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I mille volti della Dea

a cura di Lucy

La compagnia al completo - I millea volti della Dea - Firenze 16 Aprile 2009

Una splendida serata

Come oramai avrete capito, non è che mi faccia “pregare” per presenziare ad eventi, spettacoli o manifestazioni perchè voglia fare “la preziosa”: semplicemente capita che o per problemi di mobilità o per impegni o altre vicissitudini familiari (come tutti) non posso rendermi disponibile e regalarmi l’opportunità di accettare l’invito per tutte le occasioni che invece avrei voluto e vorrei cogliere.
Quando quindi le cose vanno tutte, ma proprio tutte, per il verso giusto (...io sto bene, ho chi mi accompagna, e non ci sono altri accidenti in corso...) è sempre per me un momento speciale.

Ed è giusto con questo spirito che mi sono organizzata per andare ad assistere alla presentazione dello spettacolo “I mille volti della Dea” che si è tenuto al Teatro Puccini di Firenze lo scorso 16 Aprile.
Così è successo che un piccolo gruppo di amiche, stipate nell’utilitaria di una di loro (al limite dell’asfissia), con la sottoscritta a fare da navigatore (tutto dire... perchè tra i vetri appannati, la pioggia, e le diottrie che sono quello che sono, fate conto che le ho guidate “a tatto”...), ha raggiunto infine miracolosamente, e in tempo utile, la sede deputata, dove un’altra mia specialissima amica, con la quale giusto per la cronaca non passavo “una serata fuori” da quasi due anni, era in paziente attesa.

Giusto il tempo di accomodarci in sala (rigorosamente in prima fila... se no che ci vengo a fare: me lo faccio raccontare da qualcuno di voi cosa è successo sul palco?!) che le luci si abbassano.
Devo dire che non sapevo esattamente cosa aspettarmi.
Ero solo certa che il progetto mi era piaciuto già al primo accenno fattomi a suo tempo da Cristina (ndr. Cristina Multinu), per lo spirito di collaborazione ed apertura verso realtà diverse che ne aveva motivato la nascita.
Scuole distanti geograficamente parlando, ma anche come formazione tecnica ed indole espressiva, che si univano e intraprendevano una realizzazione scenica comune, non dico ambiziosa, ma sicuramente davvero impegnativa. sotto davvero tanti aspetti.
Si, a me questa cosa era piaciuta subito, inutile che ve lo nasconda - tanto sapete bene come la penso - ed anche il fatto che tra loro ci fossero alcune delle interpreti che con le loro performances più mi hanno toccata in tutti questi anni di full-immersion nel mondo della “danza della panza” mi ha sicuramente ulteriormente ben disposta.

Chi era in sala, come la sottoscritta, non ha potuto comunque non notare alcune cose che andranno sicuramente messe a punto per le prossime rappresentazioni, e che cito qui per dovere di cronaca, come le ho già anticipate alle dirette interessate, proprio perchè ci tengo che il tutto abbia le migliori opportunità di svilupparsi.

Mi riferisco ad un’ancora non ottimale gestione dei tempi di passaggio tra un quadro e l’altro (...si ho presente come funziona, tutte dentro, poi il cambio... gli abiti indossati al volo... tutto normale, ma il buco tra il primo e il secondo quadro c’è stato ed è stato un peccato, perchè ha interrotto l’atmosfera che si era appena creata, così come qualche incertezza nelle successive transizioni).
Anche le luci di scena, a mio modestissimo parere (...lo so che sapete che ho “fatto” per tre anni le luci delle serate Hafla... e che quindi ho i miei gusti, discutibili ma li ho) non sono poi state quel valore aggiunto, quella degna cornice, che assiste ed evidenzia i movimenti sul palco, come invece dovrebbero essere.
Infine il fumo (quell’effetto scenico che dovrebbe creare un nuvola bassa...).
Vi dico solo questo, quando sono uscita tra il primo e il secondo tempo, cedendo senza sforzo al richiamo della nicotina, e mi sono trovata in una Firenze invasa dalla nebbia notturna... “mannaggia”, mi è venuto spontaneo pensare, “...ma quanto fumo hanno fatto lì dentro il teatro che ha invaso anche tutta la città qui fuori?!”.
Capisco che con le luci ed il bel contributo di Elena d’Anna (ndr voce narrante) - a cui dedico una menzione speciale, perchè davvero suggestiva ed espressiva interprete dei testi originali che guidavano la rappresentazione e introducevano via via le danze - anche un po’ di fumo ci stava bene.
Crea atmosfera, distrae lo sguardo mentre si attende il quadro successivo, e se tutto va bene si ascolta, si libera la mente e ci si lascia rapire... ma un po’... troppo fa si che le difficoltà respiratorie delle prime file suscitino ilarità se non compassione nel resto del pubblico, e che le lacrime strappate ai nostri poveri occhi non siano proprio quelle della commozione partecipe...
Comunque per le note diciamo “di critica costruttiva” è tutto qui.

“E’ lo spettacolo Lucy? Ma allora che ci dici?!”
Ok, ok ci arrivo.
Lo spettacolo si è articolato in una scelta serie di quadri, ben introdotti e con una loro logica coerente alla storia narrata dai testi, frutto molto apprezzato dalla sottoscritta e non solo della creatività inesauribile di Parvani, che non sto a riepilogare (andate a vederlo se ne avrete occasione e poi sappiatemi dire).
Io ho notato i costumi curati (così si fa: so che costano... ma è bello vedervi abbigliate come si deve), le coreografie, tutte di gruppo, tutte diverse per stile e “animus”, tutte ben realizzate, ed ho notato anche e soprattutto l’assenza assoluta di protagonismo da parte di chi tra loro avrebbe potuto permettersi parti di spicco maggiore, come doveva essere in perfetta aderenza al concetto di “sorellanza” per una volta reso nella pratica, dopo tanta teoria (!).
Alcune coreografie sono state divertenti davvero (la “Guerra di quartiere”), altre molto molto particolari (“L’incubo nero” ad esempio dell’ottima Parvani, o “L’impronta Tribale” della bella coppia composta da Olivia Mancino e Alice Nuar con i loro gruppi), altre infine quasi “mistiche” e molto toccanti (come il quadro “Ritorno alla natura” nell’interpretazione corale dell’intera compagnia).
Anche Giulia Mion, che ha degnamente interpretato la Dea, nell’unico assolo dello spettacolo, lo ha fatto con l’umiltà e l’olimpica serenità e dolcezza di sempre.
E’ vero, io avrei voluto assistere “anche” ad altri assoli, che giustamente nella logica della narrazione non sono stati previsti... ma so che potrò godermi Alice, Olivia, Cristina ecc., in altre, spero a breve, occasioni.

Detto questo resta che, anche oggi, a giorni ormai di distanza da quella serata, sono grata a tutte le interpreti di avermi voluto invitare ad assistere a questo spettacolo. Si davvero.
E’ stata per me una gran bella serata.
Che mi ha lasciata, come deve essere, con la voglia di vedere ancora e di “sentire” ancora... tanto che la mia promessa di assistere a future rappresentazioni non è stata fatta pro-forma.
Sentire... si io ho sentito lo spirito che le ha guidate, l’armonia che hanno costruito nel gruppo e sul palco, è stato evidente per me, e ne ho avuto conferma parlando anche con altri spettatori, e tutti abbiamo apprezzato anche il divertimento con cui si sono proposte ed hanno regalato al pubblico il loro impegno e la loro arte.
Al di là di qualunque evoluzione o successo futuro, che auguro loro di tutto cuore, credo che proprio l’armonia e la leggerezza, di cui lo spettacolo è profondamente intriso, siano le cose più preziose di cui potranno sempre e comunque andare fiere.

Che poi Firenze non si sia fidata e non abbia risposto all’appuntamento con l’affluenza che lo spettacolo avrebbe meritato non mi stupisce.
La nostra è la città dei Guelfi e dei Ghibellini, abbiamo lasciato andare il da Vinci, esiliato Dante, e dato al rogo il Savonarola... ma credetemi, proprio per l’amore che tutte dichiariamo di provare per la nostra danza (!), davanti a questo tipo di spettacoli io penso che sarebbe davvero il caso di smetterla una buona volta.
A Firenze come nel resto d’Italia, dove so per certo che esistono realtà analogamente e validamente impegnate.

Io sono sicura che “I mille volti della Dea” verrà applaudito anche altrove, come in effetti è stato caldamente accolto dal pubblico in sala, e che possa essere un ottimo inizio a cui dare il nostro appoggio... sono certa anche che sia solo una tra le tante iniziative che meritano, e che solo una serie fortunata di coincidenze ha fatto si che potessi assistere a questa e non ad altre.
Per questo dico “nostro appoggio”, perchè se chi fa parte del mondo della danza Orientale non partecipa almeno come spettatore ad ogni occasione di livello che si svolge sul territorio nazionale come possiamo sperare in una vera crescita artistica delle rappresentazioni?
Sapete tutti come funziona: questi progetti sono auto-finanziati, con grosso sforzo e impegno anche economico da parte delle protagoniste, e sono l’unica possibilità che abbiamo di far fare alla nostra danza un vero primo salto di qualità.

Usciamo dal cortile delle galline rissose e smettiamo di beccarci a vicenda per il mangime, e allora si che potremmo dire, tutte insieme:
Bellydance Superstars... attente...: arrivano le italiane!

Intervento - 21 Aprile 2009

Kasia Jarosz

Mi dispiace davvero non aver potuto assistere allo spettacolo del 16 aprile... mannagia, lo so che sabato e domenica sera sono un po' duri da ottenere dai teatri, ed io (non mi lamento, per carità) sono ad insegnare tutte le sere, lunedi-venerdi. Essendo questo il mio lavoro, non posso e non voglio prendere serate libere a parte dal casi di assoluta necessità...
Detto questo, mi pare che alcune mie alunne hanno assistito allo spettacolo, aspetto di sentirle con ansia!
Comunque, c'è un po di verità in quello che dice Lucy... il Teatro Verdi era 'sold out' per le Bellydance Superstars, si, lo so che sono famose in tutto il mondo, (NDR ... sempre a Firenze, anche le BDSS hanno dovuto annullare una delle due date previste della loro tournèe Babelesque...) ma comunque sono abbastanza del'idea che se forse i componenti delle BDSS native di Firenze, anche se famose in tutto il mondo, farebbbero piu fatica a riempire un teatro come un gruppo 'esterno'.... ci sarebbero mille teorie perchè questa e quel'altra non si merita un ingaggio così importante.
La cosa più buffa è che se fai presente questo fatto alle persone, comincia una negazione totale "ma che dici, non e affato così..." e diventi te la 'nemica'...
E beh, il mondo mica è perfetto.

Ma a parte questo, voglio dare il mio sostegno a questo gruppo; in passato ho visto altre produzioni di Parvani & co. e mi sono sempre piacute.
Continuate così.

Kasia Jarosz

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