Cronache Romane
(con buona pace di Ray Bradbury)
Ce l’ho fatta, anzi direi proprio che ce l’ho voluta
fare, perché anche una febbriciattola sorda ma fastidiosa
mi sconsigliava la partenza.
Ma quando si è fatta una promessa non è mio costume mollare senza
almeno provarci… e non potendo proprio inviare qualcun altro, né trovando
qualcuno che potesse assistermi durante la trasferta, mi sono fatta spedire
dalla redazione via EuroStar (Lucyinthesky non lesina su queste comodità… ma
in seconda classe per non eccedere) e sono stata accompagnata al binario, messa
sul treno, prelevata a Roma ed ospitata da una cara amica, trasportata ed accudita
come un pacco di lusso, finanche accompagnata per mano (grazie Simona!), quando
la scarsa illuminazione degli ambienti o l’insidia di uno scalino mi
hanno resa più incerta del solito…
Sarà banale per la maggioranza di voi, lo so, ma anche solo prendere
un treno, quando non si abbiano tutte le diottrie del caso a disposizione,
può essere un’impresa… immaginate solo gli sguardi, tra
il disgustato e l’insofferente, di cui sarei stata oggetto, dovendo avvicinarmi
ai tabelloni degli orari in stazione per poter leggere qualcosa, tanto da sbatterci
il naso (… ma che fa?… non vorrà mica pulire il vetro…?!).
Mi sono quindi recata a Roma venerdì 25 aprile, per partecipare
alla 3^ edizione di Danza e Dintorni, svoltasi sabato 26 e domenica
27, organizzata da Elisa Scapeccia, su espresso invito della medesima
Elisa, che mi aveva manifestato il suo interesse ad un nostro intervento,
perché, cito testualmente, riteneva che “questa cosa
di andare sul posto per conoscere effettivamente le manifestazioni” da
noi in qualche modo “sponsorizzate”, fosse “magnifica”.
E, non nascondendo la soddisfazione personale (!), voglio qui cogliere pubblicamente
l’occasione di ripetere quanto ho avuto modo di esprimere a voce alla
diretta interessata: sono davvero felice, e grata ad Elisa per avermelo confermato,
che anche questo aspetto della nostra presenza in rete sia apprezzato, come
so già esserlo da parte dei nostri utenti, ma è importante che
lo sia proprio dagli organizzatori di tali eventi, con i quali condividiamo
l’interesse alla promozione della crescita del livello qualitativo ed
organizzativo di tutte le manifestazioni inerenti la nostra danza.
Ma veniamo alla cronaca… :-)
Il programma dei due giorni era impegnativo: dalle 9 del mattino
alle 20:30 della sera, una serie ininterrotta di lezioni, su due
sale in contemporanea, tra cui scegliere liberamente, per livello
o argomento.
Le mie personali perplessità sull’opportunità mancata di
guidare le stagiste verso un percorso “umanamente sostenibile”,
con pause predefinite ad esempio, ma anche solo con quei 10 minuti tra una
lezione e l’altra, tecnicamente indispensabili per svuotare e riempire
nuovamente una sala (se non per scambiare due parole con l’insegnante,
almeno per non ridurre ulteriormente il già ridotto tempo destinato
all’effettivo apprendimento…), sono state sostanzialmente confermate,
da molte faccine distrutte che ho intravisto già a metà pomeriggio
del primo giorno (ed anche da alcune insegnanti che hanno notato, come si dice,
un commovente calo di concentrazione nelle allieve), ma anche smentite da altre,
vigorose figlie di Stakhanov, per la verità in numero più esiguo,
che al grido di “…è l’ultima ora! (ce la potete fare… ho
aggiunto io)” si apprestavano a seguire l’ultima lezione dell’ultimo
giorno.
D’altro canto comprendo, anche se non posso dire di condividere appieno,
le motivazioni dell’organizzazione, di questo come di altri eventi, che
sul numero di proposte diverse punta proprio per dare modo alle ragazze di
usufruire di una rassegna più ampia (e appetibile) possibile, e sul
numero delle relative insegnanti coinvolte per ampliare, con un intervento
di marketing a costo zero, la platea raggiungibile dall’evento stesso.
Così come mi sono immedesimata nell’entusiasmo, con cui le allieve hanno affrontato l’impresa (… ah i bei tempi in cui il vigore fisico non viene meno al ritmo imposto dalla volontà!), anche se così facendo mi è parso abbiano in parte abdicato al libero arbitrio loro concesso di prendersi il tempo necessario, fosse solo per far sedimentare, e quindi, per far fruttare al massimo, quanto veniva loro proposto, magari concedendosi il lusso di non fare una lezione ogni tre (il pacchetto era già tutto pagato… ma perché perdersi l’occasione? Dai Lucy non fare la zia!).
A quanto sopra poi voglio aggiungere che, anche se nella logica
della rassegna ci sta che le lezioni siano assaggi (la durata media
di ogni sessione è ridotta ai minimi), questo, a mio avviso,
rischia di essere penalizzante proprio per le principianti/intermedie,
per le quali potrebbe essere di maggior interesse farsi un’idea,
la più vasta possibile, di differenti stili e didattiche.
Sommando alla loro difficoltà di adattarsi al metodo, via
via diverso, delle diverse proposte, quella del docente, che deve
gioco forza concentrare in poco tempo tutto un percorso per trasferire
efficacemente le sue peculiarità, il tutto potrebbe ridursi
ad una serie di flash pubblicitari che l’utente subisce più che
apprezzare pienamente.
Ed anche se è indubbiamente vero che
quello che ha spinto Elisa ad organizzare la prima edizione è un’esigenza
sentita e diffusa - usufruire in un tempo ristretto ed in uno stesso
luogo del maggior numero di stimoli possibili, per farsi almeno un’idea,
rimandando ad un successivo approfondimento le tematiche che ci hanno
più interessato - sempre secondo me, non dobbiamo dimenticarci
che questo è tutt’altra cosa dal fare uno stage con
l’intento di imparare davvero, perché l’apprendimento
ha le sue regole, e tra queste il tempo che gli si dedica non è una
variabile ininfluente.
Ma come ben sapete ritengo che la cosa più importante sia
definire le proprie motivazioni e le proprie priorità, dopodiché è tutto
buono e tutto utile.
Per lo stesso motivo non sta a me entrare nel merito della scelta del nutrito
parco insegnanti: ogni proposta è lecita in quanto si è liberi
di sceglierla o meno a nostra volta.
Tanto per essere chiari, io non ho partecipato
ad alcuna lezione, ritenendo che questo mi avrebbe distratta (… o distrutta?… già la
febbricola…) dal ruolo di osservatrice spassionata, ma ne
ho sbirciate, spero discretamente, un buon numero, verificando una
generale soddisfazione da parte delle utenti, anche a dispetto di
un impianto stereo recalcitrante, sostituito al volo con percussioni
dal vivo, e dell’assenza di pedane o specchi, che in una stanza
affollata avrebbero agevolato le allieve, così come nelle
stesse condizioni un microfono senza fili avrebbe agevolato le insegnanti.
Veniamo infine ad aspetti squisitamente organizzativi.
Elisa è giovane, è fuori discussione, ma ha le idee chiare su cosa vuol dire provare ad agevolare in ogni aspetto le partecipanti ad un’iniziativa del genere. Proprio perché ha chiaro cosa avrebbe voluto trovare lei stessa, e non trovandolo, a suo tempo, se l’è organizzato (mi ricorda qualcuno…!).
Ad esempio alle ragazze è stato messo a disposizione un servizio
di transfer dalla sede del Festival ai luoghi delle serate e ritorno,
così come è stato agevolato il loro arrivo e la loro
partenza. Per chi non lo sapesse (!) Roma è grande… e
spendere 30€ di taxi per andare dalla stazione Termini all’EUR
può non bastare…
Anche la chiusura del bar dell’albergo è stata
tamponata rifornendo continuamente la zona della hall loro riservata
con bevande e dolcetti, (… pur avendo personalmente dato non
so cosa in cambio di un caffè vero, perché la caffeina
contenuta nella coca-cola a una cert’ora del pomeriggio a me
non faceva più effetto, e non solo a me…), il tutto
gratuitamente.
E’ stata curata poi la possibilità di
scegliere tra diverse forme di ospitalità (dall’albergo
sede dell’evento – una
notte in tripla con colazione 170€ - al Bed&Breakfast nelle
vicinanze – 35€ a persona).
E sono state organizzate due serate di intrattenimento spettacolo (il venerdì sera,
per chi avesse raggiunto Roma il giorno prima - … iniziando i lavori
alle 9 del mattino successivo era un’opzione a mio avviso molto intelligente
- e quella istituzionale/celebrativa del sabato sera), dai prezzi più che accettabili
(cena e spettacolo - bevande escluse a 20€ - la prima, consumazione e
spettacolo - 10€ - la seconda).
Unica nota stonata, nella generale politica di contenimento dei prezzi, a mio modesto avviso, lo svantaggioso rapporto costo/tempo di utilizzo del noleggio degli accessori per gli stages: procurarsi in loco un candelabro o una spada, ad esempio, era sproporzionatamente più caro che partecipare alla lezione… e non sono l’unica ad averlo notato e ad essermene dispiaciuta.
Ma il vero rovescio della medaglia?
Ahimè, mi tocca particolarmente, ed è stato principalmente
la mancanza in alcuni casi quasi totale di comunicazione verso l'esterno,
cioè quella diretta ai potenziali nuovi utenti della manifestazione.
Di tutte
queste belle cose, infatti, non c’era traccia, o se c’era
era insufficiente a fornire gli elementi necessari agli interessati
per una valutazione, anche sommaria e preliminare, nel programma
dell’evento pubblicato online, nè in quello trasmesso a queste
pagine.
E non solo.
Chi è Natalia Fadda appositamente fatta venire
da Mosca, ad esempio?
A tutt’oggi sulla carta ne ho solo una
paio di belle foto (oltre alle immagini “mentali” della
sua esibizione e lezione, a confermarmene la maestria).
La serata del venerdì a Vento d’Oriente, presentata come proposta
alternativa e facoltativa… buona idea,
potrebbe diventare una specie di inaugurazione del Festival, facendo intervenire
le insegnanti (quelle già presenti a Roma ovviamente,
anche senza esibirsi, solo per stabilire un contatto, quanto mai proficuo
vista la scarsità di
tempo da dedicare a questo durante il Festival), e così essere promossa
presso tutti, partecipanti e non.
Il Sabato sera con lo spettacolo al Caffè Latino? Una serata riservata
alle stagiste, un esperimento certo, tra l’altro abbastanza ben riuscito
devo dire, ma perché non
diffondere la notizia al di fuori del Festival, e dargli risalto
anche solo per le danzatrici che si sono esibite (riporto per la cronaca
i loro nomi in ordine di uscita: L’Aura, Naadirah, Gaia Scuderi, Amar
Tonia, il gruppo di Inas, Valentina Mahira, Nour El Ayat, Natalia Fadda, Inas,
Elisa)? Vabbè io avrei apprezzato anche il sentirle presentare, durante lo
show, anche in forma minimale, per poterle riconoscere e salutare con il
mio applauso, prima che mi si avvicinassero abbastanza da distinguerle
(cosa che si è rivelata un’impresa nell’impresa
per me, data l’illuminazione affatto ottimale della pista).
Mancanza di tempo, capisco, forse di risorse umane a cui delegare
questi aspetti, capisco di nuovo. Ma il mio invito quanto mai sincero
e sentito è a non perdere di nuovo nel futuro questa occasione.
Un Festival che si proponga a livello nazionale, e che cura tanti
aspetti con attenzione, merita al minimo che lo si sappia.
Anche
solo per dare il giusto risalto proprio all'impegno profuso dall'organizzatrice
che è stata presente e disponibile full time.
Concludo con un ringraziamento pubblico e al tempo stesso personale ad Elisa, per l’accoglienza amichevole, l’apertura mentale e la piena collaborazione: io l’ho apprezzato molto.
16 Maggio 2008 - Intervento
Ciao Lucy,
sono Cristina da Forlì, ho avuto occasione di
leggere la tua recensione sul Festival Danzaedintorni 2008 e volevo dirti
che concordo perfettamente su quanto, tra le righe, si evince dal tuo
articolo.
Il vero problema è stato non solo la mancanza di un
percorso didattico, peraltro autogestito tra mille incertezze, ma soprattutto
la banalità del
progetto proposto nonchè l'assenza di nomi, anche illustri,
che vivono qui in Italia (quindi facili da far venire, no?) e che
hanno forse il solo difetto di essere troppo "culturali" rispetto al tono
decisamente commerciale e di basso profilo di quasi tutte le
proposte.
Ad esempio è completamente assente l'aspetto etno-antropologico
nella suddivisione degli interventi, con il risultato che chi esce
da una manifestazione di questo tipo avrà appreso pure a far roteare
un bastone in due versi ma non saprà assolutamente nulla rispetto
al contesto da cui sorgono certe tradizioni, sul perchè si sono
evolute in un certo modo, ecc... contribuendo quindi a quel calderone di
ignoranza e stereotipi socio-culturali in cui ormai viviamo.
Ho notato
che in Italia ci sono altre organizzazioni (tipo una di Milano) che
sono ben più attente
a selezionare e a proporre interventi interessanti e coerenti nei
loro Festival. Ben vengano...
Grazie della tua attenzione e a presto!