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Immaginari e dintorni della Danza Orientale
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Danzaterapia

a cura di Chiara Ferrari

”Bisogna avere un caos dentro di sé per generare una stella danzante”
Nietzche

La Danzaterapia è una tecnica relativamente giovane in campo clinico ma in realtà antica quanto il mondo, che permette di “curare” attraverso il movimento.

Già dalla vita intrauterina al suono del battito cardiaco materno, la nuova vita si muove in un ambiente protetto sperimentando possibilità e confini. Studi ecografici hanno evidenziato come una competenza a nasceresi sviluppi nel bambino a partire dal secondo trimestre di gravidanza nell’esplorazione e nell’attività motoria. Il Movimento è parte integrante del processo evolutivo oltre che di quello emotivo. L’osservazione di persone con problemi di tipo affettivo ha evidenziato come ad un disagio emotivo corrisponda un alterato comportamento motorio, più povero o al contrario eccessivo e afinalistico.

La Danzaterapia trova applicazioni in vari settori, da quello clinico con pazienti con ridotta autonomia motoria, ai disagi relazionali alla cura delle dipendenze etc. etc.

I miei studi mi hanno portato alla Danzaterapia in chiave simbolica, una forma di ricerca che si basa sui contenuti psichici simbolici, presenti in ognuno di noi, concetti universali perché propri della razza umana. Un viaggio affascinante che applicato alla Danzaterapia ha lo scopo di connettere chi lo pratica al proprio essere più profondo e più autentico.

Quello che mi piace proporre in questiincontri è la ricerca dell’energia dentro di noi , parafrasando il titolo di uno spettacolo di Daniel Ezralow
“perché essere straordinario se puoi essere te stesso?”
Ciò significa riconoscere di per sé ad ogni essere danzante il talento di rappresentarsi al meglio, al di là del risultato artistico, del virtuosismo, della tecnica, in stretta aderenza alle emozioni e al proprio vissuto personale e unico di essere umano.

Questo tipo di lavoro si rivolge a persone che vivono la danza anche come un percorso di crescita personale indipendentemente dal proprio livello artistico.

La premessa di questa proposta è che sicuramente abitiamo in un certo tipo di corpo o di forma che bene o male ci rappresentae soprattutto rappresenta il nostro percorso ma questo non deve essere vissuto come un limite ma come lo strumento per crescere ed evolversi ancora.

Un approccio che ho più volte utilizzato in questo percorso di crescita è il lavoro sui chakra, termine derivato dal Sanscrito che significa ruota, utilizzato dalla filosofia e dalla fisiologia tradizionale indiana per identificare centri energetici disposti lungo la colonna vertebrale.

I chakra sono centri simbolici del corpo umano associati a zone e ad organi ben precisi, i principali sono sette e agiscono come valvole energetiche, uno squilibrio al loro livello determina uno squilibrio anche agli organi associati, secondo la medicina indiana il corpo fisico ed il corpo sottile, (emozioni pensieri e stato di coscienza), formano un insieme collegato dai chakra, quindi lavorando sul corpo fisico otterrò benefici sul corpo sottile e viceversa.

Conoscere i chakra significa accedere a inaspettate informazioni su di noi stessi e imparare a sentire la nostra energia vitale.

Ho utilizzato spesso la mappa dei chakra per il mio lavoro d’insegnante di Danza Orientale e anche quando danzo cerco di essere consapevole rispetto al brano e allo stile che ho scelto a quale di essi sto attingendo energia.
Quello che ho scelto di proporre a Riccione è l’approccio ai primi due chakra, muladhara o centro della radice e svadhisthana o centro sacrale.

Il primo è collocato nella zona del perineo, il suo elemento è la terra il senso l’olfatto, il colore che lo rappresenta è il rosso scuro e il marrone.

Scopo del lavoro che propongo con questo chakra è il radicamento alla terra (grounding).
Come danzatori ben sappiamo quanto sia importante il radicamento a terra, senza questo, non si va letteralmente da nessuna parte.

Il secondo è collocato approssimativamente due dita sotto l’ombelico ed è corrispondente posteriormente all’area del sacro, il suo elemento l’acqua, il suo colore l’arancione l’ambra e l’oro, il senso il gusto.

Il lavoro che propongo in questa parte riguarda più propriamente la creatività, la fluidità di movimento e la relazione con gli altri.

Praticamente il seminariosi svolge con una prima parte di riscaldamento che ha lo scopo di attivare la parte di corpo e di vissuto emotivo su cui s'intende lavorare.
Dopo di che, utilizzando della musica o dei suoni estranei il più possibile alla musica orientale, uscendo quindi da canoni tecnici e già consolidati, invito i partecipanti a sperimentare la possibilità di gesti anche inusuali rispetto ad una consegna verbale ben specifica.
Gran parte del lavoro viene svolto ad occhi chiusi e naturalmente in assenza di giudizio, lo scopo del lavoro è connettersi alle proprie energie profonde, danzandole, portando in superficie la qualità più autentica e personale del gesto.

In conclusione del lavoro viene chiesto di lasciare una traccia, utilizzando grandi fogli e dei pennarelli a punta grossa, di solito si lascia poi spazio alla verbalizzazione dei vissuti.

 

Bibliografia:

Dove danzano gli sciamani - Vincenzo Bellia - Franco Angeli editore

Frammenti di vita nella Danzaterapia - Maria Fuxedizioni del Cerro Chakra, Ruth White - ed. Sonzogno

Lavorare con i Chakras - Marlene Silveira e Pierluigi Lattuada - ed. Meb

Danze Orientali - Maria Rita Gandra, Sonia Lorenzon, Glaucia Castelluber - ed. Prandi Sound Record

Il Linguaggio Segreto della Danza del Ventre - Maria Strova - ed. Macro

Scrivi all'autore

samia_do@hotmail.com

 

Collegamenti

Vedi la scheda di Chiara Ferrari
Intervento estratto dalla relazione del 4° Congresso Danze Orientali 31 Maggio 1 e 2 Giugno 2008

 

 

 

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