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Danze Orientali da Competizione

a cura di Barbara Pettenati

Sono tornata da pochi giorni dal Campionato Italiano FIDS, tenutosi quest’anno a Rimini, entusiasta, piena di energia positiva e con tanta voglia di condividere le emozioni provate durante i 2 giorni che hotrascorso dentro alle Fiere, forse interesserà a poche, ma dopo aver ascoltato e letto su alcuni forum i malumori sulle competizioni in generale, il trascrivere non è più un desiderio ma lo sento come una necessità.

4 luglio 2008 padiglione bianco
ore 13:15

Presentazione del pannello giudicante tutte schierate in fila, giuramento degli atleti,giuramento dei giudici, il tutto eseguito con solennità e rigore come si addice ad ogni competizione FIDS, ancor più se si tratta del Campionato Italiano, partono le note dell’inno d’Italia, e i brividi scorrono sulla pelle, l’emozione e tanta e si sente nell’aria, sia da parte delle atlete che da parte dei giudici e del pubblico sugli spalti, alla fine dell’inno un fragoroso applauso nasce spontaneo, tutti al loro posto, le gare hanno inizio.

Le ore che seguono sono un susseguirsi di musiche, movenze armoniose o più o meno incerte, visi sorridenti e/o contratti dalla tensione, deliziose e commoventi le atlete della categoria 6/11 anni, il tutto procede come da regolamento.

Prima delle premiazioni il Direttore di gara fa entrare in pista tutte le atlete, schiera sulla sinistra le finaliste di classe B, sulla destra le finaliste di classe A, al centro tutte le atlete della categoria 6/11 anni, presenta nuovamente tutti i giudici, elencando i risultati agonistici a livello internazionale di alcuni, che entrano in pista, con tanto di autorizzazione per esserescalzee senza giacca, con la richiesta da parte del Direttore di Gara di ballare per le competitrici, è stato un momento bellissimo… un messaggio importante per tutti, che fondamentalmente siamo tutte uguali, competitrici, danzatrici, tutte ugualmente emozionate,in quel pomeriggio avevamo incarichi differenti chi era giudice e chi era competitrice, ma sostanzialmente uguali.

Ho iniziato a gareggiare nel 2004, tra successi e disastrosi fallimenti, tra pianti di gioia e pianti di disperazione, tra voglia di continuare odismettere completamente, ma sono qua dopo 5 anni più convinta che mai che nel mio caso le gare sono state tutte molto importanti e fondamentali per la mia crescita tecnica, formativa, agonistica ed emotiva.

L’ultima mia gara disputata: il Campionato Master gennaio 2008, sono arrivata al palazzetto dello sport di Foligno alla mattina (dovevo gareggiare nel tardo pomeriggio) mi sono seduta sugli spalti, il palazzetto gremito di tifosi che urlavano cori di incoraggiamento, il pubblico sventolava striscioni, suonavano trombette verso tutti i competitori che si stavano esibendo nelle danze standard, vedevo volteggiare i campioni, i migliori di quella disciplina, l’emozione era talmente tanta che avevo i brividi, e gli occhi lucidi, ero seduta vicino ad un’amica e le dicevo: oggi pomeriggio tocca a me, oggi pomeriggio su quel palquet ci sono io… e mi ripetevo, ma io non sono nessuno… io sono solo pochi anni che ballo… questi sono una vita che ballano!!!!… ma sono qua.

Ho gareggiato con le migliori, alcune di loro avevano la metà dei miei anni, altre il doppio dei miei anni di studio, campionessa del Cairo e 2° agli europei, finaliste ai mondiali ed agli europei… ed io? non ero nessuno… ma ero li, nella mia testa non aveva più importanza il risultato della gara, la cosa importante era dare il meglio di me in quella situazione, l’importante era esserci, e nonostante un 5° posto (e che 5°! considerando i pezzi da 90 che c’erano!) è stato il giorno più emozionante e più bello della mia vita.

La danza è gioia, sentimento, emozioni, arte, ma spesso tutto questo da un'eccessiva ebrezza e ci fa perdere il contatto con la realtà, si perde la coscienza e la consapevolezza di come balliamo veramente, il ballare ad un saggio davanti a parenti e/o amici che ci riempiono di complimenti solo perché ci vogliono bene o davanti ad una platea che ci applaude solo perché non è competente o perché siamo poco vestite non ci da il termometro reale delle nostre capacità, la gara ci fa stare con i piedi per terra.
La gara è un obiettivo, la gara è uno stimo a studiare, a conoscere, a migliorare, in primis per se stessi, quando si gareggia l’emozione è centuplicata rispetto a quella di un saggio, quindi insegna anche a gestire le proprie emozioni, a trasformare l’adrenalina in energia positiva, si è davanti ad una giuria di tecnici attenti, e non di amici distratti da un ombelico che si muove, quindi la tensione è tanta e va gestita.

Io do un’interpretazione alla gara differente da quanto ho letto sui vari forum: la gara deve essere una gara contro se stessi e non contro le altre, mi devo impegnare al 200/100, devo studiare, lavorare sodo, e solo lavorando tanto i risultati arrivano, e se non arrivano devo fare umilmente un bilancio di quanto mi sono impegnata, di quanto ho lavorato e sempre tanto umilmente devo apprezzare ed ammirare la bravura di chi si è impegnato di più di me, questo deve essere lo spirito con il quale si affronta una competizione sportiva.
E poi bisogna avere la consapevolezza che chi vince ad una gara non è la campionessa assoluta, è solo colei che tra quelle che hanno partecipato ha ballato meglio, punto.
Forse diamo troppa importanza alla parola gara, e la carichiamo di aspettative eccessive: ad una competizione possono partecipare tutte, ma proprio tutte, basta iscriversi, ed il risultato finale sarà tra quelle iscritte.

A mio avviso manca, in linea generale, una formazione di base specifica per le danze orientali da competizione, questo potrebbe ovviare all’assistere, ad un saggio per la classe B e ad uno spettacolo per la classe A, ma dal 2004, quando ho iniziato io, ad oggi, c’è stata un’evoluzione ed una crescita in tecnica/artistica strepitosa, e ho i filmati che lo possono documentare, questo perché la competizione come il confronto stimola inevitabilmente a migliorare e a crescere sempre di più e questo mi fa ben sperare in un futuro in competizioni sempre migliori sia in tecnica che in artistica, con numeri sempre maggiori di partecipanti, ma sta alle insegnanti preparare le atlete in modo corretto e specifico per le gare.

Le gare di Danze Orientali sono presenti in federazione dal 2004, sono delle neonate rispetto alle danze standard e latine, i numeri dei competitori e dei giudici sono ancora pochi, quindi bisogna, da parte di tutti avere molta pazienza, ci sono persone nella commissione tecnica che lavorano, tanto, perché credono nelle competizioni e ci mettono cuore e anima e tanto tempo per creare situazioni eque e giuste per tutti, il tutto senza percepire nessun compenso economico, ma ci vuole tempo, bisogna sbagliare, correggere, riscrivere, riproporre, il tutto sempre nel rispetto delle regole.

In una visione globale di quello che è la danza sportiva, i numeri parlano chiaro, all’ultimo Campionato Italiano c’erano 30.000 atleti in pista e 50.827 presenze nei 10 giorni di gara, le Danze Orientali quando ho iniziato eravamo in 20 ora in alcune competizioni superano anche le 100 unità, ma siamo ancora poche perché altre discipline storiche (vedi standard e latini) arrivano anche ad essere 2.400 unità competitive.

Come spettatrice, seguo le gare di molte discipline da anni, l’assistere ad una competizione qualunque essa sia è faticoso, estremamente faticoso, specialmente per le classi più basse, ma a certi livelli, gli spettacoli che ho visto in gara non sono eguagliabili a quanto visto nei vari saggi, ho ancora negli occhi le gare di coreografico di Budrio (campionato Regionale Emilia Romagna) un vero spettacolo.

Per quanto riguarda l’onestà dei giudici, parlando da competitrice penso sia umano quando si fallisce dare la colpa agli altri, è più semplice, ed è uno scarico di responsabilità, ma se si ha un briciolo di coscienza bisognerebbe ammettere i propri limiti, tutte le volte che ho fallito in una gara E’ SEMPRE STATA COLPA MIA! ho fallito perché non mi sono preparata bene, perché mi sono fatta fregare dall’emozione, perché ho sbagliato a scegliere la musica e perché ho ballato da schifo!, i giudici hanno fatto il loro lavoro in modo equo e giusto.
Il sistema di giudizio è studiato e strutturato in modo che un solo giudice non può decidere il piazzamento del competitore, il pannello giudicante è composto con elementi dispari, quindi il piazzamento viene dato dalla maggioranza.

A mio avviso, le Danze Orientali da Competizione non sono un veicolo di promozione per la danza, ma una valida alternativa all’esibizione al ristorante, è un’opportunità in più che possono avere TUTTE ma proprio TUTTE! basta avere il coraggioe l’umiltà di mettersi in gioco, è un’esperienza che consiglio a tutte anche a quelle molto timide ed emotive com’ero io.

Buon lavoro a tutte!

 

 

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