Estratto dalla Conferenza del 5^ Congresso Danze Orientali Specchio della Storia e dell’Anima.
“Quando una vive
pienamente,
così fanno anche gli altri. “
Clarissa Pinkola Estès
Gruppo = insieme di persone caratterizzate da ideali e interessi comuni o da un comune obiettivo: far parte di un gruppo.
Perché la necessità di parlare di gruppo e perché proprio a questo congresso?
Perché i temi del congresso, quello magico di Hallowen con Semhain e quello di “specchio dell’anima”, si fondono e rimandano al concetto di evoluzione personale nella danza.
Ci sono due momenti della nostra esistenza in cui siamo veramenti
soli, alla nascita e alla morte, nel mezzo tutta una serie d’incontri,
presenze e scontri in cui “l’altro” crea i confini
del proprio “Io”.
Non esiste una crescita armoniosa di
un individuo senza il confronto con l’altro, siamo nel profondo,
geneticamente, esseri fatti per vivere in branco, esigenza arcaica
e antica come il mondo, molto animale ma molto sana.
Nell’individualità che contraddistingue ogni essere c’è anche un po’ della storia delle persone che si sono incontrate, che hanno lasciato una traccia più o meno visibile, una somma di esperienze che contribuisce a fare di ogni essere un individuo unico e irripetibile.
Uno degli aspetti forse meno tecnico ma sicuramente interessante che più mi ha affascinato nella pratica della Danza Orientale è la possibilità di lavorare e far lavorare in gruppo .
Come allieva ho sperimentato, come molte di voi sicuramente, la
sensazione di essere in una classe di danza, individuo con altri
individui, ma centrata solo su di me e sull’insegnante.
Ciò è sicuramente
utile e necessario in alcune situazioni:
durante uno stage molto affollato,
quando mi si richiede uno sforzo molto intenso dal punto di vista tecnico
o quando devo portare tutta l’attenzione sull’apprendimento di
una sequenza od un passo
ma diventa alla lunga limitante
per chi frequenta un corso con continuità,
per chi balla in gruppo,
per chi insegna e non vuole trovarsi di fronte a dei piccoli automi ma ad un
vero gruppo in grado di trasmettere armonia e piacere a chi guarda.
Ho nel mio vissuto di Danza, come penso molte di voi, esperienze
un po’ frustranti dove non riuscendo a sentire nessuna empatia
con le mie compagne, mi relazionavo esclusivamente alll’insegnante
di turno, agganciata il più possibile all’amore forte
per questa Danza combattendo contro un forte senso d’inadeguatezza.
Sarà servito?
Sicuramente a cercare ancora…
Ho così trovato tanti ma
veramente tanti insegnanti e devo dire anche qualche vero Maestro
nell’accezione più grande
del termine, che mi hanno dimostrato come sia possibile creare armonia
nella danza, grazie ad una didattica precisa e nello stesso tempo
rispettosa dei ritmi di apprendimento delle allieve.
Ognuno ha la
sua tecnica e le sue modalità , si può essere
severi e duri ma nello stesso tempo accoglienti e disponibili e viceversa
morbidi e arrendevoli ma senza offrire agli allievi nessuna capacità di
crescere.
Personalmente vivo questa danza come uno strumento di evoluzione e di crescita e non riesco a scindere i vari aspetti della mia pratica, tutti m’interessano, sicuramente però, l’aspetto fondamentale è la relazione con le altre donne in cui posso “riflettermi” e “rispecchiarmi”.
So benissimo che non è cosi per tutti, e sotto un certo punto
di vista meno male, ma anche chi ha una visuale diversa dalla mia,
riconoscerà l’importanza che riveste l’aspetto
gruppale se non altro, pedagogicamente nell’insegnamento della
Danza Orientale.
Ho deciso di presentare nei miei seminari di Danzaterapia
alla 5à edizione
del Congresso di Riccione, un piccolo assaggio di quello che propongo
durante l’anno con le mie allieve quando è necessario
rendere più coeso il gruppo o facilitare l’inserimento
di nuove persone che passano di livello o quando semplicemente vogliamo
provare il piacere di danzare insieme.
Sono un insegnante di Danza Orientale ma la mia formazione discende
da quella di terapeuta del movimento, il mio primo pensiero di fronte
ad una nuova allieva non è “posso farne una grande danzatrice!” ma “...vediamo
se ti piace, se ti diverte, se ti può essere utile”.
Una mia grande maestra, Nelly Mazloum raccontava che quando vedeva una nuova
allieva capiva, solo osservandone la postura, molto della sua personalità e
dei suoi problemi. e posso assicurare che alle sue lezioni spesso si aveva
l’impressione
di avere a che fare più con una veggente, in grado di leggerti l’anima
più che il corpo, che con un’insegnante di Danza.
Io non mi avvicino nemmeno alle sue capacità ma forse per gli studi
fatti e per quello che lei chiamava il ”mio gran cuore”, so riconoscere
abbastanza bene difficoltà e sofferenza quando le vedo in un’allieva
e nel corso degli anni ho potuto verificare che quanto più una persona
viene accolta nella sua individualità tanto più è facile
il suo inserimento nel gruppo.
Nessuna pretesa di fare psicologia spicciola ma un vero gruppo non è fatto
da tante voci che cantano ognuna la propria canzone, ma da incontri
con parti diverse dell’essere femminile.
Creare un gruppo non
significa omologare, ma attorno ad obbiettivo comune cercare affinità,
le differenze possono essere una ricchezza ma devono essere in qualche
modo digerite e questo richiede tempo e motivazione.
Una delle caratteristiche della nostra danza
ad esempio è quello di
permettere a donne di età diversa di frequentare gli stessi corsi.
Trovo
che permettere questo, incoraggiando la possibilità di uno scambio,
sia arricchente per tutte .
Per quello che mi riguarda le mie compagne di danza più grandi
mi hanno insegnato ad invecchiare con allegria, quanto almeno le
mie compagne di danza più piccole m’insegnano oggi a
rimanere giovane.
Non vorrei essere però travisata è ovvio
che ci sono limiti, difficoltà e spesso incomprensioni e che
non tutte possiamo fare le stesse cose, ma possiamo, parlando la
stessa lingua, ballare la stessa danza.
Il tema del congresso, come al solito mi fa riflettere su quanto,
pur lavorando in luoghi diversi e con formazioni diverse convergiamo
alla stessa unità d’intenti.
Per le esibizioni facendo un accurato lavoro di ricerca mi sono avvicinata
e non per la prima volta ad aspetti del femminile che mi affascinano e che
parlano di energia in evoluzione, di sorellanza, di natura e di magia nel senso
più ampio possibile.
Il Gruppo è la manifestazione tangibile di questo e
auguro a tutte di provare quello che spesso provo danzando con il gruppo che
più di ogni altro sento mio:
Armonia,
senza bisognodi guardarci
per sapere con esattezza se abbiamo sbagliato o stiamo facendo tutto
per il meglio e
e Pace
una gran pace non perché particolarmente
brave ma perché il
fatto stesso di aver danzato Insieme è stato
di per sé appagante.