Teatro L’Espace di Torino - Domenica 9 Marzo 2008 ore
21.00
nell'ambito del 7° Festival Internazionale "Stelle d'Oriente"
Les Soeurs Tribales, Francesca Pedretti, Sabina Todaro, Malika Ferhat con la sua Compagnia.
Cominciamo dalla fine, con un rammarico: non aver visto questo spettacolo su un palco più consono alla sua intensità teatrale, fatto questo a cui rimedierò senz’altro tornando a vederlo in un’altra occasione.
Questo già la dice lunga sul fatto che lo spettacolo mi è piaciuto assai, come un buon libro che appena finisci vuoi rileggere. O meglio di un libro, perché quello speri di dimenticarlo un po’ prima di rituffartici dentro, mentre questo “Devota” vuoi ricordarlo, perché alcuni momenti sono veramente intensi e godibili.
Ma andiamo con ordine.
Avevo già visto alcuni brani del lavoro su internet, spezzoni di quadri, ma posso dire ora che non ne rendono l’idea, se non in generale e, sicuramente, non ne fanno risaltare il merito.
Innanzi tutto questa è una vera e propria produzione teatrale, per alcuni aspetti in embrione, certo, ma con tutti i crismi di un vero e proprio approccio scenico: la sua “scrittura”, se pur allestita per quadri scenici di danze differenti, ne riesce a conservare e trasmettere l’unicità di fondo, la trama, attraverso una cura non usuale delle musiche nei passaggi e nei bridge di scena, che vengono utilizzati, sfruttati e non subiti come spesso in queste produzioni accade.
Come? Tramite musiche ed alternanze di presenze in scena, uscite parziali o permanenze di collegamento, quasi mai banali, sempre tese a mantenere l’attenzione.
Ed anche l’uso dei costumi e degli accessori di scena convince appieno (ottima l’idea di abbandonare gli specchi dando risalto alle mani nel brano “Vanitas” all’apertura del secondo tempo).
Per chi non ha visto lo spettacolo (ma non perdetelo, se vi capita), “Devota è la danzatrice che si offre alla sua arte ed attraverso di essa vive la propria esistenza: lo spettacolo esplora questo abbandono in tutte le sfumature con il linguaggio di Danza Orientale, Tribal Bellydance, Hilal Dance, Flamenco e della Danza Fusion, oscillando tra il sacro ed il profano, fra la gioia e l’eterna attesa, fra l’edonismo e l’amore, fra la vita e la morte in un’atmosfera mistica che trascina lo spettatore in un inno alla bellezza ed alla passione”, come recita la presentazione opportunamente fatta trovare allo spettatore in sala.
Lo spettacolo convince più nella seconda parte che nella prima, dove, al di là di un’ottima presenza tecnica della Compagnia, è da segnalare il quadro relativo all’amore o “Geisha”, per l’intensità e la dolcezza dell’uso dei ventagli che richiamano le atmosfere del Sol Levante e l’utilizzo – un po’ “ruffiano” invero, ma riuscito - degli ombrellini in secondo piano, facendo decollare lo spettatore in un mondo di sogno.
Ma è il secondo tempo, tutto, che affascina e travolge: dall’apertura in stile Fusion, alla Danza in stile orientale moderno, passando per il Flamenco contemporaneo ed i nastri magistralmente utilizzati in scena.
Un sogno continuo, di intensità coinvolgente e sconvolgente
che ti fa dire grazie all’idea di essere lì, in quel
momento, in quel posto e non vorresti essere altrove.
In fondo la
magia del teatro è questa.
Les Soeurs Tribales (Cinzia di Cioccio e Grazia Manetti) con Francesca Predetti portano la loro danza Tribal e Fusion a livelli internazionali e, dove liberano la loro intensità corporea, arrivano a colpire il cuore dello spettatore, più che i suoi occhi.
Francesca ci regala anche un'estasi emotiva con l'interpretazione magistrale del brano “La speranza”, dove duetta in intensità con il pianoforte di Michael Nyman.
Un bravo convinto anche agli altri interpreti: Malika Ferhat con la sua Compagnia (Sara El Azi, Phaedon Zachar, Francesca Russo), Sabina Todaro ed ai tecnici luci (che hanno fatto miracoli con l'attrezzatura a disposizione). La scelta delle musiche è quasi interamente condivisibile, con una citazione particolare per quelle originali di Antonio Pumpo. Buoni i costumi.
Una produzione decisamente interessante, quindi, uno spettacolo bello, intenso, cui mi sento solo di raccomandare una cura migliore del ritmo nel primo tempo, che soffre di alcuni evitabili cali di tensione.
29 Marzo 2008 - Intervento
Gentile Roberto,
solo oggi mi ritrovo a leggere le varie recensioni relative al Festival delle "Stelle d'Oriente" ed ho notato che non vi sono commenti riguardanti lo spettacolo delle magnifiche Soeurs Tribales, a parte la sua giusta, secondo me, recensione.
Abito qui a Torino e sono
una "VECCHIA" (in
tutti i sensi) allieva di Paola.
Devo dire che sono rimasta
incantata di fronte alla magnificenza, all'eleganza ed alla perizia tecnica
di tutte le danzatrici che hanno creato questo spettacolo; a parte l'importanza
del foglio esplicativo, che ha contrbuito a gustare pienamente il
significato della performance, non ho potuto fare a meno di pensare
che, più che un
teatro come l'Espace, avrebbe potuto e dovuto rendere merito a "Devota"
addirittura un tempio della musica come il nostro teatro Regio od un pių ampio Alfieri.
Credo che la Bellezza sia degna di almeno questi spazi.
Grazie per l'ospitalitā.
Silvia Milano