Ciò che più mi affascina sono i mutamenti, quel che si attiva nelle donne che partecipano ai corsi di danza orientale creativa e che si evidenzia già dopo pochi incontri. Gran parte della gioia dell’insegnamento la ricavi da queste trasformazioni, che puoi vivere in parte anche come tangibili effetti del tuo esserci, della tua “arte”.
Le prime volte spesso le donne arrivano a lezione vestite di nero,
di bianco e di grigio.
Aspetti fiduciosa la lezione successiva
che la prima coraggiosa venga tentata dal colore.
Passano le settimane
e tutto diventa un turbinio di colori, una gioia per gli occhi,
non sei più in Trentino, ma in un luogo imprecisato dell’immaginario
dove una donna che danza tra i colori è ancora possibile.
Dove può danzare per se stessa e per sentirsi e stare bene,
non per far vedere quanto è brava o per sedurre gli uomini.
Tutto
sembra assumere connotazioni diverse.
Come se il colore fosse finalmente
entrato nella vita come possibilità infine
di allegria e giocosità.
Per un po’ rimane evidente
durante le lezioni, ma è meno manifesto nei vestiti che
si utilizzano durante la vita di tutti i giorni. Poi inizia a rendersi
palpabile nel quotidiano: la sciarpa che compare intorno al collo
o è annodata alla borsetta, si tinge di vita, le scarpe
diventano più accese, anche il cappello e la fusciacca ai
fianchi, tutto si illumina lentamente anche quando arrivano.
Una volta entrato il colore e l’amore per tutto ciò che è colore non le abbandona più.
Le donne che si avvicinano alla danza orientale non possono non accorgersi di questo mutamento così percettibile. Si osano abbinamenti un tempo impensabili, si sperimentano i veli sulla gonna, il pantalone con la gonna, la gonna a ruota intera, a spicchi, quadrata in un gioco che sembra non avere fine. Inizia a cucire chi non ha mai preso un ago in mano, si iniziano ad infilare perline, ad attaccare monetine, con la gioia delle bambine intatta……io lo trovo grandioso.
Come in un circolo che non voglio definire vizioso ma piuttosto “vezzoso” il
colore risveglia la donna e la donna il colore che c’è dentro
di lei.
I colori iniziano a colorare la vita, ti accorgi di più della
loro esistenza, ci giochi e ti innamori della libertà che
dà sentire il corpo che danza e si muove all’unisono
con la musica, avvolto dai mille colori dell’arcobaleno.
Dall’innamoramento ci si può risvegliare pensando
sia stato solo un bel sogno oppure da lì si può saltare
dentro l ’amore vero. L’amore per se stesse per cominciare,
iniziando a guardarsi con occhi diversi e guardando alle altre
donne con occhi diversi, senza giudizio, accettando i propri limiti
e quelli altrui. Accettando i propri colori e vivendoli fino in
fondo, non prendendone in prestito altri e nemmeno colorando con
i propri gli altri.
Il colore è sempre con noi, ci circonda,
non ci abbandona mai per tutta la vita.
Quando aspettavo il mio bimbo ho dipinto quadri molto belli, tra
i miei migliori.
Poi è comparso il lavoro terapeutico e
la ricerca con Aura-Soma e ne ho ricavato spiegazioni razionali
(a rigor di Lilith naturalmente) a quel che io sempre sentivo e
vivevo fin da piccola. Lavorando sull’anatomia e lo sviluppo
dei vari colori proprio a livello embrionale ho avuto prove fortissime
della verità di questo: nei miei quadri della gravidanza
tutto era così evidente ancor prima che io “sapessi”.
Il colore parla così, è un linguaggio universale che parla direttamente alle nostre parti più profonde, come quello dei simboli, dei numeri e degli antichi sistemi di saggezza che ora stanno diventando sempre più esoterici ed utili per lo sviluppo attuale dell’umanità.