette in quell’occasione.
Per chi evidentemente apprezzando, o per semplice curiosità, arrivando come me soddisfatto, o sfinito, al termine di questa lettura, volesse resistere ancora pochissime righe, ho solo un’altra cosa da aggiungere.

Quella sera abbiamo avuto la fortuna di vedere Mona Habib danzare dal vivo.
Anche se non avessi fatto e visto altro sarebbe valsa la pena per me di farmi quasi 10 ore viaggio andata e ritorno e sarei rientrata a casa soddisfatta ed arricchita.
Mona danza, e canta quello che danza, e sorride, e danza e canta e sorride per te.
Non c’è notazione tecnica, non c’è commento sull’abito o sulla scelta delle musiche che tenga:
lei va oltre l’ottima tecnica, l’abito splendido, la musica coinvolgente, e lo fa per te, proprio per te che la stai guardando, se puoi farlo ancora, attraverso una lacrima di commozione e gratitudine.

E’ davvero semplicemente GRANDE.

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Intervento - 6 Gennaio 2009

Franca

Cara Lucy,
sono Franca di Pordenone, una danzatrice che è arrivata tardi alla danza orientale ma si è appassionata tanto a questa danza tanto da trascurare le altre (caraibiche) in favore della danza orientale.

Ho molto apprezzato l'intervista con Mona Habib che conosco e trovo una persona squisita e con un grande cuore oltre che una grande artista e magnifica insegnante.
Ho avuto la fortuna di fare uno stage con lei nel mio primo anno di danza orientale, dopo averla vista esibirsi a Pordenone e sono corsa al suo stage con tanto entusiasmo senza neanche sapere che era uno stage per insegnanti!! Quando l'ho scoperto mi sono scusata e le ho chiesto se potevo almeno osservare senza danzare.
Lei è stata squisita e mi ha incoraggiato a danzare ugualmente dicendo di fare quello che riuscivo.
Sono state 6 ore magnifiche dove alla fine noi eravamo distrutte e lei non aveva una stilla di sudore ed era sempre sorridente!
Alla fine dello stage l'ho ringraziata per la gentilezza e la possibilità che mi ha dato di seguire lo stage e lei mi ha risposto: ti ho ossrevato, per essere una principiante sei molto brava e devi essere orgogliosa di essere riuscita a seguire bene questo stage, continua, non mollare.
Ovviamente sono tornata a casa camminando ad un metro da terra e da allora ogni occasione che ho par fare stage con lei non la perdo per niente al mondo.

Ero anche a Riccione e, come dici tu, la sua danza è qualcosa che va oltre lo spettacolo, è incomparabile.

Ti ho raccontato questo episodio perchè rispecchia quello che è lei nella sua intervista (bellissima, hai fatto bene a non tagliare nulla) semplice e grande e umana.
Ho fatto molti stage anche con nomi ritenuti importanti nel panorama italico, e mi è capitato di vedere molta supponenza da parte dell' insegnante che invece di incoraggiare chi era un pò più in difficoltà con delle sequenze, inveiva sul fatto che il livello (magari ance un principianti-intermedio) non era adeguato e abbassava il livello della lezione!
No comment, sono così diversi da Mona....

Un bacio e ci vedremo al 6 congresso.
Franca

Intervento - 7 Dicembre 2008

Chiara Ferrari

cara Lucy
che piacere leggere l'articolo intervista a Mona Habib, ancora di pių perchč a distanza ormai di giorni da Riccione.

Mi sono entusiasmata in modo particolare sulla seconda parte perchč mi tocca molto da vicino, sia per quando frequento come allieva il corso di Wael, (dove sono inesorabilmente la pių grandicella delle sue allieve e come potrai ben capire non proprio la pių promettente) sia come insegnante quando le mie allieve pių grandi si confrontono con le nuove leve e viceversa.

Un grande abbraccio e grazie per le tue fatiche letterarie.

Ciao Chiara

 

 

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