È importante considerare il consolidamento che questa danza
ha avuto in passato nei Paesi Mediorientali, le svariate caratterizzazioni
folkloristiche e il successivo sviluppo artistico. Chi si avvicina
a questa disciplina deve approfondire, conoscere e riconoscere questi
aspetti. Ma non possiamo delimitare geograficamente e culturalmente
un’arte cosi vasta, ricca di significati viscerali e ancestrali,
tanto antica da confondere le sue tracce in un remoto passato in
cui i confini neanche esistevano!
Valorizziamo piuttosto quelle particolarità che
rendono questa danza veramente universale.
“Nasce da dentro!”, come spesso si sente dire. Questo non significa “averla nel sangue” necessariamente in relazione a coloro che appartengono ad una data cultura o etnia o zona geografica. Questo significa che va a toccare e a smuovere interiormente alcune corde dell’essere umano in generale. Non richiede un determinato colore di pelle, o una lingua in particolare, necessita piuttosto di una predisposizione all’ascolto e all’ascolto interiore, su chi siamo veramente, quale l’archetipo che ci ispira tacitamente, quali le energie che ci spingono e ci stimolano interiormente, quali le vibrazioni che ci provoca quella tale musica, e perché.
Da qui, e solo da qui, può scaturire una spontanea sentita e vera interpretazione di questa danza tanto variegata quanto l’essere umano. Dove ricerco le mie vere radici? all’interno di un confine? religioso o politico che sia ?, o invece dietro il mio essere donna… femmina ? o molto più semplicemente dietro il mio ESSERE!
Non è casuale che anche molti uomini, alcuni divenuti danzatori
famosi, abbiano potuto apprezzare dal profondo questo vasto e occulto
mondo che ci offre la Danza del Ventre, e non è un caso chenel
mondo Occidentale odierno, tanto bisognoso di ricerca interiore e
centralità, oggi essa sia ovunque diffusa e apprezzata.
Legittimiamo
questo “VENTRE” dunque, come culla d’energia
vitale sempre e comunque, senza sesso e senza frontiere. Lasciamo
che questo filo magico tessa in tutto il mondo una fitta matassa
cheunisca tutte e tutti. Nessun’altra danza è cosi
capillarmente diffusa e ugualmente praticata, dal polo nord al sud,
dal Giappone alla Svezia. Forse quel nomignolo attribuitole secoli
fa, che un pò ci infastidisce perché ritenuto limitativo
e superficiale, forse al contrario racchiude un valore simbolico
immenso: DANZA DEL VENTRE, ventre inteso nel suo significato più profondo,
viscerale e universale.
Possiamo liberamente beneficiare dello scambio che l’incontro
dei “mondi” offre alla nostra danza. Il che non significa
dimenticarne né storia nè tradizioni, e neppure caratteristiche
particolari (impariamo a riconoscerci nella femminilità e
sensualità di uno sguardo orientale o in un portamento fiero
persinosotto un pesante velo), significa piuttosto ritenerne il valore
(e rispettarlo) per una continua e dignitosa evoluzione della Danza
del Ventre.
Come dice il grande Maestro Amir Thaleb nel suo libro
La millenaria Danza del Ventre, il linguaggio occulto: “Creiamo,
senza degenerare quanto già creato!”
In fondo non vive già nella
storia di questa danza il fatto di lasciare e ricevere influenze
attraverso le migrazioni? Tutto ciò può solo che favorire
una crescita e nuova vitale energia, sia personale, sia soprattutto
per la danza stessa.
Un importante esempio non troppo remoto è stato l’apporto notevole ricevuto dalla danza classica e quanto questo abbia significato per la proiezione della parte superiore del corpo, per l’uso delle braccia, per il relevè stesso dello stile chiamato Raqs el Sharqi…Certo, forse su terreni e spazi in cui si danzava allora in medioriente (mentre l’occidente, vittima delle sue corse frenetiche verso il progresso, aveva dimenticato e rimosso questa pratica ancestrale) tutto ciò non era necessario.
Ma oggi che, giustamente, pretendiamo vedere questa danza anche
in grandi spazi e palcoscenici, quantomeno al pari delle altre danze,
un tale arricchimento diviene imprescindibile! Lo sanno bene anche
le migliori danzatrici in medioriente che in alcuni casi prendono
lezioni di classica…
E che dire poi parlando anche degli accessori
usati spesso per danzare? Per esempio, gli antichissimi cimbali,
che troviamo esposti persino al museo egizio, hanno inciso sull’uso
delle nacchere flamenche, mentre invece il misterioso e pudico velo
che le danzatrici orientali si limitavano ad usare solo nell’entrèe,
ha scatenato la fantasia giocosa delle americane in particolare,
le quali ne hanno fatto una vera arte con tecniche e figure complicate
e bellissime.
Lasciamo quindi che, a dispetto dei pregiudizi, questa danza sia l’anello di congiunzione fra oriente ed occidente, con un reciproco arricchimento, in un’epoca in cui in effetti, contro ogni mira politica e religiosa, la gente, specie in occidente, è in realtà desiderosa di smontare le frontiere alla ricerca di radici comuni.
Cio’ richiede necessariamente un linguaggio universalmente
comprensibile e quanto più semplice possibile, seppur raffinato.
Ma non basta: comporta parallelamente maggiore studio, impegno e
approfondimento sulla danza stessa.
Un processo che non può che
apportare vantaggi alla Danza del Ventre! Tutti, in occidente ma
anche in oriente, saremo sempre più stimolati
a prendere maggiore coscienza nell’avvicinare quest’arte,
e maggiore preparazione; le facili improvvisazioni verranno più facilmente
demotivate, si potrà beneficiare di continua linfa vitalee soprattutto
sempre più si permetterà alla Danza del Ventre di liberarsi
dai limiti di ostruzionismi religiosi e sociali di qualsiasi tipo,
garantendole così sicura sopravvivenza e concedendo che tutta
l’umanità se ne possaRI-appropriare.
Collegamenti
Vedi la scheda dell'autore
Intervento estratto dalla relazione del Congresso Danze Orientali 20 21 22 Aprile 2007