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Immaginari e dintorni della Danza Orientale
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Danza Orientale o Universale?

a cura di Ailema (Amelia di Lorenzo)

È importante considerare il consolidamento che questa danza ha avuto in passato nei Paesi Mediorientali, le svariate caratterizzazioni folkloristiche e il successivo sviluppo artistico. Chi si avvicina a questa disciplina deve approfondire, conoscere e riconoscere questi aspetti. Ma non possiamo delimitare geograficamente e culturalmente un’arte cosi vasta, ricca di significati viscerali e ancestrali, tanto antica da confondere le sue tracce in un remoto passato in cui i confini neanche esistevano!
Valorizziamo piuttosto quelle particolarità che rendono questa danza veramente universale.

“Nasce da dentro!”, come spesso si sente dire. Questo non significa “averla nel sangue” necessariamente in relazione a coloro che appartengono ad una data cultura o etnia o zona geografica. Questo significa che va a toccare e a smuovere interiormente alcune corde dell’essere umano in generale. Non richiede un determinato colore di pelle, o una lingua in particolare, necessita piuttosto di una predisposizione all’ascolto e all’ascolto interiore, su chi siamo veramente, quale l’archetipo che ci ispira tacitamente, quali le energie che ci spingono e ci stimolano interiormente, quali le vibrazioni che ci provoca quella tale musica, e perché.

Da qui, e solo da qui, può scaturire una spontanea sentita e vera interpretazione di questa danza tanto variegata quanto l’essere umano. Dove ricerco le mie vere radici? all’interno di un confine? religioso o politico che sia ?, o invece dietro il mio essere donna… femmina ? o molto più semplicemente dietro il mio ESSERE!

Non è casuale che anche molti uomini, alcuni divenuti danzatori famosi, abbiano potuto apprezzare dal profondo questo vasto e occulto mondo che ci offre la Danza del Ventre, e non è un caso chenel mondo Occidentale odierno, tanto bisognoso di ricerca interiore e centralità, oggi essa sia ovunque diffusa e apprezzata.
Legittimiamo questo “VENTRE” dunque, come culla d’energia vitale sempre e comunque, senza sesso e senza frontiere. Lasciamo che questo filo magico tessa in tutto il mondo una fitta matassa cheunisca tutte e tutti. Nessun’altra danza è cosi capillarmente diffusa e ugualmente praticata, dal polo nord al sud, dal Giappone alla Svezia. Forse quel nomignolo attribuitole secoli fa, che un pò ci infastidisce perché ritenuto limitativo e superficiale, forse al contrario racchiude un valore simbolico immenso: DANZA DEL VENTRE, ventre inteso nel suo significato più profondo, viscerale e universale.

Possiamo liberamente beneficiare dello scambio che l’incontro dei “mondi” offre alla nostra danza. Il che non significa dimenticarne né storia nè tradizioni, e neppure caratteristiche particolari (impariamo a riconoscerci nella femminilità e sensualità di uno sguardo orientale o in un portamento fiero persinosotto un pesante velo), significa piuttosto ritenerne il valore (e rispettarlo) per una continua e dignitosa evoluzione della Danza del Ventre.
Come dice il grande Maestro Amir Thaleb nel suo libro La millenaria Danza del Ventre, il linguaggio occulto: “Creiamo, senza degenerare quanto già creato!”
In fondo non vive già nella storia di questa danza il fatto di lasciare e ricevere influenze attraverso le migrazioni? Tutto ciò può solo che favorire una crescita e nuova vitale energia, sia personale, sia soprattutto per la danza stessa.

Un importante esempio non troppo remoto è stato l’apporto notevole ricevuto dalla danza classica e quanto questo abbia significato per la proiezione della parte superiore del corpo, per l’uso delle braccia, per il relevè stesso dello stile chiamato Raqs el Sharqi…Certo, forse su terreni e spazi in cui si danzava allora in medioriente (mentre l’occidente, vittima delle sue corse frenetiche verso il progresso, aveva dimenticato e rimosso questa pratica ancestrale) tutto ciò non era necessario.

Ma oggi che, giustamente, pretendiamo vedere questa danza anche in grandi spazi e palcoscenici, quantomeno al pari delle altre danze, un tale arricchimento diviene imprescindibile! Lo sanno bene anche le migliori danzatrici in medioriente che in alcuni casi prendono lezioni di classica…
E che dire poi parlando anche degli accessori usati spesso per danzare? Per esempio, gli antichissimi cimbali, che troviamo esposti persino al museo egizio, hanno inciso sull’uso delle nacchere flamenche, mentre invece il misterioso e pudico velo che le danzatrici orientali si limitavano ad usare solo nell’entrèe, ha scatenato la fantasia giocosa delle americane in particolare, le quali ne hanno fatto una vera arte con tecniche e figure complicate e bellissime.

Lasciamo quindi che, a dispetto dei pregiudizi, questa danza sia l’anello di congiunzione fra oriente ed occidente, con un reciproco arricchimento, in un’epoca in cui in effetti, contro ogni mira politica e religiosa, la gente, specie in occidente, è in realtà desiderosa di smontare le frontiere alla ricerca di radici comuni.

Cio’ richiede necessariamente un linguaggio universalmente comprensibile e quanto più semplice possibile, seppur raffinato. Ma non basta: comporta parallelamente maggiore studio, impegno e approfondimento sulla danza stessa.
Un processo che non può che apportare vantaggi alla Danza del Ventre! Tutti, in occidente ma anche in oriente, saremo sempre più stimolati a prendere maggiore coscienza nell’avvicinare quest’arte, e maggiore preparazione; le facili improvvisazioni verranno più facilmente demotivate, si potrà beneficiare di continua linfa vitalee soprattutto sempre più si permetterà alla Danza del Ventre di liberarsi dai limiti di ostruzionismi religiosi e sociali di qualsiasi tipo, garantendole così sicura sopravvivenza e concedendo che tutta l’umanità se ne possaRI-appropriare.

 

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Intervento estratto dalla relazione del Congresso Danze Orientali 20 21 22 Aprile 2007

 

 

 

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