Le Danze Orientali, secondo la tradizione egiziana, comprendono due grande famiglie, quella del Raqs Sharqi, danza colta di palazzo, ed il Raqs Beledi, danza popolare urbana.
Nel Raqs Sharqi, l’influenza della Danza Classica tra la fine del Settecento ed i primi dell’Ottocento segna definitivamente le sue caratteristiche, in un “sincretismo stilistico” che porta lo stile colto ad una ricerca di perfezione nella forma, pur salvaguardando gli aspetti fondamentali delle origini di questa danza esoterica e sacra.
Nello stile classico orientale la tecnica alla sbarra s’incontra con l’aspetto magico delle forme alchemiche che la danzatrice disegna con il corpo come il cerchio, simbolo del cosmo, e l'otto, simbolo dell'infinito. Lo spazio acquista una valenza simbolica ed è punto d’incontro tra l’ambiente coreutico contemporaneo e le danze antiche sacre dando alla scena, grazie anche all'utilizzo di veli eterei ed ali magiche, un valore trascendentale e mediatico.
Nello spazio scenico Sharqi, il coreografo s’interroga sullo spazio visto e sentito in termini tecnico-espressivi e la danza acquista una valenza artistica frutto di “convergenze” interdisciplinari e trasversali.
Nel Raqs Beledi emerge l’humus creativo, frutto del confronto interattivo tra la tradizione e la modernità della cultura arabo egiziana, che dalle sue forme folcloristiche semplici contadine e nomadi sviluppa, grazie alle contaminazioni con altre forme musicali e danzanti, “evoluzioni” complesse e preziose, in cui la figura della danzatrice solista emerge con delicata ed allo stesso tempo potente presenza scenica.
Il contemporaneo allarga il semplice spazio coreutico del Beledi a favore di una maggiore e complessa forma mediatica, avvalendosi di mezzi scenici con cui la danzatrice solista può raccontare la propria storia con il vocabolario espressivo dei movimenti di figure e movimenti spaziali.
La narrazione s'interseca al mito ed i sentimenti agli archetipi tramandati nei secoli e resi possibili dalla cultura araba. La danza diventa così un processo artistico simbolico che dal Maqam musicale trae linfa vitale, traducendo i movimenti sinuosi della danzatrice in poesia visiva.
Le Danze Orientali oggi, consapevoli della propria appartenenza alla tradizione, spingono i margini stilistici e desiderano scavalcare i confini della forma per una maggiore valenza artistica.
Questa disciplina è alla ricerca di una possibile trasformazione in cui il Vecchio ed il Nuovo s’incontrino per una maggiore consapevolezza storica.
Le Danze Orientali attingono alla potenza energetica dei Chakras e, attraverso questa nuova consapevolezza del corpo e del suo movimento, la danzatrice intraprende la scoperta delle proprie potenzialità tecnico-espressive trasversalmente nella danza, oltre la propria disciplina verso altre danze, in quanto linguaggi del corpo e dello spirito.
Dal Folclore all’Arte, dalla Danza al Teatro, le Danze Orientali oggi devono fare i conti con la Modernità e con gli aspetti fondamentali della Coscienza dell’Essere Femminile e Maschile, nell’eterno confronto tra gli opposti.
La Danza Contemporanea mette in evidenza il concetto di “estraniazione” dell’uomo d’oggi e ripropone in modo ossessivo sia la sua sofferenza, sia gli aspetti drammatici del disadattamento, rendendo il “corpo danzante” un “essere neutro” asessuato e bloccato nella sua estraniazione.
Anche nelle Danze Orientali, in modo particolare nello struggente
Beledi, si accennano i temi della malinconia e della sofferenza,
come ad esempio nei taqsim melodici. Spesso però l’umano
si riscatta grazie alle componenti energetiche provenienti dalla
tradizione per mezzo dei tabla e delle orchestre. Il corpo danzante
si “connota” attraverso gli archetipi del femminile e
del maschile in modo struggente.
La danzatrice dialoga a unisono
con la musica, a volte morbida e fluttuante ed a volte forte e terrena,
in uno sviluppo ciclico in cui ogni sofferenza trova un riscatto,
divenendo poesia.
L’Occidente purtroppo ha perso la conoscenza dell’archetipo che gli permetterebbe di ritrovare la sua essenza originaria, L’Oriente e l’Africa invece hanno custodito attraverso la tradizione riti che ripropongono il rapporto intrinseco dell’Essere Umano, in quanto Microcosmo in rapporto al macrocosmo dell’Universo.
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Intervento estratto dalla relazione del Congresso Danze Orientali 23 24 e 25 Novembre 2007