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La Femminilità nella Danza del Ventre

a cura di Giulia Mion

Cara donna, proporre questo argomento richiede sicuramente molto tempo, ricerca e pagine, per questo mi pongo l’obiettivo di darti degli spunti di riflessione che possono essere approfonditi in molte direzioni.

Prima di tutto desidero che tu ponga l’attenzione al concetto di femminilità, precisamente ti chiedo di farti questa semplice domanda: “Cosa significa per me essere femminile?”.
Inoltre, ti ricordi il motivo per cui ti sei avvicinata a questa meravigliosa danza?
Forse hai letto o sentito un’intervista nella quale si affermava che la danza del ventre riattiva il tuo femminile, ma cosa significa esattamente?
E’ una frase che quasi tutti pronunciano mamolto spesso non ne viene indagato il contenuto, l’essenza.

Bene, per aiutarti puoi iniziare a riflettere leggendo questo semplice articolo che riporto qui sotto, lascia la mente libera dai pensieri e semplicemente leggi, dopo di che vedremo di collegarlo alla amata danza del ventre.

Il Femminile: Essere Donna e Dono

di Loretta Martello
(estratto da La via della Luce femminile, Loretta Martello, ed Cerchio della Luna 2007
articolo riportato con il permesso dell’autrice dal sito www.ilcerchiodellaluna.it)

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Cosa vuol dire essere donna?
Questa domanda vive nel cuore femminile dagli antichi tempi in cui per la donna era semplice operare all'interno del proprio clan, del gruppo sociale o della famiglia, dai tempi in cui il legame con la Terra, l'Acqua e la Luna pulsava in armonia con la vita e con lo spirito che la pervade. Allora la donna trovava in sè le risposte, poiché queste le erano fornite dalla vita stessa, dall'esempio delle altre donne e dal rispetto che il mondo maschile aveva per lei.
La donna guidava la sua stessa vita e quella degli altri fidandosi della propria intuizione, dell'innata saggezza, percorrendo il sentiero interiore già tracciato dalla madre e da tutte le madri che erano venute prima di lei. Conosceva i ritmi della terra, l'insegnamento degli animali, i poteri curativi di piante ed erbe, la ciclicità della vita, accettava le tappe del cammino iniziatico femminile con sincerità e devozione. Così il menarca, la maternità, e la menopausa erano sempre vissuti come momenti sacri, momenti in cui la Divinità entrava più profondamente nel corpo e attraverso il corpo manifestava il suo potere creativo, il potere di dare la vita e con esso la magia della Creazione.

Ma cosa accade oggi quando una donna si chiede cos'è una donna? Sembra che di fronte a questa domanda la donna avverta sulle prime come un risuonare nella mente di un'eco lontana, e senta poi quest'eco scenderle al cuore e poi al ventre, e poi il risalire a spirale di un'energia potente lungo la colonna vertebrale. E mentre l'energia risale, l'eco si trasforma in migliaia di voci pulsanti che chiamano la donna per nome. Ma al momento di darsi la risposta non le escono più le parole, e il battito dell'universo appena percepito sembra cessare.

Eppure quel battito esiste, laggiù, nello strato profondo della psiche, sepolto da secoli e secoli di regole, impedimenti, convenzioni, pregiudizi, "buona educazione". Non è stato solo il mondo maschile a recludere il femminile laggiù, ma le donne stesse, ormai sradicate dal loro Sé al punto da non riconoscere più le forze che lo animavano mentre si adeguavano ad un modello sociale piatto e repressivo.
I recenti movimenti femministi hanno aperto alcune strade, hanno scardinato con grinta e con rabbia i cancelli della libertà sociale e della parità dei diritti, ma questa lotta impetuosa non è stata in grado (non per debolezza, ma perché nella lotta non può ancora esserci equilibrio) di recuperare il seme antico, la luce antica, la verità antica, l'antica bellezza che ogni donna porta con sé...

La natura femminile non è quella dell'obbedienza nel silenzio, nè quella di vivere una parità che strozza l'anima con irruenza, ma quella di vivere in sé il proprio mistero, impregnarsi della propria Luce, godere della propria canzone, impossessarsi del Nume e farlo vibrare.
Non occorre più parlare, abbiamo parlato abbastanza, non occorre più fare, abbiamo fatto abbastanza. Occorre Essere, essere Donna, essere Dono.

I termini "donna" e "dono" sono così simili nel suono da evocare il medesimo simbolo del dare. Ma "dare" non è quell'obbligatorietà a cui siamo state educate, quel cercare un perfezionismo che soddisfi l'idea di noi che ci siamo costruite, o che altri hanno contribuito a farci costruire, per sentirci dire che "così va bene", "così sei brava", in altre parole per poter meritare un pò di amore. Essere dono non vuol dire solo donare, ma fare della propria natura femminile un dono, al punto da essere luce per gli altri in modo assolutamente naturale, senza ostentazione, senza sforzo. Luce che arriva dal profondo per il semplice fatto che arriva, per il semplice fatto che c'è e che può manifestarsi così com'è...

...il femminile non è il femminismo. Il femminile è "ciò da cui tutto deriva", eppure non se ne vanta. Il femminile ama il maschile perché le è complementare. La donna che è donna desidera l'uomo, ama, gode, partorisce, soffre, cura, difende, sorride, condivide, crea, dona. Non separa, non allontana, non dice mai al maschile: io sono meglio di te, o sono più di te, o sto bene anche senza di te. La donna unisce, crede, persevera, aspetta. La donna ha pazienza e sa aspettare perché grande è il suo amore...

Quando ci si incontra insieme tra donne con il fine comune di condividere un cammino di conoscenza, con l'unico scopo di riappropriarsi della corrente sacra e istintuale che permea l'essere, accade una cosa strana: la percezione del fuoco interiore... quando la donna esprime se stessa, libera, con altre donne, emerge una forza straordinariamente calda, avvolgente, lucente, un'energia capace di sconvolgere ordini, leggi, istituzioni, sistemi, di andare oltre qualsiasi limite, di scardinare le porte d'acciaio di secoli di repressione, di far vivere la fata e la strega nello stesso momento. E ciò può accadere senza grida, senza collera, può avvenire con gentilezza e amore, con libertà e rispetto, poiché è attraverso l'abbandono a sè stessa che la donna può sentire quanto è grande il potere che porta in sé....

La donna ha mani dal tocco leggero e potente, mani in grado di tessere tele infinite d'amore e pazienza e compassione e perdono. La donna ha piedi ancorati al suolo per attingere l'energia della Madre Terra e distribuirla ad altri, piedi che sanno camminare e camminare e camminare per trovare le Verità più nascoste e che sanno poi danzare per condividere le verità con il cielo. La donna ha un ventre che può generare, accogliere, nutrire e partorire, ha un ventre caldo e magico che è stato scelto per deporvi il seme della vita. La donna ha seni morbidi che danno cibo, calore, riposo, coccole e gioia, seni in cui l'anima neonata può ritrovare l'abbraccio divino appena perduto. La donna ha un corpo che canta la vita e i suoi continui passaggi di gioia e dolore, di morte e rinascita, un corpo che sa, da sempre sa, che in questa fusione di opposti è il potere della Luce nascosta, quella che può conquistare qualsiasi amante, nutrire quasiasi figlio, ripartorire la vita fisica, psichica e spirituale ogni qualvolta sia necessario.
La donna sa, se solo vuole sapere, sa.

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La danza del ventre racchiude certamente in sé il linguaggio della femminilità, intesa come un universo di codici semplici e allo stesso tempo misteriosi, non sempre decifrabili. Possiamo elencarli in modo breve ma è solamente uno spunto per la nostra mente, mentre il nostro sentire più profondo sa che non ci sono limiti, a questo linguaggio di codici…

° Il gesto: il movimento delle mani parla, può raccontare storie, può allontanare, avvicinare, abbracciare, rifiutare, pregare… non essendo accompagnato dalla parola, come ad esempio nel teatro, il gesto può essere compreso solamente con molta attenzione e conoscenza.
Nella danza del ventre popolare ci sono linguaggi abbastanza espliciti poiché provengono dal mondo polare, possono essere compresi dalla gente nativa (ad esempio nello stile Baladi oppure nello stile Shaabi).
Nello stile classico egiziano invece il gesto si fa più implicito e a volte mistico, non sempre è decifrabile. Da un lato si manifesta come pura decorazione artistica, dall’altro come un messaggio di qualcosa che è solamente nel cuore. Nello stile classico egiziano è molto presente la gestualità sacra della danza classica persiana, nella quale il linguaggio è mistico e codificato. Emerge il concetto della donna angelo, che tramite la danza si fa canale tra il cielo e la terra. Il gesto mistico è decifrabile solo da pochi eletti. La femminilità nella danza comunica in buona parte attraverso il gesto…qual è la tua gestualità preferita mente danzi?

° Lo sguardo: anche gli occhi comunicano, ma a differenza del gesto lo fanno solamente in modo implicito. Si dice che gli occhi siano lo specchio dell’anima, quanto più stai bene con te stessa, tanto più questo linguaggio si fa intenso e luminoso. Tanto più riesci ad utilizzarlo nella tua danza senza filtri, schemi o artifizi.
Prova ad osservare lo sguardo delle danzatrici che conosci, cosa ti stanno raccontando? La danzatrice ti sta dicendo qualcosa di sé oppure trasmette solamente una perfetta esecuzione tecnica, all’interno della quale rientra anche lo sguardo? Ti provoca un’emozione? (ricorda che le emozioni non sono sempre costruttive ma anche distruttive, come ad esempio l’invidia, la gelosia…).

° la bocca: la bocca comunica attraverso sorrisi, smorfie…un linguaggio non sempre esplicito, dipende. Può essere di due tipi, impostato per la scena oppure legato direttamente alle emozioni che prova la danzatrice.
Nel primo caso sarà sempre fisso e uguale, nel secondo caso muterà in simbiosi con il cuore della danzatrice. Nota questo elemento nelle danzatrici e anche nelle persone mentre parlano, nella tua insegnante a lezione, nelle tue compagne, in te stessa.

° Il corpo: il corpo è lo strumento attraverso il quale possiamo esprimere noi stesse. Si dice sempre che la danza del ventre è adatta a donne di ogni età e corporatura, ma ti invito a riflettere su quali sono i modelli di danzatrici proposte oggi.
Come si propongono le danzatrici molto famose nel mondo? Che modello di corpo ti invitano a seguire? Secondo te contrastano oppure accondiscendono il messaggio che ci arriva sempre, che questa danza sia per tutti i corpi?
Fai una ricerca accompagnata da una riflessione sui modelli di corporatura proposti in Egitto dagli anni ’30 ad oggi, cosa è cambiato, se noti che qualcosa è cambiato?

° Il vestito: l’abito è lo strumento attraverso il quale possiamo mettere in maggiore evidenza la danza nel suo complesso di movimenti, forme e colori e nel caso di stile popolare far conoscere la cultura di quella determinata gente o popolazione. Fai una ricerca breve su come sta cambiando la moda nell’ambito della danza del ventre. I costumi cosa puntano a valorizzare di te? Ti è mai stato detto da qualcuno per essere brave danzatici è necessario possedere bei costumi?
Secondo te è obbligatorio indossare un costume di lusso per eseguire una danza? Cosa hai provato quando hai indossato il tuo primo costume? Qual è l’emozione che hai provato più intensamente? Ti piace farli da oppure preferisci comprarli? Hai mai notato che in periodi diversi colori diversi ti richiamano? Credi che il costume sia solamente un involucro di tessuto oppure dentro di te senti che lo puoi arricchire di te stessa e trarne beneficio? Può l’abito…comunicare?

° Il trucco: il trucco ha la funzione di dare maggiore forza espressiva l nostro corpo, può rientrare anch’esso nella campo della comunicazione! Fai una breve ricerca su come si è evoluto il trucco dagli anni ’30 ad oggi nella danza del ventre, trovi che ci siano state delle mode? Credi di poter avere la libertà di scegliere come truccarti oppure pensi di dover seguire un clichè? Ti ha mai colpito in particolare una danzatrice in base al trucco che aveva?

° Il contenuto: forse per te questa voce è nuova… il contenuto è l’essenza della comunicazione, ovvero, cosa ti sta raccontando questa danza? Se è un brano cantato, sicuramente il contenuto è esplicito e potrai comprenderlo non solo attraverso la parola del cantante o della cantante bensì anche tramite tutti i linguaggi che sopra ho elencato. Se è una canzone senza testo, dovrai intuire cosa la danzatrice ti sta dicendo. Stai attenta, non sempre una danzatrice riesce a comunicare una parte di se. Se ad esempiobasa la propria danza solamente su dati tecnici è molto improbabile che possa darti qualcosa che ti porti a casa, quella magia che non ti lascia per qualche giorno e, a volte, per qualche anno. Prova ad osservare le danzatrici che maggiormente conosci, osservale con il cuore aperto e guardale negli occhi… ti stanno dicendo qualcosa?
C’è un contenuto nella loro danza? Osserva non con la mante ma, ripeto, con il cuore. I loro gesti, il loro corpo, il trucco, il costume… è tutt’uno con la loro danza oppure sono elementi separati e freddi? Il sorriso è un sorriso che scalda il cuore oppure è un sorriso “di scena” impostato? Secondo te come stanno vivendo la loro danza…se la vivono?! In poche parole…sono danze autentiche? Che valore dai ad una danza autentica rispetto ad una solo tecnica? Qual è secondo te ciò che fa scattare la differenza tra una e l’altra? Osserva lo stato generale delle danzatrici, in che direzione sta andando? C’è attenzione al contenuto?

Ancora domande di riflessione… qual è il motivo per cui non riusciresti più a rinunciare a danzare? Cosa ti ha regalato questa danza? Cosa significa per te condividere con le tue compagne un’esperienza di lezione, di danza o semplicemente di chiacchere? Potresti danzare libera e felice anche senza indossare un costume ricchissimo e prezioso? Quali sono le emozioni che provi mentre danzi la tua canzone preferita? Dolore? Gioia? Sensualità? Abbandono? Paura? Cosa ti dice il tuo corpo?

Cara donna, in ultima analisi ti chiedo di mettere in ordine di importanza questi valori elencati.
Se la femminilità, essere dunque donna e dono nella delicatezza e nella forza insieme, è la potenza di comunicare e cantare la vita attraverso il tuo corpo, sii certa di poterlo fare in estrema libertà, libera da clichè e schemi, consapevole e salda nell’espressione del tuo cuore che, senza libertà, non può cantare. La donna è creatività e radicamento, l’una senza l’altro non sussiste.
La danza del ventre è creatività e radicamento, è donna, è un ottimo strumento poiché risveglia questi codici ma come li risveglia, se attraverso solo l’involucro, oppure solo il contenuto… oppure unendo il tutto in una meravigliosa armonia… sta solo a te e al tuo coraggio di essere ciò che sei.

Scrivi all'autore

ma-alilat@danzadelladea.it

 

Collegamenti

Vedi la scheda di Giulia Mion
Intervento estratto dalla relazione del 4° Congresso Danze Orientali 31 Maggio 1 e 2 Giugno 2008

 

 

 

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