Associazione Culturale
Immaginari e dintorni della Danza Orientale
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Interpretare – Codificare – Standardizzare

a cura di
Sonia Lorenzon “Parvani” e Maria Rita Gandra “Margarita”

Insieme di convenzioni che regolano e definiscono le diverse danze

Oggi molte sono le polemiche e diatribe che animano la problematica su una possibile lettura della Danza e del Ballo in ambito federativo, portando la danzacon la “D” maiuscola dalla dimensione espressiva e artistica ad una sportiva e competitiva, ed i balli popolari ed etnici ad una situazione di possibile regolamentazione e codificazione.

Da sempre la Danza Sportiva sembra occuparsi solo di quelle discipline di ballo “possibili” nei Palazzetti dello Sport: danze standard, liscio, ballo da sala, balli latinoamericani, ne fecero seguito i balli con retroscena storico e culturale folcloristico, come le danze caraibiche ed il tango argentino, le danze jazz, rock and roll, woogie woogie e negli ultimi tempi fecero il loro ingresso la disco dance, street dance ed infine le danze artistiche e appena da quest’anno (2005 NDR) emerge nell’ambito federale la danza orientale.

Una danza intesa come forma convenzionalmente riconosciuta da un gruppo sociale presenta dei “parametri” che le permettono d’essere patrimonio culturale e mezzo di comunicazione interpersonale nella comunità. Ballare, inteso come forma di comunicazione, si pone quindi come strumento di socializzazione. La pista di ballo è il luogo di ritrovo e di svago, dove i componenti di una comunità interagiscono con un fine ludico e ricreativo.

La danza, come forma espressiva e artistica, è sempre stata destinata ai palcoscenici dei teatri, mentre il ballo, nettamente diviso da quest’ultima, si svolgeva nelle sale da ballo e nei palazzotti dello sport a fini competitivi. Solo di recente la danza contemporanea ha attinto elementi da altre forme di spettacolo, tra cui quelle dei circhi e dei palazzetti, per dare alle sue coreografie la freschezza dell’energia e del movimento, come è nel caso di Maurice Béjart. Nel frattempo i ballerini competitori nelle gare hanno acquisito elementi estetico - espressivi dalla danza per avere nuova linfa creativa (1).

INTERPRETARE

Tale termine viene utilizzato per definire l’atto di uno spettatore che legge e decodifica un opera estetica: d’arte, danza, teatro, poesia o prosa. Si dice che solo ciò che possiede espressione può essere interpretato. Analizzare un balletto significa decontestualizzare il processo creativo del coreografo per capire la molla di senso con cui egli partorì la sua opera.

Nulla potrebbe togliere il carattere soggettivo che anima l’interazione semantica tra spettatore e coreografo, come tra l’osservatore di un quadro ed il pittore, e le dinamiche significative che arricchiscono e allargano la sfera di senso entro cui l’opera vive di vita propria come una creatura.

Sarebbe impossibile pensare di creare delle norme estetiche senza pensare che esse siano destinate ad essere infrante dal carattere artistico e creativo di un’opera d’arte. L’arte è divenire ed in quanto tale si caratterizza da una costante peculiarità che è l’infrangere le regole a favore dell’invenzione.

CODIFICARE

Si può avere una codificazione nel momento in cui siamo in presenza di un oggetto “riconosciuto” da una convenzione sociale. Perché avvenga il processo di codificazione abbiamo bisogno che un gruppo sociale e culturale identifichi in “quell’” oggetto un valore e una funzione, nel nostro discorso estetici, intesi in quanto tali da tutti i componenti della comunità. La codificazione viene applicata a tutti i tipi di linguaggi, dal verbale a quello espressivo ed estetico, determinando il “gusto” generalizzato.

Le danze folcloristiche, ad esempio, tramandate da generazione in generazione, sono codificate e “trasmesse” da usanze particolari per ogni popolo. Ma la loro codificazione è dinamica, come lo è la cultura con la sua evoluzione e l’adeguamento ai tempi. Il codice dinamico delle danze etniche e folcloristiche è un chiaro esempio di “trasmissione” culturale in continua trasformazione e adeguamento ai cambiamenti della società dove questi avvengono.

Tutti i codici linguistici hanno degli aspetti più o meno dinamici. Il linguaggio verbale è quello maggiormente stabile, ma non per questo fisso; anch’esso è soggetto a pur lievi cambiamenti. Il linguaggio artistico invece, soggiacente in prima istanza all’invenzione, è quello più dinamico in assoluto. La danza ed il ballo possono essere inseriti in parte nell’ambito dei linguaggi espressivi ed in parte nei linguaggi estetici fortemente stabili, come possono essere le danze standard, legate ad un codice fisso come quello che regge le discipline sportive.

La danza sportiva necessita di una codificazione per poter esistere ma anche di nuova linfa che trae origine dall’ “invenzione”; deve quindi far riferimento ad una codificazione dinamica con regole meticolose ma variabili nel tempo, sempre pronte a subire modificazioni, miglioramenti e adeguamenti.

Potremmo fare una distinzione nel settore delle danze sportive e suddividere le discipline in tre grandi famiglie:

Danze Artistiche: soggette all’invenzione e all’interpretazione attraverso tecniche ed espressioni artistiche; ad esse corrisponde una codificazione dinamica alta.

Danze Folcloristiche: soggette all’espressione culturale e alle convenzioni sociali di un popolo, quindi con una codificazione dinamica moderata.

Danze Standardizzate: vere e proprie costruzioni estetiche, rappresentano la volontà di codificare l’armonia, la bellezza e il ballo inteso come purezza di movimenti accuratamente studiati. La loro codificazione dinamica è molto bassa perché soggiacente ad un codice fisso con regole particolarmente descrittive.

STANDARDIZZARE

Lo standard è un oggetto posto come modello, esempio, una modalità fissa prestabilita in un certo contesto, quindi è ciò che determina un sistema di norme altamente codificato.

Oltre a questo, le danze standard hanno come prima istanza la salvaguardia dei codici espressivi alle quali fanno riferimento. A differenza delle danze artistiche, la forza delle danze olimpiche, standard e latinoamericane internazionali sta nel rispetto delle norme.

Questo però non preclude la possibilità che esse ricorrano all’invenzione ma tale scelta sarà sempre supportata da una forte connotazione del regolamento.

Spesso ci si domanda se sia possibile standardizzare discipline folcloristiche come il tango argentino oppure le danze caraibiche. La risposta è chiaramente negativa perché i presupposti stessi della loro genesi sono basati su sistemi socio-culturali dinamici e vivi come tutto ciò che rappresenta l’espressione di un popolo.

Ciò non significa che le danze folcloristiche non possano essere codificate ed entrare a far parte delle discipline di gara; il codice può esistere purché esso sia dinamico, in continua trasformazione come quello sociale e le sue caratteristiche siano quelle particolari delle convenzioni.(2)

 

“Interpretare – Codificare – Standardizzare” di Maria Rita Gandra capitolo tratto dal testo “Danze Orientali” 2006 a cura di Sonia Lorenzon “Parvani” e Maria Rita Gandra “Margarita” proposto come testo di esame in “Danze Orientali” in FIPD

“Interpretare – Codificare – Standardizzare” Ibi, Maria Rita Gandra, Margarita 2006

 

 

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