Firenze – Teatro Verdi – 31 Marzo 2008
Tira l’aria del Grande Evento.
Davanti le porte del Teatro, nel cuore di Firenze, dove i gruppetti di irriducibili fumatori aspirano avidamente le ultime boccate, novelli cammelli che riempiono le scorte nicotiniche prima della forzata astinenza, si respira una atmosfera elettrica.
Ci sono quasi tutti.
Sembra un raduno di ex compagni di scuola, di quelli che si fanno ogni tanto per alimentare la nostalgia ed i ricordi.
Da tutta la Toscana, ed anche oltre, il popolo della danza orientale, rappresentanti di tutti gli stili, si è dato appuntamento per assistere a questo spettacolo.
Mentre siedo in platea, in questo meraviglioso Teatro, seconda mia casa, con davanti agli occhi l’enorme sipario rosso pesante broccato d’oro, come il giglio della città lassù in alto, non posso fare a meno di pensare che è vagamente comico, ed anche un po’ triste, che per assistere ad una presenza così convinta, variegata ed eterogenea di insegnanti e danzatrici ad uno spettacolo di danza orientale si debba aspettare l’arrivo di una Compagnia d’Oltre Oceano.
Nemo profeta in patria, si potrebbe dire.
Profeta, invece, del suo credo misto cultural-etnico-commerciale arriva in Toscana la Compagnia più seguita al mondo, frutto produttivo di quel genio e mito che è Miles Copeland che incontro nel foyer, accanto a cappellini e merchandising: sornione, disponibile come sempre, inconfondibile con i suoi capelli brizzolati, assiste all’ennesimo tutto esaurito del suo spettacolo.
Alle nove e dieci, con orgoglioso italico ritardo per niente “british”, le luci si abbassano e dopo la preghiera-minaccia, oramai di routine – e ben poco rispettata, a dire il vero -, di non effettuare riprese, sul buio sceso in sala irrompe la scena caleidoscopica di mille colori illuminati sullo sfondo bianco telato
…

Il racconto di Roberto finisce per adesso qui: lo spettacolo sarà in tourneè in Italia fino al 19 Aprile e vogliamo rispettare tutti coloro che lo andranno a vedere non svelandovi cosa esso contiene e le impressioni che Roberto ci ha mandato.
Qualcosa però lo vogliamo dire: comunque la si pensi, tradizione o modernità, evoluzione o conservazione delle tradizioni, arte commerciale o commercio dell’arte, anzi proprio se la si pensa “diverso”, questo è un evento da non perdere assolutamente: per le riflessioni che suggerisce, per l’incredibile abilità e professionalità degli Artisti, per la rarità alle nostre latitudini di vedere alcuni dei “mostri” sacri della Danza Orientale moderna.
Rubiamo una definizione che Mouna Bounouar ci ha confidato
all’uscita: “non
uno spettacolo di danza orientale, ma una grande esecuzione occidentale
di uno spettacolo orientale”.
Della serie “così lo
faremmo noi”, portando
l’esecuzione
tecnica - eccellente - su ambienti e musiche le più diverse.
Questo è Babelesque: mai un titolo di spettacolo è stato più appropriato.
Calendario Tournèee Italiana
29 e 30 marzo 2008 Milano Teatro Ventaglio Smeraldo
31 marzo 2008 Firenze Teatro Verdi
1 aprile 2008 Napoli Teatro Augusteo
3, 4 e 5 aprile 2008 Bologna Teatro delle Celebrazioni
7, 8 e 9 aprile 2008 Roma Teatro Italia
10 aprile 2008 Bari Teatroteam
14 e 15 aprile 2008 Palermo Teatro Metropolitan
16 aprile 2008 Varese Teatro di Varese
17 aprile 2008 Torino Teatro Colosseo
19 aprile 2008 Bergamo Teatro Creberg
8 Aprile 2008 - Intervento
Maria Strova
Cara Lucy: volevo condividere con te i pensieri riguardo lo spettacolo delle Bellydance Superstars, che ho visto ieri a Roma.
Sono stata incantata di alcune danze e della professionalità delle
artiste che tengono una costante presenza di gruppo in palco, in particolare
della grazia di Sonia e la precisione de Issam con il tamburo.
Avrei voluto
che con la loro popolarità ci fosse anche l’intento
di portare la danza del ventre ad essere tra le Arti maggiori, quello
con la “A maiuscola” come il Flamenco, il Tango e la Danza Classica
che possiamo apprezzare in spettacoli di teatro.
Questo però non accade,
perché non è l’intento
dello spettacolo. Nell’insieme lo spettacolo non fa il salto dal cabaret
al teatro e ha il gusto della discoteca con la sua musica assordante
ed elettronica e senza molta ricerca di contenuto.
Poca cura della scenografia,
luci e storia portante, che sono essenziale al teatro e che quando la
danza che parte dal cabaret per essere nata nuova al teatro, dovrebbe
fare conto per utilizzare tutte le possibilità che
solo il teatro può offrire.
Movimenti rapidi e coreografia molto precisa
e accordata bene tra le danzatrici ma senza spazio, senza respiro come
se il suo obbiettivo fosse l’impatto
visivo e no la espressione dello spirito che esprime una femminilità delicata,
come se facendo ciò significassi perdere il pubblico invece che portarlo
a vette nuove.
Sono dispiaciuta che sia sprecata l’opportunità che ha questa
danza di essere specchio dell’anima e arte nuova e invece sia più considerata
come una opportunità commerciale, un prodotto da impachettare e rendere
piacevole per il vasto pubblico.
Molte brave danzatrici nello spettacolo,
ma in questa cornice mi sembrava talento sprecato.
Spero che le professioniste che guardano lo spettacolo, possano apprezzare la loro proposta ma continuare a cercare in proprio, e in tutti modi possibili, sia attraverso corsi, saggi ed spettacoli, un significato alla danza, una ricerca artistica ancorata nella sensualità femminile, erotismo se vogliamo ancorati in una simbologia originale che sembra sfuggire al mondo di oggi.
Maria Strova
10 Aprile 2008 - Intervento
Mahrimah
Ciao,
sono una ballerina e insegnante. Mi chiamo Mahrimah.
Volevo dare una mia opinione personale su un argomento legato al gruppo Bellydancesuperstars
e non in relazione ad interventi specifici sul gruppo.
Ho letto l'articolo a proposito del gruppo
e di Miles Copeland e sinceramente concordo in parte con il fatto che
a volte questi spettacoli sono troppo "spettacoli", ma del resto gli americani
lo sappiamo,... qualche mania di grandezza ce l'hanno nel DNA !!!
Quello
che volevo in realtà dire è questo:
ho conosciuto personalmente alcune componenti delle BDSS, in particolare
ho instaurato un rapporto di amicizia con una di loro e devo dire che
la cosa che mi ha sorpreso maggiormente è il fatto che non si sentono assolutamente
dive inavvicinabili, sono persone normalissime che "non se la tirano" come
si suol dire... e con le capacità che hanno e il successo ottenuto in breve
tempo potrebbero anche un po' darsi delle arie!! e invece no, sono persone
molto gentili, gradevoli e disponibili, disposte a parlarti nella lingua
che più comprendi per non metterti a disagio, cortesi e corrette anche professionalmente
nell'organizzazione di seminari, precise e ripeto molto diponibili.
Comprendo
che il mio intervento potrebbe sembrare un po' fuori luogo, ma avevo
il desiderio che le persone sapessero che queste ballerine sono artiste
COMPLETE, nel senso più esteso del termine. Per riuscire bene in una qualsiasi
espressione d'arte occorre che ciò che ci spinge a intraprendere un cammino
sia qualcosa di puro e sano; e io in tutte le componenti delle BDSS
che ho conosciuto ho visto una passione per questa danza vera e pura,
che va al di là dei
milioni di dollari che guadagnano.
Mi faceva piacere che la gente sapesse
questo.
Grazie
Mahrimah
11 Aprile 2008 - Intervento
Kasia
Su Babelesque non ho tante cose da dire, relativamente
a cosa potrebbe essere stato fatto, o dovrebbe essere stato fatto,
come potrebbe cambiare lo spettacolo, cosa dovrebbe cambiare, ecc.,
non sono cosi sofisticata forse, ma penso che questo abbia a che fare
più con il mio carattere:
io penso "quello che è, è; quello che è stato, è stato".
Sicuramente
qualcosa potrebbe essere fatta per migliorarlo ancora, oppure peggiorarlo...
ma di nuovo siamo davanti ad impressioni soggettive. Non sono mai stata
il tipo di ponderare le cose che non sono successe, i “forse” o
i “se” della vita, perché le variabili sono migliaia,
la natura della vita stessa è così complessa da non poter
nemmeno prendere in considerazione tutte le possibilità di quello
che poteva accadere “se” … Lo spettacolo poteva forse
essere fatto diversamente con motivazioni diverse, sotto tanti aspetti,
che poi potevano funzionare o meno, dipendendo da tante cose.
Ma io sono più semplice forse, preferisco prendere
lo spettacolo per quello che è stato, ed ho trovato che ha valso
completamente i miei 30euro e il mio tempo.
Le ballerine sono state bravissime,
mi ha fatto un grande piacere guardarle, ero coinvolta, ed ero sempre
ad aspettare cosa sarebbe accaduto dopo. Il numero reggeatton mi è piaciuto
meno di tutti, lo stile tribale mi è piaciuto più di tutti
(sempre secondo il mio gusto, diciamo d’impatto o a pelle).
Lo spettacolo è stato
ben fatto e professionale, forse molto risente di una mentalità americana
(infatti ha un grande successo negli Stati Uniti da anni) dove è prioritario
non annoiare il pubblico in generale, non parlo di intenditori, (ma non
credo nemmeno che abbia annoiato questi ultimi).
Insomma Babelesque trasmette una forte energia, ed ha una totale validità artistica dovuta ai percorsi individuali delle ballerine (tutte vengono dalle stesse radici come lo studio della danza del ventre, che sia di un tipo o di un altro), con in più la professionalità ed il ritmo chespesso si trova in altri stili di danza fuori da questa, dovuto appunto ai loro percorsi non solo nella danza orientale, ma anche in quella classica, moderna ecc.
Ma in ogni disciplina, se uno vuole raggiungere un
grande pubblico, far vedere cosa fa ed avere successo, io sono convinta
che debba rendersi conto del contesto più ampio che questo comporta,
a partire dal fatto che dovrà fare qualcosa che piaccia o che
comunque sia di stimolo ad pubblico più vasto.
Loro hanno preso
in considerazione tutti gli aspetti e l'hanno fatto con successo, andando
incontro al pubblico senza perdere il valore artistico della loro danza.
Ad uno possono piacere o meno le canzoni di Bruce Springsteen, ma lui è un
validissimo artista che ha fatto un strepitoso successo commerciale,
e cosi via come tanti artisti in tanti campi.
Le due cose, validità artistica e successo commerciale, convivono
benissimo insieme, basta avere un po' di intelligenza ed intuito. Se le
Superstars riescono ripetutamente negli Stati Uniti, dove questo danza
ha iniziato a sfondare negli anni 60-70, dove quindi ha ancora più “storia” che
in Europa - ricordo con ammirazione una delle mie maestre, Serena Wilson,
che già negli anni ‘70 era una “diva” di questa
danza - a riempire i teatri principali, il motivo sicuramente non è la
presenza in scena di veline con un bel sedere scelte a caso, con addosso
un bikini e una cintura, e messe lì a sculettare, (come ho visto
già alcune
volte nella televisione Italiana, e non ho ancora visto invecenella tv
Americana).
Facendo delle ipotesi potrei immaginare che cosa sarebbe successo se la compagnia avesse avuto forse più tempo per curare le luci, ad esempio, (dal momento che cambiano città ogni giorno, forse tecnicamente è difficile sistemare tutto, come potrebbero aver fatto nelle soste più lunge; ma non è il mio campo e non me ne intendo); ma forse lo spettacolo sarebbe diventato troppo Las Vegas, con luci che sembra di essere al Tenax (nota discoteca fiorentina NDR), troppo Hollywood, sarebbe stato considerato ancora meno autentico, ecc.
Ma vorrei invece fare un esperimento: prenderei lo spettacolo,
lo spezzerei in piccoli pezzi senza tutto il contorno, le farei vedere
a pochi intellettualoidi di un’elite scelta, in un locale sperduto
da qualche parte, e vorrei vedere se i singoli brani verrebbero ancora
presi come una cosa di poco valore.
Probabilmente tutt'altro. Anzi, è proprio
da questi contesti che spesso vengono le ballerine di danza orientale,
piccole Hafle, ecc. Questo è quello
che intendo quando dico che lo spettacolo ha valore artistico, e come.
Ma sembra
che il contesto e il fatto che c'è un manager che crede
nell’iniziativa e la finanzia abbia d’improvviso tolto il
valore che ancora c'era la settimana prima nel locale sperduto. La settimana
prima era ancora di valore semplicemente perché non era diventato
così grande da essere una “minaccia” (la natura umana,
come quella degli animali, non è cambiata così tanto nei
millenni), ed è perchè è diventato così grande,
che si è esposto
alle critiche da parte di tutti?
Alla fine, a parte delle validissime differenze di
opinioni, sminuire una cosa come di poco valore artistico, è spesso
un modo per far sentire elite ancora quei pochi che curano solo la loro
specialità,
che non sarebbe più solo per pochi, quando finalmente viene presentata
a tutti, per il miglioramento di tutti.
Io, nel mio semplice, modo di pensare,
tiferò sempre ed a prescindere
per qualsiasi artista di qualsiasi tipo, che riesce a tirare fuori dal
suo piccolo mondo la sua arte, facendo da solo oppure con un investitore
che crede nella sua arte, per presentarsi ad un mondo più grande
ed a un pubblico più vasto. Questo e l'unico modo per far considerare,
in una prospettiva più grande e da tante persone diverse, un’arte,
qualsiasi arte, come valida e degna di rispetto, e non solo come un passatempo
carino, un hobby, una passione individuale. Perché il mondo reale
ha aspetti anche pratici nel suo complesso, e se uno guadagna, riesce
a vivere, e se riesce a fare un successo commerciale della sua arte, questa
si diffonde e diventa finalmente accessibile per tante persone.
Questo
lo so, per averlo provato sulla mia pelle – non
vengo da una famiglia di artisti ma di ragionieri ed ingegneri - e fino
a che non dimostri il contrario, certe cose sono soltanto un passatempo,
o forse peggio ancora, non sono considerate neanche un valido modo di
trascorrere la propria vita.
Se potessi far vedere ai miei genitori uno
spettacolo come questo vorrebbe dire dare un'altra ragion d’essere
a questo mio mondo.
Esprimerti e creare (cioè, fare arte), ma anche
pagare le bollette e portare avanti la propria arte in modo sostenibile.
Quindi viva a qualsiasi
artista (come tra altro è successo a Sharon Kihara) che non deve
rinunciare alla sua arte per andare a lavorare in ufficio, facendo di
questa solo una parte della propria vita alla quale dedicare poche ore
a settimana, ma che invece riesce ad alimentarla, immergendosi 24 ore
su 24, ed a diffonderla tra altre persone, che magari si appassionano
e si coinvolgono intorno a lei.
Questo è quello che, ringraziando
l’intelletto e la volontà umana, lo spirito di creazione
ed innovazione, hanno fatto le ballerine con Miles, quello, che hanno
realmente fatto, e non “forse” “potrebbe” “se”...
Kasia Jarosz
21 Aprile 2008 - Intervento
Manuela Rapi
La danza araba all'americana è arrivata anche a Firenze per incantare con lustrini e vesti esotiche un pubblico bramoso del sogno. Direttamente dagli Stati Uniti le Bellydance Superstars: attraenti odalische che nell'immaginario collettivo facilmente si identificano con l'espressione di quel tipo di femminilità di cui molti sentono il bisogno.
Grande risonanza ha preceduto l'evento, cosa inevitabile dato che è la prima volta che una compagnia presenta nei teatri di tutto il mondo la danza del ventre; alte le aspettative ma impossibile il confronto perché in Italia non si vedono grandi spettacoli di questo genere. Per noi, che in fondo siamo un po' filo americani ed esterofili, il fatto che le danzatrici invece che arabe siano a stelle e strisce rappresenta un'attrattiva in più e così il Teatro Verdi fa il tutto esaurito riempiendosi soprattutto di donne, giovani e meno giovani, aspiranti odalische, danzatrici e mezze ballerine.
Lo spettacolo ha inizio: frastuono, una voce fuori campo tipo disk jockey pronuncia parole incomprensibili, luci psichedeliche illuminano la pista. no,
volevo dire il palco (anche se sembra di stare in discoteca!), ed ecco che su un ritmo frenetico la scena si riempie di bellissime fanciulle in abiti sgargianti che ancheggiano e vibrano a più non posso.
Nel primo tempo le danzatrici, in assoli e in gruppetti, colpiscono gli spettatori con i loro virtuosismi, flessuose movenze e una tecnica impeccabile. Prevedibile l'applauso per le capriole, ruote e spaccate come prevedile doveva essere anche il fatto che musiche scandite dal medesimo ritmo martellante già dopo mezz'ora potessero stancare un po' (figuriamoci
per una serata intera..!!!). Ma non importa i costumi sono così belli. Chissà cosa succederà nel secondo tempo.?
Sipario: la musica è sempre la stessa, la coreografia continua ad essere latitante, i costumi brillano come prima, sennonché le odalische cominciano a trasformarsi in hawaiane, in Marlene Dietrich, in ballerine classiche e quant'altro (un
po' come la barbie mora, quella bionda e la barbie ballerina): identica espressione e stessi sorrisi, cambia solo il costume e qualche passetto.
Meritatissimo invece l'applauso per un assolo in cui la danzatrice (nella
foto) non smette mai di girare sul posto prima con due e poi con 4 veli: bellissimo! Gli spettatori, tanto generosi nel batter le mani durante lo spettacolo, alla fine sembrano aver un po' fretta di andar via, forse sono stanchi o forse vogliono correre a comprare orecchini ed accessori alla bancarella nel foyer del teatro, comunque sia niente bis.
Certo se c'era qualcuno abituato a vedere balletti in teatro, un danzatore professionista o qualcuno che più semplicemente si aspettava cose tipo Folie Berger o scene grandiose alla Hollywood, è possibile che sia rimasto un po' deluso: si sa che gli americani quando ci si mettono sanno fare show veramente spettacolari e con delle ballerine in grado di muovere il corpo così bene non ci sarebbe voluto un grande sforzo.
Quello che in un locale e in una festa può risultare gradevole in teatro non fa lo stesso effetto perché ogni contesto ha le sue regole e i suoi trucchi per mantenere alta l'attenzione di chi guarda.
La scelta della musica, la varietà del ritmo, l'armonia dell'insieme, la modulazione delle energie, l'alternanza del forte e del melodico, il crescendo, l'effetto sorpresa, il disegno coreografico e l'interazione tra danzatori sono tutti ingredienti importanti per creare uno spettacolo completo: virtuosismi e costumi sfarzosi da soli non bastano.
Manuela Rapi
22 Aprile 2008 - Intervento
Alessandra
Ho assistito la scorsa settimana allo spettacolo al Colosseo di Torino.
Premesso che si tratta di un cast di grandi professioniste e che veramente nulla
nella loro tecnica è da eccepire, mi permetto qualche appunto da neofita della
danza, essendo soltanto un paio d'anni che mi ci applico con grande entusiasmo
ed impegno.
Ricerco prima di tutto il coinvolgimento nella danza, quella particolare intuizione
di partecipazione che scalda gli occhi e la mente: tutto ciò non l'ho percepito,
si assisteva effettivamente (e come negarlo?) ad un'esibizione di bravura
che purtroppo non aveva nulla a che vedere con la danza orientale.
Ogni numero
era perfetto, i costumi, le luci, i sorrisi, ed i movimenti studiati al millimetro:
troppo perfetto forse? Ho assistito ad altre performances, forse di artiste
meno brave, ma erano un tuttuno con il pubblico e sapevano creare quello che
probabilmente in un teatro è assai difficile,
viste le dimensioni maggiori, e cioè una comunicazione di grande gioia.
I costumi ''dark'' sono meravigliosi ma che ci fa la contaminazione rap nella
danza del ventre? E la danza classica sulle punte non sarà forse una forzatura
inutile? Quale ragione per questi mix se non la dimostrazione di agilità, capacità,
equilibrio? Ma certamente nulla a che vedere con la dolcezza e la sensualità dei
movimenti che permettono al corpo di ballare.
Ecco, non ho respirato la sensualità,
la grazia, la fluidità.
Un paio di numeri sono magnifici: un balletto di ispirazione hawaiana e gli
assoli di due artiste, bravissime (vorrei sapermi muovere come loro!!) ma
mere esecutrici di danze.
So di essere severa, forse troppo. Sono sicuramente
spettacoli che vanno visti ma che pace ritornare alla musica orientale (in Babelesque
percussioni hard, rock, rap ma dove sono gli altri strumenti??) ed ai suoi
ritmi.
Buon lavoro a tutti.
Alessandra
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Babelesque - la nostra storia di Miles Copeland
Incontro con Sharon Kihara e Miles Copeland di Lucy