Una splendida serata
Come oramai avrete capito, non è che mi faccia “pregare” per
presenziare ad eventi, spettacoli o manifestazioni perchè voglia
fare “la preziosa”: semplicemente capita che o per problemi
di mobilità o per impegni o altre vicissitudini familiari
(come tutti) non posso rendermi disponibile e regalarmi l’opportunità di
accettare l’invito per tutte le occasioni che invece avrei
voluto e vorrei cogliere.
Quando quindi le cose vanno tutte, ma proprio tutte, per il verso giusto (...io
sto bene, ho chi mi accompagna, e non ci sono altri accidenti in corso...) è sempre
per me un momento speciale.
Ed è giusto con questo spirito che mi sono organizzata per
andare ad assistere alla presentazione dello spettacolo “I
mille volti della Dea” che si è tenuto al Teatro Puccini
di Firenze lo scorso 16 Aprile.
Così è successo che un piccolo gruppo di amiche, stipate nell’utilitaria
di una di loro (al limite dell’asfissia), con la sottoscritta a fare
da navigatore (tutto dire... perchè tra i vetri appannati, la pioggia,
e le diottrie che sono quello che sono, fate conto che le ho guidate “a
tatto”...), ha raggiunto infine miracolosamente, e in tempo utile, la
sede deputata, dove un’altra mia specialissima amica, con la quale giusto
per la cronaca non passavo “una serata fuori” da quasi due anni,
era in paziente attesa.
Giusto il tempo di accomodarci in sala (rigorosamente in prima fila...
se no che ci vengo a fare: me lo faccio raccontare da qualcuno di
voi cosa è successo sul palco?!) che le luci si abbassano.
Devo dire che non sapevo esattamente cosa aspettarmi.
Ero solo certa che il progetto mi era piaciuto già al primo accenno
fattomi a suo tempo da Cristina (ndr. Cristina Multinu), per lo spirito di
collaborazione ed apertura verso realtà diverse che ne aveva motivato
la nascita.
Scuole distanti geograficamente parlando, ma anche come formazione tecnica
ed indole espressiva, che si univano e intraprendevano una realizzazione scenica
comune, non dico ambiziosa, ma sicuramente davvero impegnativa. sotto davvero
tanti aspetti.
Si, a me questa cosa era piaciuta subito, inutile che ve lo nasconda - tanto
sapete bene come la penso - ed anche il fatto che tra loro ci fossero alcune
delle interpreti che con le loro performances più mi hanno toccata in
tutti questi anni di full-immersion nel mondo della “danza della panza” mi
ha sicuramente ulteriormente ben disposta.
Chi era in sala, come la sottoscritta, non ha potuto comunque non notare alcune cose che andranno sicuramente messe a punto per le prossime rappresentazioni, e che cito qui per dovere di cronaca, come le ho già anticipate alle dirette interessate, proprio perchè ci tengo che il tutto abbia le migliori opportunità di svilupparsi.
Mi riferisco ad un’ancora non ottimale gestione dei tempi
di passaggio tra un quadro e l’altro (...si ho presente come
funziona, tutte dentro, poi il cambio... gli abiti indossati al volo...
tutto normale, ma il buco tra il primo e il secondo quadro c’è stato
ed è stato un peccato,
perchè ha interrotto l’atmosfera che si era appena creata, così come
qualche incertezza nelle successive transizioni).
Anche le luci di scena, a mio modestissimo parere (...lo so che sapete che
ho “fatto” per tre anni le luci delle serate Hafla... e che quindi
ho i miei gusti, discutibili ma li ho) non sono poi state quel valore aggiunto,
quella degna cornice, che assiste ed evidenzia i movimenti sul palco, come
invece dovrebbero essere.
Infine il fumo (quell’effetto scenico che dovrebbe creare un nuvola bassa...).
Vi dico solo questo, quando sono uscita tra il primo e il secondo tempo, cedendo
senza sforzo al richiamo della nicotina, e mi sono trovata in una Firenze invasa
dalla nebbia notturna... “mannaggia”, mi è venuto spontaneo
pensare, “...ma quanto fumo hanno fatto lì dentro il teatro che
ha invaso anche tutta la città qui fuori?!”.
Capisco che con le luci ed il bel contributo di Elena d’Anna (ndr voce
narrante) - a cui dedico una menzione speciale, perchè davvero suggestiva
ed espressiva interprete dei testi originali che guidavano
la rappresentazione e introducevano via via le danze - anche un po’ di
fumo ci stava bene.
Crea atmosfera, distrae lo sguardo mentre si attende il quadro successivo,
e se tutto va bene si ascolta, si libera la mente e ci si lascia rapire...
ma un po’... troppo
fa si che le difficoltà respiratorie delle prime file suscitino ilarità se
non compassione nel resto del pubblico, e che le lacrime strappate ai nostri
poveri occhi non siano proprio quelle della commozione partecipe...
Comunque per le note diciamo “di critica costruttiva” è tutto
qui.
“E’ lo spettacolo Lucy? Ma allora che ci dici?!”
Ok, ok ci arrivo.
Lo spettacolo si è articolato in una scelta serie di quadri, ben introdotti
e con una loro logica coerente alla storia narrata dai testi, frutto molto
apprezzato dalla sottoscritta e non solo della creatività inesauribile
di Parvani, che non sto a riepilogare
(andate a vederlo se ne avrete occasione e poi sappiatemi dire).
Io ho notato i costumi curati (così si fa: so che costano... ma è bello
vedervi abbigliate come si deve), le coreografie, tutte di gruppo, tutte diverse
per stile e “animus”, tutte ben realizzate, ed ho notato anche
e soprattutto l’assenza assoluta di protagonismo da parte di chi tra
loro avrebbe potuto permettersi parti di spicco maggiore, come doveva essere
in perfetta aderenza al concetto di “sorellanza” per una volta
reso nella pratica, dopo tanta teoria (!).
Alcune coreografie sono state divertenti davvero (la “Guerra di quartiere”),
altre molto molto particolari (“L’incubo nero” ad esempio
dell’ottima Parvani, o “L’impronta Tribale” della bella
coppia composta da Olivia Mancino e Alice Nuar con i loro gruppi), altre infine
quasi “mistiche” e molto toccanti (come il quadro “Ritorno
alla natura” nell’interpretazione corale dell’intera compagnia).
Anche Giulia Mion, che ha degnamente interpretato la Dea, nell’unico
assolo dello spettacolo, lo ha fatto con l’umiltà e l’olimpica
serenità e dolcezza di sempre.
E’ vero, io avrei voluto assistere “anche” ad altri assoli,
che giustamente nella logica della narrazione non sono stati previsti... ma
so che potrò godermi Alice, Olivia, Cristina ecc., in altre, spero a
breve, occasioni.
Detto questo resta che, anche oggi, a giorni ormai di distanza da
quella serata, sono grata a tutte le interpreti di avermi voluto
invitare ad assistere a questo spettacolo. Si davvero.
E’ stata per me una gran bella serata.
Che mi ha lasciata, come deve essere, con la voglia di vedere ancora e di “sentire” ancora...
tanto che la mia promessa di assistere a future rappresentazioni non è stata
fatta pro-forma.
Sentire... si io ho sentito lo spirito che le ha guidate, l’armonia che
hanno costruito nel gruppo e sul palco, è stato evidente per me, e ne
ho avuto conferma parlando anche con altri spettatori, e tutti abbiamo apprezzato
anche il divertimento con cui si sono proposte ed hanno regalato al pubblico
il loro impegno e la loro arte.
Al di là di qualunque evoluzione o successo
futuro, che auguro loro di tutto cuore, credo che proprio l’armonia e
la leggerezza, di cui lo spettacolo è profondamente intriso, siano le cose
più preziose
di cui potranno sempre e comunque andare fiere.
Che poi Firenze non si sia fidata e non abbia risposto all’appuntamento
con l’affluenza che lo spettacolo avrebbe meritato non mi stupisce.
La nostra è la città dei Guelfi e dei Ghibellini, abbiamo lasciato
andare il da Vinci, esiliato Dante, e dato al rogo il Savonarola... ma credetemi,
proprio per l’amore che tutte dichiariamo di provare per la nostra danza
(!), davanti a questo tipo di spettacoli io penso che sarebbe davvero il caso
di smetterla una buona volta.
A Firenze come nel resto d’Italia, dove so per certo che esistono realtà analogamente
e validamente impegnate.
Io sono sicura che “I mille volti della Dea” verrà applaudito
anche altrove, come in effetti è stato caldamente accolto
dal pubblico in sala, e che possa essere un ottimo inizio a cui dare
il nostro appoggio... sono certa anche che sia solo una tra le tante
iniziative che meritano, e che solo una serie fortunata di coincidenze
ha fatto si che potessi assistere a questa e non ad altre.
Per questo dico “nostro appoggio”, perchè se chi fa parte
del mondo della danza Orientale non partecipa almeno come spettatore ad ogni
occasione di livello che si svolge sul territorio nazionale come possiamo sperare
in una vera crescita artistica delle rappresentazioni?
Sapete tutti come funziona: questi progetti sono auto-finanziati, con grosso
sforzo e impegno anche economico da parte delle protagoniste, e sono l’unica
possibilità che abbiamo di far fare alla nostra danza un vero primo
salto di qualità.
Usciamo dal cortile delle galline rissose e smettiamo di beccarci
a vicenda per il mangime, e allora si che potremmo dire, tutte insieme:
Bellydance Superstars... attente...: arrivano le italiane!
Intervento - 21 Aprile 2009
Mi dispiace davvero non aver potuto
assistere allo spettacolo del 16 aprile... mannagia, lo so che sabato
e domenica sera sono un po' duri da ottenere dai teatri, ed io (non mi
lamento, per carità) sono ad insegnare tutte le sere, lunedi-venerdi.
Essendo questo il mio lavoro, non posso e non voglio prendere serate libere
a parte dal casi di assoluta necessità...
Detto questo, mi pare che alcune mie alunne hanno assistito allo spettacolo,
aspetto di sentirle con ansia!
Comunque, c'è un po di verità in quello
che dice Lucy... il Teatro Verdi era 'sold out' per le Bellydance Superstars,
si, lo so che sono famose in tutto il mondo, (NDR ... sempre
a Firenze, anche le BDSS hanno dovuto annullare una delle due date
previste della loro tournèe Babelesque...) ma comunque
sono abbastanza del'idea che se forse i componenti delle BDSS native
di Firenze, anche se famose in tutto il mondo, farebbbero piu fatica
a riempire un teatro come un gruppo 'esterno'.... ci sarebbero mille
teorie perchè questa e quel'altra non si merita un ingaggio
così importante.
La cosa più
buffa è che se fai presente questo fatto alle persone, comincia una
negazione totale "ma che dici, non e affato così..." e diventi
te la 'nemica'...
E beh, il mondo mica è perfetto.
Ma a parte questo,
voglio dare il mio sostegno a questo gruppo; in passato ho visto altre
produzioni di Parvani & co.
e mi sono sempre piacute.
Continuate così.
Kasia Jarosz