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Danza Orientale e dintorni
Interventi

Roberta Berardi

La mia prima volta al Festival del Cairo - parte prima

Roberta ed Evelyn al Cairo

La mia prima volta al Festival del Cairo Cairo, Ahlan Wa Sahlan, 10-17 giugno 2003.
Ahlan Wa Sahlan, che credo significhi "benvenuti", è il nome ufficiale del festival internazionale della danza orientale giunto quest'anno alla sua quarta edizione.

Benvenuti quindi a questo "reportage", che sarà tuttavia molto poco giornalistico nella forma e nel contenuto, in quanto sono stata talmente travolta dall'evento da non essere riuscita a rimanere sufficentemente distaccata per fare buon uso del mio spirito critico!
In verità, già dal momento della registrazione alle lezioni, chiunque si accorge che si tratta comunque un evento "business-oriented", ma il solo fatto di trovarsi in Egitto, ossia nella culla di questa danza, con l'entusiasmo di poter finalmente vedere, tutti insieme e in carne ed ossa, personaggi mitici di cui hai sempre e solo sentito parlare, e con in corpo l'adrenalina per la prospettiva di avere di fronte una settimana da dedicare interamente a questa danza, fa passare immediatamente in secondo piano l'aspetto "business", o almeno così è stato per me essendo la mia prima volta.

Con tutto l'entusiasmo di questo mondo è però consigliabile partire sapendo che si va incontro ad un'esperienza economicamente impegnativa, anche se può esserlo più o meno a seconda di quanto ci si vuole trattare bene.
Io e la mia compagna di viaggio Evelina non ci siamo fatte mancare nulla: camera prenotata nell'albergo cinque stelle lusso dove si teneva il festival, il Mena House Oberoi a Giza,

il Mena House Oberoi Hotel sede del Festival del Cairo 2003

un totale di 9 lezioni in 5 giorni (60$ per le lezioni master e 30$ per le lezioni di folclore) e shopping sfrenato nel bazar allestito all'interno dell'albergo o, per cambiare, a Khan al-Khalili, il grande bazar del quartiere islamico del Cairo, praticamente la Mecca per ogni danzatrice, dove abbiamo lasciato più di qualche litro del nostro sangue oltre ad arrivare al record di 52 chili di peso in eccesso di bagagli al ritorno!

Ma tornando al festival, immagino che chi lo conosce ma non è mai potuto andare sarà curioso di sapere chi c'era, com'è stato, se ne valeva la pena.

A proposito di chi c'era non si può non partire nell'elenco dall'organizzatrice e burattinaia di tutta la manifestazione, ossia Raqia Hassan,

Raqia Hassan al Festival del Cairo 2003

insegnante, danzatrice e coreografa di fama internazionale che, con un ottimo fiuto e apertura verso il successo che questa danza sta avendo in Occidente, ha pensato bene di raccogliere ogni anno al Cairo centinaia di persone appassionate provenienti da tutto il mondo, offrendo un'occasione, a mio parere, molto interessante per fare una prima esperienza diretta della danza orientale sul posto, soprattutto per chi non ha la possibilità di trascorrere più tempo al Cairo per prendere lezioni private con i grandi nomi.
Lei stessa mi diceva che quest'anno hanno partecipato 250 persone, quasi la metà delle 400 dell'anno prima. l'effetto guerra in Iraq, SARS e terrorismo internazionale si è fatto parecchio sentire.
In realtà, sì, c'era molta sorveglianza ovunque, soprattutto all'aeroporto del Cairo, ma è filato tutto liscio come l'olio dal punto di vista della sicurezza.

Gli altri grandi nomi presenti come master teachers erano niente di meno che Mahmoud Reda, Farida Fahmy, Ibrahim Akef, Zizi Mostafa, Yousry Sherif, Aida Nour, Dina, Hassan Affifi, Hamada Hossam, Faten Salama, Dr. Mo Geddawy, Mongy, Dandash, Randa Kamel, Nour, Soraya Zaied e Nagwa Fouad. Per le lezioni di folclore c'erano invece: Wafaa fawzi, Friez, Nivien Ramez, Beba, Mohair Nour eldin, Nabil Mabrouk, Khairiyya Maazin ed altri.

Le lezioni dei master teacher si svolgevano ogni giorno dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19 mentre la fascia oraria 13.30 - 15.30 era riservata alle lezioni di folclore.

All'atto della registrazione è richiesta la prenotazione e pagamento delle lezioni desiderate, con la possibilità di poterle cambiare la mattina in orario di segreteria.
A differenza dello scorso anno mi è stato detto che l'organizzazione (un austero reggimento di signore di nazionalità inglese) era molto più rigida ed i controlli più severi, e non era quindi più possibile intrufolarsi in lezioni con posti già esauriti o cambiare classe a lezione iniziata.
In quasi tutte le lezioni era vietato videoriprendere, pena la requisizione di videocamera e videocassetta, in un paio era possibile filmare pagando un extra ed alla lezione di Dina non era ammesso portare con sé né borsa, né macchina fotografica e, udite udite, nemmeno carta e penna per prendere appunti!
Direi che sotto alcuni aspetti questa sorveglianza da gestapo ha sfiorato il ridicolo ed ha provocato qualche lamentela, anche perché le suddette signore non erano particolarmente affabili nel modo di fare anche se molto efficienti!

Riguardo invece le reali possibilità di apprendimento, prima di partire da più parti mi era stato consigliato di non crearmi aspettative di imparare qualcosa di concreto perché le lezioni sono molto affollate e di livello misto, perché per comodità e per limiti di tempo molti insegnanti propongono coreografie a ritmo sostenuto, ecc. ecc..
Tutto vero ma se ci si organizza bene si può riuscire comunque a fissare quello che interessa o è piaciuto di più, anche se occorre avere tempo e sufficente lucidità per prendere appunti o autofilmarsi al termine della lezione (sempre se non si rompe la videocamera al secondo giorno, come è successo a noi! Sigh sob!).
Credo però che non sia tanto importante quanti passi o combinazioni di passi nuovi si riescono ad assimilare quanto la possibilità avere una panoramica dello stile di ogni maestro sperimentandolo su di sé, per eventualmente pensare poi ad un approfondimento con uno piuttosto che con l'altro in occasione di loro seminari in Italia o di propri viaggi in Egitto.

Almeno per me, essendo appunto la prima volta, è stato importante fare un'esperienza d'insieme per conoscere meglio il mondo della danza orientale, per assaggiare vari stili di diversi maestri e per potere, spero, scegliere con maggiore cognizione di causa in una seconda occasione.
La mia esigenza principale era appunto quella di vedere, vedere, vedere il più possibile.

E di danza ce n'è da vedere parecchia anche oltre le lezioni, ad esempio nel summer party serale in cui chiunque delle partecipanti si può esibire con un'orchestra dal vivo, iscrivendosi formalmente e richiedendo il pezzo che desidera danzare (salvo poi aver una brutta sorpresa all'ultimo momento se l'orchestra decide di suonare altro perché non conosce il brano o non è di suo gusto).
Queste serate offrono due o tre ore di danza ininterrotta, che anche se qualitativamente non sempre di livello eccelso, sono comunque interessanti, divertenti e riempiono gli occhi, anche per i costumi, che nella maggior parte dei casi erano stati acquistati in loco magari il pomeriggio stesso e subito collaudati sul palcoscenico.

A volte si ha la fortuna di assistere a vere proprie chicche virtuosistiche come un danzatore che ha eseguito un assolo di percussioni di almeno un quarto d'ora in piedi sulla darbuka!
Ho molto apprezzato l'esibizione in un baladi di una danzatrice e insegnante americana che conosco bene, Devorah Korek,

Devorah Koerk al Festival del Cairo 2003

e mi hanno molto impressionato anche una danzatrice giapponese ed un paio brasiliane di cui purtroppo non ho preso nota del nome, mentre mi ha elettrizzato la vibrante performance di Maya Gaorry, l'unica ad esibirsi tra il gruppo proveniente dall'Italia.

Sono state presentate anche un paio di danze popolari molto interessanti, ad esempio quella tunisina e turca, con costumi molto curati, mentre e la danzatrice Morocco ha tenuto una conferenza molto interessante sulla storia di questa danza e sulle sue ricerche in materia.

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