La danza è un sistema comunicativo universale radicato
nella natura, sia essa umana o animale. Ho deciso di approfondire
l’argomento della danza del ventre in quanto voglio sfatarne
il mito di semplice danza erotica.
La danza del ventre è strettamente
connessa al culto della dea Iside,e probabilmente l’unico
modo in cui questo possa continuare a vivere.
La fenomenologia della dea Iside in ambito religioso è così complessa che si può trovare in ogni religione un particolare cherichiama alla mente la sua figura. Iside è il prototipo di divinità femminile a cui si sono ispirate le altre religioni, che su di essa hanno plasmato le figure delle loro divinità.
Nella religione cristiana la ritroviamo nel culto di Sant’Agata
e in Santa Sara patrona dei rom, ma raggiungiamo la massima somiglianza
nel culto della Vergine Maria e nella sua rappresentazione iconografica
dell’allattamento del bambin Gesù.
Le due divinità si
sovrappongono così tanto che, durante i primi periodi di
diffusione del cristianesimo, in Italia i devoti veneravano sia
le rappresentazioni della Vergine Maria con Gesù Bambino
sia quelle di Iside con Horus, perchè indistinguibili data
la loro straordinaria somiglianza.
Nonostante tutte queste similitudini, io mi sento di affermare
che solo la danza orientale è in grado di restituire il
senso e il significato di quello che è stato il culto della
dea.
La chiave di Volta è il movimento che la dea eseguiva,
vera icona inconfondibile tanto da essere celebrazione rituale
delle sue adepte. La danza del ventre è il riproporre tale
celebrazione.
La celebrazione è pregna di simboli e anche gli accessori che le danzatrici indossano nelle loro esibizioni hanno un loro significato.
Il velo, ad esempio, è quello che più ha creato
confusione nel far perdere il significato reale della danza. Tutti
ricordiamo la vicenda di Salomè, che danzò dinanzi
al re Erode Antipa, per ottenere in cambio la testa di San Giovanni
Battista.
Esattamente il tipo di immagine realizzata da una mente
maschilista per dipingere in maniera erronea le donne.
In realtà è connessa
alla figura dea Ishtar e per questo motivo legata alla
fertilità della terra, al ritorno alle origini, ovvero nell’utero
materno.
Lasciar cadere in terra i veli indica il liberarsi dalle
negatività.