Conferenza di Egittologia
tenuta presso il Circolo Zagharid
di Milano il 14 Maggio 2008
1° parte
Le delicate figure femminili delle Tombe Reali, i loro profili, l’occhio allungato con il trucco, seducenti e sensuali, così come sono state ritratte dagli artigiani che lavoravano alle raffigurazioni tombali, ci fanno capire come era vista la donna nell’Antico Egitto, cioè quale era l’ideale femminile e la condizione della donna nella società faraonica.
I Siti Archeologici
La Valle dei Re

E' un'area geografica dell'Egitto,
situata vicino all'antica Tebe,
l'odierna Luxor,
il cui accesso è a meno di 3 km dalla riva occidentale del
Nilo.
Il sito è di rilevante importanza archeologica, in quanto per
un periodo di quasi 500 anni, a partire dalla XVIII sino alla XX
dinastia, ovvero dal 1552
a.C. al 1069
a.C. venne scelto come sede delle sepolture dei Sovrani dell'antico
Egitto.
Deir El Bahari
Alle consorti reali ed ai principi era destinata un'altra area alquanto prossima, la Valle delle Regine. Alle sue spalle dietro la montagna si trova il complesso di Deir El Bahari, tra i più affascinanti dell'antico Egitto.
Deir El Medina
Nei pressi dell'odierna Luxor, costituisce un esempio di "villaggio operaio" che ospitava gli artigiani e le maestranze preposte alla realizzazione e manutenzione delle tombe degli antichi Re della XVIII, XIX, e XX Dinastia. Questo villaggio era opportunamente celato per mantenere la riservatezza, da parte degli operai, sull’ubicazione delle tombe per evitare futuri saccheggi, e pertanto fu costruito in una piccola e stretta valle tra le montagne della catena Libica, a breve distanza dalla Valle stessa.
La denominazione attuale, Deir El Medina, “Convento della Città” è in ricordo dei monaci copti che vissero in quel luogo. Racchiuso in mura di cinta, il villaggio era composto da 68 case, ed altre 50 dimore fuori dalle mura, per un totale di circa 750 abitanti, ed in esso sono state scoperte anche le sepolture relative agli abitanti, con importanti testimonianze archeologiche della vita quotidiana e degli usi e costumi degli abitanti stessi. Le sue maestranze erano composte da “Capi della squadra degli operai”, Operai, Scalpellini e "Scribi della Tomba”.
Le Regine
La concezione della Regina, prima sposa e compagna del Faraone, è paragonabile ad una Dea. Le Regine ebbero sempre un ruolo di primo piano, da sole o al fianco del marito, nella guida del paese.
La Regina Nefertiti

(XVIII^
Dinastia, periodo di regno 1353/1335 a.C.)
Tra
gli esempi più celebri, regnò acconto
al marito, il Faraone "Eretico" Akhenaton,
e fu una bellissima donna, forse tra le più belle.
Si
narra fosse una donna decisa e determinata ed ebbe un certo carisma
a fianco del marito, Amenophi IV, poiché viene
sempre ritratta assieme a lui e spesso in battaglia, con in mano
lo scettro, simbolo di sottomissione.
Nefertiti ha avuto certamente un ruolo
attivo nell’esercizio del potere a fianco del coniuge.
Akhenaton
fu il fondatore della religione monoteista in Egitto, la cosiddetta
rivoluzione Amarniana, poiché rinnegò la vasta gamma di
Dei ordinando la chiusura di tutti i templi, e spostò la capitale
da Tebe, l’attuale Luxor, a Tell El Amarna, situata 200 Km circa
a Sud di Tebe.
Questo scatenò l’ira dei Gran Sacerdoti,
che avevano perso il loro potere, cosicché il suo regno fu destinato
al declino.
Alcune ipotesi egittologiche attribuiscono ad Akhenaton
la paternità di Tuthankamon, avuto da una sposa minore, Kiya.
Purtroppo le tracce di Nefertiti spariscono inspiegabilmente nel
tempo.
La rivoluzione Amarniana stravolse anche l’arte, poiché i dipinti e le sculture ritraggono ambedue i regnanti e le proprie figlie con i corpi dalla linea appesantita ed il cranio notevolmente allungato. Gli studiosi sostengono che tali caratteristiche fisiche siano dovute alla sindrome di Marphall, una patologia che colpì la loro generazione. Il suo famoso busto incompleto, oggi esposto al Museo di Berlino, fu rinvenuto in un laboratorio artigiano nel desolato sito archeologico di Tell El Amarna, smantellato dopo il presunto assassinio del Faraone e la scomparsa dalla storia della regina, per ordine di Ramses il Grande, che ripristinò il politeismo Egiziano.
La Regina Nefertari

(XIX^
Dinastia, periodo di regno 1278/1213 a.C.)
Ebbe una posizione di
privilegio.
Grande Sposa Reale di Ramses II, detto il Grande, a causa
della sua megalomania di riempire l’Egitto di statue e templi
in suo onore, morì in giovane età.
Fu molto amata dal
Faraone, il quale fece erigere in suo onore accanto al Tempio di
Abu Simbel, un tempio a lei dedicato. Si ricorda la sua tomba scoperta
nella Valle delle Regine, oggi considerata la più bella di tutta
la Valle per la ricchezza delle decorazioni parietali.
La Regina Tiy

(XVIII^ Dinastia, periodo di regno 1387/1348
a.C.) una fanciulla di origine non regale, figlia di Iuia e Tuia,
divenne regina sposando Amenophi III, padre di Akhenaton.
Nubiana di
origine, figlia di contadini, si narra che fu notata dal Faraone
mentre navigava lungo il Nilo con la sua Barca Regale, il quale se ne
innamorò e
la portò a corte elevandola al rango di Sposa Reale.
Fu una donna
determinata ed anch’essa attiva nel ruolo di governo del paese.
La sua pelle scura, tipica del Sud dell’Egitto, è palese
nella sua raffigurazione.
La Regina Cleopatra

denominata La Settima (XXXIII
Dinastia, periodo di regno 51/31 a.C.) di origine Greca, fu l’ultima
regina d’Egitto.
Si auto proclamò la reincarnazione della
Dea Iside, Dea madre e sposa per eccellenza.
Non fu affatto una donna
bellissima, ma allo stesso tempo molto colta ed astuta; conosceva
alla perfezione le tecniche di Governo e parlava perfettamente molte
lingue. Ebbe una profonda relazione con Cesare quando
i Romani partirono alla colonizzazione dell’Egitto, da cui ebbe
un figlio, Cesarione. Tale relazione scatenò le ire del Senato
Romano poiché Cesare,
ammaliato da Lei, aveva perso l’obiettivo primario di conquistare
l’Egitto, e ne comportò l’assassinio nelle famose “Idi di Marzo”.
Dopo Cesare, Cleopatra fece girare
la testa a Marco Antonio, da cui ebbe due figli. Questa relazione
portò alla
completa rovina dell’Impero Egiziano. Infatti Ottaviano, spinto
dal Senato Romano, mosse alla volta dell’Egitto con una flotta
di navi e Marco Antonio con la flotta Egiziana di Cleopatra cercò di
contrastarlo nella Battaglia di Azio. Ma quando per lui le cose si
misero male, Cleopatra, che stava assistendo alla battaglia dalla
sua nave, abbandonò l’amante e tornò in Egitto.
Marco Antonio, vedendo l’amata che l’abbandonava, battè in
ritirata per seguirla, poi raggiuntala a palazzo, si suicidò alla
maniera degli antichi Romani, gettandosi sulla propria spada. Cleopatra,
consapevole che sarebbe stata adi lì a breve raggiunta
a palazzo da Ottaviano per farla prigioniera, ordinò alle
sue ancelle di portarle un cesto di fichi contenente un’aspite,
vi infilò la mano e morì.
Si narra che fu sepolta con
indosso le ali di Iside, ma la sua tomba a tutt’oggi non è stata
ancora scoperta, anche se Zahi Hawass ha anticipato nell’ambito
di un’intervista in America, di avere trovato un interessante
sito a Tabusiris Magna, a 30 Km da Alessandria.
Le Donne Faraone
La Regina Hatchepsut


(XVIII Dinastia), la prima donna che fu Faraone, regnò per circa diciassette anni da sola. In suo onore fece erigere il tempio di Deir El Bahari, che si trova sul retro della montagna della Valle delle Regine.
Morto
il consorte Tuthmosis
II, non si
mariterà più, ed avrà come amante Senmut,
tutore di sua figlia Nefrure, relazione ipotizzata
ma mai svelata ufficialmente.
Alcuni storici sostengono invece che abbia chiuso
il marito a palazzo e si sia forzatamente sostituita a lui per sete
di potere. La Regina Hatchepsut si faceva ritrattarre con la
barba posticcia, simbolo del potere maschile.
La tomba della regina, per volere della stessa Hatchepsut, confina con quella del suo amante Senmut. Quella di Hatchepsut è scavata nella Valle delle Regine, e corre per diversi metri all’interno della roccia, fino a raggiungere Deir El Bahari ove è costruito l’omonimo tempio, mentre quella di Senmut è stata scavata partendo a lato del Tempio e corre verso la Valle delle Regine, cosicché finiscono per confinare esattamente. Deve essere stato un profondo legale mai ufficializzato per motivi a noi sconosciuti; sta di fatto che tale relazione non era certamente vista di buon occhio dal popolo. Infatti, sono stati ritrovati vicino all’entrata della tomba di Senmut degli schizzi fatti sul muro dagli scalpellini o dai disegnatori della tomba, che ironizzano su tale storia d’amore, ritraendo Senmut ed Hatchepsut nell’atto di un rapporto sessuale con i geroglifici dei loro nomi al loro fianco per togliere ogni dubbio su chi fosse ritratto.
Le Madri e le Spose Reali erano anche definite “Spose del Dio”,
essendo il Faraone considerato il Dio in Terra. La diversità di
questi due titoli stava nel fatto che il Faraone possedeva un numero
illimitato di mogli, anche tra le proprie figlie, dato che l’incesto
non costituiva assolutamente reato all’epoca faraonica.
Ma ad
una sola sposa era riservato il titolo di Sposa Reale, che ufficialmente
si trovava al fianco del Faraone e sempre presente nelle cerimonie
pubbliche, mentre le Madri Reali erano coloro che comunque avevano dato
un figlio al Faraone.
I Diritti Civili
Le norme di diritto privato vigenti all’epoca, vedevano la donna titolare in pieno dei propri diritti civili, e titolare in pieno dei propri diritti reali, cioè che la donna poteva esprimere come l’uomo la propria volontà di disporre dei propri beni. Ci sono a questo proposito testimonianze relative al lascito da parte di una donna defunta, dei propri beni a favore dei suoi figli, maschi o femmine che fossero.
La donna era considerata “La Signora della Casa”; infatti il suo nome era preceduto da tale appellativo, ovvero era giuridicamente uguale la marito, titolare di rapporti con donne ed uomini indistintamente, ma allo stesso tempo oggetto di ammirati sguardi,deposito di saggezza ed equilibrio, madre e sposa.
La donna egiziana agiva come persona giuridica indipendente.
La Concezione Di Famiglia
La famiglia nell’Antico Regno fu intesa nella forma più ristretta,
cioè composta dal padre, dalla madre e dai figli, esclusi quindi
fratelli, sorelle o collaterali, come invece avverrà più tardi.
Non esisteva nessuna potestà Maritale, ognuno era titolare dei
propri diritti individuali ed i figli, quando raggiungevano l’età prestabilita,
anche se non si conosce quando raggiungevano la maggiore età e
si presume che divenissero maggiorenni al momento della pubertà,
potevano lasciare la famiglia.
Nelle raffigurazioni tombali, la donna
appare sempre a fianco del marito.
Il Principe Rahotep e Neferet

Risalenti all’Antico Regno, IV Dinastia. Le loro statue ritrovate a Medium, esposte al Museo del Cairo, ci mostrano lui con la pelle abbronzata perché spesso in battaglia, lei con la pelle candida, poiché le donne usavano proteggersi dal sole. Le statue sono di uguale grandezza. I suoi occhi, fatti con pasta di vetro, danno una parvenza di vivente agli occhi di chi le osserva.
Il Matrimonio
Numerose testimonianze ci giungono dal Villaggio degli artigiani a Deir El Medina, circa il matrimonio nell’Antico Egitto. I papiri redatti in Ieratico, forma corsiva del geroglifico, ritrovati nel villaggio, testimoniano le due forme dell’istituzione del matrimonio all’epoca:
il “Matrimonio Patrilocale”, in cui la sposa andava ad abitare in casa del marito e il “Matrimonio Matrilocale”, in cui lo sposo andava ad abitare in casa della moglie.
All’epoca, chi non si costruiva una famiglia ed aveva dei figli, era biasimato; nelle Massime di un saggio dell’epoca, Ptahotep, si consigliava di “prendere moglie a vent’anni per avere figli quando si era ancora giovani, oppure si consigliava a chi non aveva avuto figli di allevare un orfanello”, in modo da avere un figlio in giovane età. Una speranza di vita piuttosto ridotta costituiva una delle ragioni che stavano alla base di questo consiglio. Marito e Moglie usavano chiamarsi “Fratello” o Sorella”. I padri vedevano le figlie sposarsi dopo la pubertà, ovvero dopo i quattordici/quindici anni. La donna portava con sé una dote che andava ad arricchire il patrimonio familiare.
Frequenti erano anche i matrimoni tra consanguinei; nell’antico Egitto i matrimoni tra cugini di primo grado era molto frequente, addirittura tra zio e nipote. Le unioni tra fratello e sorella si presume fossero ammesse nell’ambito della famiglia reale, anche se le fonti attestano sporadici casi del genere anche tra il popolo.
La scelta del proprio coniuge era liberamente ispirata dalla simpatia e dall’attrazione. I saggi del tempo raccomandavano di trattare bene la sposa: “se sei un uomo per bene, fonda il tuo focolare. Ama tua moglie con ardore, riempi il suo stomaco, vesti il suo dorso e forniscile l’unguento che è un rimedio per il corpo. Rallegra il suo cuore nel tempo in cui vivrai”.
Di solito i matrimoni erano monogami, anche se al Faraone spettava il diritto di un numero illimitato di mogli, anche se non sono stati mai rinvenuti documenti che attestano il veto di avere più di una moglie tra il popolo.
Veniva redatto un vero e proprio contratto matrimoniale; testimonianze pervenute ai giorni nostri ci dimostrano che in essi erano riportati i diritti materiali della sposa, specificando addirittura la quantità di cibo e di abiti che il marito era tenuto a fornire alla moglie annualmente.
Il Divorzio
Esisteva anche il divorzio, in conseguenza del quale alla donna spettava in genere un terzo dei beni oggetto delle proprietà comuni, purchè dettato da giustificato motivo.
Ci sono persino testimonianze circa la perdita dei beni in caso di divorzio senza giustificato motivo; in tal caso i beni spettavano al coniuge, marito o moglie che fosse, che aveva subito il divorzio.
Le cause di divorzio potevano essere diverse; Se la donna era colpevole di adulterio, perdeva il diritto al mantenimento del coniuge, per il fatto che vigeva la regola che una donna doveva comportarsi castamente ed evitare relazioni extraconiugali; al contrario, se il proprio marito aveva avuto relazioni extraconiugali, la donna poteva chiedere al marito un indennizzo. Le istanze di divorzio erano esaminate dal Tribunale del luogo, e pure le donne vi facevano parte, così da formare un collegio paritetico. Entrambi i coniugi, dopo il divorzio, potevano sposarsi nuovamente.
Motivo di divorzio poteva essere anche la sterilità. Dato che all’epoca la mortalità delle donne era elevata a causa delle complicazioni del parto il marito, in caso di perdita della moglie, poteva sposarsi nuovamente. Ci sono numerosi dipinti funerari che raffigurano l’uomo con le sue diverse mogli che si erano succedute al suo fianco.
Numerosi casi di relazioni extraconiugali esaminati dal
Tribunale locale sono stati rinvenuti tra i documenti del villaggio
di Deir El Medina; tra i casi ne citiamo due.
Un operaio del villaggio denunciò al Tribunale
locale la propria moglie, accusandola di una relazione con un certo
Merysekhmet, ma durante il processo venne fuori che era lui l'adultero,
e invece di divorziare dalla donna, l’operaio
optò di
cessare tale relazione, e giurò davanti al Tribunale che
non avrebbe più rivisto l’amante, ma in realtà continuò ad
incontrarla. Allora il suo stesso padre lo condusse di nuovo davanti
al Tribunale per cercare di fermare questo comportamento. Probabilmente
l'ambiguità del marito era dovuta al fatto che l’uomo
non voleva divorziare dalla moglie per non perdere tutti i beni
e corrispondere alla moglie un indennizzo.
Un altro testo racconta di un uomo sposato
che aveva avuto una relazione con una donna nubile per otto mesi,
senza prima
aver divorziato dalla moglie. Egli venne invitato dal Tribunale
del luogo a mettere fine al proprio matrimonio prima di incontrare
di nuovo l’amante.
Sono esistiti anche casi in cui l’adulterio era punito severamente, con l’evirazione nel caso dell’uomo o con l’amputazione del naso nel caso della donna, la quale avrebbe perso per sempre il suo fascino.
La Convivenza
Dagli archivi di stato civile di Deir El Medina è emerso che esistevano anche rapporti irregolari, cioè di coppie che vivevano more uxorio con il loro compagno/a, e che erano considerate legali negli archivi stessi.
La Donna Nel Lavoro E Nella Vita Quotidiana
La donna nell’antico Egitto aveva un ruolo attivo nell’ambito della vita sociale.
Sin da piccola, l’educazione a lei impartita era pari a quella dei maschi. Le fanciulle potevano accedere all’istruzione ed intraprendere anche carriere a corte.
Thot come è noto era il Dio dell’intelletto e della scrittura ma ad esso era associata anche una figura femminile, la Dea Seshat, da “Sesh” che significa “Scriba”; essa reca una caratteristica acconciatura sul capo consistente in una stella a sette punte sormontata da un paio di corna rovesciate.
La donna era anche impegnata nelle attività lavorative
più comuni, ed esempio nella pulizia del grano ed alle macine,
nella preparazione del pane e della birra mediante l’impiego dell’orzo
messo a fermentare, nel lavoro nei campi oppure addetta alla preparazione
delle vivande da portare agli uomini che lavoravano nei campi a lavori
più faticosi, nella raccolta del lino, nella filatura e tessitura.
Alle donne erano comunque preclusi lavori che potessero comportare
grosse fatiche; in una delle tante raffigurazioni parietali si vede
una scena raffigurante lavandai al lavoro, e sono tutti uomini, mentre
le donne allattano i propri figli oppure sono intente a pettinarsi
e truccarsi.
La Vita Sessuale
Nell’Antico Egitto esistevano quelle che oggi verrebbero chiamate “Case
di tolleranza” o luoghi di piacere. Erano denominate “Case
della Birra” ed in genere vi lavoravano per lo più donne
straniere, Siriane o Babilonesi.
Il Papiro Erotico che si trova al
Museo di Torino, illustra senza pudore le pratiche sessuali che si
svolgevano nelle Case della Birra. Il sesso era visto in maniera
liberale e schietta.
Misure Anticoncenzionali
Erano adottate anche al tempo degli antichi egizi; nel corredo funerario del Faraone Tuthankamon è stato ritrovato un rudimentale profilattico in finissimo lino, munito di laccetti per fissarlo, oggi esposto nella sala del corredo funerario del faraone al Museo Egizio del Cairo.
La Gravidanza
Vi erano diversi metodi per stabilire se una donna era incinta; si riteneva che la sua urina stimolasse la crescita delle piante, cosa molto probabile, dato l’alto tasso di ormoni contenuto in essa, che può accelerare la crescita di queste piante. Cosicché se la donna urinava su chicchi di orzo e frumento e questi germogliavano in breve tempo, significava che la donna era in attesa di un figlio; in più, se germogliava prima l’orzo, significava che aspettava un maschio, viceversa aspettava una femmina se germogliava per primo il frumento.

Se una donna non riusciva a concepire, si invocavano gli Dei patroni
della fertilità e della nascita, soprattutto la Dea Tueres,
dalla testa di ippopotamo,
il Dio Bes e la Dea Hathor.
Venivano
posti sul letto anche oggetti votivi ed amuleti a forma fallica. Le
suppliche di avere un bambino venivano rivolte anche ai parenti defunti.
Chi non poteva avere figli, poteva ricorrere all’istituto dell’adozione; numerosi documenti a Deir El Medina attestano molti casi di adozione di bambini che avevano perso i propri genitori da parte di coppie senza figli.
Il Parto
Se tutto andava bene, la donna dava alla luce il proprio
bambino dopo una gravidanza che secondo i calcoli egizi corrispondeva
a 271 giorni dal concepimento, precisamente pari ai nostri nove mesi.
All’epoca
faraonica troviamo anche “donne medico” specializzate in
medicina e chirurgia ma soprattutto specializzate nell'assistere
il parto.
La donna
veniva fatta partorire poggiata su di una sedia fatta di due file
di mattoni, chiamata la “Mesekhenet”.
A protezione del parto
si invocavano le stesse divinità, come il nano Bes o la Dea Tueris
e la Dea Hathor. Ostetriche e levatrici avevano invece cognizioni
più rudimentali
della medicina ed assistevano madre e figlio durante e dopo l’intervento
medico.
Nel tempio di Kom Ombo, nell’alto Egitto, da un rilievo
parietale ben conservato, si possono conoscere gli strumenti chirurgici
in uso a quell’epoca, fatti di finissimo rame, simili a i nostri
attuali bisturi; tra di essi si osservano strumenti per il parto
quali il forcipe, e la ventosa che sembra essere stata fatta di pelle
di asino, con i quali si interveniva quando la donna incontrava difficoltà nel
partorire.
Il geroglifico che raffigura la nascita, rappresenta una donna
accovacciata, con la testa e le braccia del neonato che spuntano
sotto di lei.
In caso di aborto spontaneo, la cura consisteva nell’applicare
internamente pozioni composte da miele e vino atte ad arrestare l’emorragia.
I figli potevano essere affidati anche a levatrici; conosciamo anche uomini di corte che portano il titolo di “Bambinaio del Re” raffigurati con i bambini sulle ginocchia, come Senmut, tutore della principessa Nefrure, figlia della Regina Hatchepsut, di cui abbiamo già parlato.
La Medicina
La medicina al tempo era incredibilmente avanzata, sia sotto il profilo chirurgico che farmaceutico.
Il papiro Smith ci rivela i segreti di
quella che oggi definiremo “medicina omeopatica”con l’impiego
di sostanze naturali quali infusi di piante e soprattutto miele, che
possedeva un alto potere antibatterico e cicatrizzante.
La storia di
un famoso medico, “Sunuhe L’Egiziano”, ritrovata nel
villaggio dei costruttori di tombe Deir El Medina, scritta su
Ostracha, pezzi di coccio in uso all’epoca al posto dei costosissimi
fogli di papiro, ci parla della chirurgia da lui praticata, addirittura
di interventi al cranio di malati affetti da tumore al cervello,
durante i quali si praticava un foro nella calotta cranica a mezzo
di un trapano ad archetto, per far sgorgare il sangue in eccesso
dal cranio e diminuire di conseguenza la pressione sul cervello,
che causava insopportabili emicranie.
La Danza, La Musica E Il Canto

Non è dato sapere come fosse la musica in Egitto. Ma è certo che danze, musiche e canti accompagnassero cerimonie di ogni tipo, dalla nascita al matrimonio al funerale.
Nell’Antico Egitto lo specchio era simbolo della Dea Hathor, la Dea dell’ amore, della gioia, della musica e della danza. In una raffigurazione tombale della Mastaba di Mereruka a Saqqara, troviamo la danza degli specchi, in cui sono raffigurate quattro fanciulle che eseguono una danza ritmata con in mano uno specchio dal manico papiriforme e nell’altra strumenti musicali simili a nacchere a forma di mano.

Le donne nell’epoca faraonica erano accolte nelle istituzioni religiose presso i templi, indipendentemente dal loro stato sociale, come danzatrici, musicanti e cantanti ed accompagnavano feste e cerimonie con i loro strumenti, crotali, sistri, tamburi, flauti, liuti, lire, arpe ed organi.
Alle donne vennero anche attribuiti titoli sacerdotali femminili come “Sacerdotesse di Hathor”, che curavano il culto degli dei attraverso la presentazione delle offerte ed erano retribuite al pari degli uomini; anche tra il clero si incontrano elementi femminili come “Le Preparatrici”, “Le Pure”, “Le Custodi”, “le Suonatrici di Sistro” che collaboravano con le Sacerdotesse alla preparazione delle cerimonie religiose, oppure “Le Prefiche”, ovvero gruppi di donne il cui mestiere era quello di accompagnare i funerali con canti, pianti e lamenti, cospargendosi il capo di sabbia in segno di lutto.
A tale proposito, è curioso ricordare un episodio dei giorni nostri; i primi del novecento furono scoperte le mummie di Famosi Faraoni nascoste in un anfratto delle montagne del Villaggio El Qurna, che si trova appena prima della Valle dei Re. Tali mummie furono scoperte perché iniziarono a comparire sul mercato nero delle antichità in Egitto reperti risalenti a epoche faraoniche delle quali non era stata fatta alcuna scoperta fino a quel momento. Allora, le autorità Egiziane, insospettite, avviarono indagini presso il Villaggio di El Qurna e scoprirono che una famiglia che vi abitava, la Famiglia Rachid, aveva scoperto questo nascondiglio per caso, ove anticamente i Gran Sacerdoti avevano nascosto le mummie ed i relativi corredi funerari per prevenirli dai frequenti saccheggi nella Valle dei Re, tra cui la mummia del Faraone Ramses II Il Grande e suo padre Seti I. La Famiglia Rassul, posta sotto tortura, confessò in cambio dell'immunità il ritrovamento e le mummie furono trasportate su di un battello lungo le rive del Nilo fino al Cairo, per essere collocate nel Museo Egizio. Le donne Egiziane accompagnarono tale trasporto regale piangendo e cospargendosi il capo di sabbia, proprio come le loro antenate.
Altro titolo nella realtà egiziana attribuito
alle donne era quello di “Divine Adoratrici di Amon”,
Dio di Tebe, che esse durante le cerimonie ammansivano con
il loro canto, le loro danze, la loro musica e la loro bellezza.
Nei templi di Tebe avevano il diritto di decidere chi sarebbe loro succeduta
tra le donne del Faraone, ovvero tra le principesse, figlie o sorelle del Sovrano
regnante, nella carica di Divina Adoratrice.
Danze, canti e balli venivano praticati dalle
donne anche per allietare feste e banchetti; per matrimoni e festività religiose
si potevano assoldare compagnie itineranti di musici, danzatrici,
acrobati e cantanti.
Numerose immagini tombali ci illustrano donne intente a suonare i vari strumenti ed anche ad eseguire danze acrobatiche in cui compaiono anche insieme a danzatori.