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Festival Danzaedintorni 2008 - Roma

a cura di Lucy

Cronache Romane

(con buona pace di Ray Bradbury)

Ce l’ho fatta, anzi direi proprio che ce l’ho voluta fare, perché anche una febbriciattola sorda ma fastidiosa mi sconsigliava la partenza.
Ma quando si è fatta una promessa non è mio costume mollare senza almeno provarci… e non potendo proprio inviare qualcun altro, né trovando qualcuno che potesse assistermi durante la trasferta, mi sono fatta spedire dalla redazione via EuroStar (Lucyinthesky non lesina su queste comodità… ma in seconda classe per non eccedere) e sono stata accompagnata al binario, messa sul treno, prelevata a Roma ed ospitata da una cara amica, trasportata ed accudita come un pacco di lusso, finanche accompagnata per mano (grazie Simona!), quando la scarsa illuminazione degli ambienti o l’insidia di uno scalino mi hanno resa più incerta del solito…
Sarà banale per la maggioranza di voi, lo so, ma anche solo prendere un treno, quando non si abbiano tutte le diottrie del caso a disposizione, può essere un’impresa… immaginate solo gli sguardi, tra il disgustato e l’insofferente, di cui sarei stata oggetto, dovendo avvicinarmi ai tabelloni degli orari in stazione per poter leggere qualcosa, tanto da sbatterci il naso (… ma che fa?… non vorrà mica pulire il vetro…?!).

Mi sono quindi recata a Roma venerdì 25 aprile, per partecipare alla 3^ edizione di Danza e Dintorni, svoltasi sabato 26 e domenica 27, organizzata da Elisa Scapeccia, su espresso invito della medesima Elisa, che mi aveva manifestato il suo interesse ad un nostro intervento, perché, cito testualmente, riteneva che “questa cosa di andare sul posto per conoscere effettivamente le manifestazioni” da noi in qualche modo “sponsorizzate”, fosse “magnifica”.
E, non nascondendo la soddisfazione personale (!), voglio qui cogliere pubblicamente l’occasione di ripetere quanto ho avuto modo di esprimere a voce alla diretta interessata: sono davvero felice, e grata ad Elisa per avermelo confermato, che anche questo aspetto della nostra presenza in rete sia apprezzato, come so già esserlo da parte dei nostri utenti, ma è importante che lo sia proprio dagli organizzatori di tali eventi, con i quali condividiamo l’interesse alla promozione della crescita del livello qualitativo ed organizzativo di tutte le manifestazioni inerenti la nostra danza.

Ma veniamo alla cronaca… :-)

Il programma dei due giorni era impegnativo: dalle 9 del mattino alle 20:30 della sera, una serie ininterrotta di lezioni, su due sale in contemporanea, tra cui scegliere liberamente, per livello o argomento.
Le mie personali perplessità sull’opportunità mancata di guidare le stagiste verso un percorso “umanamente sostenibile”, con pause predefinite ad esempio, ma anche solo con quei 10 minuti tra una lezione e l’altra, tecnicamente indispensabili per svuotare e riempire nuovamente una sala (se non per scambiare due parole con l’insegnante, almeno per non ridurre ulteriormente il già ridotto tempo destinato all’effettivo apprendimento…), sono state sostanzialmente confermate, da molte faccine distrutte che ho intravisto già a metà pomeriggio del primo giorno (ed anche da alcune insegnanti che hanno notato, come si dice, un commovente calo di concentrazione nelle allieve), ma anche smentite da altre, vigorose figlie di Stakhanov, per la verità in numero più esiguo, che al grido di “…è l’ultima ora! (ce la potete fare… ho aggiunto io)” si apprestavano a seguire l’ultima lezione dell’ultimo giorno.
D’altro canto comprendo, anche se non posso dire di condividere appieno, le motivazioni dell’organizzazione, di questo come di altri eventi, che sul numero di proposte diverse punta proprio per dare modo alle ragazze di usufruire di una rassegna più ampia (e appetibile) possibile, e sul numero delle relative insegnanti coinvolte per ampliare, con un intervento di marketing a costo zero, la platea raggiungibile dall’evento stesso.

Così come mi sono immedesimata nell’entusiasmo, con cui le allieve hanno affrontato l’impresa (… ah i bei tempi in cui il vigore fisico non viene meno al ritmo imposto dalla volontà!), anche se così facendo mi è parso abbiano in parte abdicato al libero arbitrio loro concesso di prendersi il tempo necessario, fosse solo per far sedimentare, e quindi, per far fruttare al massimo, quanto veniva loro proposto, magari concedendosi il lusso di non fare una lezione ogni tre (il pacchetto era già tutto pagato… ma perché perdersi l’occasione? Dai Lucy non fare la zia!).

A quanto sopra poi voglio aggiungere che, anche se nella logica della rassegna ci sta che le lezioni siano assaggi (la durata media di ogni sessione è ridotta ai minimi), questo, a mio avviso, rischia di essere penalizzante proprio per le principianti/intermedie, per le quali potrebbe essere di maggior interesse farsi un’idea, la più vasta possibile, di differenti stili e didattiche. Sommando alla loro difficoltà di adattarsi al metodo, via via diverso, delle diverse proposte, quella del docente, che deve gioco forza concentrare in poco tempo tutto un percorso per trasferire efficacemente le sue peculiarità, il tutto potrebbe ridursi ad una serie di flash pubblicitari che l’utente subisce più che apprezzare pienamente.
Ed anche se è indubbiamente vero che quello che ha spinto Elisa ad organizzare la prima edizione è un’esigenza sentita e diffusa - usufruire in un tempo ristretto ed in uno stesso luogo del maggior numero di stimoli possibili, per farsi almeno un’idea, rimandando ad un successivo approfondimento le tematiche che ci hanno più interessato - sempre secondo me, non dobbiamo dimenticarci che questo è tutt’altra cosa dal fare uno stage con l’intento di imparare davvero, perché l’apprendimento ha le sue regole, e tra queste il tempo che gli si dedica non è una variabile ininfluente.

Ma come ben sapete ritengo che la cosa più importante sia definire le proprie motivazioni e le proprie priorità, dopodiché è tutto buono e tutto utile.
Per lo stesso motivo non sta a me entrare nel merito della scelta del nutrito parco insegnanti: ogni proposta è lecita in quanto si è liberi di sceglierla o meno a nostra volta.
Tanto per essere chiari, io non ho partecipato ad alcuna lezione, ritenendo che questo mi avrebbe distratta (… o distrutta?… già la febbricola…) dal ruolo di osservatrice spassionata, ma ne ho sbirciate, spero discretamente, un buon numero, verificando una generale soddisfazione da parte delle utenti, anche a dispetto di un impianto stereo recalcitrante, sostituito al volo con percussioni dal vivo, e dell’assenza di pedane o specchi, che in una stanza affollata avrebbero agevolato le allieve, così come nelle stesse condizioni un microfono senza fili avrebbe agevolato le insegnanti.

Veniamo infine ad aspetti squisitamente organizzativi.

Elisa è giovane, è fuori discussione, ma ha le idee chiare su cosa vuol dire provare ad agevolare in ogni aspetto le partecipanti ad un’iniziativa del genere. Proprio perché ha chiaro cosa avrebbe voluto trovare lei stessa, e non trovandolo, a suo tempo, se l’è organizzato (mi ricorda qualcuno…!).

Ad esempio alle ragazze è stato messo a disposizione un servizio di transfer dalla sede del Festival ai luoghi delle serate e ritorno, così come è stato agevolato il loro arrivo e la loro partenza. Per chi non lo sapesse (!) Roma è grande… e spendere 30€ di taxi per andare dalla stazione Termini all’EUR può non bastare…
Anche la chiusura del bar dell’albergo è stata tamponata rifornendo continuamente la zona della hall loro riservata con bevande e dolcetti, (… pur avendo personalmente dato non so cosa in cambio di un caffè vero, perché la caffeina contenuta nella coca-cola a una cert’ora del pomeriggio a me non faceva più effetto, e non solo a me…), il tutto gratuitamente.
E’ stata curata poi la possibilità di scegliere tra diverse forme di ospitalità (dall’albergo sede dell’evento – una notte in tripla con colazione 170€ - al Bed&Breakfast nelle vicinanze – 35€ a persona).
E sono state organizzate due serate di intrattenimento spettacolo (il venerdì sera, per chi avesse raggiunto Roma il giorno prima - … iniziando i lavori alle 9 del mattino successivo era un’opzione a mio avviso molto intelligente - e quella istituzionale/celebrativa del sabato sera), dai prezzi più che accettabili (cena e spettacolo - bevande escluse a 20€ - la prima, consumazione e spettacolo - 10€ - la seconda).

Unica nota stonata, nella generale politica di contenimento dei prezzi, a mio modesto avviso, lo svantaggioso rapporto costo/tempo di utilizzo del noleggio degli accessori per gli stages: procurarsi in loco un candelabro o una spada, ad esempio, era sproporzionatamente più caro che partecipare alla lezione… e non sono l’unica ad averlo notato e ad essermene dispiaciuta.

Ma il vero rovescio della medaglia?

Ahimè, mi tocca particolarmente, ed è stato principalmente la mancanza in alcuni casi quasi totale di comunicazione verso l'esterno, cioè quella diretta ai potenziali nuovi utenti della manifestazione.
Di tutte queste belle cose, infatti, non c’era traccia, o se c’era era insufficiente a fornire gli elementi necessari agli interessati per una valutazione, anche sommaria e preliminare, nel programma dell’evento pubblicato online, nè in quello trasmesso a queste pagine.
E non solo.
Chi è Natalia Fadda appositamente fatta venire da Mosca, ad esempio?
A tutt’oggi sulla carta ne ho solo una paio di belle foto (oltre alle immagini “mentali” della sua esibizione e lezione, a confermarmene la maestria).
La serata del venerdì a Vento d’Oriente, presentata come proposta alternativa e facoltativa… buona idea, potrebbe diventare una specie di inaugurazione del Festival, facendo intervenire le insegnanti (quelle già presenti a Roma ovviamente, anche senza esibirsi, solo per stabilire un contatto, quanto mai proficuo vista la scarsità di tempo da dedicare a questo durante il Festival), e così essere promossa presso tutti, partecipanti e non.
Il Sabato sera con lo spettacolo al Caffè Latino? Una serata riservata alle stagiste, un esperimento certo, tra l’altro abbastanza ben riuscito devo dire, ma perché non diffondere la notizia al di fuori del Festival, e dargli risalto anche solo per le danzatrici che si sono esibite (riporto per la cronaca i loro nomi in ordine di uscita: L’Aura, Naadirah, Gaia Scuderi, Amar Tonia, il gruppo di Inas, Valentina Mahira, Nour El Ayat, Natalia Fadda, Inas, Elisa)? Vabbè io avrei apprezzato anche il sentirle presentare, durante lo show, anche in forma minimale, per poterle riconoscere e salutare con il mio applauso, prima che mi si avvicinassero abbastanza da distinguerle (cosa che si è rivelata un’impresa nell’impresa per me, data l’illuminazione affatto ottimale della pista).

Mancanza di tempo, capisco, forse di risorse umane a cui delegare questi aspetti, capisco di nuovo. Ma il mio invito quanto mai sincero e sentito è a non perdere di nuovo nel futuro questa occasione. Un Festival che si proponga a livello nazionale, e che cura tanti aspetti con attenzione, merita al minimo che lo si sappia.
Anche solo per dare il giusto risalto proprio all'impegno profuso dall'organizzatrice che è stata presente e disponibile full time.

Concludo con un ringraziamento pubblico e al tempo stesso personale ad Elisa, per l’accoglienza amichevole, l’apertura mentale e la piena collaborazione: io l’ho apprezzato molto.

16 Maggio 2008 - Intervento

Cristina

Ciao Lucy,
sono Cristina da Forlì, ho avuto occasione di leggere la tua recensione sul Festival Danzaedintorni 2008 e volevo dirti che concordo perfettamente su quanto, tra le righe, si evince dal tuo articolo.
Il vero problema è stato non solo la mancanza di un percorso didattico, peraltro autogestito tra mille incertezze, ma soprattutto la banalità del progetto proposto nonchè l'assenza di nomi, anche illustri, che vivono qui in Italia (quindi facili da far venire, no?) e che hanno forse il solo difetto di essere troppo "culturali" rispetto al tono decisamente commerciale e di basso profilo di quasi tutte le proposte.
Ad esempio è completamente assente l'aspetto etno-antropologico nella suddivisione degli interventi, con il risultato che chi esce da una manifestazione di questo tipo avrà appreso pure a far roteare un bastone in due versi ma non saprà assolutamente nulla rispetto al contesto da cui sorgono certe tradizioni, sul perchè si sono evolute in un certo modo, ecc... contribuendo quindi a quel calderone di ignoranza e stereotipi socio-culturali in cui ormai viviamo.
Ho notato che in Italia ci sono altre organizzazioni (tipo una di Milano) che sono ben più attente a selezionare e a proporre interventi interessanti e coerenti nei loro Festival. Ben vengano...

Grazie della tua attenzione e a presto!

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Lucy

 

Collegamenti

Festival "Danzaedintorni" - III^ Edizione

 

 

 

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