... non è il mio mondo o meglio non è la mia danza.
Dopo aver letto l’intervento di Lucy sulle gare e il dibattito
che ne è scaturito, mi sono trovata a riflettere sulla mia esperienza
personale in questo campo, che è assai limitata, ma è pur
sempre un’esperienza.
Ho partecipato ad una gara abbastanza importante,
ma per mettermi alla prova, sapendo già fin da principio dove
mi sarei piazzata.
L’esperienza è stata educativa, ma non
dal punto di vista della danza, quanto piuttosto dal punto di vista
umano.
Tengo comunque a precisare che le mie sono impressioni personali
e non giudizi, sono i miei pensieri, quindi certamente opinabili, ma
spero possano essere utili ad altre.
Ecco alcuni punti che mi hanno lasciata perplessa dopo la mia esperienza
agonistica:
1 - I giudici: è vero che sono ancora pochi e questo
può dare
luogo a spiacevoli sovrapposizioni di ruolo (preparatore e giudice),
ma se il sistema di giudizio è così imparziale la stessa
persona in due gare diverse che presenta la stessa coreografia dovrebbe
arrivare allo stesso piazzamento, o no? cambia l’ordine degli
addendi ma la somma non dovrebbe cambiare, sempre che non si voglia
ammettere che anche i giudici sono fallibili e non completamente
imparziali.
2 - Le coreografie: a mio parere non è facile capire
quali siano i criteri da seguire per la costruzione di una coreografia
di gara, ( pare infatti che certe scelte coreografiche siano più “vincenti” di
altre), inoltre pare non influire se si balla la propria coreografia
o quella di qualcun altro: lo capisco per i gruppi, ma nel caso della
singola danzatrice creare o eseguire sono due cose diverse. Non pare
esserci molta attenzione alla parte espressiva e simbolica dei movimenti
che sembrano avere un ruolo prevalentemente “fisico” piuttosto
che emotivo, le danzatrici sembrano valorizzare l’esecuzione meccanica
piuttosto che l’interpretazione coreutica e simbolica.
3 - La musica:
va bene un limite massimo di lunghezza per i brani, ma tre minuti sono
davvero pochi per dare risalto alla produzione musicale araba che sa
proporre peculiari cambi di ritmo, e di “stato d'animo” all’interno
dello stesso brano. La musica non sembra avere un’importanza in
se, ma in quanto supporto ritmico ai movimenti, un po’ come accade
nella ginnastica artistica. I brani sono scelti, ma più spesso
costruiti seguendo esigenze che esulano dall’emotività,
prediligendo una struttura che segue uno schema standard: melodia
per l’entrata, piccolo pezzo melodico, percussioni, con l’impiego
di ritmi semplici che permettono di dare risalto alla parte agonistica
(così posso esibire il mio repertorio). Tutto ciò mi pare
lasci poco spazio all’emotività della danzatrice, la scelta
della musica non pare legata alle emozioni che si vogliono trasmettere,
quanto piuttosto a legare una serie di movimenti che colpiscano positivamente
i giudici. (A questo punto io mi sono fatta una domanda: la danza
orientale è disciplina
agonistica o espressione coreutica? Può essere tutte e due? A
voi l’ardua sentenza… )
Il pubblico: ballare davanti ad una platea che è lì per sostenere le proprie atlete e che quasi non applaude nemmeno alle altre, con un brusio disinteressato di sottofondo non da il massimo delle sensazioni, (un po’ come giocare in casa oppure no!) ma forse dimentico che nelle gare si balla per i giudici e non per il pubblico!?
Infine ho riscontrato, da neofita, qualche difficoltà a comprendere la parte burocratica, non sempre chiara per chi non è perfettamente dentro al meccanismo delle competizioni.
Nonostante tutte le mie perplessità, le gare sono una realtà molto recente nel campo della danza orientale, perciò sono sicura che molte cose cambieranno rendendo sempre più equilibrata e valida ogni nuova competizione, e anche se ho capito che la mia idea di danza poco si sposa con lo spirito di competizione, non per questo se qualche mia allieva si rivelerà interessata all’esperienza agonistica la scoraggerò, anzi, la saprò indirizzare verso chi in questo campo ha già molta esperienza per garantirle maggiori opportunità di successo.
Per concludere rimarco nuovamente che sta ad ogni singola danzatrice
decidere che cammino intraprendere: danzare, competere, ballare per
gioco, o frequentare solo lezioni e stage senza mai esibirsi, ma davvero
tre minuti di coreografia esprimono quanto c’è di meglio
nel mondo della danza orientale italiana?
Costruire uno spettacolo o
un’esibizione allora cos’è? Pensare ad una storia,
raccontarla attraverso le danze, i movimenti è un’esperienza
minore?
Francesca Calloni
Intervento - 2 Dicembre 2008
Barbara Pettenati
Ciao Francesca,
ci siamo conosciute anni fa ad uno stage
e abbiamo fatto insieme parte dello stesso percorso formativo FIPD.
(comunicazione di servizio
di carattere personale e poco formale: ciao bella donna ;-) come va ?
:-D)
ora ritorno seria…
Ci tenevo a dare le mie personali risposte ai punti che hai esposto nel tuo intervento :
al punto uno dove scrivi “la stessa persona in due gare diverse che presenta la stessa coreografie dovrebbe arrivare allo stesso piazzamento”
parlo per esperienza personale io non riesco mai a fare lo stesso brano/coreografiauguale, fattori esterni, emozioni, luogo, pubblico, mi portano ad un esecuzione differente ogni volta anche se i passi e l’utilizzo dello spazio scenico sono gli stessi il risultato è differente, quindi perme è molto facile ottenere piazzamenti differenti una volta ballo bene e un’altra volta o perchégiù di tono o perché la fifa aumentaballo male, o più semplicemente c’è qualcuna che balla meglio di me quindi ha una piazza migliore.
punto due
“creare ed eseguire sono due cose diverse” è vero
!! per me e sempre stata dura !!! perché in gara creatrice ed esecutrice
e nessuno che mi correggesse o che mi indirizzasse su cosa era meglio,
quello che so è tutta esperienza personale fatta negli anni a forza
di sbatterci il muso …. ma come nelle altre discipline c’è un
programma da eseguire, non è indicato nel regolamento se il programma
deve essere di tua creazione o no, quindi si possono anche eseguire coreografie
costruite da altre, non sono gare di coreografia ma di esecuzione tecnico/artistica.
Sinceramente …… di
tutte le coreografie imparate con tanta difficoltà negli innumerevoli
stage in giro per l’Italia voi
che ne fate ? tutti soldi spesi per nulla ? mai riproposte anche se con
qualche variazione in spettacoli propri osaggi ?
punto tre
“i tre minuti lasciano poco spazio all’emotività della danzatrice, ……..tre minuti di coreografia esprimono quanto c’è di meglio nel mondo della danza orientale italiana”
ti scrivo quanto detto da Leila Haddad alla Coppa Italia – Verona – 2005, ad una ragazza che fece più o meno la stessa domanda, lei rispose : “si, se sei una brava danzatrice, in tre minuti puoi esprimere iltuo stato d’animo e tutto quello che vuoi” e io sono d’accordo.
La danza orientale è disciplina agonistica o espressione coreutica?
Il punto delle incomprensioni penso siaproprio questo
considerare tutto (tribal, sharqi, balady, danza mediorientale, danza
del ventre, bollywood, fusion, etc..) un'unica danza.
Personalmente per
una questione di rispetto etnico/storico tutti questi stili li considero
figli differenti di una stessa madre,così anche per le danze orientali
da competizione.
il pubblico : con un brusio disinteressato di sottofondo non da il massimo delle sensazioni.
In base alla mia esperienza, quelle che tu citi, sono situazioni che si verificano ovunque.
parte burocratica : sono d’accordo ! non è semplice, dopo anni ogni volta che compilo le schede ho sempre l’angoscia di sbagliare qualcosa !!! :-D
Costruire uno spettacolo o un’esibizione allora cos’è? Pensare ad una storia, raccontarla attraverso le danze, i movimenti è un’esperienza minore?
Assolutamente no!
Pensare ad una storia e raccontarla
attraverso le danze è qualcosa
di emozionante, intrigante, gratificante, è come un figlio che cresce
nel grembo, che deve essere creata e portata in teatro, è qualcosa
di enormemente impegnativo come tempo di preparazione, sotto il profilo
tecnico, necessita di soldi (tanti) danzatrici preparate (un buon numero),
abiti differenti (altri soldi), un teatro (di nuovo soldi), ed ammiro
chi riesce nell’intento artistico coreutico, ma chi non ne ha la possibilità?
Cosa gli resta da fare? Guardare chi può?
Ed infine il tuo messaggio sulla tua pagina di presentazione “ ad ognuno la sua danza” lo trovo bellissimo.
Mi sono innamorata di questa danza proprio per questo, per la sua versatilità, è come creta che si plasma al proprio bisogno, in base al momento, allo stato d’animo, alle proprie necessità, è adatta a tutte le donne di tutto il mondo e ognuna può creare la propria danza, c’è chi si sente gratificata a ballare nei ristoranti, chi in gara, chi in un teatro, chi racconta storie di altri, chi la propria, chi crede solo nel folclore egizio e chi vuole sperimentare con fusioni e contaminazioni, chi la utilizza per esorcizzare un dolore profondo, chi per credere in se stessa o per uscire dall’oblio, questa è una danza straordinaria, alla quale sono grata per quanto ha fatto per me.
Spero di rivederti presto
un abbraccio
Barbara
28 settembre 2008 Intervento
Enrica Lena
Ciao, sono Enrica, volevo solo esprimerti il mio assenso
su quanto hai segnalato Francesca.
Devo premettere che non ho, in realtà,
esperienze di competizione, ma il tuo pensiero è il mio.
Mi trovo in difficoltà a pensare che giudici, per quanto preparati,
possano
capire le emozioni che tentiamo di esprimere attraverso questa danza,
già difficile per noi che abbiamo comunque una cultura diversa
e che cerchiamo di ritrovare dentro di noi sensazioni ed emozioni ancestrali.
Sono concorde con te che ognuno debba scegliere ciò che più gli
aggrada, ma
non è, come per te, la mia danza.
Ti ringrazio
Enrica