La
mia prima volta al Festival del Cairo - parte
prima
La mia prima volta al Festival del Cairo
Cairo, Ahlan Wa Sahlan, 10-17 giugno 2003.
Ahlan Wa Sahlan, che credo significhi "benvenuti", è il nome ufficiale
del festival internazionale della danza orientale giunto quest'anno
alla sua quarta edizione.
Benvenuti quindi a questo "reportage", che
sarà tuttavia molto poco giornalistico nella forma e nel contenuto,
in quanto sono stata talmente travolta dall'evento da non essere
riuscita a rimanere sufficentemente distaccata per fare buon uso
del mio spirito critico!
In verità, già dal momento della registrazione alle lezioni, chiunque
si accorge che si tratta comunque un evento "business-oriented",
ma il solo fatto di trovarsi in Egitto, ossia nella culla di questa
danza, con l'entusiasmo di poter finalmente vedere, tutti insieme
e in carne ed ossa, personaggi mitici di cui hai sempre e solo sentito
parlare, e con in corpo l'adrenalina per la prospettiva di avere
di fronte una settimana da dedicare interamente a questa danza,
fa passare immediatamente in secondo piano l'aspetto "business",
o almeno così è stato per me essendo la mia prima volta.
Con tutto l'entusiasmo di questo mondo è
però consigliabile partire sapendo che si va incontro ad un'esperienza
economicamente impegnativa, anche se può esserlo più o meno a seconda
di quanto ci si vuole trattare bene.
Io e la mia compagna di viaggio Evelina non ci siamo fatte mancare
nulla: camera prenotata nell'albergo cinque stelle lusso dove si
teneva il festival, il Mena House Oberoi a Giza,
un totale di 9 lezioni in 5 giorni (60$
per le lezioni master e 30$ per le lezioni di folclore) e shopping
sfrenato nel bazar allestito all'interno dell'albergo o, per cambiare,
a Khan al-Khalili, il grande bazar del quartiere islamico del Cairo,
praticamente la Mecca per ogni danzatrice, dove abbiamo lasciato
più di qualche litro del nostro sangue oltre ad arrivare al record
di 52 chili di peso in eccesso di bagagli al ritorno!
Ma tornando al festival, immagino che chi
lo conosce ma non è mai potuto andare sarà curioso di sapere chi
c'era, com'è stato, se ne valeva la pena.
A proposito di chi c'era non si può non
partire nell'elenco dall'organizzatrice e burattinaia di tutta la
manifestazione, ossia Raqia Hassan,
insegnante, danzatrice e coreografa di
fama internazionale che, con un ottimo fiuto e apertura verso il
successo che questa danza sta avendo in Occidente, ha pensato bene
di raccogliere ogni anno al Cairo centinaia di persone appassionate
provenienti da tutto il mondo, offrendo un'occasione, a mio parere,
molto interessante per fare una prima esperienza diretta della danza
orientale sul posto, soprattutto per chi non ha la possibilità di
trascorrere più tempo al Cairo per prendere lezioni private con
i grandi nomi.
Lei stessa mi diceva che quest'anno hanno partecipato 250 persone,
quasi la metà delle 400 dell'anno prima. l'effetto guerra in Iraq,
SARS e terrorismo internazionale si è fatto parecchio sentire.
In realtà, sì, c'era molta sorveglianza ovunque, soprattutto all'aeroporto
del Cairo, ma è filato tutto liscio come l'olio dal punto di vista
della sicurezza.
Gli altri grandi nomi presenti come master
teachers erano niente di meno che Mahmoud Reda, Farida Fahmy, Ibrahim
Akef, Zizi Mostafa, Yousry Sherif, Aida Nour, Dina, Hassan Affifi,
Hamada Hossam, Faten Salama, Dr. Mo Geddawy, Mongy, Dandash, Randa
Kamel, Nour, Soraya Zaied e Nagwa Fouad. Per le lezioni di folclore
c'erano invece: Wafaa fawzi, Friez, Nivien Ramez, Beba, Mohair Nour
eldin, Nabil Mabrouk, Khairiyya Maazin ed altri.
Le lezioni dei master teacher si svolgevano
ogni giorno dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19 mentre la fascia
oraria 13.30 - 15.30 era riservata alle lezioni di folclore.
All'atto della registrazione è richiesta
la prenotazione e pagamento delle lezioni desiderate, con la possibilità
di poterle cambiare la mattina in orario di segreteria.
A differenza dello scorso anno mi è stato detto che l'organizzazione
(un austero reggimento di signore di nazionalità inglese) era molto
più rigida ed i controlli più severi, e non era quindi più possibile
intrufolarsi in lezioni con posti già esauriti o cambiare classe
a lezione iniziata.
In quasi tutte le lezioni era vietato videoriprendere, pena la requisizione
di videocamera e videocassetta, in un paio era possibile filmare
pagando un extra ed alla lezione di Dina non era ammesso portare
con sé né borsa, né macchina fotografica e, udite udite, nemmeno
carta e penna per prendere appunti!
Direi che sotto alcuni aspetti questa sorveglianza da gestapo ha
sfiorato il ridicolo ed ha provocato qualche lamentela, anche perché
le suddette signore non erano particolarmente affabili nel modo
di fare anche se molto efficienti!
Riguardo invece le reali possibilità di
apprendimento, prima di partire da più parti mi era stato consigliato
di non crearmi aspettative di imparare qualcosa di concreto perché
le lezioni sono molto affollate e di livello misto, perché per comodità
e per limiti di tempo molti insegnanti propongono coreografie a
ritmo sostenuto, ecc. ecc..
Tutto vero ma se ci si organizza bene si può riuscire comunque a
fissare quello che interessa o è piaciuto di più, anche se occorre
avere tempo e sufficente lucidità per prendere appunti o autofilmarsi
al termine della lezione (sempre se non si rompe la videocamera
al secondo giorno, come è successo a noi! Sigh sob!).
Credo però che non sia tanto importante quanti passi o combinazioni
di passi nuovi si riescono ad assimilare quanto la possibilità avere
una panoramica dello stile di ogni maestro sperimentandolo su di
sé, per eventualmente pensare poi ad un approfondimento con uno
piuttosto che con l'altro in occasione di loro seminari in Italia
o di propri viaggi in Egitto.
Almeno per me, essendo appunto la prima
volta, è stato importante fare un'esperienza d'insieme per conoscere
meglio il mondo della danza orientale, per assaggiare vari stili
di diversi maestri e per potere, spero, scegliere con maggiore cognizione
di causa in una seconda occasione.
La mia esigenza principale era appunto quella di vedere, vedere,
vedere il più possibile.
E di danza ce n'è da vedere parecchia anche
oltre le lezioni, ad esempio nel summer party serale in cui chiunque
delle partecipanti si può esibire con un'orchestra dal vivo, iscrivendosi
formalmente e richiedendo il pezzo che desidera danzare (salvo poi
aver una brutta sorpresa all'ultimo momento se l'orchestra decide
di suonare altro perché non conosce il brano o non è di suo gusto).
Queste serate offrono due o tre ore di danza ininterrotta, che anche
se qualitativamente non sempre di livello eccelso, sono comunque
interessanti, divertenti e riempiono gli occhi, anche per i costumi,
che nella maggior parte dei casi erano stati acquistati in loco
magari il pomeriggio stesso e subito collaudati sul palcoscenico.
A volte si ha la fortuna di assistere a
vere proprie chicche virtuosistiche come un danzatore che ha eseguito
un assolo di percussioni di almeno un quarto d'ora in piedi sulla
darbuka!
Ho molto apprezzato l'esibizione in un baladi di una danzatrice
e insegnante americana che conosco bene, Devorah Korek,
e mi hanno molto impressionato anche una
danzatrice giapponese ed un paio brasiliane di cui purtroppo non
ho preso nota del nome, mentre mi ha elettrizzato la vibrante performance
di Maya Gaorry, l'unica ad esibirsi tra il gruppo proveniente dall'Italia.
Sono state presentate anche un paio di danze
popolari molto interessanti, ad esempio quella tunisina e turca,
con costumi molto curati, mentre e la danzatrice Morocco ha tenuto
una conferenza molto interessante sulla storia di questa danza e
sulle sue ricerche in materia.