Un caffè Superstar
Firenze - 31 Marzo 2008
… diciamo che ero pronta… col mio vissuto registratorino
a cassette (pile nuove!), il foglio con le domande e una mezz’oretta
di training per provare a reagire all’emozione dell’incontro
dal vivo con una delle mitiche Bellydance SuperStars, tanto che avevo
buone speranze di riuscire a pronunciare almeno le sillabe
di rito “nice
to meet you” con una voce decentemente ferma…
Non ambivo
ad altro: sono onesta, l’inglese non l’ho mai
studiato, lo capisco un po’, lo leggo benino (anni di manuali
informatici tutti in inglese… ai miei tempi…), ma parlare
era ed è fuori discussione.
Quindi chiedendo a Kasia se era possibile ottenere un’intervista con Sharon avevo subito premesso che avrebbe dovuto assistermi come interprete. Nessun problema in effetti.
Solo che dietro a Sharon, ai lunghi capelli neri, alle labbra truccate di scuro che spiccano sorridenti sulla pelle chiara, al suo piccolo trolley, vedo avanzare un omone dai capelli brizzolati, e faccio appena in tempo a darle la mano svolgendo il mio compitino in inglese, che capisco che dovrei ripetere il saluto, e mentre mi arriva il nome … Miles … Mr. Copeland … ho difficoltà a mettere insieme il suono all’immagine che stento a riconoscere…
Avete presente il miglior Fracchia? Ho stretto la mano anche a lui pronunciando un deciso “grazie” in italiano, che voleva dire “… accidenti non me lo aspettavo, proprio io, proprio lei… qui, ora, con tutte le cose che so che ha fatto… Sting, i Police, tournèe mondiali…” troppe cose e neanche una parola giusta in testa. A questo non ero preparata :-)
Fortuna vuole che il primo desiderio di Mr. Copeland, appena sbarcato
dal taxi, si esprima stentoriamente nel bisillabo “coff-ee!!” e
travolga tutti, stravolgendo anche la mia piccola organizzazione,
e ci faccia deviare dalla stanzetta silenziosa e appartata a cui
ambivo, per guidarci in rapida processione al bar di fronte.
Così ho
il tempo per andare del tutto nel panico, per riprendermi a forza di
sospironi, e per sedermi con loro ad un tavolino.
Kasia gentilissima mi presenta “ufficialmente”, spiega ad entrambi del nostro sito, Mr. Copeland si informa sulla visibilità delle nostre pagine (2000 unique visitors al giorno, una grande community… ecc. ecc… orgoglio di mamma), trovo anche un mio bigliettino da visita stropicciato nella borsa, glielo passo…, il tutto mentre accendo il riluttante registratore e sottopongo la prima domanda per Sharon alla mia interprete… Ancora non ci credo…
Ma via cominciamo!
Lucy: Per iniziare, Sharon, una classica domanda: come sei arrivata fin qui? E quali sono stati i tre incontri che ritieni fondamentali nella tua vita di danzatrice?
Sharon: “Una domanda interessante, grazie!”
(Meno male penso io … prego)
Sharon: “Ho iniziato a studiare danza ed a ballare da piccola,
come tutti per passione, e l’ho fatto per tanti anni. Poi ho
incontrato la Danza del ventre, e in questa prima fase del mio percorso
artistico ricordo con affetto e stima la mia Maestra, Suhaila Salimpur,
che per me ha rappresentato quasi una “mamma”. Poi, come
tanti artisti, mi sono resa conto di non guadagnare abbastanza con
la danza ed ho cominciato a guardarmi intorno, pensando ad altro.
Certo
la danza rimaneva il mio “chiodo fisso”, ma non pensavo
più oramai di farne il mio lavoro. Un giorno mi sono ritrovata
nello stesso locale con Raquel Brice, il secondo incontro fondamentale
della mia carriera: lei si è avvicinata a me, con una bottiglia
di buon vino (speriamo italiano ...), ed ha detto “parliamo!”;
ci siamo conosciute così ed è nata l’amicizia.
Confesso
che quando Raquel mi ha chiesto di entrare a far parte del progetto “Bellydance
Superstars” ero abbastanza perplessa: il progetto era stimolante
e ambizioso ed io avevo quasi abbandonato il mio sogno. Inoltre non
stavo passando dal solito casting artistico…
La terza persona è,
ovviamente, il nostro Produttore Miles Copeland”.
Lucy: Bene. Un percorso effettivamente insolito. Poi ci torniamo.
(posso quasi far finta che Mr. Copeland non ci sia… lui beve il suo caffè e scorre un giornale… sono qui per intervistare Sharon!)
Lucy: Danza del ventre: ad oggi credo che la sperimentazione abbia coperto quasi ogni possibile combinazione. Danza del ventre con flamenco, con danza moderna, con hip-hop, con samba, con danza indiana, con afro, con ginnastica artistica…cosa dobbiamo aspettarci? Cosa sta succedendo in questo senso in America? Così mi preparo: in Italia abbiamo il vizio di importare molte mode americane…è solo questione di tempo!
Sharon: “Io cerco con tutta me stessa di stare fuori dal circuito
del “pensare” la danza, proprio per rimanere estranea alle
polemiche che ostacolerebbero la mia crescita artistica.
Certo, noi
giriamo molto e vediamo tanti posti diversi: quello che ti posso
dire è che
sentiamo come una “corrente” comune che sta attraversando
gli States.
Troviamo spesso le stesse contaminazioni in diversi paesi
del mondo e questo è singolare, ma molto bello.
Non so dirti
cosa c’è ancora di nuovo da fare, personalmente non mi
interessa tanto, io seguo la mia strada, curo i miei interessi, non
solo nella danza, e cerco di migliorare ogni giorno”.
Lucy: Stasera vedremo la vostra nuova produzione. Quali sono le novità rispetto alle precedenti performances?
Sharon: “Rispetto agli ultimi anni lo spettacolo è completamente
diverso, poco riconoscibile: i numeri tribali sono nuovi e vedrete
coreografie particolari ed un po’ a sorpresa.
Ci sono molti quadri di “fusione”:
abbiamo lavorato tanto per perfezionare lo spettacolo, per raffinarlo.
Abbiamo molto diversificato per cercare di rappresentare tutto quello
che sta succedendo in giro, seguendo la linea della contaminazione,
per far scorrere lo spettacolo in maniera più fluida.
È una
visione più sofisticata rispetto al passato dove
riuniamo il meglio delle nostre passate esperienze e dei due ultimi
anni di tournèe”.
Lucy: Cosa richiede ad una danzatrice la preparazione di uno spettacolo come “Babelesque”?
Sharon: “Devi essere sempre molto sveglia: non ho mai visto una
Compagnia operare in un modo così veloce, veramente “fast
and furious”.
E’ molto tosto, devi avere una ottima memoria.
Quando sono arrivata, come ti ho detto, avevo smesso da sei mesi
ed è stato
un impatto forte con la difficoltà di essere estremamente professionale,
veloce e reattiva allo stesso tempo.
Devi essere passionale, e convinta
con tutto il cuore di voler avere questa esperienza, altrimenti non
ce la fai.
Non solo, ovviamente, devi amare la danza del ventre, ma
quando entri a far parte di questo mondo inizi ad avere un’altra
famiglia, devi stare bene con tutti, sei in contatto sempre con tutti,
facendo in continuazione compromessi con le esigenze degli altri.
Devi
essere molto flessibile, con la mente aperta e pronta a provare e
sperimentare tutto sempre, ventiquattro ore su ventiquattro.
E’ molto interessante
ed è l’esperienza
più forte ed educativa della mia vita. Lo devi veramente volere
con tutta te stessa”.
(… la mente aperta … non posso trattenermi dal sospirare a mezza voce)
Lucy: Un problema tutto italiano: quando un prodotto artistico incontra i gusti del grande pubblico c’è sempre qualcuno che dichiara che non si tratta di arte ma di un’operazione commerciale…come se l’arte e la cultura non fossero per tutti o, meglio, quando finalmente lo diventano, dovessero per forza perdere le loro caratteristiche artistiche e culturali. Cosa ne pensi?
Sharon: “E’ vero e non solo in Italia. E’ un po’ l’ambiente della Danza del Ventre, degli specialisti…”
(mal comune?…consoliamoci)
Sharon: “Io credo che ciò sia dovuto al fatto che per
alcuni la Danza del ventre ha avuto una genesi, diciamo così,
quasi esoterica, arte fatta da ballerini per ballerini e quindi rappresenti
quasi una cosa personale, privata. Quando queste persone vedono che
la “loro” danza viene portata in un ambito diverso ed ad
una platea più ampia, si sentono un po’ “offesi” e
quasi “violati” nel loro piccolo mondo privato.
Ciò, è naturale, può spaventare
ed intimorire. Ma c’è questa paura, perché comunque è una
crescita, una espansione e come tale porta al dubbio ed al timore
di quello che può succedere.
Io non penso che ci sia qualcosa
di negativo nel portare questa danza così bella, che mantiene
intatte le sue radici, in spazi più ampi
sia fisicamente che come audience: è un modo di fare cultura
ed è bello farsi conoscere ed apprezzare da chi non avrebbe mai
avuto accesso a questa arte.
Nel mondo esistono tante persone che
non avrebbero mai incontrato questa forma di danza, questo è un
modo per avvicinarli ad una cultura diversa.
Per noi è anche
una grande responsabilità. Dobbiamo
avere integrità artistica, dobbiamo cercare di non “diluire” e “semplificare” troppo,
dobbiamo essere autentici nel rappresentare una cultura diversa dalla
nostra, ma nello stesso tempo anche noi stesse come ballerine occidentali,
con il nostro percorso artistico.
Certo, noi siamo danzatrici e non
possiamo rappresentare tutto…”
(A questo punto Mr. Copeland interviene…)
Miles Copeland: “Non sono assolutamente d’accordo che il
successo voglia dire perdere l’originalità, soprattutto
per una danza che è stata rappresentata spesso nei ristoranti,
dove la gente non va certo solo per vedere la danza, ma è forse
più attenta ai falafel ed alle belle ragazze. A mio avviso difficilmente
si può fare arte in ambienti del genere.
Le BDS hanno successo
perché le ballerine hanno un'integrità artistica
che le porta a pretendere ed ottenere il cento per cento dell’attenzione
del loro pubblico e sono fra le migliori nel mondo in quello che
fanno.
Sono artiste al cento per cento, per ventiquattro ore al giorno,
e qui, nella Compagnia, hanno la possibilità di esibirsi producendo
il meglio di quello che possono fare.
E il decoro di questa forma
d’arte
esige che si rappresenti su un palco, questa è fare cultura,
cos’altro?
Anche tutti i Promoter che prima avevano dei dubbi,
ora vedono che può funzionare e siamo stati completamente accettati
nel mondo dello spettacolo di prima categoria.
E’ stata una scommessa vinta. Adesso siamo apprezzati: noi non
abbiamo cambiato le radici della danza ma produciamo uno spettacolo
in un modo più professionale, più vicino ai gusti del
pubblico… per esempio, invece di fare quindici minuti di "tabla
solo" noi facciamo massimo 5 minuti, rappresentiamo solo il meglio,
adattato al ritmo di un grande spettacolo moderno, dove il pubblico
non ha distrazioni e può godere senza annoiarsi ogni istante
della rappresentazione.
E questo vale per tutto il pubblico non solo quello degli addetti
ai lavori.”
Lucy: Sicuramente molte di noi se lo sono domandato: come si diventa
una Bellydance Superstar? Perché se non c’è un limite
di età (e di peso!) pensavo di sottoporre il mio curriculum…
Scherzo
ovviamente. Tu come lo sei diventata?
Sharon: (ridendo) “Devi avere scheletro di acciaio, sangue di mercurio ed un sistema immunitario eccezionale…”
(Ok allora non potrei davvero farcela…)
Sharon: “A parte gli scherzi, non c’è una formula
precisa, ognuna ha un percorso proprio, diverso, io, come ti ho detto,
sono entrata senza casting, perché c’era bisogno di aumentare
la parte tribale che si era visto funzionava come impatto sul pubblico.
Io non avevo più neanche i costumi, quando ci siamo incontrati
con Miles alla Virgin Records. Lui mi ha fatto un sacco di domande,
ma le basi richieste per tutte sono di avere tanti anni di danza
alle spalle, non solo di Danza del ventre ma di danza in generale,
e di avere una conoscenza globale della danza, non solo della tecnica.
Devi saper
lavorare in un gruppo, come ballerina e come persona, saper imparare
velocemente le coreografie, conoscere il Jazz, la classica, la danza
moderna. Io ad esempio ho imparato cose di danza egiziana classica
per le coreografie di Jillina.
Devi avere una tecnica forte ma anche una attitudine
flessibile.
E’ indispensabile essere umili perché devi
sapere dire: “non è proprio
il mio stile ma lo voglio fare lo stesso”.
Dentro questa opportunità di
fare cose diverse, impari poi a far tue le cose nuove o che non ti
appartenevano, e questo ti arricchisce come artista anche quando
rappresenti il tuo stile da protagonista. Nello show quasi tutte
abbiamo un momento di “solo” che
ci da grande soddisfazione dove possiamo brillare.
Poi Miles cerca
sempre nelle ragazze quel fattore di carisma in più,
qualcosa che colpisca oltre la tecnica, che si trasmetta al pubblico.
Ma la scelta va sempre su ragazze che siano compatibili con le altre
e con tutto lo Staff: non basta essere forti tecnicamente, e Miles è molto
bravo ad individuare proprio questa capacità nelle ragazze”.
Miles Copeland: “E’ importante specialmente saper imparare
una coreografia velocemente e possedere una grande tecnica.
Chi è brava,
ma non ha la capacità di fare squadra e di lavorare in equipe
non mi interessa: sarebbe un costo inaccettabile per la mia produzione.
Se tu fai un "solo" stupendo io ti posso anche prendere per una o
due date, ma non dura.
Chi veramente mi interessa per la tourneè è chi è versatile,
impara velocemente e riesce a colpire il pubblico anche nell’insieme
con le altre.
La bellezza dello show deve risaltare nel suo complesso.
Per il grande
pubblico lo spettacolo è come una canzone: o ti
piace o non ti piace.
Il pubblico non percepisce sempre il livello
di difficoltà, ma vuole essere “colpito” nell’insieme,
vuole uscire dalla sala dicendo “ho visto un bello spettacolo”.
Credo di avere negli anni sviluppato la capacità, direi meglio,
l’istinto di riconoscere chi può essere adatto in questo
senso a partecipare al nostro spettacolo”.
Sharon: “Spesso vediamo le ragazze che arrivano ai casting.
Alcune
ragazze si auto-eliminano, si fermano prima di cominciare
davanti al timore di imparare così tante cose di un lavoro così duro.
Altre invece sono anche bravissime, ma un po’ timide…
Comunque
capita che una volta entrate si inizi facendo la seconda fila, poi,
via via che si sviluppano le capacità si arriva a fare gli assoli.
Io stessa all’inizio sono arrivata con l’idea di non fare
la protagonista, poi diventa naturale crescere perché è l’ambiente
che ti da la possibilità di migliorare ed avere la sicurezza
che prima non avevi. A volte vedi ragazze che esplodono dopo un po’ di
tempo, perché ti assicuro che è un bell’impegno
essere in un gruppo che lavora e si esibisce e prova tutti i giorni,
si determina una crescita personale fortissima”.
Miles Copeland: “E’ vero: molte volte alcuni amici mi presentano ragazze per un provino. Spesso non reggono neanche i primi quindici minuti di prova…”
(…uno sguardo all’orologio… mamma mia come passa il tempo… dobbiamo andare)
Sharon: (con un sorriso, alzandosi)”…Insomma, devi essere proprio ossessionata dalla danza…”
Sorrido anch’io soddisfatta:
tante parole tra cui mi restano
impresse le immagini di un duro lavoro, che come tale merita il più grande
rispetto, e di una grande passione espressa con semplicità ed
umiltà.
Sharon Kihara è una donna intelligente e consapevole, Mr. Miles Copeland un grande manager che conosce il pubblico e la realtà delle grandi produzioni…
La loro è una scommessa vincente, e senza dubbio niente vieta che magari proprio qui in Italia possiamo rilanciare, migliorare il tiro, essere ancora più coinvolgenti ed efficaci, e rispettando ognuno la propria sensibilità di artista, proporre un altro modello.
Comunque io temo che, senza menti aperte, senza spirito di gruppo, senza uno sforzo per andare incontro ad un pubblico più ampio, nessuna grande costellazione potrà brillare così alle nostre latitudini.
Ma... resto fiduciosa in attesa di una quanto mai gradita pubblica
e spettacolare smentita:
BellYtalia a voi!.
Collegamenti
Sharon Kihara
Babelesque - la nostra storia - di Miles Copeland
Babelesque - Recensione di Roberto
traduzione a cura di Kasia Jarosz