Indagare sulla storia della danza femminile è stata ed è una sfida per alzare il velo del tempo che da millenni ormai ricopre la sua storia, perché i documenti di cui si dispone sono stati quasi tutti scritti da uomini, uomini che hanno trasfigurato la sua importanza modellandola con i loro pregiudizi o addirittura negandone l’esistenza… per questo bisogna mettere insieme dei frammenti tratti da storie, favole, iscrizioni… imparare a leggere fra le righe, lavorare sul significato di alcune parole (1) e farsi guidare dalla grande intuizione che da sempre è il retaggio delle donne.
Nei testi tradizionali le danze femminili sono sempre in relazione alle “danze di fertilità”, intese come dei riti che servivano a condensare l’energia femminile, ma la fertilità non era e non è l’unico potere del femminile visto che, nell’antichità, le sacerdotesse avevano una parte attiva nel culto degli dei e nelle cerimonie religiose di ogni tipo: la mia ricerca mi ha quindi, inesorabilmente portato verso la Grande Madre e le sue sacerdotesse.
La religione e la spiritualità, la musica e la danza sono sempre state intimamente legate.
La danza e la musica erano, in tutte le antiche civiltà, due arti inscindibili e di origine divina, incarnavano l’essenza stessa del sacro di cui erano la più fedele espressione, sia a livello del corpo fisico che come mezzo di ricerca spirituale: rappresentavano il modo più semplice e spontaneo per esprimere il sentimento religioso e il senso del sacro assieme alla preghiera conservava, ordinava e proteggeva.
Da oriente ad occidente tutti i miti della creazione sembrano avere in comune il suono ritmico e i movimenti della danza…
Nelle antiche civiltà la danza era un atto sacro, una importante e seria attività in cui era impegnata tutta la comunità. La bellezza e l’armonia dei loro movimenti (anche i movimenti convulsi hanno una loro bellezza!) sapevano infondere nei cuori l’essenza del divino e ogni passo, di queste antiche danze, avvicinava l’uomo alla libertà spirituale e all’estasi.
Non esisteva avvenimento nell’antichità che non fosse consacrato dalla danza e la danza stessa serviva a creare lo spirito di gruppo, anzi si può dire che la comunità rinnovava i suoi legami attraverso l’intimità e l’abbandono che si creava durante le danze rituali… attraverso il rito danzato gli antichi riconoscevano di essere tutti fratelli e sorelle nel lungo viaggio della vita.
Bisogna ricordare che la danza non è sacra solo quando rappresenta esplicitamente un mito o un Archetipo, ma ogniqualvolta viene vissuta con una intenzionalità e una totalità tale, da permettere all’uomo di partecipare dell’essenza divina. Nel mondo antico si riscontra un predominio del sacro sul profano, che ingloba ogni fase successiva della crescita individuale e ogni aspetto della vita materiale: la gravidanza, la nascita, la pubertà sociale, le iniziazioni, i matrimoni, i mestieri e i funerali (per la vita individuale), la semina e il raccolto, le onoranze ai capi, la caccia, la guerra, i banchetti, le lunazioni e le infermità (per la vita collettiva).
Le danzatrici/tori delle antiche civiltà, il cui ruolo era soprattutto rituale, attraverso la loro danza sapevano aprire le porte del cielo e danzando la Vita e la Morte accompagnavano le feste e le cerimonie pubbliche. Avevano una bellezza esteriore che testimoniava la pienezza interiore realizzata, sapevano esprimere l’armonia cosmica attraverso il movimento o il “giusto gesto” e così attirare sulla terra l’energia divina, che si incarnandosi nelle statue si irradiava in onde concentriche, al Tempio e da lì dilagava in tutta la terra.
E lo spettacolo?
Come movimento spontaneo utilizzato per catalizzare un eccesso di energie e come azione religiosa consapevole, la danza non aveva bisogno né di spettatori, né di testimoni: era solo un evento, attraverso il quale l’energia divina attraversava il corpo fisico.
Accanto alla danza spontanea ed estatica è sempre esistita anche la danza artistica, ben definita e concretizzata nelle coreografie rituali che venivano trasmesse ai figli, come bagaglio cultuale del clan. Ai rituali collettivi tutti erano invitati a danzare, ma succedeva spesso che i danzatori/trici più dotati e capaci di incarnare ed esprimere l’anima collettiva (sacerdotesse e sciamani) danzassero mentre gli altri guardavano: la danza è, quindi, sempre stata sia un evento che uno spettacolo.
Spettacolo ancora però con valenze sacre e non ricreative, ma l’evoluzione fuinesorabile e il passo, che qualche millennio dopo, trasformò le danzatrici sacre in un corpo di ballo, che si esibiva alla corte del re, fu breve. Storicamente possiamo collocare questo evento per l’Egitto e la Mesopotamia intorno al 2000 a.C., ma tutto è possibile e le nostre conoscenze sono così limitate, che non si può affermare nulla con certezza.
L’Estasi… il linguaggio dimenticato dell’Anima
L’estasi è un linguaggio che l’uomo hacompletamente dimenticato. Il bambino quando nasce è in estasi…l’estasi è la sua natura. L’estasi è qualcosa che ognuno porta dentro di sé quando approda in questa riva della vita… è l’intima essenza della vita stessa, eppure il suo linguaggio viene dimenticato! La danza, la musica e il canto sono i mezzi più semplice e naturali per ri-trovarla.
Essere in estasi significa ricordare il proprio legame con Dio e gioire di esso, significa trascendere la realtà materiale e sperimentare Dio, l’essenza della vita. L’estasi è un fine di per sé che dona, a chi la sperimenta, la Conoscenza del Cuore.
Gli uomini dell’antichità, consapevoli di essere entità spirituali incarnate, momentaneamente, in un corpo fisico, per non perdere la memoria sulla loro vera origine (partoriti da Dio e parte della sua esistenza), cantavano, suonavano e danzavano per giorni e giorni… realizzando uno stato di libertà e di luce spirituale: la danza non era vissuta come un’espressione artistica, ma come una preghiera, una meditazione in movimento.
… per fare questo non c’è bisogno di nessuna perfezione tecnica e senza tecnica la danza è pura e semplice, è perfetta.
… gli anni, i secoli e i millenni hanno cambiato totalmente il volto della danza e le sue finalità… oggi la danza è una forma d’arte di valore estetico - sportivo - ricreativo, ma mantiene sempre la sua peculiarità e la sua capacità di esprimere i sentimenti del suo tempo…
Come tutte le danze anche la danza orientale si è trasformata in maniera quasi radicale all’inizio del ‘900, e il suo processo di rinnovamento non si è più fermato (mentre per millenni è stata quasi sempre uguale a se stessa) e si sta trasformando in una forma di Danza Orientale Contemporanea. I suoi ritmi diventano ossessivi e sono affidati alla batteria, i movimenti da morbidi e fluidi diventano sempre più aggressivi (sia nell’intenzione che nel cambio continuo di movimenti), i muscoli diventano sempre più i protagonisti di una danza che un tempo era basata sul minimo sforzo per il massimo risultato.
Viviamo il nostro tempo che ha doni e messaggi diversi da rivelarci… inglobiamo le contaminazioni senza però perdere l’essenza della danza orientale… che è lo specchio fedele del femminile…
Ma al di là di ogni cambiamento e di ogni evoluzione lo spirito della danza continuerà a scuotere i corpi e a donargli la capacità di esprimere ciò che “è nascosto”…
Possa lo spirito della danza sempre guidare i vostri passi… nella vita come nel ballo…
come ha fatto Iris J. Stewart nel suo bellissimo libro “Sacred Woman, Sacred Dance”
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Intervento estratto dalla relazione del Congresso Danze Orientali 23 24 e 25 Novembre 2007