Conferenza di Egittologia
tenuta presso il Circolo Zagharid di Milano il 14 Maggio 2008
2° parte
La Cosmesi
La cosmesi nell’Antico Egitto affonda le sue radici nell’esigenza
non solo di bellezza esteriore ma di cura del proprio corpo. Ci sono
state tramandate ricette di prodotti curativi per le scottature solari
e le infezioni agli occhi, patologie molto frequenti all’epoca.
I cosmetici erano considerati beni di prima necessità tanto
da essere compresi nelle razioni quotidiane fornite ai lavoratori
dal Faraone; esistevano infatti tra i vari ruoli, quello di “Sovrintendente
agli Unguenti“ o
"Distributore di Unguenti”.
Abbiamo avuto modo di conoscere i componenti essenziali dei cosmetici
in uso nell’antico Egitto attraverso un’attenta analisi
chimica dei reperti rinvenuti nei corredi funerari delle sepolture
reali e private.
I profumi egiziani erano a base di olio unito a cinnamomo, mirra,
cassia o essenze floreali come gigli, maggiorana o fiori di hennè.
L’aggiunta di vino alleggeriva il profumo e gli conferiva delle
caratteristiche particolari. All’acqua
veniva poi aggiunto del “Natron”, carbonato di sodio,
una sorta di sale in uso anche nel processo di mummificazione, usato
per depurare l’acqua e per l’igiene orale, pastiglie
di Natron infatti, venivano masticate per mantenere l’alito
fresco.
I cosmetici avevano un ruolo essenziale anche nell’igiene
della persona; ogni giorno la gente doveva lavarsi e soprattutto
radersi per evitare eventuali parassiti e cattivi odori. Che l'igiene
fosse tenuta in grande considerazione è testimoniato dal fatto
che le dimore disponevano comunemente di bagni e servizi igienici.
Profumi E Unguenti

I profumi e gli unguenti hanno certamente avuto un ruolo importante nella vita quotidiana dell’antico Egitto; ne è testimonianza la frequenza con cui compaiono nelle raffigurazioni tombali, ove si vedono spesso fanciulle intente a cospargersi di profumo, anche reciprocamente come Anksenamon e Tuthankamon raffigurati sul trono regale ove egli stesso sedeva, intenti in un gesto amoroso di reciproca distribuzione di balsami per il corpo.
Le fragranze ed i cosmetici egiziani divennero ben presto famosi ed incrementarono i commerci con i paesi limitrofi; tante fragranze erano importate da Punt, territorio individuato nell’attuale Sudan, lungo la costa del Mar Rosso. L’antica Via delle Spezie, lungo la quale si svolgevano tali commerci, partiva dall’Egitto e raggiungeva la Mesopotamia, terra tra il fiume Tigri e l’Eufrate, corrispondente all’attuale Iraq.
A testimonianza di ciò che
abbiamo finora descritto a proposito della cosmesi nell’antico
Egitto, possiamo citare la tomba di Kha e di Merit,
il cui corredo funerario completo e perfettamente conservato è oggi
esposto al Museo egizio di Torino.
La tomba era corredata di tutti
gli oggetti da loro usati in vita, necessari nell’Aldilà.
Il cofanetto dei trucchi di Merit riporta un’iscrizione, forse
aggiunta poco prima della sepoltura, attestante che il cofanetto è un’offerta
funeraria dedicata allo spirito della donna.
In quanto composti da materie prime preziose, venivano conservati in una varietà di recipienti con coperchio, reaizzati in alabastro, vetro e ceramica.



Tutti questi recipienti erano di forme diverse, verosimilmente
la forma era indicativa dei contenuti.
Il vetro
era un materiale relativamente nuovo e perciò considerato
particolarmente prezioso.
In quel tempo i vasi di vetro non erano
ancora soffiati, ma venivano fatti avvolgendo il vetro caldo sopra
una forma di argilla e letame e poi rovesciandolo su una superficie
piana. Sulla superficie veniva in seguito applicato e inserito con
uno spillo di metallo del vetro di altri colori a formare
delle decorazioni geometriche.

Tra i cosmetici si possono distinguere quelli per il viso ed il corpo, e quelli per le labbra, le unghie, gli occhi ed i capelli, spesso radunati in appositi cofanetti, antenati delle nostre trousse, dove niente era lasciato al caso e c'era un prodotto specifico per ogni uso.
Fumigazione Degli Ambienti Domestici
Per la purificazione e la profumazione degli ambienti domestici,
ma anche per far odorare e disinfettare le
vesti, dopo le abituali pulizie, si praticava la fumigazione mediante
combustione di corteccia di albero di incenso o di un impasto a base
di uva, miele e vino, al quale si attribuiva un potere persino
afrodisiaco. Venivano combusti anche olibano secco, pinoli, resina
di terebinto, scorza di cinnamomo e melone.
Con gli
stessi ingredienti posti nel miele, si preparavano come abbiamo visto
le pastiglie da masticare per profumare l’alito.
Deodoranti Personali
Alcuni deodoranti personali consistevano in palline di incenso che venivano poste nell’incavo del braccio, proprio sotto le ascelle.
Balsami Per Le Scottature Solari
Per la cura delle scottature solari si usavano unguenti composti da baccelli di carrube e miele.
Viso E Corpo
Per il viso ed il corpo si usavano prodotti coloranti come l’ocra
rossa, che poteva essere scurita macinandola con il kohl, a seconda
del colore della pelle della donna, un po’ come adesso quando
le donne scelgono la loro tonalità di fard, il tutto mescolato
con grasso vegetale od animale e con resine gommose.
Per donare proprietà antibatteriche
al preparato, si usava aggiungere della linfa di sicomoro, albero
tipico dell’Egitto.
L’ocra rossa mescolata con grasso
si usava anche per preparare il rossetto per le labbra o per tingere
le unghie, oppure le unghie venivano pitturate anche con l’hennè,
pianta di impiego assai diffuso nell’antico Egitto, la cui
varietà più pregiata cresceva nel Delta del Nilo.
Per rendere morbida la pelle, si usava sale di Natron rosso proveniente
dal Nord e per schiarire il carnato delle donne più scure
di pelle, si usava polvere di alabastro e polvere di carbonato di
soda mista a miele.
Un altro tipo di balsamo per la cura del corpo
era ottenuto con semi di lino, sesamo e ricino macinati, olio di
oliva e di mandorla, questi ultimi introdotti in Egitto solo attorno
al 1400 a.C. oppure con grassi animali, latte bovino ed anche umano,
e yogurt.
Altri unguenti, allo scopo di tonificare o rinfrescare
la pelle, erano composti da grassi animali misti a cera, incenso,
ginepro e semi di coriandolo macinati.
Un rimedio contro le rughe consisteva nell’applicare quotidianamente sulla pelle un composto di resina di alberi, incenso, cera ed olio di ben (tratto dai semi di Meringa oleifera), che anche oggi si chiama allo stesso modo, ma ignoriamo ancora il significato del termine. Il papiro Smith riporta tra le altre formule una sezione apposita che ci parla di “come trasformare un vecchio in un giovane”, in cui l'ingrediente essenziale per l’eterna giovinezza consisteva nei semi di finocchio.
Gli Occhi


Gli Egizi proteggevano gli occhi dal sole e dalle
mosche spalmandosi sulla palpebra inferiore il kohl,
polvere d’antimonio
nera derivante dalla galena del deserto orientale.
Con il khol si eseguiva
un maquillage raffigurato nelle sculture e nei dipinti con la caratteristica
linea nera allungata sulla palpebra superiore.
Alla cura degli
occhi si prestava una attenzione particolare; come colore si usava
prevalentemente la polvere di malachite che abbondava nel deserto orientale
e nel Sinai per produrre ombretto verde, il bistro si otteneva con
la fuliggine della bruciatura di olibano e gusci di mandorle, mentre
la Galena che abbondava nella zona di Assuan e lungo le coste del Mar
Rosso era come detto considerata un rimedio che preveniva e curava
le oftalmie.
Queste polveri,
che al momento del trucco, venivano semplicemente
stemperate in acqua, sono state rinvenute
in numerose sepolture.
La Cura Dei Capelli
Si
usava portare sopra il capo coni di olii e unguenti profumati
che, con il calore si scioglievano ed irroravano i capelli.
Esistevano anche rimedi contro la canizie; per favorire
la crescita del capello nelle zone affette da calvizie, si applicavano
impacchi di lattuga oppure si frizionava la testa con olio di pino
e grasso animale in parti uguali. Altre ricette più insolite
erano composte da placenta di gatta, uovo di anatra e làdano
(resina oleosa aromatica usata anche oggi in profumeria) bollite,
oppure sangue di vitello nero cotto nel grasso.
La cura del capello
consisteva nel preparare un unguento composto da bacche di ginepro
triturate miste ad olio riscaldato prima dell’applicazione.
Esistevano anche formule di natura
malvagia usate per far cadere i capelli di una donna odiata,
tra cui far bollire una foglia di fiore di loto, mescolarla al grasso
e far si che fosse applicata sui capelli della rivale.
Per dare ai capelli neri un colore brillante
si usava l’hennè... come oggi.

Pettini in osso, avorio e legno con l’impugnatura con figura di gazzella od altri animali, erano usati per pettinare i capelli. Nei corredi funerari non sono mai state rinvenute delle vere e proprie spazzole.
La Depilazione
Nell’antico egitto è attestato anche l’uso di insolite creme depilatorie, le cui analisi chimiche hanno attestato contenere ossi di uccelli tritati e bolliti, sterco di mosca, succo di sicomoro, cetriolo e gomma, il tutto da scaldare ed applicare.

I sacerdoti erano obbligati a radersi tutti i peli del corpo quando officiavano le cerimonie nei templi, e mantenevano sempre la testa completamente rasata. Erodoto, nel suo libro “Storie” scriveva: I sacerdoti rasano i loro corpi per intero ogni giorno, in modo tale che quando celebrano i rituali sono liberi dai pidocchi e da altre impurità.
Pinzette depilatorie in bronzo per depilare le sopracciglia sono state rinvenute in alcune sepolture, mentre rasoi in bronzo con lama dritta e taglio a uncino servivano per radersi.
Specchi
Per specchiarsi durante la fase del trucco e della rasatura, si
usavano oggetti di rame, bronzo, argento ed oro contenuti in astucci
lignei.
Il manico era spesso decorato con teste della Dea Hathor
e di fanciulle.
Parrucche


Le donne erano solite indossare parrucche, fatte di capelli umani, di diverse fogge, tipicamente ripartite da una riga centrale, di media lunghezza, il cui modello inquadrava perfettamente il viso, talune anche corte a forma di caschetto.
Un altro modello di parrucca era quello tripartito, in cui i capelli erano divisi in tre bande, di cui una ricadeva sulla schiena, e le altre due su ciascun lato del viso. Altri modelli erano ricchi di nastri, o fatte di treccioline. Esistevano anche ciocche e riccioli posticci, le nostre extensions, che venivano applicati tra i capelli con cera d’api riscaldata e resina.
Per lo più, la parrucca veniva indossata per motivi igienici, dato che molte donne e uomini usavano radersi il capo a zero come rimedio antiparassitario, infatti pidocchi, lendini, e pulci sono stati rinvenuti su numerose mummie. Si utilizzavano pettini a denti fitti, proprio come adesso, per rimuovere tali parassiti, anche se tali parassiti albergavano comunque anche nelle parrucche. Tracce di cera d’api sono state ritrovate su alcune parrucche, in modo da fissarne l’acconciatura. Per creare acconciature ricce, sono stati rinvenuti strumenti a forma di forbice, provvisti di una lama appuntita.
Ornamenti

Spilloni in legno, avorio ed osso con l’estremità spesso ornata da figure, servivano per contenere i capelli in acconciature.
Spesso si cingeva il capo con un diadema consistente in un cerchio d’oro abbellito con pietre dure. Il diadema delle Regine era sormontato dall’ureo, una sorta di testa di cobra. Si usava ornare il capo anche con fiori freschi oppure con corone intrecciate di fiori di loto e papiro, il tutto per rendere più leggiadre le acconciature femminili. Sono state rinvenute anche ciocche di capelli posticci, tali da arricchire il capo.
I figli del re, fino alla fase della pubertà, portavano il capo rasato con al centro quella che veniva definita la trecciolina della giovinezza.
Abbigliamento


Nelle raffigurazioni tombali le donne sono rappresentate con una silhouette snella, decisamente magre e quasi prive di forme. Solo durante la rivoluzione Amarniana, come abbiamo visto in precedenza, la stessa regina Nefertiti appare goffa nelle sue forme, con la pancia prominente.
Indossano una veste di candido lino, stretta a forma di guaina, lunga fino alle caviglie, sostenuta da bretelle, spesso con i seni scoperti e cosparsi di polvere d’oro per dare un tocco di estrema raffinatezza, oppure indossano vesti plissettate o vesti che coprono una spalla e lasciano nuda l’altra, con fasce che cingono la vita. Queste vesti mettono in evidenza tutta la grazia del corpo femminile.
In occasioni particolari veniva indossato sopra la tunica o indossato da solo, un abito di rete guarnito di perline, che conferiva una nota di estrema eleganza. Del resto gli antichi egizi non avevano pregiudizi per la nudità. Come abbiamo già detto le donne molto spesso appaiono a seno scoperto. Erano molto rari gli abiti colorati.
Come avete visto, è davvero facile lasciarsi ammaliare e sorprendere da questo popolo tanto antico quanto allo stesso tempo incredibilmente moderno, nelle norme di diritto civile, nella medicina, nella saggezza.
Un popolo vecchio di 3.500 anni, ma così inspiegabilmente vicino ai giorni nostri.
Bibliografia:
La Donna Nell’Antico Egitto E. Leospo – M. Tosi, Ed. Giunti
Vivere nell’Antico Egitto E. Leospo - M. Tosi, Ed. Giunti
Sulle Rive del Nilo E. Bresciani, Ed. Laterza
Immagini, La Bellezza della Donna nell’Antico Egitto Zahi Hawass, Ed. Leonardo International
Hatchepsut, L’unica Donna che fu Faraone Joyce Tyldesley, Ed. Piemme
Akhenaton e Nefertiti, Storia dell’Eresia Amarniana Franco Cimmino, Ed. Bompiani
Cleopatra, La Regina che Ingannò Se Stessa Antonio Spinosa, Ed. Mondadori