Esperienza e cammino personale
Nel panorama attuale di gran successo della Danza Orientale convivono in realtà molti stili e modi di ballare. Questa varietà nasce da un duplice aspetto proprio del carattere della Danza Orientale. Essa infatti, che in un certo periodo fu nomade e che sorge sulla base di danze dei popoli (folk), non può che subirne ed inglobarne le rispettive e variegate influenze. Secondariamente non può esimersi, per sua natura di espressione naturale e non codificata, dall’arricchimento personale di valenti interpreti che si sono susseguiti e si susseguono man mano sulla scena. Queste sono le ragioni più intrinseche di un inevitabile continuo divenire di questa vera “Disciplina dell’Essere”.
Ma esistono altri fattori che contribuiscono ad una costante evoluzione di questa danza, percorsi trasversali culturali e sociali che si sono intersecati: una certa mondializzazione, e quindi i viaggi, la comunicazione, la tecnologia. Tutto ciò ha avvicinato in qualche modo i popoli e di conseguenza le loro principali espressioni, che sono proprio la musica e la danza! In una sorta di processo inverso di ciò che fu nei tempi remoti, in cui questo tipo di danza (volutamente qui non utilizzo nessun aggettivo geografico né razziale) si ritiene sia stata all’origine di molte danze, e in seguito nei suoi percorsi gitani abbia lasciato tracce di sé quasi ovunque, accade oggi che danze di altri popoli, fra i quali essa ha oramai ampio spazio, creino con essa stessa fusioni più o meno riconosciute.
Questa danza così affascinante e variegata, antica quanto il mondo ma al contempo cosi attuale, sacra ma in realtà disgiunta da ogni religione tanto da avere radici pagane, conservata a lungo al limite del lecito e l’illecito in misteriose e mal celate atmosfere orientali, ma s-velata al mondo intero dalla curiosità e intraprendenza occidentale, questa danza non poteva che essere soprattutto donna e, oggi più che mai, al passo coi tempi, contribuendo con la sua ricchezza e libertà espressiva ad una forte rivalutazione del femminino…
Vorrei concludere citando un estratto dal libro “La millenaria danza del ventre” del Maestro Amir
Thaleb, direttore artistico della rinomatissima
scuola di danza del ventre Arabian Dance School,
di Buenos Aires... (tanto per ribadire i
percorsi trasversali!), in cui l’autore fa
riferimento ad un famosissimo coreografo arabo
noto per la sua originalità e innovazione artistica:
“Caracalla, ideatore della compagnia di balletto
arabo più importante al mondo, criticato dai
conservatori, timorosi dei cambiamenti per paura
di perdere un’identità, senza rendersene conto
per carenza di innovazione, premiato da noi che
ci identifichiamo con la creazione che il suo
genio innovatore ha saputo apportare a
quest’arte, è stato capace di rompere con quanto
fatto finora, sfidando le regole, ed ha osato
lanciarsi in un volo magico e infinito, senza
sperperare le risorse che l’arte offre al mondo
intero, sapendo regalare emozioni
indimenticabili; ..perfetto anello di
congiunzione fra oriente e occidente, se è
necessario far eseguire un passo di tango ad una
danzatrice orientale affinché il suo messaggio
artistico meglio giunga al pubblico, egli lo fa
senza esitazione e, particolarità, in nessun
momento si può dire che le sue creazioni non siano autoctone.
Uno
dei pregi di questi tempi è notare come
sbiadiscano le frontiere che separavano tanto
nettamente le espressioni artistiche di ciascun
popolo nella gelosa lotta per conservare le
identità e negare le radici comuni. Ciò di cui si
ha necessità oggi è di un’arte più autentica,
di
un linguaggio più semplice e un significato più
profondo che parli dell’integrazione dell’uomo, e
non di ciò che lo conserva separato dal resto che lo circonda.” (Amir
Thaleb)
E’ naturale quindi che una danza come la nostra,
che è sempre vissuta e sopravvissuta nel tempo e
nelle epoche, sia la prima ad evolversi, anche con
arricchenti fusioni.
L’essenziale è non
annientare, rinnegare o mal interpretare ciò che è stato.
Collegamenti
Vedi la scheda dell'autore
Libro: La Millenaria Danza del Ventre
Intervento estratto dalla relazione del Congresso Danze Orientali 23 24 e 25 Novembre 2007