Associazione Culturale
Immaginari e dintorni della Danza Orientale
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Intervista ad Amir Thaleb

a cura di Chiara De Angelis

Riccione Novembre 2009

con la gentile partecipazione ed aiuto di Ailema

Chiara: Buon giorno Amir! E grazie per dedicarci qualche minuto. Come ti dicevo, il sito di Lucyinthesky è il portale più importante in Italia in materia di danza del ventre. Visitatissimo da tante persone ogni giorno, danzatrici, appassionate … insomma persone che hanno sempre piacere di conosce un po’ meglio i grandi maestri di questa disciplina che condividono. Innanzitutto vorremmo conoscere un po’ la tua storia. Come mai ti sei avvicinato alla danza e, in particolare, alla danza orientale.

Amir: Allora, innanzitutto io provengo da una famiglia araba e il mio papà era un ballerino di dabke e anche io da piccolo ballavo dabke. Poi più o meno all’età di 15 anni le grandi ballerine di cabaret hanno iniziato a chiedermi di insegnare loro dei movimenti … Non c’erano insegnanti e a me piaceva curiosare, documentarmi e imparare guardando i video di Nagwa Fouad e sentivo proprio la necessità di addentrarmi in questo mondo, di capire cosa c’era nel mondo della danza orientale. Avere avuto la possibilità di raccontare questo aneddoto a Nagwa Fouad mi ha emozionato tantissimo … Ogni volta che racconto questo aneddoto a Nagwa Fouad, del fatto di avere imparato attraverso i suoi video e che lei sia stata la mia ispiratrice, mi emoziono moltissimo.

Chiara: Immagino … anche perché è particolare che un uomo si avvicini alla danza orientale. Almeno … secondo la nostra cultura … o quanto meno in Italia è ancora così. Nelle scuole il numero di allievi maschi è veramente irrisorio.

Amir: A dire il vero è così in tutta la cultura occidentale. Però credo che sia raro e non raro nel senso che se pensiamo da un punto di vista storico è stato l’uomo a creare la danza e quello che di buono c’è nell’uomo è che non è in competizione con la donna. E’ la stessa cosa che accade con un parrucchiere, un cuoco, uno stilista … non c’è questa forma di concorrenza ma solo voglia di dare alla donna. Nella mia esperienza, avendo degli allievi, ho potuto constatare che l’uomo apprende la danza orientale con maggiore facilità. Il suo corpo è più predisposto di quello della donna.

Chiara: Ma secondo te come mai questo? Perché l’uomo ha una struttura mentale più “tecnica” forse?

Amir: Secondo me perché semplicemente l’uomo sa che per insegnare deve avere come ideale di riferimento una donna. Non è una donna e deve acquisire determinate cose guardandola. Riesce a liberare la sua mente più facilmente. Una donna invece è consapevole di essere tale, pensa di avere tutto quello che le serve e si “dimentica” in un certo senso di lavorarci sopra … di elaborare la sua personalità femminile, la sua sensualità … devi lavorare sul tuo corpo, non dimenticartene perché nulla cade dal cielo!! Bisogna sviluppare queste attitudini mentre l’uomo è molto attento a questo aspetto.

Chiara: Questa mattina, durante la conferenza (n.d.r. Conferenza e dibattito con Amir Thaleb sul tema “L’Arcano nel Contemporaneo”, nell’ambito del 7° Congresso Internazionale di Danze Orientali tenutosi a Riccione) hai parlato della tua esperienza, della realtà della tua scuola, di come sei riuscito a creare questa cosa. Dopo io mi sono confrontata un po’ con le altre ragazze presenti e tutte abbiamo convenuto sul fatto che qui in Italia sembri ancora molto difficile raggiungere un obiettivo così importante. Voglio dire … dov’è una persona che con determinazione, passione, abbia anche le possibilità e le capacità proprio di creare una struttura così? Chi investe quasi a fondo perduto … uomo o donna che sia … senza sovvenzioni, senza un aiuto, con l’unico obiettivo di creare una scuola per formare dei talenti? Forse l’Italia è ancora più indietro rispetto alla realtà dell’Argentina, per quanto oggi tu Amir appunto abbia detto che è ora che l’Italia crei un suo stile. Che impressione hai avuto della situazione della danza orientale in Italia?

Amir: Eh cara mia, ci vuole un leader!! Un leader!! Quando io ho deciso che era il mio obiettivo ero disposto anche a morire di fame e a rinunciare a tutto pur di realizzarlo, avevo un ideale e so solo io i sacrifici che ho fatto per portarlo avanti. Ma il risultato l’ho ottenuto. L’avevo messo come posta in gioco.

Chiara: Ma secondo te nel mondo della danza orientale in Italia c’è un leader di questo tipo? Hai identificato qualcuno ora come ora?

Amir: Non conosco tutti. Conosco però molte persone che stanno lavorando duramente e che stanno crescendo, come Ailema a Genova, Aziza a Torino, a Roma, a Napoli. C’è gente che lavora con impegno e consapevolezza. Sono sicura che la situazione non tardi ad evolversi. Salterà fuori un leader o un gruppo che decida di portare questa danza ad un livello più alto. In Italia c’è potenziale, c’è la voglia di fare questo, c’è gente che lavora, tante ragazze come dimostrano questi festival che hanno un’affluenza sempre maggiore, ogni anno, da parte di persone che studiano, che vogliono migliorare. Chi poi sarà in grado di “rivelarsi” … chi lo sa!!

Chiara: Infatti ieri parlavamo anche con un’altra grande maestra, Maria Strova, delle realtà diverse, delle difficoltà che incontrano magari le compagnie di danza ad essere accolte nei teatri. Da noi i teatri sono stati aperti quando sono venute le Bellydance Superstars ma in linea di massima per le scuole o le compagnie di danza orientale non ci sono grandissime possibilità, almeno nella mia realtà.
(E qui Ailema, fortunatamente, mi smentisce per quanto riguarda la realtà di Genova e dice: A Genova per fortuna non è così. E’ chiaro che non ti danno uno spazio tutti i momenti ma noi a teatro siamo già andati con lui, con Amir, nel 2007, poi siamo ritornate a maggio del 2009 e dovremmo tornarci anche nel 2010. Poi siamo stati in Sicilia, sempre in un teatro e ci torneremo).

Amir: Io credo che sia indispensabile a questo punto creare un prodotto italiano che possa presentare la danza orientale al pubblico, ribadisco, italiano, con un livello eccellente di tecnica ed un livello professionale. Bisogna abbandonare l’idea un po’ l’idea dell’allieva che danza nel saggio di fine anno, bisogna fare un tipo di lavoro diverso e presentare un prodotto italiano di alto livello che colpisca il grande pubblico anche con un livello di estetica molto curato. Non ci si deve fossilizzare solo sul concetto del saggio di fine anno delle allieve che è carino e ben fatto ma non è professionale. Creare una vetrina di altro livello per sedurre, in senso buono, non già la gente del settore che già conosce ma il pubblico, cioè bisogna creare la cultura della danza orientale ad alto livello.
Comunque all’inizio, quando io avevo creato la mia compagnia, il processo è stato altrettanto difficile. E c’è voluto un lavoro molto duro, di impegno, di vendita di biglietti e alla fine le persone appassionate di balletto, l’ambiente dello spettacolo argentino, rimanevano stupite e dicevano: Ma guarda! Non sapevo si potesse creare una cosa così bella anche per la danza orientale. Perché si trovavano di fronte alla danza orientale di livello internazionale, a livello del teatro dell’opera. Quindi questo ha cambiato la mentalità e oggi abbiamo la stagione fissa a teatro però siamo passati da queste difficoltà che hai evidenziato anche tu … noi ci siamo già passati. E’ solo una questione di tempo.

Chiara: E … cambiando argomento … cosa ne pensi tu delle “cosiddette” contaminazioni? Anche in questo festival ci sono stati molti stage tipo bollywood, i ventagli, spanish-fusion, tribal … Pensi che sia un’evoluzione positiva per la danza orientale?

Amir: Allora … no … il bollywood, il tribal non sono danza orientale.
Sono altre discipline, assimilabili alla danza orientale nel senso che appartengono alla medesima famiglia. Come dire ti presento la mamma, il papà, i cugini, i figli … appartengono alla stessa famiglia ma non vanno confuse con la danza orientale. Fanno parte della cultura generale che una danzatrice deve avere.
Come dicevamo oggi … che nella nostra scuola, all’ultimo anno, la danzatrice riceve una “infarinatura”, una formazione non così approfondita, della danza turca, della danza marocchina, della danza gypsy, diverse danze orientali ma consapevole che non è il raqs sharqi. Questa però non è contaminazione ma informazione.
In Italia viene utilizzato molto, e spesso anche impropriamente, il termine “contaminazione”. In Italia si pensa che tutto quello che non è danza orientale sia “contaminazione” invece bisogna separare i concetti, fare una distinzione. Il tribale è il tribale, non è una contaminazione. E’ uno stile fondamentalmente americano con dell’orientale, il bollywood viene dall’India, non è raqs sharqi. E’ parte del foclore del’India. Quindi anche in questo caso non si tratta di contaminazione, è parte di una cultura simile che può condividere uno stesso gusto musicale, estetico ma che non è la stessa cosa.
Contaminazione invece è quando si trasforma, si deforma una tecnica come quella del raqs sharqi infilandoci uno stile proprio e … in realtà il risultato è un bel niente.
Come mi capita di dire a volte, ci sono persone che magari non sono riuscite a sfondare nel mondo della danza classica allora prendono un velo, si mettono in rélevée e dicono: io faccio orientale classico, è un mio stile. E invece stravolgono una cosa che risulta non essere né orientale né classico. Non si tratta nemmeno di contaminazione ma proprio di deformazione.
E credo che un compito importante che avete anche voi, come portale più importante della danza orientale, sia proprio quello anche di fare chiarezza su questa terminologia. Bisogna anche discriminare fra le varie discipline che pure condividono uno stesso gusto, uno stesso sapore. Un balletto russo non ha nulla da spartire con il raqs sharqi ma un tribale, un gypsy o un bollywood si perché è sempre un’atmosfera orientale, un sapore mediterraneo. Sono discipline che condividono suoni, colori, atmosfere. Chiaramente l’orientale egiziano è diverso dall’orientale turco, dal gypsy orientale, rientrano tutte nella sfera orientale ma sono cose diverse, assolutamente diverse. Il nostro è raqs sharqi e baladi. E’ questo. Questo è lo stile arabo perché il raqs sharqi greco, il raqs sharqi turco ma sono completamente diversi. Non arabi ma orientali.

Chiara: E dagli stage che hai fatto in questi giorni, quando vai a Torino o quando vai da Ailema a Genova, che livello vedi nella danza orientale in Italia?

Amir: La prima volta che sono venuto era molto basso; oggi direi tranquillamente intermedio-alto. C’è una nuova luce che brilla! Ci sono davvero dei talenti e nel futuro immediato l’Italia darà dei grandi ballerini.

Chiara: Bello … questa è una cosa molto positiva.

Amir: In pochi anni ho visto una grandissima crescita. Io conosco il processo che si è verificato in Italia e mi sento proprio di dire così. Per carità, ci sono dei paesi asiatici in cui il livello è estremamente alto, ad esempio la Russia a livello di tecnica è grandiosa ma manca il feeling, manca il sapore latino che in Italia per fortuna c’è … perché si tratta 50% di tecnica e 50% di emozione. Nei paesi asiatici manca il “sangue”, l’emozione.

Chiara: Se tu dovessi dare un consiglio a chi si vuole avvicinare alla danza orientale, cosa diresti?

Amir: Wow!! E’ difficile dare un consiglio. E’ un consiglio che si applica a tutta l’umanità!! Se una persona trova che la danza del ventre faccia per lei o se pensa che un’altra disciplina sia meglio, va tutto bene. L’importante per l’umanità intera è andare incontro all’arte perché l’arte senza essere alimentata dagli esseri umani non si evolve; quindi meno macchine e più umanità, più esseri umani interessati alla cultura, all’arte che possiamo condividere con anima e cuore. Perché in fondo siamo un tutt’uno. Tu sei italiana, io sono argentino e siamo qui a scambiarci opinioni, a parlare di una cosa che ci lega e che condividiamo e se si sale su un palco non c’è distinzione. Questa è l’arte e questo è l’essere umano. (Io e Ailema rimaniamo senza parole. E’ sempre un grande arricchimento ascoltare delle parole così e soprattutto poter sentire le emozioni che trapelano proprio dalle sfumature della lingua utilizzata e che la traduzione, per forza, sminuisce).

Chiara: L’ultima domanda … di rito! Cosa si prova ad essere così famosi, idolatrati da tante fans, da tante persone? Ti emoziona ancora? (Oggi, durante lo stage, Amir si è tirato su i pantaloni per fare vedere il movimento delle ginocchia e i fischi e gli applausi si sono sprecati :o))!!)

Amir: Vedi, io sono una persona molto normale e quindi vivo la cosa in forma normale. Non ho il concetto del divo. Credo che siamo qui tutti insieme a condividere una cosa che amiamo. Tutto è relativo. Oggi io sono qui e ricevo applausi e magari domani gli applausi vanno ad un altro. La gente a volte mi chiede come ci si sente ad essere un divo … ma io non sono un divo, sono una persona normale con una vita normale e la vita è un giro, ha un movimento circolare … ti porta qualcosa oggi, te lo toglie domani … noi siamo nel mezzo … e dobbiamo ricordarci di questo e tenere a mente i momenti belli ed i momenti brutti.

Chiara: Ma infatti dalle tue lezioni si vede, si vede che sei molto diretto, fai delle battute, si lavora e ci si diverte al tempo stesso. Mi veniva da ridere perché fuori dalla porta, prima di cominciare, c’era una ragazza che diceva: Insomma è bello, è bravo … io ho quasi soggezione a fare lezione con lui perché è un mito!

Amir: No!! I miti sono morti!! Io invece sono vivo!! Grazie tanto a te e a Lucy e un bacio. A proposito … non hai accettato il mio caffè, me la lego a un dito!!

Chiara: No!! Giammai! La prossima volta il caffè è assicurato! Ricordati però e a presto!!

Insomma … parlare con Amir Thaleb e condividere il tutto con Ailema è stata un’esperienza davvero bella. Mi sono emozionata ed ho degli spunti importanti su cui riflettere … e questo grazie a loro!

THE END

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